la notizia del prete

La notizia del prete che affigge un volantino per dire che le donne in abiti succinti non si possono meravigliare se poi le violentano e ammazzano, è un altro classico caso di ipertrofia dell’informazione. Si potrebbe tranquillamente lasciar perdere, in fondo si tratta dell’opinione personale di un’irrilevante persona, però in questi giorni in cui non succede nulla, la notiziola trova maggiori spazi di quelli che meriterebbe.

Ma tutta questa attenzione è anche controproducente, visto che inibirà altri colleghi a esternare pensieri simili: l’impressione e il sospetto è che anche altri (almeno tra gli eterosessuali) pensino segretamente le stesse cose ma evitino di metterle su carta e affiggerle sulle porte delle chiese. Non abbiamo bisogno che si spaventino e non lo facciano: abbiamo invece bisogno di sapere come stanno le cose. Quindi viva sto prete folle, e interrogatevi piuttosto sul come mai nessuno, negli anni di seminario, si sia accorto di quale personaggio stessero coltivando.

2 thoughts on “la notizia del prete

  1. sì, in realtà quello che andava fatto era beccarlo tra il lusco e il brusco, incappucciarlo, dargli una fracca di legnate e poi infilargli sotto la porta un bigliettino con sopra scritto “Se ti abbiamo pestato la colpa è tua, fai autocritica”.

  2. Be’ la tradizione della vis grata puellae (altrimenti detta: dicono di no, ma intendono di si e comunque nei casi più estremi basta dar loro due colpi ben assestati) è millenaria e ben radicata direi.
    Più o meno elegantemente o ipocritamente, l’argomento ogni tanto viene fuori, almeno nei casi di stupro peretrati dai cd bravi ragazzi.
    Quanto alla tradizionale visione della donna propugnata dalla chiesa cattolica, e dalle religioni monoteiste in genere, insomma, non vorrei essere tacciata di essere troppo anticlericale e/o miscredente proprio sotto Natale, ma mi pare alquanto significativa. Quindi credo ci sia la possibilità che in seminario a questo buon pastore d’anime gli facessero dei gran bei complimenti ecco.
    Quanto all’ipertrofia dell’informazione sono d’accordo con te, ma non è che si parla di “femminicidio” (e già il termine la dice lunga del contesto culturale) perchè non c’è altro da dire, è proprio che ora vanno di moda quelli, come qualche anno fa andavano i morti sulle strade il sabato sera o quelli sul lavoro.
    Intendiamoci nessuna di queste tragedie è irrilevante, solo che prima facevano presa i ragazzini, tanto bellini, stampati contro un traliccio dell’alta tensione e ora la fanno le donne sgozzate.
    Insomma, a volte va il grigio, a volte va il blu

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