Ma i carabinieri in Italia si affidano alle veggenti? Allora io che sto chiedendomi in questi giorni dove spendere le prossime epoche della mia vita, devo forse affidarmi alle viscere delle pecore? Urge una pecora. E un telo di plastica per salvare il parquet.
ci sono sti cacciatori di teste
Ci sono sti cacciatori di teste che ti chiamano al lavoro per sapere se vuoi un altro lavoro – questo sarebbe uno dei vantaggi di vivere in un paese barbaro ma prospero e fare lavori non esaltanti, come sarebbe stato per me se avessi fatto il veterinario che salva i cavalli sul dirupo come nella pubblicità dell'averna.
Ci sono insomma sti cacciatori di teste che cacciano la mia testa e poi ci sono io che rispondo al telefono impostando la voce e lasciando vuoti di silenzio come se pensassi a complessità, quando invece mi gratto il polpaccio e mi accorgo che mi sono infilato due calzini di colore uguale mi di lunghezze troppo diverse.
Ci sono sti cacciatori che poi ad un certo punto ti chiedono quanto vuoi, e tu che conosci il mercato spari cifre assurde, enormi, e loro però non si scompongono: lo ritengono normale. E poi ci sei tu che hai sparato la cifra assurda che loro ritengono normale, ci sei tu che ti guardi allo specchio del bagno e nel riflesso ci vedi un cetriolo, e come fanno a dire di Sì ad un cetriolo del genere, ti chiedi. Ad un cetriolo.
Questo si chiama essere (ancora) giovani.
notte molto fonda
Notte molto fonda fra sabato e domenica: sedevo sul divano della casa di un mio collega. Il collega dormiva. Tutti dormivano in quella casa. Io attendevo che la birra nel sangue scendesse per tornare tranquillo nel mio letto, che’ avevo da percorrere un percorso in bicicletta e poi una ventina di chilometri in auto e non volevo che i poliziotti del luogo mi fucilassero per via della birra nel sangue. Io che di solito faccio vita da prete. Attendevo con la testa rivolta all’indietro, come uno che muore sul divano – a meno che uno non muoia con la testa in avanti. E proprio in quel momento, non lo sapevo ancora ma proprio in quell momento, lontanissimo da me, ad un amico che ci sono cresciuto insieme, succedeva di moltiplicarsi – nella forma di una cosa piccola e femmina. Le distanze sono una merda.
presidenti onorari di un ospizio di bigotti
E comunque, i tipi alla Oliviero Toscani che propongono un calendario di soli triangoli pubici, dovrebbero alzare bandiera bianca e annunciare al mondo intero: è vero, lo ammetto, la mia testa non produce più nulla, però siccome non voglio andare in pensione mi invento ste stronzate.
I tipi alla Oliviero Toscani che propongono calendari di peli pubici (ben sapendo che la mammella ormai non fa più notizia) sono come Luttazzi e il buco del culo di cui si è già parlato tempo fa (peraltro – scusate se mi pettino le sopracciglia – ho anticipato quello che poi si è saputo sulla profonda crisi creativa del pallido personaggio).
E ancora, quelli alla Oliviero Toscani che ti propongono i triangoli pubici, sono come Lady Gaga che si veste da suora, sono come quelli che ai concerti portano la croce di Gesu' Cristo. Sono la stessa cosa.
Questi personaggi mi paiono dei nani NON perché sono blasfemi o irriverenti. Cioé, li prenderei a calci NON perché mi sento turbato o offeso a vedere le loro creazioni.
Li prenderei a calci in culo perché loro CREDONO di essere blasfemi e provocatori, quindi ne deriva che sono loro i primi bigotti. Voglio dire, se Toscani mi propone dei triangoli di pelo pubico, lui CREDE di creare scompiglio e quindi CREDE che il triangolino pubico sia provocatorio. E se pensa questo, ne risulta che Toscani e' un bigotto. Anzi, e' il primo della lista dei bigotti. E' un povero vecchio bigotto che crede di vivere in un mondo di bigotti piu' bigotti di lui.
Un grazie molto ciccione e colorato per i commenti dei lurker al post di qui sotto.
Capire quanto e in che senso faccia piacere leggere ste cose, non si può capire.
delurking day 2011
Facciamo che e’ oggi.
