e appunto dicevo

E appunto dicevo, se mi ringraziano in pubblico finisco per arrossire. Però a tutto ci si abitua.

 

Oggi ho detto addio ad uno dei posti dove lavoro e per la terza volta mi hanno ringraziato in pubblico. Mi sono sforzato di pensare ad altro, e non sono arrossito. Non è timidezza: infatti parlo in pubblico tutto impettito. È mancanza di barriere contro le cose belle. Non sono cosebellofobo. Mi hanno regalato una bottiglia di champagne, ho detto beviamola insieme dopo sta bottiglia di champagne, per esempio con i dolci che vi ho portato.

 

Non ci siamo riusciti, e oggi per la prima volta in vita mia dormirò con una bottiglia di champagne nella camera da letto (ché lasciarla in cucina con Spitty Cash & co potrei ritrovarla piena di mozziconi di sigaretta).

 

Sono giorni da Addio ai Monti, però è tutto piatto, non ci sono i monti. Ci sono solo gli addii.

 

Poi una cosa che mi è spuntata addosso all'improvviso è che mi faccio volere bene. La gente improvvisamente pensa che sono una nice person. In realtà non è così – non credo – la realtà è che invece sono io che ho sempre avuto un istinto nel riconoscere e avvicinare le persone buone. Volete persone buone? Cercate tra le persone con cui parlo di più. Tra le persone che con me durano di più.

 

E siccome sono giorni da Addio ai Monti ci metto tantissimo ad andare in qualsiasi luogo. Faccio lunghi giri con la macchina per prendere nota. Ci ho messo il triplo del tempo per andare in un posto che potevo trovare vicino a casa, solo per comprare dei tappi di gomma per le orecchie. Al ritorno, ho preso una strada alternativa che costeggiava un canale. Ad un certo punto ho dovuto fermare la macchina, le anatre volevano attraversare la strada.

 

 

(clicca sulla foto per ingrandire)

e poi se uno deve partire

E poi se uno deve partire, allora meglio partire subito invece di aspettare. Perche' in tutto quel tempo che aspetti sei solo un fantasma.

 

Prendi me per esempio, che sono fantasma oggi in un posto di lavoro da cui tra poco andro' via, saro' fantasma domani in un altro posto di lavoro da cui tra poco andro' via, e sono fantasma a casa da cui tra poco andro' via (e meno male).

 

Compro bottiglie di olio di quelle piccole, tanto poi andro' via.

 

Presto saro' in Italia per una decina di giorni ma anche li' saro' temporaneo, quindi saro' un fantasma, perche' appunto dopo dieci giorni andro' via. Tornero' alcuni giorni in Paese Basso, e di nuovo saro' fantasma. In tutto questo c'e' Brusselle, dove mi posero' non so per quanto tempo, e in quel luogo saro' invece meno temporaneo, ma e' un luogo che ancora non conosco.

Sono piu' temporaneo nei luoghi che conosco, e meno temporaneo nei luoghi sconosciuti. Wake me up when April ends, proprio.

 

Quando mi dicono grazie in pubblico io ancora arrossisco.

lungo le scale che portano alla mia stanza

Lungo le scale che portano alla mia stanza – nella casa dove vivo  – da mesi sono disseminati calzini spaiati, alcuni sporchi e radioattivi, altri puliti, altri non lo so.

 

Dopo mesi di giacenza senza scopo li ho raccolti con la busta avvolta sulla mano come si fa con le cacche dei cani, e li ho buttati via. Il coinquilino Spitty Cash mette le cose nella lavatrice e poi si dimentica di riprenderle. Per giorni. La pratica che ho imparato dagli altri è quella di estrarre la roba e lasciarla sul pavimento. Solo che lui non raccoglie. Lascia lì, per giorni. La roba si asciuga. La roba perde la sua forma di “cumulo di roba bagnata” per diventare “roba asciutta sparsa per la stanza”. Che viene calpestata e si sparge ulteriormente.

 

Prima di salire sulle scale, c’e’ la scodella del gatto. Il cibo fuoriesce dalla scodella, e si sparge. Nello stesso punto Spitty Cash e il nuovo coinquilino Spitty Cash #2, identico come radici culturali a Spitty Cash (cappello hip hop in casa, funzionante grazie ad un mix di birra, mayonese e marijuana), nello stesso punto della scodella del gatto dicevo, i due Spitty lasciano abbandonate le loro scarpe. Tre quattro cinque sei paia, e se ci sono ospiti (quindi ogni sera) anche dieci paia. Gli ospiti? Parliamo degli ospiti?

