perche' ora

E improvvisamente, seduto alla mia scrivania, vedo barbari che parlano fra di loro in barbaro, e capisco tutto.

 

Perche' proprio ora? Pensiamo ad altro. Nuova nuca di Natalie Portman. Che poi vuoi mettere, una parte del corpo che in inglese si dice "nape"? Quanto e' bello nape? Quant'e' bella questa parola a vederla scritta? Voglio un animale domestico femmina e chiamarlo Nape.

 

 

(clicca e la vedi piu' grande)

come potrebbero

Ho pure indossato la camicia in colore abbinato a quello delle slides della mia presentazione, come potrebbero dire di No?

 

Ho pure tenuto la borsa con la sinistra, sapendo che avrei stretto la mano con la destra, e quindi la destra dovevo tenerla fresca e non sudata.

 

C'è solo da incrociare le dita, pure quelle dei piedi, pure l'alluce, che da bambino è stato sempre il “pollicione”.

nuche

Natalie Portman ha vinto l’Oscar in un film che e’ niente di che, tranne appunto, Natalie Portman.

 

E se avesse recitato male? Sarebbe stato uguale. Ci sono alcuni momenti del film in cui la camera la segue di spalle. Lei ha i capelli legati dietro – e’ una ballerina, ha i  capelli da ballerina –  la testa affondata in una sciarpa. Ci sono persone che la Natura le dona certe nuche che non so. Oppure ci sono certe persone che vai a capire il motivo, si fissano sulle nuche.

 

(in una una delle poche foto da dietro)

al telefono

"Ciao Raffaele come va? Puoi parlare adesso?”

Lei è una recruiter barbara però dal nome esotico che in italiano sarebbe un anfibio, per cui la chiameremo Anfibia.

“Sono Anfibia, puoi parlare adesso? Avrei un'offerta per te.”

Ultimamente ho molto spesso a che fare con i recruiter. Tipo almeno uno al giorno. La faccio attendere qualche istante. Sto leggendo sul corriere online che averci il computer sulle ginocchia fa diminuire la fertilità. Faccio finta di essere occupato.

“Un momento, eh. Mmmhh.”

“Se non va bene richiamo, eh."
Clicco a caso con il mouse per fare rumore.

“Un momento. No è ok, possiamo parlare.”

Chiudo la finestra del Corriere online.

“E insomma ci sarebbe sta posizione etc etc. Ti interessa?”

“Mah non saprei….”

Riapro il Corriere online. La scarsa fertilità era data anche dai jeans troppo stretti, mi pare di ricordare.

“Guarda No. Sai Anfibia, avevo visto il tuo nome per altre offerte di lavoro che mi sarebbero interessate. Però richiedevano una perfetta conoscenza della lingua barbara e allora ho lasciato perdere.”

Pure I jeans troppo larghi causano infertilità. E pure il telefono in tasca. Praticamente tutto causa infertilità. Si dovrebbe andare in giro con il coso di fuori, per stare sicuri.

In che senso hai lasciato perdere?”

“Non ti chiamato”

“Ma noo! Non dovevi farlo!”

Intanto, urla in sottofondo, dalla sua parte.

“Ok non parli il barbaro, ma cosa significa? Vedi, uno scrive le cose che vorrebbe, non le cose che poi si aspetta davvero. Capisci?”

“Mbah.”

“È come se tu vuoi una ragazza, no? La vorresti che sa ragionare, cucinare, raccontare storie, cantare e pure bellissima. Però poi la realtà è diversa.”

Anfibia, tu mi poni queste questioni, il mio cervello prende il deltaplano e vola su prati verdi e immensi, e osserva ruscelli delimitati da pietre liscie foglie larghe di piante calpestati da cavalli pezzati e…

“Capito?”

Torno in me.

“Ok, ho capito. La prossima volta rispondo.”

Urla in sottofondo. Qualcuno sta sbattendo ritmicamente contro qualcosa.

“Tutto bene Anfibia?”

“Benissimo. Non ti preoccupare. Sono riusciti a piazzare uno in un posto, e festeggiano.”

