non si dovrebbe minimizzare

Non si dovrebbe minimizzare il legame fra il folle omicida di senegalesi a Firenze e gli ambienti di estrema destra.

Ma non per dire che gli ambienti di estrema destra sono pieni di folli (un po’ è vero) quanto invece per sottolineare che l’omicida era un uomo con grossi problemi personali. E ricordare ancora una volta che l’estremismo è figlio dell’insoddisfazione, e questo vale a destra quando fanno le stragi di immigrati e a sinistra, quando invocano una rivoluzione o il salario garantito perché stanno con le pezze al culo, o per la Chiesa cattolica quando fa ostracismo contro i gay. Io lo so che mi ripeto – invecchio, che ci possiamo fare – ma se uno è estremista in quanto insoddisfatto allora bisogna fare la tara alle sue idee, e non prenderle come idee, piuttosto come sintomi.

Come la diarrea per un’influenza virale, in pratica.

ci sono quelle che ti parlano

Ci sono quelle che ti parlano tutte interessate. Tu non sei interessato però ci parli – poco eh, per non creare fraintendimenti. Poi queste trovano qualcosa o qualcuno da abbracciare, ma lo capisci molto prima di vederle abbracciate, ché improvvisamente non ti parlano più tutte interessate.  Ci si sente come il tappo di sughero delle bottiglie, ci si sente.

domani

Domani mattina devo fare il serio a Londra, suddenly mi accorgo che non ho una camicia seria a disposizione, entro in un outlet compro una camicia di quelle che non si stirano, in un posto da millemila metri quadri, mi chiedo cosa faccia il commesso tutto il tempo quando non deve dire monsieur ai clienti. Intanto vicino casa chiudono tutto perché tentano di salvare il mondo, anzi l’Europa, e non so se Sarkozy mi farà prendere la metro. La globalizzazione è chiedere informazioni su questo al poliziotto mentre in cuffia ci sono i Sud Sound System, e dietro il poliziotto, le parabole di France 24. Ci sei tu ucraina che mi chiedi assaggia la mia capirinha, e non capisci che io italiano munito di vino rosso non posso proprio, voglio dire a livello legale, mischiare capirinha e vino rosso. Mi distraggo penso agli aghi infilzati nella camicia che non si stira, chiedo al cameriere se per caso me la cambiano, se per caso ne hanno un’altra in menu, che questa porcalamiseria non capisce la storia del vino rosso. Non si è offesa.

In realtà volevo scrivere un post su quanto mi fa cagare Lady Gaga.

si spiano

Si spiano ristoranti attraverso i vetri.

“questo posto, non lo so”
“e questo?”
“mmm… non lo so”
“ho capito: vuoi sapere se hanno il menu vegetariano ma sei timida e ti vergogni ad entrare e guardare”
“no, cioè…Sì”

(dodici ore dopo)

“come fai a leggere ste cose? penso ancora alla storia del menu. come fai.”
“non lo so, succede”

E invece sai cosa, è un problema delicatissimo leggere ste cose. Soprattutto quando degli altri leggi soprattutto le debolezze.

E’ un gioco di equilibri delicatissimo tra quello che intuisci ed esprimi, e quello che invece è meglio di No – perché se lo vedi non è detto che poi lo devi per forza raccontare. Si fanno errori spessissimo. Ecco cosa. Ma si parlava di un menu vegetariano, quindi va bene.

la vostra crisi

La vostra crisi non la paghiamo noi, dicono gli oppositori della crisi. Soprattutto quelli piu’ giovani. Dicono voi avete fatto il danno, voi ve la siete goduta, voi la pagate.

Io di economia non ne capisco niente e alzo le mani. Se e’ colpa delle banche io non lo so – alzo le mani.

Però cari ragazzi sappiate che pure voi avete vissuto a debito. Ci sono posti di lavoro dei vostri padri che non sarebbero esistiti, se non avessimo vissuto a debito. Ci sono scuole che non avreste mai visto, se non avessimo vissuto a debito – e voi ci siete entrati. Alcuni si sono pure laureati – e non sarebbe stato possibile, se non avessimo vissuto a debito. Come come? Avete pagato la retta universitaria? Certo, ma quella era solo una parte: sarebbe stata molto più alta se non avessimo vissuto tutti quanti a debito. Io e voi. La sfiga è che siamo arrivati tardi e tocca cominciare a pagare noi. Come quando al bar tutti scappano e lo scemo rimane seduto, tocca pagare a lui. Anche se hanno mangiato tutti e non solo lui. Ecco questo volevo dire, sapevàtelo, che ci abbiamo mangiato tutti.

come si chiama

Come si chiama quella sensazione tipo di pena per quelli o quelle che su internet si fanno rappresentare da foto che non gli assomigliano per niente? Come si chiama sta sensazione? Non lo so, comunque voi dello Zingarelli in ascolto, pensateci, che  è ora.

notiziario flash

Dice questa sbucandomi da sotto l’ascella: ciao sono del Kirzighistan, sono alla quarta Desperados, al mio paese bla bla bla bla (non capisco un cazzo per tre minuti). Va bene Kirzighistan, ciao.

