mi piace che

Mi piace che i colleghi vengano a bussare alla porta per andare in mensa assieme, solo che a me non piace andare in mensa assieme ai colleghi.

Mi piace mangiare da solo leggendo cose su internet anche se ciò non fa bene alla salute.

Quindi ricapitolando: mi piace il gesto, ma non la conseguenza. Vorrei che venissero a bussare e chiedere: vieni in mensa? Ed io che rispondo grazie! Gentile! E poi quello se ne va mentre io continuo a fare quello che facevo.

Dice, sei sociopatico. Certo, sociopatico, ma non completamente. Ché mi vengono in mente tante persone che se ci pranzassi assieme, parlerei tantissimo. C’è gente che sa. Chi mi conosce se passa da qui può testimoniare.

Solo che se parlo e mi lascio andare, esco fuori dal mood del lavoratore che cerca di acquisire autorità. Ritorno ad essere quello che sono.

E quello che sono non coincide con l’ambiente lavorativo. Allora se vengo a pranzo con te mi devo sforzare di non essere me stesso. Quindi lavoro anche mentre mangio. Quindi se resto davanti al computer a mangiare – cosa barbara lo so, ma si usa tantissimo qui – io alla fine resto più fedele a me stesso.

Per esempio, considera queste righe che ho appena scritto. Queste righe sono me stesso. Io la penso così, ma soprattutto, io penso in questo modo. Con questo stile.

Se durante il pranzo io ti racconto qualsiasi cosa con questo stile, esco fuori dal mood del lavoratore che aspira a guadagni decenti e le camice gliele stira qualcuno pagato apposta per quello. E

siste un attrito tra me e il resto. Se mai diminuirà non lo so. Per adesso mi distraggo spiando fuori dalla finestra e mi chiedo perché vi comprate berline bmw nere tutte uguali.

e quindi?

La Apple mette sul mercato un portatile uguale al portatile che aveva messo sul mercato giusto l’anno prima – però più piccolo – e questa è una notizia da prima pagina per un giorno intero.


Sul corriere.it addirittura nella categorie Scienze.

cose 19diecidieci

Ho molta stima della mia pianta di appartamento, un anno con me e non è morta.

La mamma di quella di Avetrana deve stare tranquilla, per ora non l’arrestano. Lei serve a coprire Novembre, ché poi dopo cominciano coi cinepanettoni.

all'aeroporto

All’aeroporto di Brindisi una bambina barbara sfugge al controllo della madre barbara e con la mano sporca di cioccolata mi accarezza la giacca del mio vestito da matrimonio. La madre la riprende, io non mi accorgo della macchia di cioccolata sulla giacca, la madre offre alla figlia il pezzo di pane che la stessa bambina aveva fatto cadere sul pavimento poco prima, ed io penso – che ve lo dico a fare, siete barbari.

Ma questo è il meno, visto che piove dentro l’aeroporto e l’aereo non parte ormai da tre ore. Io penso che devo avere problemi con gli aerei almeno una volta all’anno, epperò quest’anno credevo di avere già dato con la storia del vulcano, e invece No.

Alla fine comunque partiamo, fra cori da stadio dei giovani salentini che vanno in Paese Basso per fumare dal primo giorno fino a pochi minuti prima del ritorno. Poco prima di atterrare al microfono ci avvertono che siamo troppo in ritardo, dunque non si atterra dove credevamo di atterrare – ché l’aeroporto è ormai chiuso – ma in un altro luogo.

Un altro luogo? Sì, però vi organizziamo un bus, dice la hostess. A questo punto i giovani salentini già in crisi di astinenza si mettono a discutere con la hostess, braccio allungato tipo ultras, ché loro non sono per niente d’accordo di atterrare "altrove". Fino a quel momento li avevo ascoltati fare battute in dialetto strettissimo sugli annunci in inglese, questi ragazzoni con la barba che urlavano come fossero seduti all’ultimo posto di un autobus della gita della scuola.