“Ah”

“Vabè allora pensa a quello che ti ho detto, ok?”

“Ok”

“Ti richiamo domani.”

 

Non ho inventato nulla. Anzi Sì: il nome.

faccio cose

Ascolto ossessivamente pezzi da La Moda Del Lento dei Baustelle, tipo questo. Leggo Lire 26.900 di Frederic Beigbeder. Rifiuto birre in centro causa malesseri generali. Vedo Per Grazia Ricevuta di Nino Manredi, poi per bilanciare che mi sento troppo antico vedo Amore e Altri Rimedi. Il problema è che mi piace tutto, sono sensibilissimo a tutto. Scendo le scale di casa e invece cado rovinosamente, e mi faccio malissimo. Il giorno dopo arrivo tardi al lavoro con il sangue sulle mani come se avessi litigato con un gatto antipatico.

bruxelles

Bruxelles non e’ bella: e’ belloccia. Uno la gira e si rende conto che e’ un po’ grigia e che c’e’ moltissima Italia; che a volte e’ triste, a volte e’ confusa, altre volte e’ disordinata, ma e’ anche pulsante di vita.

 

Poi ti fermi un istante e ti dici Aspetta Un Momento: anche tu alle volte sei un po’ grigio, alle volte confuso, disordinato, e non ti dimentichi mai dell’Italia. Anche tu quando non sei triste, hai una vita pulsante che cancella il grigio di prima. E’ una illuminazione.

 

Poi ti trovi in questo baretto di legno nel pieno centro, e leggi il giornale bevendo e mangiando da solo come del resto molte persone attorno. Alcuni scrivono, addirittura. Sei sul tavolino piu’ vicino alla vetrata, come nei film. In un sottofondo di francese. Poco lontano un signore mangia dal suo piatto e legge da un libro. Tu riconosci la grafica inconfondibile delle edizioni Sellerio di Palermo.

 

Poi camminando vicino alla casa di AmicoQuasiParente in una strada in discesa (o mioddio, in discesa!*) schiacci il naso sulla vetrina di questa libreria (barra) enoteca e nuovamente ti dici mioddio. La giornata continua in un mood che e’ molto meglio non descrivere a parole per evitare di doverle rileggere piu’ avanti – se le cose non andranno come devono andare –  ma che possiamo descrivere con le immagini qui sotto (io sono la capra).

*effetto collaterale del piattume barbaro.

 

questa mattina

Questa mattina il sottoscritto avrebbe dovuto svegliarsi nel centro di Madrid – io che la Spagna mai vista fino ad oggi, il che fa di me un italiano rarissimo, tipo che ne so, il Kakapo.

 

Solo che poi il personaggio che doveva essere con me e che pure aveva proposto Madrid si e' fatto sommergere dal mondo lavorativo italiano e dalle sue logiche purtroppo a me ignote. Quindi a quel punto si prospettava un'ennesima capitale europea da scarpinare in solitudine. Che' io alla gita di liceo a Parigi ad un certo punto me ne sono andato in giro da solo, a Londra ci sono andato da solo, a Berlino ho abbandonato chi mi accompagnava e me ne sono andato in giro da solo (tracce nei link a lato da qualche parte). Oggi mancava la motivazione e l'attitudine all'eremitaggio che ha caratterizzato tanti anni della mia vita. Allora niente.

 

Cioe' non proprio niente. Tra due ore parto per Bruxelles.

tre giorni in italia

Vabbé è definitivo: le louis vuitton in italia sono oggetti da teenagers – più o meno. Epperò nelle tavole calde degli aereoporti italici si mangia meglio che nel migliore ristorante di questo buco barbaro. A Bergamo trofie cozze e melanzane, non so se mi spiego, ché mi veniva da andare da quella dietro la cassa e chiederle se per caso era un modo per provocarmi, convinto di trovarmi in un Truman Show che però vedevo solo io e nel quale- ovviamente – mi ponevo al centro. Io in giacca e cravatta non sto bene. Io in giacca e cravatta ai matrimoni sto ancora peggio. Io i matrimoni però adesso non mi intristiscono più. Forse quelli che si ubriacano, ma solo un poco. 

ma come si fa

Sono con uno che conosco in un locale. Gli indico una e gli dico all'orecchio:

“Quella sta cercando”

“E tu come lo sai?”

