bamboccione in senso orario

La scatola televisiva parla di bamboccioni, a me piace tanto sta definizione di bamboccione. Sta definizione che me la sento proprio addosso, anche se qua adesso si discute se considerarla un’offesa oppure no, a me non pare per niente un’offesa. Sta definizione che c’ha solo il problema di finire in –One, e io non sono abbastanza grasso per sentirmi un –One, mi sentirei più a mio agio in qualcosa come Bamboccino o Bamboccetto. Però forse sono troppo alto per farmi chiamare Bambocetto, credo che nessuno sopra il metro e ottanta possa farsi accollare qualcosa come Bamboccetto. Credo che mi sentirei più a mio agio in un Bamboccello, che mi fa rima con Fuscello, con Baccello, Fusillo. Qualcosa del genere.

E’ tutto il giorno che penso a sta cosa della ballerina pubblicata oggi da Dave. Sta ballerina che se la vedi girare in senso orario vuol dire che hai la parte del cervello destro che predomina sul sinistro e viceversa. Nonostante i miei sforzi, la vedo solo in senso orario. Ho avuto un paio di secondi di senso antiorario e poi niente più. Ma diamine Bamboccello, il cervello destro è quello dell’Immaginazione, della Filosofia, degli Impetuosi e della Fantasia, e tu invece si suppone che sei uno scienziato. Ma diamine Bamboccello, cosa mi combini.

molto bello

Molto bello fare lo schiavo di notte in un centro commerciale, molto bello, davvero. Ravanare fra gli scatoli di calzini per bimbi “da sei mesi ad un anno” per sette ore consecutive, tornare a casa che sono le cinque di mattina. Molto belli i centri commerciali, sono proprio dei luoghi finissimi, con queste finte palme altissime posizionate al centro di piazzette lastricate col marmo lucido, con automobili fresche di concessionaria piazzate a caso lungo i percorsi, e i clienti dai capelli ingelatinati che sbavano sbriciando attraverso i finestrini. E certi armadi che passeggiano tenendo per mano giovani femmine taccute e pericolanti, masticando chewing gum coi perizomi che sbucano dal bordo dei jeans, mentre indicano attraverso le vetrine certi prodotti griffati che non cito.

Sulla notte trascorsa in quel luogo, poco da dire. I miei colleghi erano un orso Baloo scienziato politico laureato dieci anni fa, un tizio smilzo e tabagista, una muflona femmina taciturna e scura. Il capo, un milanese che mi ha fatto capire che se voglio anche io posso sembrare milanese, dicendo cose del tipo PrAndi La MaGliAtta, Passami La PinzAtta, Portami La MacchinAtta.  

Tutta una serie di incentivi alla tristezza che non hanno avuto alcun effetto. Ormai qui scivola tutto addosso come se fosse niente. E’ tutta acqua fresca e polvere sollevata dal vento.

Tutto scivola via, perfino Bill Corgan che dalle casse gracchianti del negozio canta We Must Never Be Apart mentre faccio il conto delle gonnelline per bambina appese davanti a me. Che voglio vedervi a voi, al momento dell’assolo di sta canzone, a contare gonnelline nella notte a cento chilometri dal letto.

Anche i romanzi di Bukowski erano pieni di esperienze lavorative grame con chiari riferimenti autobiografici, però se poi non arrivano pubblicazioni e fama internazionale a pareggiare i conti, ecco, non ne vale la pena.

domani sera ci sarà il debutto

Domani sera ci sarà il debutto con il nuovo lavoro da schiavo nel supermercato. Dico a me stesso: sei contento? Sei stato convocato, si comincia subito. Evidentemente avranno decretato che Sì, il sottoscritto è capace di calcolare SeiPerOttoQuarantotto. Ci sarà da sfacchinare per tutta la notte in una città lontana un centinaio di chilometri da qui. Bisogna tener presente – per capire l’assurdità del contesto – che noi schiavi assoldati per l’evento abbiamo l’obbligo tassativo di vestire interamente di nero, anche le scarpe, e che tutti noi schiavi verremo prelevati da un bus che ci porterà tutti assieme – e tutti bardati di nero – verso il luogo prescelto. Queste puntualizzazioni sul lavoro non mutano di molto la sostanza delle cose, però ci vuole davvero un attimo che io mi abbandoni a fantasticherie deliranti e quasi quasi arrivi a sentirmi un Will Smith terrorista a farmi scarrozzare in giro per la Romagna (ecco, sì, andremo da quelle parti) con gli altri compari tutti MenInBlack come me, tutti silenziosi e accovacciati torvi nei nostri sedili del furgoncino come fossimo membri di chissà quale setta eversiva che si muove solo nell’oscurità notturna.  