 

Gli ospiti anche loro funzionano con la stessa benzina di cui sopra. Ci sono le fidanzate di Spitty #1, ambedue ossigenate e tabagiste accanite. Sono fidanzate in parallelo, credo che ognuna ignori l’esistenza dell’altra, anche se visto il contesto potrebbe essere che invece sappiano tutto. L’attivita’ principale è quella di adagiarsi su Spitty #1 mentre lui e’ sparapanzato sul divano a guardare stronzate in televisione per cinque ore di fila (cinque sono le ore che sono a casa dopo il lavoro, ma non e’ escluso che comincino ancora prima, tipo già di primo mattino) fumando droghe leggere in continuazione – così poi che suona il campanello (ci sono nuovi ospiti in arrivo) e quando lui si alza improvvisamente dal divano lo vedi benissimo che il principio attivo della cannabis “gli arriva” tutto in un botto a causa della posizione di homo erectus, e allora lui procede barcollando appoggiandosi al muro. Se invece gioca ai videogiochi la sua donna può solo sedersi vicino a lui, non e’ autorizzata ad addossarsi.

 

Fidanzata#2 fa come la #1, solo che ha una variante interessante. Comincia ad urlare. Sale a cavalcioni su Spitty seduto sul divano, e poi si dimena in questa posizione urlando forse per le risate (non lo so, non comprendo l’idioma) e si calma solo per tirare dalla sigaretta. La persona più normale della casa è l’Apprendista Parrucchiere, che vive per i fatti suoi e la mattina si pettina le sopracciglia per venti minuti in bagno. A parte questo, si porta il lavoro a casa, nella forma di teste di manichino con i capelli attaccati. Queste teste con i capelli tagliati storti vengono abbandonate di solito fra le paia di scarpe vicino alla scodella del gatto, oppure nello sgabuzzino/dispensa. Così che sugli scaffali della dispensa si possono trovare scatole di pelati, cipolle e teste di plastica che sfoggiano tagli emo in una vaga sensazione di cesareragazzi.

 

Ma tutto questo per dire cosa.

 

Tutto questo (e pure le mie innumerevoli e precedenti avventure per trovare casa, che solo i lettori più affezionati ricorderanno) per dare una minima idea, una pallidissima idea, della mia sensazione nel dialogare con la signorina delle risorse umane del Nuovo Lavoro (anzi chiamiamolo Lavorissimo) quando le ho detto era tutto ok ma che dovevo solo trovare casa a Bruxelles, e lei spostando una penna mi ha risposto:

 

"Ah, non c’e’ problema".

 

E questo “ah, non c’e’ problema” significava che la casa me la sarei scelta io stesso da un catalogo, scegliendo zona della città, numero di stanze, se volevo o no il giardino eccetera eccetera e poi avrebbero pensato a tutto loro. Nei primi tempi, pure a pagarla. Una casa intera. Ah si’? Ho risposto io, cercando in tutti i modi di fare finta che mi pareva il minimo, mi pareva – mentre invece la guancia destra, dove quando rido si forma la fossetta, si era irrigidita, e lo sapevo che avevo una faccia tipo post anestesia dal dentista.

 

Si si mi fa lei. Sceglila pure sul catalogo. Sul catalogo c’e’ scritto che mi vengono pure a fare le pulizie. Io leggo questa cosa e subito penso alla fidanzata #2 che cavalca Spitty e mentre urla fa cadere la cenere della sigaretta sul divano, e il gatto che impazzisce per il fumo passivo continuativo e comincia a correre per la stanza. E i mobili “ovviamente” te li trasportiamo noi – dice quella – e siccome inizialmente vivrai in questa casa che ti scegli sul catalogo che e’ già tutta furnished, te li teniamo noi da parte in un posto, così che poi quando trovi casa, noi te li portiamo nella nuova casa.