“Da come guarda.”

“Ti guarda?”

“Anche. Ma in generale, guarda.”

“Ma va'” dice l'amico, che però lo dice in inglese e quindi non ricordo esattamente cosa dice.

 

Poi comunque c'avevo ragione io. Questa si avvicina con una scusa e io preso dal fastidio divento carta da parati. L'amico invece è un genio del verbo, riesce a parlarci per un'ora di fila – a quella che cerca – poi si scambiano il numero di telefono e la notte seguente la passa a casa sua. E poi non si vedono più.

 

Benissimo. È la natura delle cose. Solo che io penso Ma Come Si Fa. Ché attenzione non è bigottismo – ci mancherebbe altro – è proprio che vedere l'energia che ci mette certa gente a vomitare parole in continuazione, mi prende una sensazione di Ma Come Si Fa. Tutta quell'energia.

 

Perché mi ci trovassi io – se non lo facessi apposta a diventare carta da parati – sono sicuro che il mio cervello comincerebbe a ticchettarmi qualcosa del tipo “Eh, ci sei tu, ma ci potrebbe essere un altro. Ci sei tu ma potrebbe essere un altro. Sei tu ma anche un altro. Tu e un altro non cambia. Sei tu, ma non importa. Sei tu, ma che importa.” eccetera eccetera. E invece la gente ha la forza di vomitare parole. Deve essere un problema di libido. Ma che ne so. Che poi va bene l'approccio fulmineo – figuriamoci se mi scandalizzo – ma a quel punto deve essere proprio fulmineo. Tipo i pesci. Tipo i galli e le galline. Fulmineo. Le parole, quelle dovrebbero essere il minimo indispensabile. Che le parole sono importanti. Non è che posso mettermi a dedicare parole a chiunque.

ricostruzione giorno 41

Una delle conseguenze immediate è che se fino a poco fa mi sentivo volpe addomesticata di Saint Exupery, in pochi giorni torno ad essere lumaca – ma non nel senso di lentezza, quanto piuttosto di entità che si porta appresso tutta il suo mondo sulle spalle, e non ha davvero bisogno di tornare a casa, ché tanto la casa ce l'ha sulle spalle e tutto il resto vaffanculo.

 

Da volpe addomesticata a lumaca nomade, dunque.

 

Che poi uno potrebbe dire: e perché non la tartaruga, allora. Perché la lumaca ha anche questi occhi che spiano il circondario, che se li sfiori quelli si ritraggono immediatamente. Questo ritrarsi immediatamente lo sento abbastanza mio attualmente – io che adesso (forse) non mi fido più di nessuno.

ci sono sti cacciatori di teste

Ci sono sti cacciatori di teste che ti chiamano al lavoro per sapere se vuoi un altro lavoro – questo sarebbe uno dei vantaggi di vivere in un paese barbaro ma prospero e fare lavori non esaltanti, come sarebbe stato per me se avessi fatto il veterinario che salva i cavalli sul dirupo come nella pubblicità dell'averna.

 

Ci sono insomma sti cacciatori di teste che cacciano la mia testa e poi ci sono io che rispondo al telefono impostando la voce e lasciando vuoti di silenzio come se pensassi a complessità, quando invece mi gratto il polpaccio e mi accorgo che mi sono infilato due calzini di colore uguale mi di lunghezze troppo diverse.

 

Ci sono sti cacciatori che poi ad un certo punto ti chiedono quanto vuoi, e tu che conosci il mercato spari cifre assurde, enormi, e loro però non si scompongono: lo ritengono normale. E poi ci sei tu che hai sparato la cifra assurda che loro ritengono normale, ci sei tu che ti guardi allo specchio del bagno e  nel riflesso ci vedi un cetriolo, e come fanno a dire di Sì ad un cetriolo del genere, ti chiedi. Ad un cetriolo.

 

Questo si chiama essere (ancora) giovani.

delurking day 2011

Facciamo che e’ oggi.

