ultimamente mi tiro su dal letto

Ultimamente mi tiro su dal letto che c’ho una porzione di cranio ricoperta di capelli ritti. Si drizzano solo da un lato – e generalmente questo lato cambia sempre – e non vogliono tornare giù. Devo passare la capoccia sotto il rubinetto dell’acqua calda, solo dal lato coi capelli rizzati. Questa operazione si chiama lo shampoo laterale, e l’ho inventato una settimana fa. Questo è l’elemento più tangibile dei miei sogni irrequieti e delle mie notti insonni.

Il pavone comincia a diventare un elemento preponderante di questo luogo. Il pavone davvero bussa alla finestra per farsi dare il pane. Il pavone davvero si ingozza con certi pezzi di pane che neanche il mio cane. Il verso del pavone – l’ho scoperto ieri mentre ero a colloquio con la mia capa – è un miao felino molto più acuto e stirato di quello del gatto. Ero di fronte alla mia Capa e all’improvviso da dietro la finestra: Miaoooooo!

Ora tu lettore diffidente dirai: eh, dici così per fare il simpatico, figurati se il pavone miagola. E invece No, giuro che è così. 

L’inquietudine di cui già detto qualche giorno fa resta inquietudine, però ci sto lavorando su. Gli elementi che mi aiutano in questo senso sono:

– La lenta costruzione di una Prospettiva. Sta cosa per adesso non la posso spiegare. Ci sto lavorando su, alla mia Prospettiva. Ci sono ricerche da fare sul webbe con la gola che si asciuga e la sensazione di averci la febbre. Ma ci sto lavorando su.
– Aver sbirciato quanti soldini riceve la mia Capa per una sola ora di consulto. Io a quella cifra non ci arrivavo neanche con tre settimane del caro vecchio lavoro di distributore di cartoline, e io sono il suo assistente, e queste son cose.
– La signorina.
– La consapevolezza che se non stringo i denti adesso, allora vuol dire che non valgo niente.

E comunque dalla regia mi avvertono che il pavone non miagola, bensì paupula.

grossi come meloni

Son giornate di scoramento e pensieri a lungo termine, queste giornate qua. Certi pensieri a lungo termine che vanno lontano lontano e poi fanno Plof da qualche parte, così lontano che non senti neanche il rumore del Plof. Dubbi grossi come meloni che se non fosse per la città stupenda e le persone gentili che trovi al lavoro, ti verrebbe da lasciare perdere tutto e andare via.    

Per chi si chiedeva cosa faccio. Il mio lavoro consiste nel controllare carte e archiviare cose burocratiche, qualcosa per cui la mia laurea non serve a nulla. E io già lo sapevo che non sarebbe servita a nulla, però trovarsi di fronte alla concretezza delle cose, è tutta un altra storia. E vedersi circondati da laureati come te, dove il chimico lavora da chimico e l’ingegnere lavora da ingegnere, finisce che ti senti un cretino, perchè tu sei un niente che si arrabatta per fare qualcosa di cui non sai e che neanche ti interessa.   

La Signorina è partita questa mattina prestissimo, e ci siamo svegliati alle quattro per arrivare ad Amsterdam che non era nemmeno l’alba. Adesso ho due belle tovagliette per farci la cena e un tappetino del bagno a forma di stella blu. Due cose che se non fosse stato per lei, io non avrei mai preso, che io quando faccio l’emigrante finisce che mangio sopra ai fogli di giornale. Vedere la stellina blu sul pavimento nel bagno – bisogna ammetterlo – fa sentire bene, e non aggiungo altro.

Fa sentire bene.  

