sono sullo scoglio

Sono sullo scoglio ad un metro dal mare. Un gennaio gentilmente offerto dal globalwarming, con il sole e 15 gradi.

Penso che il mio invecchiamento consisterà nel ripetere sempre le stesse cose: nel pensarle, e quindi nello scriverle qui. Ripetere sempre le stesse cose come fa mia nonna: non vuol dire aver perso la lucidità, vuol dire semplicemente ripeterle continuamente perché ne hai voglia, perché sei affezionato a certi concetti – a certi ricordi, nel caso di mia nonna.

Fossi rimasto sempre a vivere qui, a pochi metri dal mare verde e i 15 gradi di gennaio, come sarebbe stato. E’ una domanda senza punto interrogativo. Immagino più o meno tutto: privilegi e frustrazioni, una casa dalla metratura decente e qualcuno che mi ringhia di sposarla. Mia nonna mi mette in guardia: sì beddhru, attento che in giro ci sono quelle che ti rubano.

Mi bagno la faccia con acqua di mare che poi lascio asciugare sulla pelle.

Fossi rimasto come sarebbe stato. Ripetere la stessa cosa significa rispondersi che non ha senso farsi la domanda. Quando una decisione esclude l’altra, allora entrambe le opzioni saranno sempre leggermente sbagliate, e dunque proprio per questo, ognuna sarà quella giusta. Quindi la decisione giusta è sempre quella che hai preso, in qualunque caso. Non devi chiederti se hai sterzato correttamente, devi premere l’acceleratore e goderti il paesaggio.

Questo appena descritto è uno di quei pensieri che ripeterò, in altre forme, in altri momenti, magari ad un certo punto, perfino contraddicendomi.

Il 2012 potrebbe sembrarti

Il 2012 potrebbe sembrarti un anno come gli altri – ad osservarlo di notte, immerso nella nullafacenza, nel mezzo di un un paesello vuoto dove spengono i lampioni e le strade sono nere – ma non è così: quello appena passato è stato forse uno degli anni più densi della tua vita. Sicuramente ti ha traghettato da una certa versione di te stesso ad un altra. Sicuramente non sei approdato a nulla di definitivo. Sicuramente sei ancora in divenire. Sicuramente ti pare assurdo poter essere ancora in divenire, alla tua età.

Eppure.

Nel 2012 Brussèlle è diventata stabilmente la tua città. Sei contento di aver conosciuto i suoi lati negativi, perché ti ci trovi bene ugualmente. E’ come per le persone: aspetti di sapere quali sono i loro difetti, e una volta che li hai conosciuti tutti, tiri un sospiro di sollievo perché avevi paura di essere deluso. Hai viaggiato poco e soprattutto per lavoro. Non sentivi il bisogno di esplorare altro. Piuttosto, la voglia è quella di cementare le tue piccole radici, infatti  sei stato due volte a Bologna. Un viaggio di un solo giorno in Francia – non era lavoro – fu complicatissimo. Non ne hai scritto.

Nel 2012 ti sono successe molte cose che non hai scritto.

E’ stato l’anno in cui hai cominciato a parlottare francese. Le lezioni sono servite anche a scoprire il tuo lato narcisista e seduttore – seduttore in termini intellettuali, non sensuali – e renderti conto di quanto questo faccia parte di te. Hai ricominciato con il teatro, freddamente. Hai fondato un club di letteratura. Hai corso la tua prima mezza maratona. Ti sei messo a cucinare con più cura. Hai cenato tantissime sere fuori, mai così tanto fino ad ora. Ti sei accorto di non avere tempo.

Sul lavoro – non scrivi mai del lavoro – hai guadagnato un rispetto che non credevi possibile. Hai ottenuto una promozione – unico in Europa nel tuo campo – che non ha suscitato gelosie ma che invece molti davano per scontata. Ti sei ascoltato esigere e dirigere come credi debba fare un adulto. Dovresti modificare la tua firma elettronica delle email e scriverci manager ma passano le settimane e non lo fai, per pudore. O forse vuoi solo rallentare la velocità del presente, non farlo diventare subito passato.