 

Ah, e poi “ovviamente” ci sarà Tizio che ti contatterà per aiutarti nella ricerca di una casa più adatta alle tue esigenze, e se tu gli racconterai le tue esigenze (per esempio lo vuoi il giardino?) lui cercherà’ al posto tuo e prenderà appuntamenti al posto tuo. Ma va? diceva la mia guancia contratta, mentre invece la voce avrebbe voluto dire “Ebbe’ Certo, ci mancherebbe altro” e poi la mente correva alla mia lattina di aranciata, ché quando l’ho presa dal frigorifero ieri sera l'ho trovata avvolta da uno strato non omogeneo di mostarda, e poi subito ho pensato, vengono a prendermi i mobili ma io NON HO mobili, cosa devo fare? dovrò comprarmi una poltrona costosissima nelle prossime due settimane solo per fare bella figura?   

i messaggi dei telefonini

Non avevo proprio nulla da fare, allora ho controllato le frasi che trovi come sms di default nel un telefonino. Ne deduco che, secondo i produttori di telefonini, noi umani facciamo una vita di merda. Ho trovato le seguenti frasi in memoria:

– sono in ritardo sono in riunione, chiamami alle
– adesso sono impegnato, richiamerò più tardi
– la riunione è annullata
– ti amo anch'io!
– Auguri!
– Grazie!

Va bene ci puoi pure scherzare, però da qualche parte nel mondo ci sarà pure stato qualcuno che camminando nella pioggia – completamente privo di qualsiasi fiato creativo nel  suo cervello – per rispondere ad un messaggio ha selezionato “modelli” e poi “ti amo anch'io!” e poi ha premuto invia. Brrr.

cose che molto mi piacciono in questo periodo

Mi piace ascoltare la figlia di Sting anche se ha una faccia che mi intimorisce. Mi piace rivedere il Verdone dei primi anni 80 e pensare: io certi personaggi li ho incontrati per davvero nella vita reale. Ma allora non conoscono la filmografia di Verdone dei primi anni 80? Oppura la conoscono e comunque perseverano?

 

Mi piace la faccia che fa quando guarda la telecamera una che fa la iena e si chiama Nadia Toffa  – e come muove le labbra: non ci sono foto di lei in giro, tantomeno della sua nuca. La cosa più vicina alla sua nuca che ho trovato è questa. Mi piace correre nel bosco dietro casa, che ad un certo punto si finisce in un posto da cui non si intuisce più la civiltà. Ci sono passato tante volte, alla fine c'ho scattato una foto.

 

da maggio, su questi schermi

 

Da maggio, sempre su questi schermi, Bruxelles. Ecco dove si va.

 

A parlare francese però senza essere circondato da francesi. Nella più internazionale delle città italiane. Confusa e pure a volte pericolosa come una metropoli terronica, ma con lo stato sociale del nord europa e il brulicare di una vera città.

 

Molte più facce che assomigliano alle facce della gente che mi ha cresciuto, e non invece disperso e confuso fra giallissimi altissimi – e questo vuol dire quindi tornare a essere pure io alto chiaro e occhi verdi. Sapere che tanto in fondo straniero rimarrai ovunque sei anche dopo cento anni, e quindi meglio esserlo dove ci sono tanti come te, perché sanno cosa significa.

 

Essere oggi abbastanza maturo da sapere che Certo, mi lamenterò anche lì – ci mancherebbe altro – anche se oggi non so ancora di cosa.     
 

volevasi segnalare

Il nonnino Sartori che spiega che non si puo’ dire No alla guerra per il petrolio e pure No al nucleare. E dice pure – e c’ha ragione – che in Giappone si e’ trattato di un disastro sismico, non atomico.

 

E aggiungo io: la questione e’ davvero il sisma. Se per esempio fosse avvenuto in Italia lo stesso sisma, con le case che ci sono in Italia sarebbero morte centinaia di migliaia (qualcuno dice pure milioni) di persone anche senza averci centrali atomiche. E il disastro sarebbe stato anche in quel caso “sismico”, non certo “architettonico”.

 

Non e’ una questione tecnica che sono autorizzati a parlare solo i tecnici, e’ una questione di logica.