 

Il Delurking avviene di solito in un giorno imprecisato di gennaio, e su questo blogghe nemmeno ogni anno. Pero’ i lettori silenziosi ci sono eccome, anche se non come ai tempi d’oro. E infatti, per chi non lo sapesse, il Delurking e’ la testimonianza, lasciata sotto forma di commento, dei lettori silenziosi (lurker) che passano da un blog, leggono per mesi o anni, e non lo fanno sapere mai a chi scrive.

 

Oggi e’ il momento di fare Bu’.

Fatemi Bu’, qui sotto.

consapevolezze 2011

I barbari del Paese Basso si assomigliano tutti, al punto che sembrano fratelli o cugini. Oltre al conformismo di pensieri e di stile, da queste parti c’e’ un conformismo proprio genetico, tanto che dopo tre anni riesco a riconoscere un barbaro del Paese Basso da un barbaro di altri luoghi. A volte mi sbaglio, ma spesso ci prendo.

Come gli etiopi, avete presente gli etiopi? Sono tutti uguali.

 

Un paio di mesi fa ero in un incontro fra espatriati – e quindi in teoria saremmo dovuti essere tutti espatriati – e c’era una tipa di fianco a me. Le dico: tu sei barbara vero? E lei: sono cresciuta in Francia. Si ma sei barbara, si vede dalla faccia e dalla pelle. Era figlia di genitori barbari, infatti.  

 

Detto questo, parliamo delle femmine barbare. Le femmine barbare sono pure piacevoli, ma come detto si assomigliano tutte per cui ti sembrano tutte cugine. E poi molto spesso sono di quella bellezza alla Ellen Hidding (barbara di queste parti) che e’ come una forchetta di lattuga iceberg scondita. Non so se mi spiego. Qualcosa che ti dici: Si’ ok pero’, insomma. Oppure ci sono queste femmine che escono la mattina senza trucco e coi capelli bagnati della doccia e sono capaci di pedalare nella tormenta di neve, mettersi una bicicletta sulle spalle e giocare a squash.  Le ammiri il primo anno, il secondo ti ci abitui, il terzo ti dici: Si’ ok pero’, insomma.  

 

E quindi la prima consapevolezza del 2011 e’ la seguente: sono italiano, quindi le italiane sono  inevitabilmente le piu’ belle. Ci metto dentro tutte, anche le culone che pensano “Io No di sicuro”. Tutte.  

 

Sono gli occhi a fare la differenza. Perche’ in fondo e’ giusto che siano gli stessi occhi (o lo stesso tipo di occhi) delle bambine che ti circondavano sui banchi delle elementari. Gli occhi che ti erano attorno mentre crescevi. Ok non solo l’Italia: ci puoi mettere anche i paesi latini vicini. E infatti ricordo ancora oggi la  Delphine Forest de “C’era un  castello con 40 cani” mio mito indiscusso del 1990. Che era francese, eppero’ c’aveva quel tipo di occhi di cui sopra.   

 

Poi certo le italiane sono in assoluto le piu’ rompicoglioni del pianeta. Pero’, di nuovo: e’ un rompicoglionimento che conosciamo bene. Sappiamo come funziona, sappiamo quando intervenire e quando invece affanculare. E siccome questo post potrebbe probabilmente continuare all’infinito, taglio qui.    

mi sorprendo

Mi sorprendo a pensare al concetto di amore nei film di Sorrentino. Che poi non sarebbe un concetto quanto invece le “conseguenze del”, proprio come in uno dei titoli. Che poi non è che ci posso pensare a lungo, visto che mi trovo sotto la doccia, e devo uscire.

 

Non ho una camicia stirata.

 

Gli oggettivamente brutti che corteggiano le oggettivamente brutte fanno benissimo. Solo che io li guardo e penso alla profonda imperfezione del mondo, una consapevolezza che mi assale molto di più che se avessi un malato di malattia ereditaria che mi muore sui piedi sbavando catarro verde. Ché malati terminali morenti ai piedi non m'è mai successo, invece alle pause pranzo annoto spesso tentativi di approccio col boccone tra i denti che poi cerco di dimenticare. Ma perché dimenticare?