Il proprietario della palestra dice che sto dimagrendo troppo. Non lo so, è che mi dimentico di mangiare o di comprarmi da mangiare, o faccio come gli animali: mangio quando trovo. I capelli nella doccia non sono i miei.  Per esempio mangiare Pan au chocolat in macchina mentre vo al lavoro invece di fare colazione comediocomanda ascoltando Battiato e Stateless. Arrivo al lavoro coi denti sporchi di chocolat. Oggi ho tagliato una american express con le forbici, la mia collega ha fatto la stessa cosa con la sua, abbiamo giocato a lanciare i frammenti come le stelline appuntite dei ninja dei cartoni animati. Vado a comprare la pizza da asporto c’è lei che dice che ci posso fare dopo tre orgasmi mi vengono le gambe molli guarda come cado dalle scale. Vado a comprare la pizza da asporto, incontro Beppe Severgnini più bello di come lo pensavo.

Affanculo se davvero crolla l’europa io perlomeno facevo la parte del trombettista di punta della banda del Titanic.

dormire male praticamente sempre

Dormire male praticamente sempre anche quando sei soddisfattissimo del mondo attorno significa che ci devi vivere con questa cosa. E quindi uscire la sera si fa, epperò torni dal lavoro muori sul letto per un tre quarti d’ora senza ovviamente prendere sonno, poi ti alzi e ti fai una doccia ascoltando musica ricchiona o melensa tipo lattemiele di quella che sai le parole e ti vergogni, ma specialmente in questi giorni tizianoferro che la nuova canzone ad un certo punto dice “la mia vitaaa/ mi fa perdere il sonno sempreee” e quello lì sono io porcalamiseria, sono io, guardami come faccio rifornimento al distributore di vita sotto forma di acqua calda.

(e tornando a casa, incontrare Mario Borghezio
sulla porta della Pizzeria Positano non ha prezzo)

uno dei miei momenti di trascurabile felicità

Uno dei miei momenti di trascurabile felicità è stato sapere che era uscito il libro “Momenti di Trascurabile Felicità” ma non andare a comprarlo. Sapere che era lì, spiarlo sullo scaffale, essere certissimo che mi sarebbe piaciuto eppure non comprarlo, prolungare l’attesa. Lo leggo e confermo che piace. Anzi, ci sono delle cose che sono sicuro di aver scritto prima io (ho le prove, ma a chi importa) e anzi il libro comincia proprio con il prolungare all’estremo l’attesa di qualcosa che sei sicuro ti piacerà come ho fatto io con sto libro. Avranno scritto che è divertente – e lo è – ma è pure un libro animalesco, a tratti.

Non si è mai capito perché, ma quando vomiti ci deve essere qualcuno che ti tiene la testa, ti mette il palmo della mano sulla fronte e assiste a una scena schifosa. E’ diventata una consuetudine così accettata, che quando ti viene da vomitare il primo istinto che hai è guardare chi ti sta vicino e fargli uno sguardo implorante, che vuol dire “ti prego tienimi la testa”. E in ogni caso chiunque ti sta vicino istintivamente quando ti vede vomitare corre verso di te e dice: “aspetta che ti tengo la testa”.

Sono profondamente grato a tutti quelli che mi hanno tenuto e mi terranno la testa quando mi viene da vomitare.

in svezia

In svezia gira una barzelletta – pure in svezia ci sono le barzellette – dove c’è un coccodrillo e un anatroccolo.

Chi sono? chiede il coccodrillo all’anatroccolo.
Guarda, sei verde con la coda e i denti aguzzi, risponde l’anatroccolo.
Ah ma allora sono un coccodrillo!

Ed io chi sono? (chiede l’anatroccolo).
Guarda, sei basso peloso e con una grande bocca.
Ah, ma allora sono un italiano!

(mbah)

non penso mai a quelli che

Non penso mai a quelli che in Italia sono riusciti a trovare un posto di lavoro grazie a favoritismi. Giuro, non ci penso mai. Il più delle volte penso: cazzi loro. E della loro coscienza.

Stamattina leggo la storia del chirurgo a cui viene rifiutata una cattedra anche se è di molto superiore ai contendenti. Anche se ha vinto diverse cause in tribunale. Lui si ricandida per la cattedra, e la Facoltà sceglie di nuovo i due meno bravi. Lui fa causa, la vince, si ripresenta, e lo bocciano.

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l’uomo

L’uomo si e’ evoluto per migliaia di anni in gruppi piccolissimi di persone : o non c’era nessuno, o erano pochissimi. E da pochissimi, andavano alla scoperta di montagne e foreste, si conoscevano perfettamente: odori forme e sapori.