Il Delurking avviene di solito in un giorno imprecisato di gennaio, e su questo blogghe nemmeno ogni anno. Pero’ i lettori silenziosi ci sono eccome, anche se non come ai tempi d’oro. E infatti, per chi non lo sapesse, il Delurking e’ la testimonianza, lasciata sotto forma di commento, dei lettori silenziosi (lurker) che passano da un blog, leggono per mesi o anni, e non lo fanno sapere mai a chi scrive.
Oggi e’ il momento di fare Bu’.
Fatemi Bu’, qui sotto.
prevenuti
Se il giornale dei vescovi si arrabbia che al GF bestemmiano (e al GF eseguono l'ordine ed eliminano i bestemmiatori) non bisogna pensare per forza ad un intervento oscurantista della Chiesa. Cioè, quelli – I vescovi – hanno voluto dire che la bestemmia non va bene, però comunque fare sesso sotto le telecamere va bene, fare sesso con uno che conosci da tipo venti ore va bene, fare sesso sotto le telecamere e molto fuori dal matrimonio va bene, lanciare una gallina per aria e fratturarle una zampa va bene, scoreggiare in mutande simulando l'accensione di una motocicletta va bene.
le tortore morte
Mi appassionano tantissimo i complottisti, quelli che c'è “sempre qualcosa dietro”, quelli che “vogliono nasconderci la verità”, da mettere insieme a quelli che “tanto la verità non la sapremo mai”.
I migliori di tutti sono però quelli che “ve lo spiego io come stanno le cose”, che spaziano dalla carne di topo nei panini del Mac all'influenza stagionale confezionata appositamente dalle case farmaceutiche per vendere i vaccini. Elemento comune a tutti è l'assoluta mancanza di prove unita ad una convinzione granitica e fantasie disastrose.
Adesso i complottisti (o meglio, “complottari”?) che dormivano da un po' di tempo hanno trovato finalmente gli uccelli morti rinvenuti in America e in Italia. Leggendo I commenti alla notizia delle tortore morte a Faenza si legge, per esempio:
– tortore uccise da microonde o laser come prove di selezione di specie “da applicare poi sulla razza umana”
– tortore uccise da ingestione di “mangimi geneticamente modificati”
– tortore morte come spia di una imminente “sciagura naturale”
– armi elettromagnetiche, perché lo ha detto un tizio “di una certa autorevolezza” ad una conferenza
– test di armi di distruzione di massa chimiche o magnetiche
– “credo sia un fenomeno alieno, ma solo approfondite analisi potranno stabilirlo”
– indebolimento del campo magnetico terrestre a causa di esperimenti americani, perché “l'ho visto in un film”
– e se fosse un virus? No perché “una volta ho visto decine e decine di conigli morti nei prati”
–“…e che dire della trentina di cani della Regina Elisabetta, morti o moribondi per non si sa quale motivo”?
Il resto da leggere qui.
consapevolezze 2011
I barbari del Paese Basso si assomigliano tutti, al punto che sembrano fratelli o cugini. Oltre al conformismo di pensieri e di stile, da queste parti c’e’ un conformismo proprio genetico, tanto che dopo tre anni riesco a riconoscere un barbaro del Paese Basso da un barbaro di altri luoghi. A volte mi sbaglio, ma spesso ci prendo.
Come gli etiopi, avete presente gli etiopi? Sono tutti uguali.
Un paio di mesi fa ero in un incontro fra espatriati – e quindi in teoria saremmo dovuti essere tutti espatriati – e c’era una tipa di fianco a me. Le dico: tu sei barbara vero? E lei: sono cresciuta in Francia. Si ma sei barbara, si vede dalla faccia e dalla pelle. Era figlia di genitori barbari, infatti.
Detto questo, parliamo delle femmine barbare. Le femmine barbare sono pure piacevoli, ma come detto si assomigliano tutte per cui ti sembrano tutte cugine. E poi molto spesso sono di quella bellezza alla Ellen Hidding (barbara di queste parti) che e’ come una forchetta di lattuga iceberg scondita. Non so se mi spiego. Qualcosa che ti dici: Si’ ok pero’, insomma. Oppure ci sono queste femmine che escono la mattina senza trucco e coi capelli bagnati della doccia e sono capaci di pedalare nella tormenta di neve, mettersi una bicicletta sulle spalle e giocare a squash. Le ammiri il primo anno, il secondo ti ci abitui, il terzo ti dici: Si’ ok pero’, insomma.