Sono andato a vedere una camera in affitto, poco fa. Mi hanno convocato con una telefonata mentre scolavo la pasta. Il padrone di casa era Rupert Everett incrociato col cantante dei Travis. Aveva una pelliccia bagnata e gli stivali sado-maso. La camera era enorme e vuota, e la casa puzzava di muffa. In cucina c’erano duecento piatti sporchi e nel bagno una cornice con la fotografia di una sosia di Condoleeza Rice che tiene sottobraccio un cagnetto. O forse era la zia morta di qualche coinquilino della casa. Ma la zia in bagno, ho pensato, non è probabile. Sarà la sosia di Condoleeza Rice. Ho detto a Rupert Everett che gli avrei fatto sapere entro un paio di giorni, poi sono andato via e al terzo passo ho schiacciato un gelato alla vaniglia che però era già morto sul marciapiede da qualche ora.

il punto non è che mi fa schifo l'italia

Il punto non è che mi fa schifo l’Italia, che uno potrebbe pensare che schifo l’Italia ma anche FacciamociForza, NonPerdiamoLaSperanza, Costruiamo Insieme un Futuro Migliore. Il punto è che se fai il punto della situazione siamo tutti d’accordo che viviamo in un presente di Cacca, e su questo – come si dice – non ci piove. Quello che spaventa – e che ti fa perdere ogni speranza nel domani – è che ci sono tutte le premesse per un futuro altrettanto di Cacca. Ma cosa dico Altrettanto, molto peggio della Cacca del momento attuale.     

I sessantottini hanno sbraitato che volevano un mondo migliore, ma poveretti, loro erano i primi a sbraitare e non avevano alcuna esperienza e prospettiva storica, erano degli innocenti come può essere innocente il bambino che si getta dal balcone col costume di Batman perchè crede di poter volare.      

Noi invece siamo qua che un minimo di prospettiva storica dovremmo avercelo per forza, e la prima cosa che abbiamo imparato con la nostra prospettiva storica è che sbraitare per un mondo migliore non serve a molto. Ti può fornire la scusa per dormire una settimana nei sacchi a pelo del tuo liceo occupato ma poi finisce lì. Noi che viviamo nel 2007 sappiamo che le cose si fanno un poco per volta, costruendo consapevolezze e alimentando i sensi critici dei pargoli di oggi, perchè i pargoli di oggi – detto con tono grave e saggio – saranno gli uomini di domani.    

Ma i pargoli di oggi – porca miseria – te li trovi col naso davanti alla tivvù che guardano Maria De Filippi. Te li trovi col fibbione pesante sulla cintura che parcheggiano la Mini al centro commerciale. Poi, se sono dall’altra parte,te li trovi imbevuti di politicismi estremissimi che spaccano le vetrine del MacDonald. Se si stufano di tutto, li ritrovi a commentare BeppeGrillo, ponendosi automaticamente dalla parte dei buoni e giusti. Oppure, senza andare sul webbe, restano in poltrona a guardare qualche programma-denuncia alla tivvù. La tivvù è ormai piena di programmi denuncia, a tutte le ore, su tutti i canali così come le librerie (uno, due, tre, quattro, cinque, sei etc etc all’infinito) che se uno calcolasse come buoni e giusti tutti i telespettatori/lettori che si indignano davanti all’ennesimo sopruso documentato e filmato, e tutti quelli che commentano i forum e i blog di denuncia, allora questo sarebbe un paese stupendo e perfetto.      

Ma il Paese non è affatto stupendo e perfetto, resta un Paese di cacca. E tutte queste denunce e indignazioni non sono il segno che qualcosa sta cambiando. Ma proprio per niente.     

Bisogna rendersi conto che anche nel peggiore negozio di fregature, dove le fregature e i soprusi fanno parte del sistema quotidiano, ci sarà un Ufficio Lamentele che sarà perfettamente funzionale al resto. Un Benjamin Malaussene fa parte del sistema. A noi qui ci rinpinzano di Uffici Lamentele, e mentre ci lamentiamo/denunciamo/gridiamo allo scandalo facciamo crescere la convinzione che la colpa è sempre di qualcun’altro, del politico, del poliziotto, dell’ultrà, del medico, del notaio, dei petrolieri, delle poste, di quello e di quell’altro. Un paese che non si prende la responsabilità e non è capace di guardare la trave di Cacca nel proprio occhio ma solo le pagliuzze del prossimo, è un paese che affonda nella cacca e – qui viene il bello – non se ne accorge neanche.    