Hai letto diciotto libri (pochi), e adesso non solo narrativa e adesso non solo su carta. Hai cominciato ad ascoltare l’electro-pop.

In due momenti diversi, due ragazze diverse, hanno suonato alla tua porta di casa, in piena notte, non sapendo che il tuo citofono è rotto (e che di notte hai il telefono spento). Un’altra l’hai fatta piangere, anche se è l’unica che ti fa sempre piacere vedere. Tutto il resto è noia e pagine non scritte.

Possiedi una bicicletta che non usi più. Vuoi comprare un nuovo microonde ma sei pigro. Hai coltivato del basilico. Hai fatto appassire del timo. Hai snobbato della gente. Hai rotto un telefono. Hai comprato un computer. Hai comprato una nuova borsa di pelle e una lampada enorme. Hai speso troppi soldi in vestiti e alcol. Hai inseguito dei pesci sulla costa siciliana meridionale.

Non ti piace comprendere il mondo, non ti piace avere ragione sui veri drivers dei rapporti interpersonali, sul funzionamento del cervello femminile. Vorresti essere smentito dai fatti ma non succede mai.

Non puoi dirti che va tutto bene, però stai vivendo. Però sei in equilibrio.

I post più letti del 2012 sono i seguenti, e con buona approssimazione rappresentano questo anno di scrittura. Tra dodici mesi ci sarai ancora, è sicuro.
Auguri.

come hai spiegato

Come hai spiegato più volte a persone diverse in questi giorni, gli obiettivi dichiarati per il 2011 erano di parlare qualche briciola di francese e di imparare a cucinare cose nuove. Entrambi gli obiettivi sono stati più o meno raggiunti – ma con un anno di ritardo – ché nel frattempo mi sono fatto distrarre da troppe cose.

Per il prossimo anno sto valutando le candidature degli obiettivi, e potrei metterci dentro lo scrivere di più (difficile a causa delle troppe ore davanti ad un monitor durante il lavoro) ed il selezionare le persone investendo più tempo con alcune, e meno (se non proprio niente) con altre. Vorrei anche riconquistare qualche principio etico e senso di colpa.

Sono molto pessimista su tutta la linea.

tour novembre 2012

Si parte giovedi pomeriggio: scalo a Monaco di Baviera e poi Napoli. Quindi Sorrento. Cena e mattina di lavoro. Poi treno se ci riesco per Bologna. Se non ci riesco, pazziamo a Napule, oppure a Roma. Poi Milano in ogni caso per tornare da ste parti verso martedi’.

L’obiettivo come sempre da quando espatriai, e’ osservare gli indigeni, limare le differenze fra l’idealizzazione dei propri connazionali che intanto cresce dentro a tutti gli eradicati come me, ripassare i lineamenti delle campagne del centro nord ai lati delle ferrovie, camminare tanto a Bologna (l’eterno ritorno dona a me o signore).

cose, qualche giorno fa

Sto diventando asociale, antipatica, e non mi va di vedere i miei amici. Invento scuse per non farmi trovare libera. Pero’ mi va di vedere te. Mi fa bene, sto bene.”

Silenzio.

Risposta ipotetica:

Ah be’, guarda: e’ tutto gia’ sentito, in altre latitudini, in altri contesti, con altre pareti di muratura attorno, davanti a occhi diversi. Vorrei far partire quel suono fastidioso, quel paaaaaah che mandano nei quiz alla tivvu’ dopo una risposta sbagliata, anche se lo so benissimo che non e’ colpa tua. La colpa e’ la conoscenza piu’ dettagliata del mondo e dei suoi meccanismi che mi porto appresso, e che ogni tanto mi fa invidiare i mongoli che sulle montagne mongole vivono delle mammelle secche delle loro capre spelacchiate e mongole.