Che poi uno dice, ma proprio sti lavori di merda devi andare a pescare? Ora, il fatto è che uno si ferma e riflette, e capisce che può decidere se avere soldi e dignità svolgendo ruoli più dignitosi, oppure mettere da parte sostentamento e dignità per mantenere la libertà. Al giorno d’oggi da queste parti – in momentanea assenza di prospettive migliori – sul piatto della bilancia la libertà vince Sei a Zero sulla dignità (anche se forse un pizzico di dignità in più mi permetterebbe l’acquisto di generi alimentari adeguati alla mia epoca e a queste latitudini).

Per il resto. 

Per il resto, Veltroni vince le primarie del Pd. Io avrei votato la Bindi, pareva averci le mani più slegate degli altri, seminava battute e interviste cazzute mentre gli altri facevano bolle di sapone col naso. Qualcuno in giro ha detto che un certo Adinolfi era il candidato dei giovani. Il candidato dei blogger. Ecco, volevo dirti caro Adinolfi, io sono giovane e c’ho anche il blogghe, ma avrei votato comunque la Bindi per simpatia. Non so gli altri, ma io te non ti votavo mica. Tutta sta boria, tutta sta panza. Tutto sto eleggersi a rappresentante di chi manco ti conosce. Ma va va va va. 

Per il resto, effettuato lieve restyling alla grafica del blogghe. Qualche riduzione del font di qua’, una aggiustata di la’, ma nella sostanza tutto come prima. Qualcuno se ne è accorto. C’è chi smadonna sullo schermo contro l’Html e questo è il risultato. Il punto più importante: è sparito temporaneamente il cagnolino dello sfondo. Tornerà? Non tornerà? Chi lo sa, mboh.

entra in vigore

Entra in vigore la legge che vieta la vendita di alcolici dopo le 2 di notte. Nei locali notturni già si organizzano. Il Corriere oggi pubblica un articolone-inchiesta: nei locali vengono già vendute cartuccine contenenti rhum, gin o vodka da tenere in tasca. Dopo le due di notte, se vuoi il cocktail alcolico devi solo ordinare un bicchiere di lemon soda o cola o quello che vuoi, e il cocktail te lo fai da te. Oppure i ragazzi arrivano già con le birre chiuse nel bagagliaio dell’auto. Tutto legale. Scritto un articolone sul Corriere di oggi. Ecco volevo dire, cari giornalisti del Corriere scrittori di articoli, sta tecnica complessa del drink che non te lo compri al bancone ma lo tieni imboscato da qualche parte, o delle birre che te le porti da casa, io e Billigiò le praticavamo che si era ancora nel millennio scorso. Anni e anni fa. Con le bottigliette nascoste nelle maniche come il mago Silvan o le lattine di birra nei calzettoni sotto i pantaloni ampi, noi ste cose le facevamo già nel 1900, e mo voglio subito un’intervista.

N.B.poi si tornava sempre a casa a piedi, noi bravi ragazzi, ovvio.

averci i piedi al caldo

Ci hanno messo il pelo e hanno chiuso i buchi. Antonio dal Messico mi segnala che sono arrivate le Crocs per la stagione invernale. Io le guardo e non so cosa pensare: ricordo che forse mia nonna indossava qualcosa di molto simile. Non sono le scarpe della Befana, perchè la Befana sappiamo tutti che vien di notte/ con le scarpe tutte rotte. E’ un orrore che mi affascina, sono così assurde che fanno tutto il giro della bruttezza e quasi quasi mi piacciono. Però poi fanno ancora mezzo giro e non mi piacciono più.

crocs invernali

questa mattina/mi son svegliato

Il mio scintillante ingresso nel mondo del lavoro si fa sempre più scintillante, e ogni giorno si arricchisce di nuove scintille che brillano, e a forza di scintillare e scintillare è assai probabile che presto io prenda fuoco. Stamattina scintillante colloquio per uno di quei lavori da schiavo che solo io sono capace di scovare.

