cose 22zerocinque2011

Ho trovato una casa dove stare per tanto tempo. Dal fiorista ho notato un fiore arancione e panciuto che vorrei avere nella mia nuova casa, quando mi ci trasferirò.

 

Ho portato in giro un fratello per le strade di brussèlle. Cercava un cappello da corto maltese, ha comprato un porta candela. In metropolitana c'era odore di umano. Si discuteva se dall'accoppiamento di due nani nascano altrettanti nani. Evidentemente No, dico io. "Meno per meno fa più", osserva lui.

Mi sono addormentato sulla panchina di una piazzetta colorata, scrutando un piccione sull'albero. Le foglie facevano fru fru e il cielo era azzurrissimo. Sono entrato in una festa di fighetti in un hotel del centro. Forse vorrei un vespino da guidare.

Mi sono laureato quattro anni fa.  

Quando non ero presente, in casa è entrato qualcuno a pulire e a cambiare gli asciugamani che però non avevo mai sporcato. 

sto provando

Sto provando vini buonissimi dei cinque continenti, ed ho il frigorifero pieno di yogurt con il qualcosacillus bifidus vivo incluso nel prezzo. C'è un gatto fuori dalla mia finestra che fa finta di aver paura di me. Lo so che fa finta. Dopo avermi osservato per qualche minuto di rilassa. Secondo me si dimentica di fare finta di avere paura di me. Prima c'era un'araba che mi ha chiesto di accendere appena fuori la porta di casa. Era muta. Anzi sorda. Parlava come i sordi. Però in francese. Ma io capisco lo stesso.

 

Per esempio stamattina chiamavo per una casa, ho sbagliato numero. Però ho capito quello che diceva la signora. Diceva: ici, hòpital. Era l'ospedale. Ho detto scusi scusi, ho detto merci, madame. E in tutto questo, non ho ancora cominciato il corso di francese. La ragazza delle risorse umane mi ha chiesto quando lo comincio, sto corso di lingua, visto che è gratuito. Le ho detto non lo so. Lei aveva la camicia sbottonata sul davanti. Secondo me se ne è accorta di averla, ma tardi. Ho deciso che per la casa spenderò la metà di quanto potrei invece spendere, ché qua si resiste all'infighettimento proprio attaccati con le unghie.

 

Comunque altre volte ho già spiegato come mi innervosisco davanti alle sceneggiature banali. Tipo qualche settimana fa. Quindi mi appunto qui un paio di film che invece mi sono piaciuti per la sceneggiatura: Il ladro di orchidee (volevo essere Charlie Kaufman, tantissimo) e Il Portaborse di Luchetti – con Moretti che recita male però va bene lo stesso.

e quindi la domanda era

E quindi la domanda era:

 

Dovrei correre via e buttarmi a bocca aperta su di un prato? Addomesticare una zebra e girare i paesini suonando un campanaccio colorato di rosa? Scrivere poesie appoggiato sulle cassette della frutta con indosso un saio e una collana di cipolle? A questo punto mi rispondo di No. 

 

E perché?

La risposta è troppo semplice: perché vivo in questo mondo. E in questo mondo dove vivo, la gente lavora più o meno ogni giorno. Non è conformismo. È per vivere in questo mondo. Lasciamo perdere per un momento che esiste il bisogno di farlo. La gente lavora, e respira i luoghi di lavoro, le metropolitane e gli aeroporti e i bar per prendere un panino e le storie dei colleghi che chissà da dove cazzo vengono. Ve la immaginate la solitudine del figlio del Sultano del Brunei? Non è bla bla bla, dico seriamente: ve la immaginate? Lui che si sveglia la mattina e c'è un mondo intorno a lui che lavora –insomma, la gente normale – e lui No. Ci sono i film, le canzoni e i libri che parlano di gente normale e lui No, non è normale. Lui è escluso dai suoi milioni. 

 

Ah ma è facile dire che non vuoi essere il figlio del Sultano del Brunei, visto che non PUOI essere il figlio del sultano del Brunei. Si ok, ma ci sono tanti modi per escludersi dalla società. Per esempio una si può fare suora. O scegliere un lavoro di pochissima responsabilità. O fare l'eremita. O scegliere piccoli gruppi di opposizione sterile e autoreferenziale. 