Quando si mettono a polemizzare con la hostess mi tiro su dal mio posto e chiedo se per caso loro hanno una soluzione diversa. Ché magari loro sono dei tecnici, sono del ramo, e allora forse possono comunicare con chi coordina le operazioni a terra e suggerire ipotesi alternative. Loro non rispondono e io mi sento ribollire come ogni volta quando la gente negli aeroporti o alle stazioni dei treni se la prende con gente che non ha colpe di niente.

Che poi, a parte l’evidente ingiustizia dell’imprecare contro chi non ha colpe, c’è pure l’inutilità intrinseca dello stesso imprecare. Voglio dire: il treno non parte causa tormenta di neve? Tu perché polemizzi col capotreno? Non vedi quanto ogni parola pronunciata sia totalmente inutile?

E’ più significativa a fini della storia del mondo una qualsiasi formica che dall’altra parte del pianeta posa le sue zampette su una foglia, di te che invece imprechi senza alcun motivo contro un Giuseppe o Loredana qualsiasi. Il tuo gesto è così inutile ma tu non te ne accorgi, e togli tempo ad altri che magari farebbero domande utili.

Il fatto stesso che non ti renda conto dell’inutilità del gesto mi rivela il contenuto del tuo cranio, quel criceto che corre sulla ruota all’interno della tua calotta cranica con i semini nascosti nelle guance.

Poi atterriamo, accendo il telefono e siamo in Germania. Mi addormento in un bus. Due ore dopo scrocco un passaggio a una coppia, di cui lui pettinatissimo, alle tre di notte sono a casa che scrivo una email spiegando perché farò tardi al lavoro.

Ora sono in Danimarca. Lungo la strada la polizia stradale tedesca mi ha fermato per cercare droga nella chitarra che avevo nel bagagliaio.

flash

Eccomi in Salento per due giorni. Il sole sbatte e non permette di leggere lo schermo del bancomat.

Irriducibili fanno il bagno al mare.

Sono a venti minuti da Avetrana, accendo la televisione e vedo parenti che ancora si fanno intervistare.  Inveisco contro la televisione. Smetto di inveire, mangio pasta al forno.

c'è una luce nel bagno di uno dei posti dove lavoro

C’è una luce nel bagno di uno dei posti dove lavoro, che mi guardo allo specchio e mi vedo verde.

Io le giornate che devo passare con la camicia nei pantaloni sono giornate che partono con lo svantaggio.

Poi scopro che nella palestra di uno dei posti dove lavoro – che abbiamo pure la palestra, a circa 60 metri dal mio studiolo, andando sempre dritto – scopro che hanno una luce diversa, sono meno verde di quello che credevo. Sembro pure più alto. Io sono alto, ma qua sono tutti alti, e quindi.

A pranzo scopro collega preciso che ha un millimetro di barba, penso che allora posso pure io magari crescermi sti due millimetri di barba, che senza millimetri di barba é come le camicie nei pantaloni, la giornata parte con lo svantaggio.

Io mi faccio calcoli del genere. Penso che ho sbagliato la considerazione, di poco prima, perché collega preciso è davvero preciso anche su altre cose, ha le scarpe molto lucide e gli occhiali senza la montatura (insomma quelli, come si chiamano?) quindi nel complesso il millimetro di barba non lo vedi nemmeno. Io invece ho la camicia che non la stiro bene, eppure mi impegno tantissimo.

Tornando a casa c’era un arcobaleno come quello dei cartoni animati, arcobaleno proprio come dice la parola – almeno per quanto riguarda l’arco, era un arco, il baleno non lo so ma dire pure quello – e mi immaginavo che avrei guidato fino a passarci di sotto.

E inseguendo l’arcobaleno pensavo si spendono tantissime parole su come e quanto si cambia, e  che la gente che si spaventa che cambia, e quanto cambia, e si meraviglia di ciò. Io troppo spesso mi meraviglio di quanto nonostante gli anni sto cambiando pochissimo. E’ una giovinezza patologica che devo mascherare ogni mattina.

la collezione di storie

La collezione di storie di italiani all’estero raccolte da Repubblica.it ovviamente me la devo leggere tutta, questa del resto e’ una delle mie perversioni. E poi insomma si parla di emigranti, e quindi.