L’uomo non si e’ evoluto per andare nello spazio, cosi’ quando ce lo mandano nello spazio – siccome lo spazio non e’ per lui – allora si allegeriscono le ossa, si perdono i capelli, si diventa stitici (non lo dicono ai documentari, ma credo sia cosi’, causa assenza di gravita’).

Ma allora, se l’uomo si evoluto in un certo modo e poi quando viene sottoposto a cambiamenti drastici e repentini (non graduali, non accompagnati da una evoluzione voglio dire) quello si modifica drasticamente, allora io, risultato finale di un’ evoluzione di migliaia di anni di vita in piccolissimi gruppi, dove ci si conosceva tutti per forma colori e sapori, io, che pure i miei antenati piu’ prossimi vivevano in casette di campagna dove ci si conosceva tutti dalla nascita alla morte e si facevano appassire i pomodori appesi alle pareti per l’inverno, io, in questo momemento storico di bulimia di umani attorno, di turbinio di facce e accenti e sopracciglia e tagli di occhi e aliti e nuche e mignoli e caviglie e scarpe e storie e attitudini, io in questa bulimia che mi ritrovo, in che senso sto cambiando? Se gli astronauti nello spazio diventano stitici perche’ non e’ normale stare nello spazio, se il sub sotto cento metri di acqua rischia l’embolia perche’ non e’ normale stare sotto cento metri di acqua, io in questa bulimia che non e’ normale viverla, sta bulimia, in cosa sto cambiando?

poi improvvisamente

poi improvvisamente la vita ha certe fiammate improvvise ed opportune che ti dimentichi pure di comprarti da mangiare e di pagare la bolletta della luce e affanculo va bene uguale, c’hai tutta la vita davanti per pagare la bolletta della luce.

schiuma di dentifricio

Quindi adesso con WP si puo’ postare via email piu’ facilmente. Quindi adesso posso postare dal lavoro.

Una cosa che non riesco a venirne a capo al lavoro sono i cv dei candidati che si presentano per un posto. Prima mandano il cv e poi si fanno vedere di persona.

Quando parlano tremanti e sudati e nervosi mi va benissimo. Quando poi leggo il cv e leggo che sono sposati va benissimo. Quando leggo che sono sposati e hanno un figlio va benissimo. Ma quando leggo l’eta’ esatta del figlio, ecco No.

Perche’ poi me lo immagino, sto bambino, mettiamo di quattro-cinque anni, che e’ l’eta’ in cui arrivano a malapena con la testa sul bordo del lavandino in bagno. Quindi mi immagino questo quattro-cinquenne consapevole che il padre deve fare una cosa importante quella mattina – ed e’ per questo che e’ nervoso – e proprio mi vedo il bambino che si lava i denti col gomito molto sollevato come fanno i bambini, e nel frattempo si immagina mostri bruttissimi che si mangeranno il padre come fanno i bambini. Dovrei ascoltare quello che dicono, mi faccio invece prendere dalla pena e da immagini di schiuma di dentifricio che cola dal mento.

quindi ecco qui

Questo è il vestitino nuovo, e sono molto gradite le opinioni. Ho il sospetto che qualcuno possa vedere tutto sto popo di template in times new roman: spero di No. Epperò se vi succede ditelo qui sotto, e indicate con quale browser. Quelle palline nere nella colonna di destra mi irritano molto ma non so come fare ad eliminarle, ho paura di spallare tutto. Vivremo con le palline nere, per adesso. Comunque signor WordPress, come ti è venuto in mente nell’editor di scrittura di non includere il “justified”? Sono cose che al giorno d’oggi, non si può.

update: come fatto notare nei commenti, il “justified” esiste e io sono un novello gnurante.

mi piacciono

mi piacciono le ragazze la mattina alla fermata dell’autobus, o che attraversano le strisce pedonali – c’è questa freschezza irripetibile tra le 7.30 e le 9.30 della mattina, ovattata di sonno epperò freschissima, e con il freddo che stringe le spalle, la loro bellezza fatta da tutte queste cose messe assieme (il freddo, la freschezza, la sonnolenza, il cielo grigioso, la fretta, il non poterle osservare a lungo perché fuggi nel traffico, il fatto che pensino ad altro e comunque non a te).

Questa bellezza è totalmente irraggiungibile perché comunque vada la perdi: se continui nel traffico la perdi, se rimani fermo la perdi (perché se ne vanno) se scendi dalla macchina e loro si innamorano perdutamente di te, anche in quel caso la perdi, infatti non sarebbe più la bellezza di prima, qualcosa fra tutte le componenti che la costituisce andrebbe comunque persa (la fretta? la sonnolenza? il cielo grigioso? la freschezza? il non guardarsi in faccia?) e quindi quello che ti rimane – porcalamiseria – è una delle bellezze più irragiungibili eppure quotidiane che ti trovi a subire.