 

Compravo una bomboletta di schiuma da barba una volta all'anno, sempre a gennaio. Quest'anno l'ho comprata a novembre e mi sento vecchissimo.

 

Ma intanto organizzo foto che non conoscevo di me stesso bambino, scovate in fondo a recipienti polverosi a migliaia di chilometri da questo tavolo, di me quando non sapevo praticamente niente. Ne scelgo una e la metto qui. Forse.

tutto vero

Stamattina c'erano due tizi incassati nei divani del soggiorno. Dormivano con indosso il giubbotto col pelo sul cappuccio. Dormivano a bocca aperta, mentre la televisione muta mandava un programma di ballo.

 

Ero sceso a prendere il latte, e loro erano evidentemente due amici del coinquilino Spitty Cash, a causa del quale la mia permanenza in questa casa si fa sempre più difficile. Già cerco nuovo luogo in cui portare le mie robe, ma come al solito non è semplice.

 

Venerdì sera mangiavo turco all'una di notte ad Amsterdam, col piatto vicino alla vetrina per controllare la macchina che non so perché quando parcheggio ad Amsterdam mi pare che debba succedere sempre qualcosa. Poco prima parlavo con un consigliere comunale di un piccolo paese qua vicino di un libro di autore nordafricano che un mese prima avevo comprato passeggiando per Lecce. Lui mi raccontava delle sue schede per prendere il tram, che se ne porta sempre appresso due, vedi mai che una serva ad un amico.

 

Nel posto dove mangiavo turco c'era un gatto arancione pallido che saltava sui tavoli e non aveva paura di me, e voleva rubare il contenuto del mio piatto, mentre io non potevo tenerlo d'occhio che c'avevo la macchina lì fuori, da tenere d'occhio, anche se non so bene perché.

 

Stamattina sul più tardi – anzi era così tardi che era pomeriggio inoltrato – gli amici di Spitty erano ancora incassati nei rispettivi divani solo che si erano disfatti dei giubbotti e uno di loro muoveva un piede, quindi era vivo.

 

Sono andato a correre nel bosco, e dopo aver sgambettato sotto gli alberi seguendo un sentiero sono arrivato in un prato dove c'erano delle mucche e dei tori tutti bianchi, a due metri da me, e una di loro mi guardava fisso. Un signore con la stampella ci passava nel mezzo, senza paura quasi sfiorando un toro, e una signora ci portava la carrozzina con dentro il neonato. Ed io con la puzza caratteristica della cacca di mucca che certe volte può essere anche piacevole, fissavo dritto negli occhi una delle mucche, e per rendere l'idea della situazione, nelle cuffie in quel momento avevo Gomma dei Baustelle.

all'aeroporto

All’aeroporto di Brindisi una bambina barbara sfugge al controllo della madre barbara e con la mano sporca di cioccolata mi accarezza la giacca del mio vestito da matrimonio. La madre la riprende, io non mi accorgo della macchia di cioccolata sulla giacca, la madre offre alla figlia il pezzo di pane che la stessa bambina aveva fatto cadere sul pavimento poco prima, ed io penso – che ve lo dico a fare, siete barbari.

Ma questo è il meno, visto che piove dentro l’aeroporto e l’aereo non parte ormai da tre ore. Io penso che devo avere problemi con gli aerei almeno una volta all’anno, epperò quest’anno credevo di avere già dato con la storia del vulcano, e invece No.

Alla fine comunque partiamo, fra cori da stadio dei giovani salentini che vanno in Paese Basso per fumare dal primo giorno fino a pochi minuti prima del ritorno. Poco prima di atterrare al microfono ci avvertono che siamo troppo in ritardo, dunque non si atterra dove credevamo di atterrare – ché l’aeroporto è ormai chiuso – ma in un altro luogo.