 

Ovviamente il disastro in Giappone non dimostra che l’atomica non e’ sicura al 100% (gia’ si sapeva, eh) ma dimostra che per avere dei rischi concreti serve avere nello stesso momento e luogo centrali nucleari vecchie di quarant’anni, il terremoto piu’ forte di tutta la storia, e un oceano davanti a te capace di generare un maremoto. Quindi – usando la logica – l’evento dimostrerebbe tutto l’opposto, e cioe’ la notevole (relativa) sicurezza del nucleare, piu’ che la sua pericolosita’. Poi uno dice: e vabbe’ la Merkel allora? Quelli sono tedeschi, sono precisi, e adesso rallentano pure loro sul nucleare, che sono tedeschi e precisi. Si ok, ci sono le elezioni pero’ in Germania, e pure da quelle parti come si dice, ha da passa’ la nuttata.

certe cose te le devi appuntare

Certe cose te le devi appuntare per poterle ritrovare più avanti. Per esempio che tempo faceva stamattina, Perché uscito di casa prestissimo alle sette e mezza ti sei trovato sotto il cupolone di nuvole grigie – e invece avresti voluto che in una giornata del genere ci fosse stato il sole. Sei stato accontentato, dopo le tue ore di viaggio, il sole è arrivato.

 

Faceva così caldo che la tua nuova giacchina da persona seria sembrava troppo pesante. E ti muovevi nel sedile della macchina infastidito dal caldo, sapendo che così avresti creato pieghe sulla camicia e sulla giacchina. Ma arrivati a sto punto non ti interessava più molto.

 

E poi altre cose te le devi appuntare tanto per avere un'idea quando sarà, tra tantissimi anni, quando ti chiederanno per quale motivo hai tenuto un diario per così tanto tempo, a quale scopo. Per esempio appuntare che nella macchina mentre creavi le pieghe alla tua giacchettina ascoltavi Marmellata #25, How Did All These People Get in My Room, Baciami Ancora e gli ExOtago. E poi che arrivato a destinazione, ti hanno fatto entrare in una stanza con una grande vetrata, e fuori dal vetro c'erano alberi coi fiorellini rosa di primavera che ti parevano i mandorli del paesello.

 

Hai scherzato con un direttore (d'ora in poi il Direttore) dicendogli che oggi potevi fare qualsiasi cosa ma in ogni caso dovevi preservarti la mano destra intatta. E perché?

 

Perché poi dovevi entrare in una stanza e mettere la firma sul contratto del tuo prossimo lavoro, quello che non ci credi che l'abbiano dato a te, quello che leggi il nome dell'employee sul contratto e coincide  incredibilmente con il tuo e allora pensi mbah, che coincidenza, questo si chiama proprio come me, e cosa ci faccio io seduto su una sedia con un contratto in mano con un nome sopra che coincide con il mio? Non è incredibile? Lo è.

 

Mettere la firma e come leggere la prima riga di un nuovo capitolo di un libro. Leggi la prima riga e sai che quindi andrai avanti a leggere, non spegni la luce, non vai a dormire – come io ieri sera con Haruki.

 

Andrebbe appuntato pure che dopo, quando hai salutato tutti, hai girato a casaccio e ti sei fermato in un bar pieno di finestre in un quartiere di immigrati. C'erano tre ragazzi caffellatte che giocavano a calcio sul sagrato di una Chiesa. Ci sono io, nel bar, che chiedo una cheescake e un the. Lo stereo manda i Blur degli anni novanta. Quello dietro al bancone mi dice dopo due minuti che non ha la cheescake. Prendo un Martini bianco in ghiaccio, ricordandomi che non sempre si può avere quello che si vuole. Epperò non vuol dire che può essere comunque tutto bellissimo.

per esempio

Per esempio crescendo ho scoperto che viaggiare non mi interessa troppo. Mi dicessero oggi vuoi andare un mese in Peru’ a conoscere i locali e mungere le capre locali e viaggiare nelle campagne peruviane, a guardare negli occhi i locali, intuire l’importanza immensa delle loro tradizioni eccetera eccetera direi probabilmente di Si’, ma senza troppo trasporto.

 

Non credo sia pigrizia.

 

Dipende dal fatto di sentirmi ogni giorno in viaggio, da anni. E la scoperta, intesa come concetto astratto – la Scoperta con la s maiuscola – quella mi sento di farla ogni giorno, e mi sazia ogni giorno. Pure troppo. Mi viene quasi la nausea.

 

E quindi mi dicessero oggi ti piace viaggiare direi ovviamente di Si. Mi dessero piu’ tempo per rispondere pero’, aprirei parentesi infinite sulle cose che vorrei fare molto prima di viaggiare. Tipo straziarmi di passione per qualcosa qualcuno di estremamente bello che ho dietro casa, qualunque sia la mia casa.