Sono sedicimila storie e ne ho lette solo qualche centinaio. Le prime considerazioni:
1) Fanno paura quelli che “me ne sono andato dopo che ha vinto Berlusconi per coerenza con le mie idée.” Bah.

2) Non capisco quelli che completano il formulario con range di eta’ e luogo di residenza ma poi dimenticano di scrivere la loro storia.

3) Una cosa che pensavo da tempo, da emigrante quale sono, e che trovo confermatain quelle storie. E cioe’ che, parte i problemi di lavoro tantissimi italiani emigrano in quanto gay.

4) Gli emigranti piu’ contenti sono sempre quelli che sono scappati da uno o due anni. Descrivono la loro svolta con eccessivo entusiasmo e ci tengono a rimarcare il fatto che “voi rimasti in Italia non sapete cosa vi perdete”. I veterani sono piu’ obiettivi.

5) Un altra cosa che non ho tempo di scrivere adesso.

ammazza che ridere

Tu vuoi sapere cosa è diventato internet in sti tempi contemporanei?

Puoi leggere su spinoza come le battute sul fallito attentato a faccia-di-schiaffi Belpietro siano tutte a senso unico.

"Se l’agente della scorta non avesse preso le scale,
non so come sarebbe andata. Di lusso."

cose 29novedieci

La lavatrice era piena da due giorni di robe bagnate non mie. E in tutta la casa non c’erano vaschette di plastica di quelle vaschette che di solito si usano per metterci dentro la roba bagnata che non sai di chi è. Le ho messe nella cassetta della frutta.


Il gatto di questa casa ha un nome che ho dimenticato. Ci prova sempre, ad entrare nella mia camera mentre sono girato dall’altra parte. Avanza lentissimo ma non può evitare di far rumore con le unghiette sul parquet.

Dice che brutta cosa la globalizzazione. Sì ok ma intanto  stasera io bevo Salice Salentino comprato al supermercato dietro l’angolo.

Il coinquilino guarda la partita in tv gonfiando palloncini di plastica da una bomboletta, e poi se li sgonfia in bocca. Dev’essere una droga che non conosco. Fanno goal mentre lavo i piatti.

il blogoemisfero

Dopo aver letto i vincitori dei MacchianeraBlogAwards ho pensato: ma nessuno nota niente? Non vi dicono nulla questi vincitori? E a voi studiosi della blogopalla, non vi dicono nulla sullo stato attuale della blogopalla?

Quanto omogenei siano i vincitori – soprattutto politicamente – nessuno lo nota? Insomma tra i vincitori si trovano tutti quanti in fila Spinoza, Gilioli, Nichi Vendola, Virzì, Repubblica, Leonardo, Metilparaben, Marco Travaglio.

Nessuno lo nota questo arrotolarsi attorno al proprio ombelico? Ma davvero non vedete il problema se una parte di mondo viene totalmente ignorata? E’ una blogopalla o un blogoemisfero? Dice: sono i lettori che votano. Appunto! Proprio perchè votano i lettori, vi rendete conto cosa stanno diventando – nella media – i lettori della blogopalla? Quanto conservatori e omogenei e prevedibili – e di conseguenza manovrabili – stiano diventando? Come si fa a non porsi il problema?

Quello che vedo, sapete cosa vedo? verdo un cane, di quei cani che si stanno per acciambellare sul pavimento e allora cominciano a girare in cerchio per trovare la posizione giusta – solo che questo cane che è la blogopalla gira all’infinito su se stesso, gira gira e in questo infinito girare assapora soltanto la puzza del suo culo.

tra le diverse possibilità

Tra le diverse possibilità alla fine mi è rimasta in mano solo quella della casa nel nanovillaggio. Questa è la mia prima notte nella casa del nanovillaggio. Passano gli autobus fuori dalla finestra e ragazzine urlano in scooter alle nove di sera. Un gatto vuole leccare lo spazzolino da denti che ho lasciato in un angolo. Gli faccio Pss! in olandese e quello capisce e si spaventa. 

ci sono tre film

Ci sono tre film che ho visto ultimamente e di cui devo scrivere. E se ne scrivo non é perché sono bravo a scrivere di film, ma per due motivi che sono nell’ordine, NumeroUno: per ricordarmene, casomai col tempo dovessi dimenticare e NumeroDue: perché scopro sempre più che mi piacciono film sfortunati, che sarebbero pure commerciali ma non hanno avuto successo, e se magari qualcuno li ha visti e lo scrive qui sotto io lo so e mi sento meno estimatore di film sfigati che non hanno avuto successo.

