ma come si fa

Sono con uno che conosco in un locale. Gli indico una e gli dico all'orecchio:

“Quella sta cercando”

“E tu come lo sai?”

“Da come guarda.”

“Ti guarda?”

“Anche. Ma in generale, guarda.”

“Ma va'” dice l'amico, che però lo dice in inglese e quindi non ricordo esattamente cosa dice.

 

Poi comunque c'avevo ragione io. Questa si avvicina con una scusa e io preso dal fastidio divento carta da parati. L'amico invece è un genio del verbo, riesce a parlarci per un'ora di fila – a quella che cerca – poi si scambiano il numero di telefono e la notte seguente la passa a casa sua. E poi non si vedono più.

 

Benissimo. È la natura delle cose. Solo che io penso Ma Come Si Fa. Ché attenzione non è bigottismo – ci mancherebbe altro – è proprio che vedere l'energia che ci mette certa gente a vomitare parole in continuazione, mi prende una sensazione di Ma Come Si Fa. Tutta quell'energia.

 

Perché mi ci trovassi io – se non lo facessi apposta a diventare carta da parati – sono sicuro che il mio cervello comincerebbe a ticchettarmi qualcosa del tipo “Eh, ci sei tu, ma ci potrebbe essere un altro. Ci sei tu ma potrebbe essere un altro. Sei tu ma anche un altro. Tu e un altro non cambia. Sei tu, ma non importa. Sei tu, ma che importa.” eccetera eccetera. E invece la gente ha la forza di vomitare parole. Deve essere un problema di libido. Ma che ne so. Che poi va bene l'approccio fulmineo – figuriamoci se mi scandalizzo – ma a quel punto deve essere proprio fulmineo. Tipo i pesci. Tipo i galli e le galline. Fulmineo. Le parole, quelle dovrebbero essere il minimo indispensabile. Che le parole sono importanti. Non è che posso mettermi a dedicare parole a chiunque.

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10 thoughts on “ma come si fa

  1. ma il divertimento sta in quello: nel vomitare parole fino a portarsi l'uno a casa dell'altro. la libido è quasi secondaria (quasi eh).

    tu dici che non ti ci diverti, il che è legittimissimo, ma altri sì (io mi ci sono divertita per un po').

    poi a volte scopri anche che magari hai vomitato parole con persone interessanti e anche se non le rivedi più ne è valsa la pena

  2. Non vuol dire che l'assenza di una storia nel cui senso si situa un incontro tolga senso per forza: di incontri più o meno del genere ne ho avuti pochissimi, solo uno, massimo due quelli finiti in sesso, ma non erano del tipo "ci sei tu ma un altro andrebbe bene uguale" del tipo voglio un caffè, entro in un bar e non importa chi mi serva il cafffè, purché questo sia bevibile: erano del tipo passeggi in montagna con il bambino e incontri un altra famiglia con bambino e passeggiate insieme per un po'. Chiaramente se i bambini si piacciono, se vanno abbastanza d'acccordo.

    La differenza non sta nel fare o meno fiumi di parole, piuttosto che nel trovarsi bene sullo scivolo e decidere di fare un po' di altalena a due, ma nell'essere interessati all'altro, allo star bene insieme quel tanto, piuttosto che a usarlo come si usa, pagandolo il giusto, un barista che ti serve.

    Se le parole sono sincere e aperte le si può adoperare con le persone che si incontrano, anche come le mani con cui si carezzano altri animali disposti a scambi d'affetto anche se incontrati per caso, non nostri compagni di strada.

    In effetti suppongo che questo sia raro anche in generale, vista l'alienazione imperante.

  3. "Non è che posso mettermi a dedicare parole a chiunque"

    "Non è che queste parole posso riciclare per qualcun altro"

    PdS  ;^( 

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