Risposta reale:

Ah, grazie.

cose, 15 dieci duemilaedodici

Ho visitato per la seconda volta Lovanio, ovvero Leuven. E faceva freddo come la prima volta. E ho cenato con cozze alla crema di birra bionda (traduzione letterale dal barbaro). La mattina, svegliato prestissimo senza volerlo. Osservato il soffitto che diventa chiaro. Parlato piano per non disturbare. Versato bicchiere d’acqua sul pavimento. Ascoltato con piacere ultimo singolo di cantautore italiano strappalacrime, prima a volume alto e poi a volume basso, ché ho paura dell’opinione dei vicini, provo a immedesimarmi in loro, a intuire i loro pregiudizi dell’averci uno che la mattina ascolta il singolo del cantante italiano strappalacrime.

c’ho la testa

C’ho la testa talmente piena di cose e la vita talmente piena di fatti che le dita non si muovono tanto facilmente sulla tastiera, si impapocchiano, e non si tira fuori nulla.

La verità è che si vorrebbe ambiziosamente descrivere tutto, non soltanto i dettagli. Vorrei poter catturare tutto ma purtroppo sono molto più bravo con i dettagli.

Sono giorni che mi piacerebbe essere seguito da una telecamera che descriva tutto, questa vita ispessita ma che vuoi arricchire ancora, queste stanchezze rotonde di giornate tirate al massimo, queste stronzate pronunciate, i libri a far tardi notte, la musica scovata, questa nuova autorevolezza che non ti spieghi, le stupidità ricorrenti, la ricerca morbosa e intermittente di solitudine e poi, subito dopo, di casino.

Inspirare espirare, e rifocalizzarsi sui dettagli.

sto diventando

Sto diventando eccessivamente esigente con tutto ciò che mi circonda – oltre che con me stesso. Pure scegliere una camicia diventa difficile. Pensare che potrebbe essere utilizzata da me magari per anni mi fa decidere alla fine di non comprarla, anche se ne ho bisogno. Stesso atteggiamento con le persone, ma per quelle non basta un post di – ‘spetta fammi contare – quattro righe.

ci sono un sacco di cose

Ci sono un sacco di cose che faccio e di cui non prendo nota. Allora a cosa serve un diario, porcalamiseria, visto che “diario” è dopotutto nel sottotitolo di questo blogghe. La verità è che stiamo di nuovo attraversando una di quelle fasi in cui le cose di cui dovresti scrivere, non le scrivi.

Hai discusso di problemi di parcheggio con il commerciante arabo (cit) che abita sotto casa, in francese. Lo stesso al quale, un anno fa, dovesti spiegare a gesti che ti servivano assorbenti per donna. La sua religione evidentemente non gli impedisce di continuare a parlare con te.

Hai cenato con due orate trovate per strada. Anzi in mezzo alla strada, e trovate da lui.

Nei fumi della birra scura, hai esplorato un giovane padiglione auricolare scandinavo – ma poi l’hai lasciato lì senza spiegazioni, e mentre guidavi verso casa pensavi che era meglio così, perché non c’è niente che ho bisogno (cit).

Hai letto dieci pagine scritte nelle quali si parlava benissimo di me.

Hai avuto una settimana di quasi influenza.

Hai smesso di vestire pantaloni più grandi di due taglie nel 2012, ricordatelo, e questo vuol dire che hai fatto venti anni tondi tondi, a quel modo.

Dovevi vendere una bicicletta che non usi mai, residuo della vita in Paese Basso, ma poi ti sei chiesto perché avresti dovuto, non certo per i cento euro promessi. Allora per cosa?
Ti stai imborghesendo, hai pensato.

Ah, e ti hanno portato a vedere i Calexico.

in ogni caso

In ogni caso sarà bello ricordare quei giorni di settembre e quel gioco dove ci sei tu – stesa che ascolti – ed io che ti racconto le storie viste nei programmi strappalacrime della televisione italiana, riadattati per farli diventare se possibile ancora più strappalacrime, e vedere se riesco a farti piangere, così, per scherzo.

parole durante le vacanze #2

Guido per una strada di provincia, Billigiò siede al mio fianco, il sole è tremendo, da una parte della strada sono solo sterpaglie e rocce, dall’altra sono campi di angurie marce, ché non in alcune zone del Salento non le raccolgono neanche più, visto che non conviene.