E quindi la prima consapevolezza del 2011 e’ la seguente: sono italiano, quindi le italiane sono inevitabilmente le piu’ belle. Ci metto dentro tutte, anche le culone che pensano “Io No di sicuro”. Tutte.
Sono gli occhi a fare la differenza. Perche’ in fondo e’ giusto che siano gli stessi occhi (o lo stesso tipo di occhi) delle bambine che ti circondavano sui banchi delle elementari. Gli occhi che ti erano attorno mentre crescevi. Ok non solo l’Italia: ci puoi mettere anche i paesi latini vicini. E infatti ricordo ancora oggi la Delphine Forest de “C’era un castello con 40 cani” mio mito indiscusso del 1990. Che era francese, eppero’ c’aveva quel tipo di occhi di cui sopra.
Poi certo le italiane sono in assoluto le piu’ rompicoglioni del pianeta. Pero’, di nuovo: e’ un rompicoglionimento che conosciamo bene. Sappiamo come funziona, sappiamo quando intervenire e quando invece affanculare. E siccome questo post potrebbe probabilmente continuare all’infinito, taglio qui.
barbari
Venire a patti con la grezzitudine barbara e il semplicismo barbaro dopo due settimane in Italia e' dura. Pero' a dire cosi' non si capisce. Nel buffet per celebrare il primo dell'anno il pezzo piu' elaborato erano delle uova sode tagliate a meta', con dentro (anzi, No, sopra, posate sopra) uno spicchio di mandarino, una coltellata di mostarda, e tre foglie di rosmarino. Buon appetito. Il resto, salumi appena tirati fuori dalla vaschetta, che' tu lo conosci bene il sapore plasticoso dell'insaccato di infima categoria. Ti guardi attorno e ti rendi conto pero' che non ti puoi lamentare della barbaritudine, coi barbari.
il duemilaedieci
Il duemilaedieci è stato un anno che non ci credi. Quindi come minimo è servito a insegnarmi sta cosa semplice semplice: anche se non ci credi, NON vuol dire che invece poi.
Cosa voglio per l'anno nuovo? Non me ne frega niente di chiedere il possibile: voglio l'impossibile.
Io che continuamente faccio e disfo valigie vorrei avere tutte le persone di cui mi importa a distanza di massimo dieci chilometri da me. Senza internet di mezzo, li voglio proprio a dieci chilometri da me. Alcuni raggiungibili in bicicletta. Includendo anche tutte le persone interessanti conosciute in posti lontani e diversi fra loro. Tutti vicini li vorrei. E poterli vedere così di frequente da poter citofonare senza preavviso, sedere sul divano e non dire niente – oppure al massimo qualcosa del tipo “vuoi un amaro col ghiaccio?” “dai sì”, e poi silenzio.
appunti per il futuro
Appunti per il futuro: le persone stanno bene insieme non per gli interessi in comune, le affinità caratteriali eccetera eccetera. Voglio dire, è ovvio che sia così, ma queste affinità le metti proprio all'inizio. Voglio dire, se ti vedo il jeans tempestato di swaroski io intuisco che è meglio lasciar perdere, e quindi il pensiero non mi sfiora neanche.
Ciò che conta davvero è quanto vuoi mettere in mezzo, quanta parte di te metti in discussione – nel mezzo. Non deve essere per forza Molta. Ne può bastare Poca, però deve esserci sintonia su questo punto.
Spio le parole di coppie sedute ai tavoli vicini, che si fanno domande laterali e rispondono con frasi formali – osservo tutta sta distanza gelida ma confortevole e penso: ecco, loro sono d'accordo sul Poco. Ovvio che personalmente tiferei per il Molto, perché poi con il Molto riesci a livellare differenze minori, e superare saltellando le pietre incontrate sul percorso. A perdonare le cazzate fatte e accettare le inevitabili privazioni. Però il problema è che bisogna essere in due, a decidere per il Molto, e nello stesso momento.