 

Pero’ crescere – ecco cosa volevo dire dall’inizio – significa capire che ci sono cose che non ti interessano tantissimo, ti interessano abbastanza, e quindi non ti caratterizzano come persona, ma sono cose che pero’ “vorresti che ti piacessero” perche’ suona bene. Cosa ti piace? Viaggiare. Suona bene.

 

Tipo come quando avevo sedici anni, e per due mesi sono andato in giro a dire che mi piaceva l’acid jazz. Che musica ti piace? Mah – rispondevo – l’acid jazz. Suonava bene. 

andrebbe pure detto che

Andrebbe pure detto che licenziarsi non significa dire Affanculo me ne vado come nei film, sbattere la porta come nei film, uscire di scena con una musica rombante come nei film. Qui sulla terraferma e in questo momento storico, licenziarsi significa semplicemente chiamare da parte i tuoi capi e pronunciare qualcosa del tipo: Ah, lo sai? Fra poco me ne vo.

 

Significa farglielo sapere e quindi entrare in una fase ectoplasmica dove sei un dead man walking che ci sei ma solo fisicamente, perche’ in realta’ non ci sei, oppure ci sei ma chi se ne frega. Passi le giornate a fare niente. Non sbatto le porte e non brandisco diti indice nell’aria solo perche’ voglio “abbastanza” bene a tutti i compari che ho nell’ufficio. Percio’ quello che dico, preferisco dirlo sorridendo.

 

Fra le reazioni collezionate al mio annuncio:

 

Il sottoscritto: Ah lo sai? Fra poco me ne vo

Capo Supremo: Ohhh, it’s a pity…  

Il sottoscritto (ridendo, e intuendo la frase di circostanza): Oh, come on! (traducibile con un Ma Fammi il Piacere)

Capo Supremo ride con me della sua esagerazione.

 

Capo Supremo (c'e' gente attorno, mi indica con gli occhi): E quindi Rafeli se ne va!  

Collega (con tono sinceramente affettuoso): You Little Bastard! 

Il Sottoscritto (che preferisce il You Bastard all It’s A Pity): …. (allargando le braccia)… 

 

Poi dopo c’e’ il solito gioco nel corridoio dove io la stendo sul pavimento, le sfilo le scarpe e le lancio fuori dalla finestra. 

più o meno come sempre

E quindi l'altra mattina come sempre ho imboccato la via che taglia il bosco per andare al lavoro, come sempre mi sono guardato nello specchietto per scovare non so quale segnale, come sempre lungo la strada ho ascoltato i Baustelle, come sempre ho parcheggiato vicino agli alberi, come sempre ho detto buongiorno non mi ricordo se in inglese o in italiano o in barbaro, come sempre ho acceso il mio computer e preparato un caffé annacquato che ormai – ammettiamolo – mi piace, come sempre ho letto le prime email e preso due appunti, come sempre ho guardato fuori dalla finestra i pavoni che cercano il cibo fra i cespugli, come sempre mi sono alzato dalla mia sedia, come sempre ho bussato ad una porta per poi chiedere: posso entrare?

 

E poi mi sono licenziato.

i ragazzi stanno bene

Mi succede di vedere film che mi suggeriscono considerazioni che poi con il film hanno poco a che fare.Questo e’ un film americano e dovrebbe quindi per definizione finire bene; finisce invece benino, ed e’ meglio cosi’. Ma piuttosto, le mie considerazioni poco rilevanti hanno a che fare con il senso di appartenenza, sul fatto che tutti vorremmo esercitarlo – e attenzione non nel senso di essere proprietari di qualcosa o di qualcuno, quanto invece l’opposto, sentirsi di appartenere, ovviamente a qualcuno e non a qualcosa. La seconda considerazione poco rilevante e’ che se si crea un legame di sintonia con le persone e’ una fortuna incredibile, quando si crea nonostante il colore della maglietta o il taglio dei capelli o la differenza di eta’, o, o, o. (e fin qui, scontato).