Il fatto è che qui stiamo affondando nella Cacca e continuiamo ad azzuffarci e a strapparci i capelli, facendo crescere i nostri pargoli in un mondo di MarieDeFilippi e Lapi Elkann e modelli di riferimento degni di un pedagogista satanico. Tu puoi anche pensare al futuro migliore in questo paese – puoi pure provarci – ma le migliaia di sbarbati che fanno la fila ai provini del Grande Fratello saranno gli adulti del domani, dove forse farai nascere tuo figlio. Saranno i genitori dei compagni di scuola di tuo figlio. I fighettini rampanti delle università più chic, venuti su con l’ideale supremo della Differenza, con il dogma del Privilegio, proprio quelli saranno i datori di lavoro di tuo figlio. Saranno loro a comandare e non sembra esserci motivo di pensare il contrario.   

E qua scusate ma c’era un certo bisogno di sfogarsi che fra poco si parte.

preferisco i tempi

Preferisco i tempi in cui se proprio qualcuno doveva insidiare il mio primato – fra le chiavi di ricerca del blogghe –  almeno questo era, che ne so, Steve Urkel (qui e qui) e accettavo anche la chiave “spiando mia moglie video” (giugno e luglio), però trovarmi tampinato da lui, cosa dire, uno non si spiega neanche il motivo.

           (cliccare sull’immagine)
 

una cosa tira l'altra

Nel cassone della spazzatura vicino all’ingresso di un ristorante scopro due casse ancora imballate di lattine di coca light. Ne tiro fuori una e leggo la data sul fondo: giugno 07, sono ancora buone, mi viene da pensare, credendo davvero che giugno 07 sia ancora una data posta da qualche parte nel futuro a venire. Sistemo le casse nel bagagliaio della macchina e parto rimuginando nella testa Aspartame Aspartame, tutto quell’Aspartame, due casse di Aspartame mi faranno certamente male, poi all’improvviso prendo a schiaffi il volante e mi ricordo tutto ad un tratto di chi sono, dove sono e soprattutto quando sono, e che giugno 07 è vuol dire passato, mica futuro. Fermo la macchina e ributto le casse nel bidone seguente.

Questa la consapevolezza del tempo che ho. Questa la considerazione che ho di me, se arrivo a portarmi a casa la spazzatura tutto contento.

Decido di vendere buona parte dei libri di studio. Uno sbarbatello sbarbatissimo mi arriva in casa per comprare un libro, tutto sorridente e fiducioso nel futuro, tutto scapigliato e giovane, tutto pelle liscia sulle guance e peletti di barba distanziati fra loro. Mentre mi allunga le cinquanta euro vorrei dirgli come stanno le cose, cosa lo aspetta, come sarebbe meglio lasciare perdere e fare altro. Lui è lì in piedi al centro della mia camera da letto che indugia: forse si aspetta qualche battuta o consiglio sui prof, sulla facoltà, sulla vita universitaria. Io sto per distruggere quel suo sorrisetto fiducioso con qualche elucubrazione al tritolo – sto quasi per farlo – ma alla fine non me la sento e lascio perdere.
 
A fine giornata ho venduto cinque libri e ho qualche banconota in tasca di più. Posso permettermi una pizza: ho già parlato della correlazione lineare fra benessere economico e pizze da asporto. Torno a casa con la pizza sul sedile del passeggero ma non trovo un parcheggio. La pizza si sta raffreddando e allora decido di lasciare l’auto sul marciapiede.

Dopo la pizza torno a spostare la macchina e c’è una prostituta nigeriana che mi dice Ciao Ammore Smuack Smuack ogni volta che passo dallo stesso incrocio a cercare un parcheggio decente. Il parcheggio lo trovo dopo mezzora, e mentre torno a piedi c’è la nigeriana seduta al centro della strada che si tocca una gamba e fa smorfie con la faccia – forse è scivolata sull’asfalto – e intorno a lei un gruppo di quattro napoletani che tutti premurosi e guappi le dicono Non Si Preoccupi Signorì, che adesso la Portiamo all’OsshPetaaule.

ieri, l'altroieri e l'altroaltroieri

Una festa di laurea come ricevimento di un matrimonio, con tavoli separati e rotondi che ospitavano gli invitati divisi per gruppi tematici. Che ste occasioni sai già che non ti piacciono, che non sei abituato a star seduto e a fare attenzione per evitare gli schizzi dal piatto alla tua camicia bianca, stirata per l’occasione solo sul davanti. Sai già che non ti piacciono –ste situazioni – ma sai pure che ci devi essere, che è meglio così, perchè vuoi tanto bene alla festeggiata e per non uscire troppo fuori dalla realtà delle cose.