Perché è pure un problema di sincronismi, per la miseria.
scopro
Scopro interesse nell'osservare coppie che stanno insieme da trent'anni mentre ballano un lento, ma solo perché mi accorgo che sorridono e che hanno qualcosa da raccontarsi proprio in quel momento, e proprio quel raccontare le fa sorridere. Hanno ancora qualcosa da raccontarsi, e perciò sorridono, ecco cosa.
Che poi non sono loro, lo stupore é per me che me ne accorgo, visto che prima non me ne accorgevo. Adesso me ne accorgo.
Potessi scegliere, vorrei un capodanno tra gente che non conosco dove nessuno me lo fa notare – che è capodanno.
a roma
A Roma le ragazze rom sfoggiano la mammella e allattano il bambino in metropolitana. Tengono il bambino con una mano mentre con l'altra premono il pulsante della biglietteria automatica al posto tuo. Quindi ti chiedono un contributo per il lavoro (svolto benissimo, peraltro) di spingitrici di pulsanti di biglietterie automatiche. Io però fossi in loro mi sputerei sul dito per rendere più conveniente il servizio (cioé se non vuoi lordarti della mia saliva dammi venti centesimi). Ma comunque.
A Roma mangio pizze. Tre in un giorno. E pilucco gelati camminando verso piazza Navona e penso che sta città è una fantastica segregazione fra privilegiati e formiche, ed io conosco solo formiche mentre potrei solo immaginare chi sono gli eletti. Però c'è il vantaggio che con la mia coppetta di stracciatella passeggiare vicino all'enormità di piazza Venezia diventiamo di colpo uguali io le formiche e i privilegiati. Con la differenza che io poi dopo prendo la metropolitana. Una livella della bellezza, praticamente.
Non ascoltavo un clacson da mesi. Poi sono venuto a Roma. E poi pensavo che un turista per spiegargli Roma, e quindi l'Italia, e quindi noi tutti che ci siamo nati in Italia, devi portarlo a vedere i semafori pedonali di certe zone periferiche con l'arancione che dura un'enormità. Questo arancione lunghissimo che non vuol dire né No, né Sì: è un limbo, vuol dire Fai un Po' Come Ti Pare, epperò stacci attento.
Il paesello all'arrivo è ventoso e lugubre, foglie volano via vorticose. Chiamo una persona al telefono che tossisce, stava dormendo; ne incontro un'altra per strada che si è appena svegliata. Sono le quattro del pomeriggio.
E pensavo, finirà con l'indifferenza, altro che razionalità e anti consumismo. C'è stata una lunghissima fase di viva il Natale coi suoi strascichi tossici fino ad oggi, e un ondata di reazionaria di Affanculo il Natale. Ne arriverà una terza, che per quanto mi riguarda comincia oggi – diciamo così, vediamo se funziona – nella quale chi se ne frega di tutto.
nel mio essere trottola
Nel mio essere trottola natalizia, stanotte dormo fra i monti in provincia di Trento. Mi hanno indicato una macchia scura in lontananza dicendomi che è il lago di Garda. Ma domani sera sarò già a Roma, e se c'è un'anima buona all'ascolto, ella sappia che il sottoscritto necessita di un giaciglio per la notte tra il 22 e il 23 verso cinecittà. Ho voglia di mischiarmi nel traffico e ispezionare lo sguardo volposo dei venditori di panini del centro, e ho bisogno urgente di trovare un negozio di giocattoli.
milano
Milano non la conosco. Eppure ci vengo e avverto immediatamente una sensazione di familiare, di panettone e di canale cinque. I nomi delle strade e della metro li ho già sentiti anche se non ci sono mai stato. Ho speso più tempo a Parigi o a Colonia eppure queste strade sembrano strade di casa.
Il Corriere della Sera che leggo in un bar parla di fatti successi dietro l'angolo, e questa è una novità assoluta per me che sono contemporaneamente terronico ed espatriato. Nell'altra stanza del bar c'è la cumpa dei giocatori di biliardo stile AmiciMiei e guardandoli mi chiedo se pure io potrei un giorno.