 

Ma è un mondo capitalista di merda!

 

Forse Sì. Non lo so. In ogni caso non ho vissuto in altri mondi per fare il confronto. In ogni caso, se quello che vedo non mi piace, posso cambiare i tre metri quadrati intorno a me. Li posso addolcire. Li posso avvicinare per quanto possibile alla mia idea di mondo non-di-merda. Se poi riesco a crescere – in questo ipotetico mondo capitalista di merda – i tre metri diventano dieci, e poi venti e poi eccetera. Tutto in funzione di quanto vale la mia voce. Se invece dico: questo è un mondo capitalista di merda, e mi rifiuto di scenderne a patti, ecco lui andrà avanti anche senza di te. Quindi – in ogni caso – sempre meglio essere dentro che essere fuori.

 

Non avessi sti tre decimi di febbre, giuro, mi spiegherei meglio.

all ears


Una delle canzoni più ascoltate negli ultimi cinque anni. Di cui purtroppo non esiste un video, visto che è la cover sghangherata fatta da un gruppo mica tanto conosciuto. C'è solo questo video tremolante. La versione in studio merita molto, ed è sempre acustico. Ascolto questo pezzo anche solo per la parte dove dice "your anger suits you, it makes you beautiful" e non mi piace che finisce troppo presto. 

certe volte

Certe volte penso: stai facendo quella cosa che si chiama carriera. Brrr. Cioè, se non fai casini, finisci per fare quella cosa che si chiama carriera. Ma la domanda sarebbe: volevi fare carriera? Era quello che avevi pianificato? Non proprio. E allora? Dovrei correre via e buttarmi a bocca aperta su di un prato? Addomesticare una zebra e girare i paesini suonando un campanaccio colorato di rosa? Scrivere poesie appoggiato sulle cassette della frutta con indosso un saio e una collana di cipolle? A questo punto mi rispondo di No. E perché? Mi sono dato una spiegazione, che però adesso, siccome devo fare il mio pezzettino di carriera quotidiano, non posso scrivere. Facciamo dopo.  

e mccartney è vivo

Ah comunque, ai complottisti sulla questione Bin Laden (quelli che “le cose non sono andate come ce le raccontano”) non si dovrebbe rispondere con l'anticomplottismo (“le cose sono andate esattamente come ce le raccontano”) ma più semplicemente con un: le cose sono andate "più o meno" come ce le raccontano, e tu complottista se alzi il dito per far notare che qualcosa non sarà andata proprio così, ecco io quel dito te lo spezzo, perché è ovvio – babbeo – che non puoi sapere tutto tutto tutto.

 

Te lo immagini un mondo dove tutti tutti tutti sanno tutto tutto di tutto?

 

Ti pare possibile? Adesso perché c'hai twitter pensi che puoi sapere tutto tutto tutto? Noi oggi a differenza di prima sappiamo di non sapere (cit), e a differenza di prima la verità parziale che ci offrono ci arriva alla velocità della luce, e la possiamo pure commentare. Ecco, riassumendo: la differenza rispetto a prima è che posso scrivere ste scemenze sul blogghe.

poi se uno non sa cosa fare

Poi se uno non sa cosa fare, a Brussélle a maggio puoi mascherarti da Berlusconi vestito da Mago Silvan.

Ho scattato questa foto dopo sei ore di camminata senza sosta in città. Le scarpe sono da buttare. 

 

Intanto qui mi si sono presentati otto giorni filati di sole – certo certo lo so che non è normale – e oggi è stato speso tutto con il culo sul prato di un parco mica da poco. Ho la faccia bruciata.

 

C'era un lago con anatre che non avevo mai visto – e chi mi conosce sa quanto mi interesso di anatre – e poi uno stagno con le tartarughe dentro, e poi una signora in costume da bagno che si è accovacciata a fare pipì.

solo stasera

Solo stasera il mio equilibrio psicologico torna a livelli accettabili. Sono stati giorni di scoperte che mai avrei pensato di scoprire, e di privilegi che non sapevo neanche esistessero. Tutto procede talmente smooth e facilitato che ad un certo punto ho creduto seriamente di impazzire.