Poco lontano dal tuo tavolo c’è una coppia impegnata in una cena romantica, lui è grosso e tenebroso e con un broncio di default, lei è spigliata e teatrale e sfoggia una serie incessante di facce stupita/divertita/ammaliata/stupita/divertita/incuriosita che ti viene da pensare che il tenebroso sia davvero un gran simpaticone, solo che poi ti accorgi che lui rimane zitto quasi tutto il tempo, mentre lei parla parla e poi condisce le sue domande con le sue facce come fossero risposte, visto che le risposte non ci sono o che le risposte sono grugniti di default. Forse sono al primo appuntamento e lei cerca di piacere a lui, forse l’ha fatta grossa e cerca di farsi perdonare facendo le fusa come una gattina. A te viene solo in mente il sorriso plastificato di Annette Bening in American Beauty.  

Al tuo tavolo amici vecchi e cari, e tra loro anche exragazza con suo uomo, che tu ricordavi come un sempliciotto e svanito al pari di lei, e pensavi pure di essere stato crudele in questo giudizio, ma ad averli di fronte e sentirli produrre certe sintassi avvilenti sia nella forma che nella sostanza, scopri poi andando via che il giudizio più tagliente non era neanche stato il tuo, e che tutti abbiamo fatto cose nel passato di cui non riusciamo a darci una spiegazione. E pensi che forse la Fisiognomica dovrebbe essere elevata al rango di scienza esatta, porca miseria, ma questa forse la capisci soltanto tu.

E poi torni a Bologna, e di corsa fai la valigia e prendi il treno per andare a trovare la Principessa, e lei ti trascina a vedere Ratatouille mentre tu fai finta di andarci solo per farla contenta. Tu nel buio del cinema protesti che i topi non parlano e non sanno neanche costruire le barche figuriamoci cucinare, e lo fai solo per farle un dispetto e per farla sorridere, e ci sono questi attimi che già sono belli da soli, se poi ci aggiungi tutto quello che hai visto nei giorni precedenti finisce che ti senti così fortunato che non sapresti da dove cominciare a spiegare.

bamboccione in senso orario

La scatola televisiva parla di bamboccioni, a me piace tanto sta definizione di bamboccione. Sta definizione che me la sento proprio addosso, anche se qua adesso si discute se considerarla un’offesa oppure no, a me non pare per niente un’offesa. Sta definizione che c’ha solo il problema di finire in –One, e io non sono abbastanza grasso per sentirmi un –One, mi sentirei più a mio agio in qualcosa come Bamboccino o Bamboccetto. Però forse sono troppo alto per farmi chiamare Bambocetto, credo che nessuno sopra il metro e ottanta possa farsi accollare qualcosa come Bamboccetto. Credo che mi sentirei più a mio agio in un Bamboccello, che mi fa rima con Fuscello, con Baccello, Fusillo. Qualcosa del genere.

E’ tutto il giorno che penso a sta cosa della ballerina pubblicata oggi da Dave. Sta ballerina che se la vedi girare in senso orario vuol dire che hai la parte del cervello destro che predomina sul sinistro e viceversa. Nonostante i miei sforzi, la vedo solo in senso orario. Ho avuto un paio di secondi di senso antiorario e poi niente più. Ma diamine Bamboccello, il cervello destro è quello dell’Immaginazione, della Filosofia, degli Impetuosi e della Fantasia, e tu invece si suppone che sei uno scienziato. Ma diamine Bamboccello, cosa mi combini.