Il Cuggino (fu) Rasta ha tenuto la sua festa di compleanno nella sua grande casa dotata di tre bagni. Le ragazze che cercano di accaparrarselo hanno tutte lo stessa luce negli occhi – lui se ne rende conto, epperò dice che ci posso fare se mi piacciono così. Mi racconta gli eventi della sera prima steso nel letto, con voce rauca snocciola liste di nomi femminili ma faccio confusione così che mentre ne nomina una nuova io mi immagino sempre la stessa.
Poi è in piedi davanti alla finestra che mangia frollini e dice serio: “ma sai, in fondo io sono l'ultimo dei romantici” ed io rischio seriamente l'infarto dal ridere.
Dormo in un hotel gestito da cinesi, il ragazzino alla reception mi chiama Laffaele. Io che coi cinesi in Paese Basso ci lavoro mi chiedo perché loro ce la fanno a pronunciare la R mentre invece qui fanno come nei film di Lino Banfi. Forse lo fanno per farci contenti.
In un negozio di abbigliamento del centro chiedo al commesso patinato e italianissimo dove posso trovare una cosa che cerco, quello seriamente mi risponde “downstairs”. Io penso che in fondo sono queste le cose che ti fanno sentire in provincia, come i negozi di saponi che inspiegabilmente li chiamano super sanity shop.
si fossi tumblr
Il traduttore di parole di donna.
poi mi succede di questi tempi
Poi mi succede di questi tempi di avere espressioni facciali che forse invogliano a rivolgermi la parola. Io che sono sempre nell’angolo che ringhio senza fare rumore. Allora la gente mi rivolge la parola.
Lei e’ la nuova segretaria di uno dei posti dove lavoro. Ha cinquant’anni, un nome spagnolo ma una faccia e un accento britannico. Siede di fronte a me. Di solito le posso vedere la frangia mentre il resto del viso e’ nascosto dallo schermo del computer. Ci ritroviamo a parlare del ComeMai ci troviamo oggi li’ nella stessa stanza, con una finestra che da sull’autostrada e l’asfalto ghiacciato. Lei viveva in un’isola del sud della Gran Bretagna quando ha conosciuto il marito, uno che lavorava sulle navi, e che talvolta veniva sull’isola. Arrivando sull’isola ha incontrato lei, e se l’e’ portata via. Dopo dieci minuti di scambi di considerazioni sulla vita in Paese Basso, ci si possono permettere osservazioni piu’ dettagliate e metafore piu’ efficienti. Ogni volta e’ bello scoprire di essere compresi fino nel profondo di quello che vuoi dire. Non capire in generale, ma capire proprio quella sfumatura precisa che t’e’ venuta fuori in quell preciso momento. Che ti viene da considerare che conta quello, potresti parlare per tantissime ore solo a partire da quello.
Dopodomani comincia il mio tour italico da Nord a Sud. Si comincia dall’andare a trovare il fu Cuggino Rasta a Milano – a proposito, si accettano consigli su cosa vedere, quali strade fare, in una domenica mattina muovendosi da Piazzale Libia per andare in centro – e poi di certo anche Roma. Ho voglia di vedere le cose che vedono quelli che ci abitano.
ricostruzione giorno 3
In ogni caso ricordiamoci sempre del nostro background scientifico, e recitiamo la consapevolezza che in fondo – ma proprio molto in fondo – tutto è reazione biochimica. La gioia, l'euforia, la disperazione, lo stimolo di fare pipì e la curiosità di conoscere quello che non sai.
E poi ancora è reazione biochimica la pelle d'oca e la fame improvvisa di certe cose buone specifiche invece di altre, e la voglia improvvisa di viaggiare oppure di sbattere la testa contro un muro.
Dunque siamo qui che si dondola, a causa dei venti esterni ma pure di quelli interni – biochimici, per la miseria! – e questo non vuol dire che possiamo capire davvero come fare ad evitare di dondolare. Niente affatto, non possiamo. Ché in fondo queste reazioni biochimiche sono complicatissime visto che gente con la camicia chiusa fino all'ultimo bottone non è capace di decifrarle a fondo. A cosa serve quindi questa consapevolezza? Ma forse a vivere il momento senza spendere troppo tempo a farsi domande. O a trascorrere quattro minuti scrivendo un post.
ricostruzione giorno 2
Questa canzone piace molto di sti tempi. Pero' essendo di Grignani bisogna averci del coraggio ad ammetterlo.