 

E non è tanto per dire. L'ho creduto per davvero, di impazzire, con la macchina parcheggiata in una strada alberata, io dentro la macchina, fuori il sole, ed io nella macchina che parlavo al telefono con una delle tantissime persone che in questo periodo mi stanno “assistendo” a trovare la mia way.

 

Questa persona mi chiedeva che tipo di casa volevo, perché me l'avrebbe cercata lui, mi avrebbe preso appuntamento lui, mi ci avrebbe accompagnato lui, avrebbe guidato lui, mi avrebbe dato una consulenza lui. Ecco, adesso so che tutto ciò è normale – che succede a tutti – solo che io, nella mia auto parcheggiata al sole vicino agli alberi, ecco, io ero lo stesso che solo fino a pochi giorni fa viveva in una casa di drogati, e che aveva vissuto cose indicibili negli ultimi anni, tutte documentate su queste pagine da qualche parte – non mi va di cercare i links.

 

Per dire, due settimane fa nel lavandino ho trovato una pentola sporca piena di acqua e noodles, e dentro c'era un telefono cellulare e il collare del gatto.

 

E allora, questo cambiamento radicale in così pochi giorni all'inizio mi ha fatto piacere, poi molto piacere, poi ho cominciato ad avvertire uno strano nervosismo.

 

Quando sto per chiudere la telefonata il consulente mi chiede se ho un conto in banca. Dico che pensavo di aprirne uno il giorno dopo. Lui mi ferma subito e mi dice: mannò, mannò, facciamo tutto noi. Tu vieni solo a firmare.

 

Ecco, proprio lì ho creduto di impazzire.

 

Oltre la finestra c'è un piccolissimo prato e degli indiani che giocano a badminton. Se apro la finestra si fermano e mi osservano, quindi No, non è un sogno.

domenica c'era il sole


 

Domenica c'era il sole e sono andato a correre nel posto della foto. C'erano facce bellissime.

E stavo benissimo.

 

Ma questo stare benissimo comincia a preoccuparmi. Non sono cresciuto con lo stare benissimo. Adesso che tutti i problemi si risolvono uno dopo l'altro, comincio ad aggrapparmi con le unghie a quello che sono io, ché non lo voglio perdere. Voglio rimanerci attaccato.

 

Per esempio ieri sera stiravo camicie e pensavo MA Che Palle Stirare Le Camicie. Il sangue mi va ai piedi e mi sento male. Mi viene una sete da malato. Sto male. E cosa succede? Stamattina vengo a sapere che ho agevolazioni pure nello stiraggio delle camicie da una agenzia specializzata. Truman show effect.

 

Per fortuna poi mi creo problemi da solo. Mi perdo nel supermercato più grande mai visto, ché ci trovo pure le macine del mulinobianco (hey, espatriati all'ascolto: le macine del mulinobianco, ho detto). Questo supermercato con il pavimento obliquo che se lasci il carrello quello se ne va, prende velocità e ti distrugge una sezione del reparto vini. Ci sono troppe cose in questo supermercato, e mi ci perdo. Continuo a girare fra mura altissime di cereali e sottaceti. Sindrome di Stendhal in the carrefour. Ci perdo un'ora, i miei surgelati sono ormai scongelati. Ma sono una persona seria, e me li porto a casa lo stesso. 

la pazienza delle onde

In Paese Basso per le lauree specialistiche funziona che ad un certo punto dicono il tuo nome, tu ti alzi e vai sul palco, e lì c'è un professore che nel microfono legge una “lode” a te, a quanto sei bravo, a quante cose hai fatto.

 

Tu che sei lì invece pensi: mani incrociate sul petto oppure dietro la schiena? E poi pensi: poco importa, ché quando ti vesti da pinguino ti senti un cretino comunque. Le prime righe della mia lode dicevano:

 

Rafeli è una personalità interessante e a volte intrigante

– cosa sta pensando questo ragazzo dagli occhi grandi e “captivating”? 