 

La considerazione ha a che fare con la consapevolezza che una volta percepita la possibilita’ di questo legame, bisogna premere sull’acceleratore fino in fondo e investire tantissimo di quello che hai in tasca. Oppure non e’ una considerazione : e’ quello che mi piacerebbe fare.    
 

lezioni

Riferendosi a questo post in cui spiego i miei atteggiamenti telefonici con i recruiter, Franz mi scrive in chat:

 

Franz: oggi mi ha chiamato una per un colloquio di lavoro. mi trovavo in bagno. mi fa "le va bene martedi alle 2?". io temporeggio guardando i tasti della lavatrice. poi dico "si". Raffaello docet!

 

Bravo, hai imparato la lezione. Tranne per quel "raffaello" per cui potrei uccidere.

ma se

Ma se quando ero piu' giovane sembravo piu' grande, e adesso che sono piu' grande mi danno sistematicamente due-quattro anni di meno, allora vuol dire che c'era una eta' che mi si addiceva perfettamente, solo che adesso l'ho passata.
 

perché io leggo

Come scusa? La ragazzina potrebbe essere stata uccisa da una donna "data la scarsa forza con cui sono state date le coltellate"? Non ci credo. Ma così si fanno le indagini? Ma queste cose andate a dire in giro? Quindi un uomo accoltella solo con tantissima forza, oppure niente? E se l'avessero trovata di fianco ad un fiore allora? L'assassino era un fiorista, o voleva fare un fiorista, e quindi – leggenda della visita militare – l'assassino era un gay?

 

Dieci donne manifestano a Sidney contro B, stanno attente a farsi fotografare, e quindi Repubblica ritiene che sia necessario pubblicarle con tanto di link in prima pagina. Ora, punto uno, sono sette donne. Forse dieci. Ma io ne conto sette, inclusa una smoking Reflex Ergo Sum (foto numero 5). Punto due: lo slogan "Italian women say no" – e lo ripetiamo per l'ennesima volta – è parziale, se non falso. Nella maggioranza dei casi Italian women say Yes, Yes, Yes. In tutti i casi, dalle elezioni fino a quella che stira la camicia guardando la televisione. Alcune madri dicono alle figlie pure: Yes, di più, e Hurry Up, Scimunita. Ripetiamolo per l'ennesima volta: mai voterò B., ma vedere che un agglomerato di sette (forse dieci persone) va a fare casino dall'altra parte del mondo, e vedere che qualcuno decida di dare importanza a sette persone che parlano a titolo personale (proponendo pure contenuti farlocchi, peraltro) mi pare davvero una delle cose più sceme del mondo ever.

cose, sette3duemilaundici

Tengo una presentazione in power point, e mi vengono idee per la festa che si terra’ la stessa sera, idee che appunto sul taccuino facendo finta che siano i commenti dei convitati alla mia presentazione. Negli ultimi anni ho sviluppato una efficacissima faccia di culo nel parlare in pubblico: faccio pause, mi vengono battute, non mi si inceppa la lingua. Poi ripenso alla tremarella di gambe del giorno della tesi di laurea.

 

Camilleri e’ sposato con una da 54 anni e le legge i suoi romanzi in anteprima per sapere se scorrono bene.

 

Io poi alla festa dovevo fare anche il dj, e ok fino ad un certo punto, solo che il vino rosso salentino e la birra chiara olandese non vanno mischiati, soprattutto nell’ordine appena descritto. Avevo la testa ad un certo punto che mi chiedeva perche’ lo hai fatto? Se cado da questo sgabello muoio. Perche’ l’ho fatto?

 

Comunque il colpo di grazia e’ stato sapere che Natalie Portman era pure una scienziata con un curriculum scolastico eccellente. Studiava neuroscienze, una cosa che io certe volte mi mangio le mani per non averla studiata. Adesso per un momento immagino di essere in aula e davanti ho l’aspirante neuroscenziata Natalie Portman che mi mostra la sua nuca. Attenzione quindi, non e’ la nuca di una sconosciuta su cui si riversano aspettative con piglio leopardiano – visto che e’ sconosciuta, appunto – No, lei e’ neuroscienziata con intelligenza acutissima – cio' e' certificato. Il mondo sapete e’ ingiusto perche’ ci sono malattie assurde e perche’ per colpa del caso puoi trovarti seduto dietro alla nuca di Natalie Portman senza che lei se ne fotta di te.

 

Ho fatto le orecchiette all’ultimo libro letto per ricordarmi le frasi piu’ efficaci.