Un altro luogo? Sì, però vi organizziamo un bus, dice la hostess. A questo punto i giovani salentini già in crisi di astinenza si mettono a discutere con la hostess, braccio allungato tipo ultras, ché loro non sono per niente d’accordo di atterrare "altrove". Fino a quel momento li avevo ascoltati fare battute in dialetto strettissimo sugli annunci in inglese, questi ragazzoni con la barba che urlavano come fossero seduti all’ultimo posto di un autobus della gita della scuola.

Quando si mettono a polemizzare con la hostess mi tiro su dal mio posto e chiedo se per caso loro hanno una soluzione diversa. Ché magari loro sono dei tecnici, sono del ramo, e allora forse possono comunicare con chi coordina le operazioni a terra e suggerire ipotesi alternative. Loro non rispondono e io mi sento ribollire come ogni volta quando la gente negli aeroporti o alle stazioni dei treni se la prende con gente che non ha colpe di niente.

Che poi, a parte l’evidente ingiustizia dell’imprecare contro chi non ha colpe, c’è pure l’inutilità intrinseca dello stesso imprecare. Voglio dire: il treno non parte causa tormenta di neve? Tu perché polemizzi col capotreno? Non vedi quanto ogni parola pronunciata sia totalmente inutile?

E’ più significativa a fini della storia del mondo una qualsiasi formica che dall’altra parte del pianeta posa le sue zampette su una foglia, di te che invece imprechi senza alcun motivo contro un Giuseppe o Loredana qualsiasi. Il tuo gesto è così inutile ma tu non te ne accorgi, e togli tempo ad altri che magari farebbero domande utili.

Il fatto stesso che non ti renda conto dell’inutilità del gesto mi rivela il contenuto del tuo cranio, quel criceto che corre sulla ruota all’interno della tua calotta cranica con i semini nascosti nelle guance.

Poi atterriamo, accendo il telefono e siamo in Germania. Mi addormento in un bus. Due ore dopo scrocco un passaggio a una coppia, di cui lui pettinatissimo, alle tre di notte sono a casa che scrivo una email spiegando perché farò tardi al lavoro.

Ora sono in Danimarca. Lungo la strada la polizia stradale tedesca mi ha fermato per cercare droga nella chitarra che avevo nel bagagliaio.

tra le diverse possibilità

Tra le diverse possibilità alla fine mi è rimasta in mano solo quella della casa nel nanovillaggio. Questa è la mia prima notte nella casa del nanovillaggio. Passano gli autobus fuori dalla finestra e ragazzine urlano in scooter alle nove di sera. Un gatto vuole leccare lo spazzolino da denti che ho lasciato in un angolo. Gli faccio Pss! in olandese e quello capisce e si spaventa. 

anche quest'anno, a grande richiesta

E anche nel 2010 siamo di nuovo alla ricerca di una casa. Trasloco numero 5 o 6, non ricordo più, ho perso il conto. Tra due settimane devo andare via da questa camera. e ancora non ho nulla di sicuro.

Il meccanismo è sempre uguale, rispondere ad annunci e poi andare a vedere le case facendo il simpatico tutto il tempo sperando di essere preso fra le decine di pretendenti. Come un colloquio di lavoro, solo che non vinci un lavoro. Breve riassunto delle case viste fino ad ora:

Mansarda terzo piano.
Tetto spiovente e finestra obliqua che se la apri e ci infili la testa, la tua testa sbuca fra le tegole del tetto. Ci vivevano due ragazze. Dicevano di essere francesi, poi si scopre che una di loro è  invece della provincia di Bari. Io tutto il tempo a cercare di capire se fossero una coppia, mi pareva evidente di Sì, eppure non potevo chiederlo. Fosse stato vero ok, ma non fosse stato vero, insomma, meglio evitare di dire Ah, No, Sai, Pensavo.

Palazzone in ghetto islamico.
Il potenziale coinquilino è uno studente nigeriano che appena arrivo mi dice aspettami di là che ho da parlare con il mio amico. Io seduto in poltrona li ascolto che scherzano per venti minuti. Quindi viene da me ed esce fuori che l’affitto sarebbe illegale ma non è poi così importante. Io noto che usa quella stanza come un’immensa scarpiera e mi distraggo un attimo quello già mi parla di crisi del credito mondiale e di ricadute sulla legislazione del paese barbaro. La casa però è pulita. Lui parla un inglese incomprensibile. Per dire “dutch” dice "dash"e io mi chiedo chi sono questi dash. Gli dico che se resto senza niente magari lo richiamo. Lui mi dice vabbene, però non ti garantisco nulla.