 

 

Ad un certo punto ero sulla gradinata della piazza centrale della città barbara, e dal basso mi si chiedeva un discorso, io il discorso non ce l'avevo, parlavo a casaccio tenendo in mano la bottiglia di champagne di cui qui. E mi pareva facesse caldo, quando invece faceva freddo, ché soprattutto le femmine presenti battevano i denti e allora io cavalierissimo ho distribuito il mio giubotto e la sciarpa a loro, epperò bevevamo champagne ghiacciatissimo che faceva venire i brividi ugualmente.

 

Comunque c'è gente che mi vuole bene. Questa è una breaking news. C'è gente che mi dice, ti conosco da sette ore, otto ore al massimo, dovrei essere altrove, invece sono qui.

 

La mattina dopo il traslocatore arriva più presto di quanto aveva detto. Quindi ci sono io che faccio colazione mentre un omone impacchetta le mie cianfrusaglie ikea. Ci sono poi io che pulisco la camera e scatto delle fotografie da mandare alla madre di Spitty per dirle: visto? È pulito. Conoscendo tuo figlio non posso garantire che rimanga tutto così fino a domani. Spitty rulla canne alle dieci della mattina e gli dico che vado via. Lui di riflesso alza il volume della musica hip hop e non può trattenere il sorriso (tre giorni fa l'ho costretto a pulire la cucina con un messaggio in codice: “hey, avete notato che lo 0% di tutto sto casino l'ho creato io?”).

 

Quando imbocco la strada che mi porta via penso che il Paese Basso sarà sempre una seconda patria. Che ci sono cose che ho imparato che ignoravo, e cose che so apprezzare solo perché ho passato più di tre anni qua. Che rispetto a quando mi sono laureato la prima volta oggi sono diverso, ho le spalle più larghe, i piedi più pronti ai terremoti. Putroppo ci ho pure vissuto i momenti più belli che conosco – e che mai avrei immaginato così belli – quindi un po' di fastidio me lo porterò sempre addosso. Ma noi siamo la somma di tutto, non solo delle cose che ci fanno piacere. Siamo la somma di tutto, e siamo interessanti nella misura in cui riusciremo a portarci tutto dietro, e non dimenticare mai nulla.

 

le mie cose quasi tutte impacchettate

Le mie cose sono quasi tutte impacchettate. Però poi mi chiamano dal Nebraska mentre dormo. Mi sveglio e prendo il telefono. È la signora che si occuperà di gestire il mio trasloco. Mi dice che subito dopo di lei mi chiamerà un traslocatore barbaro, contattato da lei nel Nebraska. Io mi sollevo su dal letto e osservo le mie quattro scatole piene di cose di pochissimo valore – non fosse per i libri. Il traslocatore mi dice che non devo impacchettare nulla, impacchettano tutto lui e la sua banda. Ah Sì? Ma pensa, dico alle mie scatole: non valete niente e c'è gente che si preoccupa per voi in due continenti del mondo.

 

E quindi domani mattina dovrebbe cominciare la mia quarta vita a Brussèlle.

 

Però intanto oggi pomeriggio faccio ancora in tempo a presentarmi in un edificio storico del centro di questa città barbara, sede storica dell'università barbara, e farmi laureare un'altra volta. 

faccio cose

Leggendo Sofri e bevendo Paiara bianco comprato sotto casa ho rivisto una scena di 500 days of Summer – film di due anni fa. Ma non importa. Ciò che importa è l'ennesimo tributo a Zooey Deschanel (sempre sia lodata). Zooey è un totem di questo blogghe della quale finalmente si è pure trovata una nuca. Poi se uno vuole morire giovane c'è pure lei che canta dal vivo corrucciata.

 

Visto pure il film "C'è chi dice No – ai Raccomandati" che è film medio, quasi mediocre, dal titolo tremendo, però siccome è italiano allora è bello, visto quello che di solito c'è in giro. Non ci posso fare niente se poi mi innervosisco davanti ai luoghi comuni. In questo film mi sono alzato dalla sedia nervosissimo quando: 1) il figlio di papà aveva la erre moscia, 2) il coinquilino coi rasta coltivava marijuana sul balcone.

ultimo giorno di lavoro

Ultimo giorno di lavoro dopo tre anni, tre mesi, ventisei giorni.