The Savages. Scoperto su wikipedia perché l’attrice principale ha ottenuto la nomination all’Oscar.
Film realista, dove la gente davvero apre il bagagliaio dell’auto. Scritto benissimo, attori credibili. Perfino il gatto.

Away we Go. Sceneggiatura di Dave Eggers – e già basterebbe questo – bello tutto senza esclusione, bella pure la locandina. Se è piaciuto American Beauty, questo è un altro film di Sam Mendes che regge il paragone. Il mio problema è che mi faccio raccontare l’America dai film di Sam Mendes e finisco per farmi un’idea sbagliata. Forse. Nel film c’è una donna incinta, c’è il viaggio, c’è l’ansia di non sapere dove stare a vivere.

Sono fotogenico. Mica lo sapevo che in un film poteva esserci Pozzetto e Edwige Fenech come protagonisti principali con invece – in ruoli minori – Gassman padre, Tognazzi padre, e Monicelli.

dice che in spagna

Dice che in Spagna vorrebbero vietare il “balconing” questa cosa per cui i ragazzi a Ibiza tornano in albergo e si lanciano dal balcone talvolta per morire. Dice che lo vogliono vietare che non sta bene.

Io quando penso a uno che si lancia dal balcone per divertirsi e poi muore mi pare di intravedere nelle maglie intricate della realtà moderna finalmente la giustiza del mondo. Che il mondo è giusto.

Voglio dire, lasciamo perdere per un momento il prete che deve fare l’omelia al funerale del balconato, e all’imbarazzo che può provare il prete nel girare attorno al fattaccio senza affrontarlo mai, e lasciamo perdere per un momento i parenti che non potranno dire “era tanto un bravo ragazzo, spigliato, intelligente”.

Lasciamo perdere tutto e pensiamo: si lancia dal balcone per divertimento (virgola) muore. Mi pare che fili benissimo, ci vedo l’ordine del mondo che si manifesta, mi pare che è così che debba andare, mi sembra assolutamente accettabile.

E invece No. Ché quelli glielo vietano.

Attenzione che non è come vietare la guida da ubriachi, ché in quei casi fai del male pure a chi stiri sotto la tua automobile. No Qui ti fai male solo tu, a meno che non ti lanci sulla testa di qualcuno. Al limite sporchi di sangue il pavimento o la piscina dell’albergo, ma icosa vuoi che sia, in un’ottica globale mi pare anche accettabile.

Quelli glielo vietano, invece. Ecco che l’ordine mondiale viene interrotto. Ecco la nota stonata. L’altro giorno hanno chiuso un bar dove i ragazzi per gioco si incendiavano le braccia. L’hanno chiuso. Ma perché? Per interrompere l’ordine mondiale? Voglio dire, sentite il flusso della logicità come scorre dolce e giusto: Giacomo si incendia il braccio per gioco, Giacomo ha il braccio ustionato. E invece No. Ma guardate che non è cinismo eh, è proprio che si sente la nota stonata. È proprio che bloccare l’ordine del mondo poi crea problemi dopo. Chè magari loro credono che vietare il balconing quelli smettono di essere subnormali? Si interrompe forse immediatamente la loro subnormalità? No, non si interrompe, quella – la subnormalità – invece progredisce e matura. Magari prolifica pure. E la colpa poi è tutta vostra.

anche quest'anno, a grande richiesta

E anche nel 2010 siamo di nuovo alla ricerca di una casa. Trasloco numero 5 o 6, non ricordo più, ho perso il conto. Tra due settimane devo andare via da questa camera. e ancora non ho nulla di sicuro.