“Il peccato originale di ogni ragazza, è di essere soltanto una.”

Lui che di solito ha sempre qualcosa da ridire, non risponde nulla.
Annuisce su di uno sfondo assolato di angurie.

“E siamo tra gli ultimi rimasti a non avere uno smartphone”

parole durante le vacanze #1

Lecce di sera. Molta gente. Bambini rompicazzo intorno ma io non me ne accorgo. Me lo fanno notare.

– Che rompicazzo i bambini no?
– Eh Si’ pero’ ad un certo punto li devi sopportare.
– E perche’?
– Voglio dire: ad un certo punto devi pure decidere di dare il tuo amore a qualcun’altro.
– Io ho provato a darlo a te: sei tu che non lo vuoi.
– …
– …
– Vuoi seriamente parlare di questo, adesso?
– No.
– Trofie ai frutti di mare?
– Trofie ai frutti di mare.

sono talmente

Sono talmente in vacanza che mi sono dimenticato di scrivere che sono in vacanza.

La gente – ho toccato con mano e so di cosa parlo – si diverte con cose abominevoli.

La gente – e questo è un peccato originale – ad agosto nel Salento ha molte aspettative. Anche io sono vittima di ciò, delle aspettative mie o della gente che mi circonda: il fatto di non essermene liberato è l’ennesimo segno che non sono ancora completamente adulto.

dunque nell’arco della stessa giornata

dunque nell’arco della stessa giornata ho:

– ascoltato i The Pains of Being Pure at Heart in auto
– bevuto caffè in una tazza regalatami dalla università del Paese Basso
– dato risposte in una riunione
– tenuto una presentazione e riuscito a far ridere chi ascoltava
– pranzato con una dose massiccia di salmone crudo
– cazziato gente lontana
– preso decisioni al posto di altri
– mangiato orsetti di gomma colorata
– spiato dalla finestra un donnone nero che cucinava con il fazzoletto in testa
– preso mentalmente in giro un gestore di palestra francofono che si sforza di parlare in italiano (“fonitto“?  Si dice finito, cretino)
– almeno tecnicamente, si potrebbe pure dire che mi sono drogato
– fatto una doccia alle undici di sera
– cenato con roba asiatica precotta
– (ma condita con basilico addirittura coltivato da me)
– entrato in una casa che mai c’ero stato prima
– fatto gli auguri ad un fratello per un compleanno importante
– considerato che ormai conosco una decina di portoghesi a brussélle
– bevuto birra anche calda
– parlato (per il quarto giorno consecutivo) di gente che divorzia. Quattro coppie diverse, tutte con figli
– spiato discorsi di italiani che tantissimo fuori contesto blateravano di sistemi sociali del nord europa
– scambiato parole con ragazzina dai modi gentili che però sta con una scimmia
– pisciato per strada a Saint Gillis (lo so, non si fa, ma quando ascolto o parlo il francese divento un po’ Depardieu)
– dato indicazioni in francese per raggiungere un posto (francese corretto, indicazioni forse sbagliate)
– ascoltato i Travis in auto
– letto tantissime notizie online su qualsiasi argomento
– aperto un libro nel letto, richiuso poco dopo

Oggi, non ho voglia di niente.

settimo anno

Il 21 maggio questo blogghe ha spento le candeline per il suo settimo anno. E’ in seconda elementare e perde gli incisivi, praticamente. Ogni anno da padre sventurato quale sono ne dimentico la ricorrenza. In realta’ le origini risalirebbero al 2004 ma le tracce di quei tempi sono ormai andate perse – e per fortuna, direi.

Per esempio ricordo quella volta che postai un testo di canzone tutto intero, senza commenti, un semplice copia e incolla di cui ancora mi vergogno a causa di una mia idiosincrasia nei confronti della mancanza di creativita’ spiattellata sui canali comunicativi. Ma ci siamo passati tutti, tipo la varicella.

(Se ti è piaciuto leggi pure questo)