 

Ci sono arrivato abbronzato per il sole del Salento preso in faccia di proposito, per presentarmi abbronzato all’ultimo giorno di lavoro. Come gli scemi che vanno nei posti esotici e lo vogliono far notare. Camicia che non mi hanno mai visto addosso (perche’ fra colleghi ci si impara i guardaroba a vicenda) anche questa di proposito, affinche’ vedano qualcuno che prima non hanno mai visto. Al polso un bracciale brutto che pero’ da qualche anno metto quando sono in vacanza.

 

In realta’ sarei tornato dalle vacanze ieri, lo indosso oggi che e’ l’ultimo giorno di lavoro. Compro chili di torte costose da pasticcerie incredibili, e lo faccio per il piacere di farlo ma anche perche’ i barbari sono tirchi e quando tocca a loro portano le cose piu’ economiche che trovano al supermercato, coi prezzi ancora attaccati (in realta’ sta ripicca tutta mia la porto avanti da sempre, non solo ora che e’ l’ultimo giorno).

 

Cosa dire di questi tre anni? Che e’ meglio averli fatti ma – come moltissime scelte nella mia vita – se avessi fatto altro sarebbe stato meglio. Mi trovo sempre nella posizione di notare che mi sarebbe potuto andare peggio (guardando in giu’) o mi sarebbe potuto andare meglio (guardando in su’). Pensa a chi sta peggio di te, dicono i saggi. Dice la mamma quando non mangi. Pensa a chi muore di fame. Nell’invito via email per la torta volevo scrivere “etc etc….we survived to each other etc etc…” ma poi ho sottoposto il testo alla stagista che c’ho di fianco e non ha capito l’ironia, ho lasciato perdere.    

a forza di andare e tornare al tuo paesello

A forza di andare e tornare al tuo paesello dell'estremo Sud, impari davvero cosa significa estremo Sud. Lo impari per davvero, mica per finta come quelli che ti parlano di sapori odori colori ritmi passione e cultura. Cazzate. Cazzate parzialmente vere, ma in grandi linee pur sempre cazzate.

 

Le mettiamo nella bocca di quelli del Nord quando parlano di Sud, così come noi terronici parleremmo di culla dell'umanità se andassimo a fare un safari nello Zimbabwe. E non so se fanno safari in Zimbabwe, non so se si scrive Zimbabwe.

 

Dicevo, impari cosa sono i dettagli del Sud.

 

Per esempio entrare in uno studio fotografico ché ti serve la fototessera e ci trovi sulle pareti le fotografie scattate ai matrimoni dal mastro fotografo. Queste sono evidentemente le migliori immagini scattate dal mastro e che vengono esposte per invogliare gli altri a farsi fotografare dal medesimo mastro fotografo. A parte l'aurea leggermente mariadefilippiana di molte delle espressioni facciali dei matrimoniati, la cosa che ti colpisce di più – e che ti fa moltissimo Sud – sono i matrimoniati con gli occhiali da sole. Solo ieri pomeriggio hai contato 6 fotografie enormi con gli sposi in occhiale da sole.

 

Lenti grandi, da insetto.

 

Quindi, non solo decidi di indossare occhiali da sole da insetto al matrimonio, non solo non ti accorgi che forse dovresti toglierle al momento delle fotografie, non solo pure la sposa tua le indossa e le sembra normale, non solo il fotografo non urla toglietevi quelle cazzo di occhiali da sole che vi sto scattando le foto del giorno si presume più bello della vostra vita – o perlomeno iconograficamente più significativo – non solo il fotografo poi scatta le foto, non solo non le butta nel cestino quando le rivede, non solo le stampa e i matrimoniati approvano, ma poi addirittura le foto vengono pure esposte come per dire, ragazzi giovani e fertili del circondario, questo è il modello per i matrimoniati a venire, questo è l'apice, a questo dovreste voi tutti aspirare. È l'apoteosi. Esco dallo studio inondato da una luce di consapevolezza estrema di estremo Sud, di kitch all'olio d'oliva e origano che non vi dico.

bisogna tener presente

Bisogna tener presente che ho ancora le chiavi della mia casa di Bologna. Bisogna tener presente che sul campanello c'è ancora il mio nome. E poi bisogna tener presente che Bologna con il sole di aprile è bellissima.

