In the modern age, basta una birra allo stesso tavolo, cinque minuti netti di parole scambiate distrattamente, un “da dove vieni cosa fai” per essere aggiunti il giorno dopo – come minimo – su Linkedin.

Quanta stanchezza a leggere della condanna di Abberlusconi. Quanta stanchezza ad ascoltare chi esulta, chi protesta, chi partorisce editoriali.  Come se ci fosse qualcosa da aggiungere, ti chiedi. Ma non su di lui: su tutto un popolo. E’ più grave – ti chiedi – una sentenza che condanna un singolo per un singolo reato, oppure il giudizio inequivocabile su di un popolo che lo ha tenuto a galla per vent’anni? E ci metti dentro sia quelli che lo idolatravano che quelli che si opponevano coi girotondi.

Epperò ti hanno fatto tenerezza i giornalisti, che conoscendo la data della sentenza, hanno cercato di allungare il più possibile il brodo del treno deragliato, del bus precipitato, per poi dimenticare tutto e buttarsi su abberlusconi. Sentenza che poi e’ arrivata con lo stesso ritardo del principinino di Inghilterra.

Il mio aereo per le vacanze decolla tra qualche ora, e quest’anno ci sono arrivato sfibrato e sui gomiti.

C’e’ voglia di masticare stecco di ghiaccioli, cenare fuori senza attendere che si liberi un tavolo, di plof nel mare scuro al tramonto, di addormentarmi di pomeriggio, di passeggiare scalzo sul pavimento di marmo, di darsi un appuntamento a dopo senza dirsi un orario preciso.

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