Il meccanismo è sempre uguale, rispondere ad annunci e poi andare a vedere le case facendo il simpatico tutto il tempo sperando di essere preso fra le decine di pretendenti. Come un colloquio di lavoro, solo che non vinci un lavoro. Breve riassunto delle case viste fino ad ora:

Mansarda terzo piano.
Tetto spiovente e finestra obliqua che se la apri e ci infili la testa, la tua testa sbuca fra le tegole del tetto. Ci vivevano due ragazze. Dicevano di essere francesi, poi si scopre che una di loro è  invece della provincia di Bari. Io tutto il tempo a cercare di capire se fossero una coppia, mi pareva evidente di Sì, eppure non potevo chiederlo. Fosse stato vero ok, ma non fosse stato vero, insomma, meglio evitare di dire Ah, No, Sai, Pensavo.

Palazzone in ghetto islamico.
Il potenziale coinquilino è uno studente nigeriano che appena arrivo mi dice aspettami di là che ho da parlare con il mio amico. Io seduto in poltrona li ascolto che scherzano per venti minuti. Quindi viene da me ed esce fuori che l’affitto sarebbe illegale ma non è poi così importante. Io noto che usa quella stanza come un’immensa scarpiera e mi distraggo un attimo quello già mi parla di crisi del credito mondiale e di ricadute sulla legislazione del paese barbaro. La casa però è pulita. Lui parla un inglese incomprensibile. Per dire “dutch” dice "dash"e io mi chiedo chi sono questi dash. Gli dico che se resto senza niente magari lo richiamo. Lui mi dice vabbene, però non ti garantisco nulla.

Casa in vendita.
Mansarda in questa bella casa in zona molto triste della città. Ci sono alberi e mattoni e parchi giochi per bambini. La casa è bella, la stanza sarebbe bella, epperò c’è un dettaglio, la casa è in vendita, non si sa come non si sa quando, e però se la vendono ti danno un mese per andare via. Guarda – dico alla ragazza che mi pare pure simpatica ed è fidanzata con un italiano, a me va benissimo. A proposito, mi vendi questo tavolo? le chiedo. Lei mi dice ti richiamo domani ti faccio sapere. Sulla porta mi parla del suo ragazzo italiano laureato in Storia che non riesce a trovare lavoro in Paese Basso e mi chiede come invece ci sono riuscito io. Il giorno dopo non mi chiama ed io penso che sembrava simpatica, forse non lo era per niente. Poi invece mi manda un messaggio mi dice c’è un imprevisto, forse la casa la vendono subito e non si affitta più. Però non è sicuro, appena so qualcosa ti faccio sapere. Si attende.

Stanza in nanovillaggio.
C’è questa camera grandissima col parquet tutto nuovo, ampia finestra e grandi mobili. Costa pure poco. Però è infilata nella periferia di un piccolo villaggio sperduto nel nulla del Paese Basso, circondato da laghi e boschi e sterpaglie. La padrona di casa mi accoglie sulla porta con il marito. Entrambi mi paiono sporchi e decadenti, ma la casa è pulita. Lei in particolare puzza di un profumo orrendo che si è messa addosso. Nella camera ancora da sistemare c’è un materasso ad acqua e una lampada solare, quelle cose che vedi alle televendite e che pensi non se le compra nessuno, e invece. Io dico la camera mi va bene ma senza sto coso ad acqua e lampada solare,. Loro mi dicono E’ ovvio che non te lo diamo il materasso ad acqua,  cosa ti credevi, e me lo dicono  sprezzanti come se non capissi le finezze loro nel gestire l’arredamento. C’è pure un gatto. La padrona di casa è lei, ma in casa ci vive invece il figlio, che paga a lei l’affitto (il figlio paga l’affitto alla madre? Non chiedo di nuovo ma ho capito così). E mi dice che la casa resta a lei fino a quando il figlio non diventa abbastanza grande da fare un mutuo con la banca e comprarsi la casa dalla madre (ah ma allora ho capito bene). Mi dicono se la camera ti va bene ti chiamiamo noi per la conferma. C’è pure una ragazza che la vuole ma mio figlio preferisce i ragazzi. No, non è che non le piacciono le ragazze, solo dice lui le ragazze si lamentano sempre.