Casa in vendita.
Mansarda in questa bella casa in zona molto triste della città. Ci sono alberi e mattoni e parchi giochi per bambini. La casa è bella, la stanza sarebbe bella, epperò c’è un dettaglio, la casa è in vendita, non si sa come non si sa quando, e però se la vendono ti danno un mese per andare via. Guarda – dico alla ragazza che mi pare pure simpatica ed è fidanzata con un italiano, a me va benissimo. A proposito, mi vendi questo tavolo? le chiedo. Lei mi dice ti richiamo domani ti faccio sapere. Sulla porta mi parla del suo ragazzo italiano laureato in Storia che non riesce a trovare lavoro in Paese Basso e mi chiede come invece ci sono riuscito io. Il giorno dopo non mi chiama ed io penso che sembrava simpatica, forse non lo era per niente. Poi invece mi manda un messaggio mi dice c’è un imprevisto, forse la casa la vendono subito e non si affitta più. Però non è sicuro, appena so qualcosa ti faccio sapere. Si attende.

Stanza in nanovillaggio.
C’è questa camera grandissima col parquet tutto nuovo, ampia finestra e grandi mobili. Costa pure poco. Però è infilata nella periferia di un piccolo villaggio sperduto nel nulla del Paese Basso, circondato da laghi e boschi e sterpaglie. La padrona di casa mi accoglie sulla porta con il marito. Entrambi mi paiono sporchi e decadenti, ma la casa è pulita. Lei in particolare puzza di un profumo orrendo che si è messa addosso. Nella camera ancora da sistemare c’è un materasso ad acqua e una lampada solare, quelle cose che vedi alle televendite e che pensi non se le compra nessuno, e invece. Io dico la camera mi va bene ma senza sto coso ad acqua e lampada solare,. Loro mi dicono E’ ovvio che non te lo diamo il materasso ad acqua,  cosa ti credevi, e me lo dicono  sprezzanti come se non capissi le finezze loro nel gestire l’arredamento. C’è pure un gatto. La padrona di casa è lei, ma in casa ci vive invece il figlio, che paga a lei l’affitto (il figlio paga l’affitto alla madre? Non chiedo di nuovo ma ho capito così). E mi dice che la casa resta a lei fino a quando il figlio non diventa abbastanza grande da fare un mutuo con la banca e comprarsi la casa dalla madre (ah ma allora ho capito bene). Mi dicono se la camera ti va bene ti chiamiamo noi per la conferma. C’è pure una ragazza che la vuole ma mio figlio preferisce i ragazzi. No, non è che non le piacciono le ragazze, solo dice lui le ragazze si lamentano sempre.

E intanto siamo qui in attesa, come d’autunno sugli alberi eccetera eccetera.

nell'ospizio dove vado a comprare il mio pranzo

Nell’ospizio dove vado a comprare il mio pranzo c’e’ odore che mi pare di conoscere. Mi ricorda il pastone bagnato che si da ai pappagalli appena nati.

Un odore dolciastro che dopo cinque minuti ne hai abbastanza. Sono forse i vecchi che emanano questo odore? No, loro No. Tra di loro c’e’ una vecchia fantastica in sedia a rotelle automatizzata che si fuma tantissime sigarette al giorno, la portano in giardino apposta per quello. Fuma lentissima mentre gli altri parlano. Pure loro lentissimi. Forse smettera’ quando l’artrosi non le permettera’ di avvicinare la mano alla bocca.

Comunque quell’odore non sono i vecchi: e’ la zuppetta che fanno li’ dentro. I barbari da sempre abituati a odori di pastone da pappagallo sollevano il coperchio estasiati e infilano il naso. Poi dicono mmmhhh buono! Il mio fatto di disprezzarli quando fanno cosi’ non e’ dovuto alla differenza culturale, e’ solo che sono barbari e basta.