 

Ma bisogna pure tener presente che io sono io – e che ho un modo mio di portarmi addosso per sempre le cose e le persone a cui voglio bene, il mio modo che ho di non cancellare mai ma accumulare e accumulare e rimuginare. Con il risultato che per certe cose e luoghi e persone è come “se appena ieri” le avessi lasciate, e sempre sarà così.

 

Per tutto e per tutti.

 

Però anche io cambio. Per esempio adesso parlo con tutti. Vorrei mangiarmi la vita e il punto di vista delle persone; anche solo il tono di voce.

 

Sull'aereo per esempio, con questa barbara che però sembra spagnola, e che condivide con me la sensazione di tristezza verso i lavoratori di treni ed aerei, e poi si finisce a pranzare sotto la torre di Pisa illuminata dal sole che non te lo aspetti, prima di schizzare via in direzioni opposte. Con le persone nei negozi. Con le amiche in preda alle pene d'amore – tu lo sai che parlare non serve a nulla ma ci parli lo stesso e lo fai sinceramente.

 

Con quattro vecchine sull'autobus, tu hai chiesto indicazioni ad una sola ma sono in quattro che ti parlano tutte contemporaneamente. Incontri per caso Ari dove non pensavi di trovarla. Incontri persone di cui non ti ricordi il nome che spingono il passeggino con dentro un bambino vero.

 

Ti metti a galleggiare nella notte bolognese in compagnia di Billigiò: dopo una serie di birre e di Negroni davanti ad un concertino di blues acustico, lui va al bagno e al ritorno ti trova che siedi con un africano coi dread e un metallaro. Poi loro vanno via e c'è questa foggiana che si propone e noi le diciamo Indovina Chi Siamo e Cosa Facciamo: e lei ci assegna 3 e 5 anni di meno di quelli che abbiamo. Io le dico che ha sbagliato tutto e poi mi invento che Billigiò è un chirurgo plastico specializzato in mastoplastiche addittive ed io invece sono il ghost writer di Pierluigi Bersani.

 

Ma vabbé.

 

La mia FU camera è in condizioni penose per colpa di chi ci ha vissuto dopo di me eppure non provo tristezza per questo. Parlo con la segretaria della mia FU facoltà universitaria. Mi racconta delle disperazioni dei laureati che vengono – come sono venuto io quella mattina – dopo alcuni anni a ritirare la pergamena di Laurea. Io invece le dico Ho Un Lavoro, anzi (ma non glielo dico) m'hanno appena chiamato al telefono per propormene un altro. Il fatto è che mi sono venduto al Diavolo, le spiego, qua invece il problema è che la gente vive solo di sogni, e poi pretende un mondo che aderisca ai loro sogni. E' tutto un mondo di giovinotti che si consumano nella frizione fra i loro sogni ed il mondo che non vuole proprio conformarsi, ai loro sogni. E comunque, non vi iscrivete a Medicina Veterinaria. Se conoscete qualcuno che lo fa, colpo in testa e rapimento fino a quando non cambia idea.

 

Parlo pure con la signora che attende il bus insieme a me, è una donna umarell della provincia verso Imola e mi racconta che suo figlio invece niente Laurea. La mia pergamena vola via con il vento e lei per poco non ci muore dalla pena. La riprendo subito. C'è un sole e un caldo tremendo.

tour pasquale 2011

Si comincia con Pisa fra poche ore, dove stasera sarò trascinato al concerto dei Subsonica. E ancora mi ricordo di un loro concerto agli inizi quando erano famosini e Boosta si smontava la tastiera da solo, e smontandosi la tastiera a fine concerto fece cadere una bottiglia di birra a pochi cm dal mio cranio – io che sotto al palco pensavo ad altro, ché appunto loro a quei tempi erano solo famosini.

 

Poi sabato e domenica Bologna, che da lì ci si deve passare almeno una ma pure due volte all'anno. Stavolta si rimetterà pure piede in Facoltà a ritirare la pergamena di Laurea (la segreteria mi ha confermato via email che Sì, la mia pergamena è “giacente presso di noi” in quel modo burocratese di parlare che solo in Italia). Lunedì sera sarà Salento.