E intanto siamo qui in attesa, come d’autunno sugli alberi eccetera eccetera.

basilicata coast to coast

Film che ho lasciato a metà incazzandomi con la sceneggiatura.

Questo è un film che non è fatto male ma non è nemmeno fatto bene. Sta lì, come una pera. Buona, ma sempre una pera è.

Questo è un film che vedi il trailer, leggi il titolo, e hai già saputo tutto quello che c’è da sapere. C’è un gruppo di persone che appunto si fanno a piedi la Basilicata da costa a costa. Punto.

Ma dicevo, ho smesso di vedere incazzandomi con la sceneggiatura. Con lo sceneggiatore.

Perché tu, sceneggiatore, mi crei il personaggio Max Gazzè. Mi crei questo personaggio muto perché la sua ragazza è morta. Tu mi crei questo personaggio muto e ad un certo punto del film Giovanna Mezzogiorno si avvicina al muto.

Quindi tu sceneggiatore ti permetti nel 2010 di inserire nel film quel luogo comune dell’uomo che insegna qualcosa alla donna avvolgendola da dietro. Quel luogo comune cinematografico che esiste solo nei film, della donna cinta da dietro per essere “imparata” a, (due punti) usare la stecca di biliardo, guidare una motocicletta, modellare un vaso di creta, ruotare la mazza da golf, sparare con una pistola ecc ecc il tutto accompagnato da sguardi languidi.

Tu sceneggiatore già mi sei sulla cattiva strada. In questo caso il muto insegna alla Giovanna come si pesca – ovviamente cingendola da dietro.

Tu sceneggiatore a quel punto cosa fai quando la cinge da dietro? Fai partire la musica dolce. Io già mi alzo dalla sedia che mi viene voglia di andare a prendermi qualcosa dal frigorifero. E mentre mi alzo penso: se il muto cinge una donna da dietro, e se quel muto ha perso la parola perché la sua ragazza è morta, e se mentre la cinge da dietro parte la musica dolce, allora è MATEMATICO che verso la fine del film questo muto mi riprende a parlare.

Tu sceneggiatore devi capire che io a quel punto mi sento in trappola, catturato da te e dalle tue idee scarne e svogliate. E non mi va di aspettare fino alla fine. E il film lo lascio a metà. Poi due settimane dopo mi ritorna in mente – come adesso – allora vado a cercare la conclusione su internet. Quando leggo che effettivamente quello alla fine riprende la parola, mi si rinfresca l’incazzatura e penso che porca miseria hai vinto tu, sceneggiatore.

Comunque io uno che cinge da dietro una ragazza per insegnare qualcosa, mai visto.

se potessi avere 14 euro al giorno

Il corriere siccome non ha niente da scrivere dedica un articolo ad un ventottenne milanese che vive “con 14 euro al giorno” e per questo si scrive che vive “sacrificio”.

Leggi l’articolo ed esce fuori che questo vive a casa coi genitori. E che mangia a casa coi genitori.

Allora, capiamoci.

Se da studente prendessi una camera per i fatti tuoi spenderesti 400 euro, di sti tempi.
Se dovessi comprarti da mangiare spenderesti 7-8 euro al giorno come minimo x30gg uguale 240 euro al mese.
Se dovessi comprare detersivi, carta igienica, dentifricio eccetera, minimo 50 euro al mese li spendi. A questi aggiungi i 14 euro al giorno che ricevi come borsa di studio, che al mese fanno 420 euro.

Allora, capiamoci.
400 (casa) + 240 (cibo) + 50 (varie) + 420 = 1110 euro.

Guarda bello mio che questo non è vivere “con sacrificio”, ché a parte il sottoscritto ci sono miriadi di studenti che hanno campato con meno all’università, e c’è gente che con quei soldi ci campa una famiglia. Bello mio, vorrei fartelo sentire, il sapore di una bolletta dell’acqua lasciata nella cassetta della posta, nei bei tempi bolognesi, lasciata attendere nella cassetta della posta per giorni, ché non c’era il coraggio di aprirla.