Apro gli occhi 18 minuti prima dell’ora stabilita con uno strepitoso mal di testa – perchè ieri tanta gente qui in casa fino a notte fonda a festeggiare il compleanno di Billigiò ed io non ci sono più abituato – ma nonostante l’orario riesco ugualmente ad arrivare in tempo all’appuntamento. Miracolo. La mattina uno si sveglia e fa le sue cose, giusto? Per farle tutte in meno di 6 minuti è ovvio che  queste cose non si posson fare una dietro l’altra, ma sarai costretto a farle in contemporanea, giusto? Io adesso non dico Cosa e Come, ma dico solo per star dentro ai 6 minuti ho fatto colazione in bagno. Il Cosa e il Come, sarà per un’altra volta. 

Gli aspiranti a questi lavori da schiavo che solo io sono capace di scovare, sono generalmente disperati sfasciati e con qualche evidente menomazione fisica o mentale. Generalmente. Questa volta, invece, nell’auletta erano tutte persone quasi normali. Dopo un breve test scritto che serviva a dimostrare che tutti i presenti fossero in grado di fare SeiPerOttoQuarantotto ma soprattutto TrePerCinqueQuindici (e non scherzo) una femmina di Barbapapà ci ha descritto il lavoro, e cioè che saremmo stati arruolati per contare tutte le scatole e le confezioni sugli scaffali dei centri commerciali. Un lavoro da svolgere di notte (fino alle tre, alle cinque, all’alba, chi lo sa) con un macchinino in mano capace di misurare in ogni momento la tua produttività, con una pausa di 15 minuti ogni quattro ore ( e che se la fai durare di più il macchinino fa la spia e sei fregato perchè ti fanno la multa sui tre soldi che ti vogliono dare). Contratto che dura un giorno: tu arrivi, firmi e sei assunto. Poi all’alba ti licenziano e ti riassumono il giorno dopo. Una di quelle cose che ora quando sentirò parlare di precariato alla tivvù potrò annuire pure io con faccia grave e smunta, in sincrono con tutti gli altri precari, ognuno da casa sua. Che io non vedevo l’ora di smetterla di considerarmi un privilegiato mentre i politici urlavano in tivvù, e volevo tanto annuire e sospirare pure io.   

Io in realtà volevo parlare della caporale Barbapapà, di come in questo mondo post post post industriale sono le macchine che serviranno veramente, e non le persone. E le persone – per trovare un posto al sole – dovranno sempre più somigliare alle macchine. E di come sarà tutto un casino quando tutti questi ragazzotti che pullulano per le strade di Bologna saranno espulsi dal grembo universitario, loro che si sentono tutti artisti e tutti credono di avere qualcosa da dire. Che io mi adatto pure a far schifezze, in fondo, ma là fuori sono le macchine che davvero servono. Venditrici col sorriso di plexigas e qualche impiegato ingegnere, che poi è come dire quasi-macchine che vanno avanti per atti respiratori.   

Sto esagerando.

Comunque, qualche disclaimer tanto per chiarirsi:

– non sono contrario a priori al lavoro precario.

– non sono un lamentoso come può sembrare, questa è solo catarsi.
– non sono contrario a priori ai barbapapà. 
– vorrei approfondire l’argomento Precariato ma qui c’è l’amico Bollo che racconta degli spezzatini di carne di balena cucinati in Norvegia che hanno un retrogusto dolciastro. 

Il test del SeiPerOttoQuarantotto lo abbiamo superato tutti: solo un tipo ce l’ha fatta ma poi hanno mischiato le carte ed hanno fatto finta che Sì.

nonostante il surriscaldamento globale del pianeta

Quelle felpe col cappuccio che vanno tanto di moda, di quelle felpe che tutti ne possediamo almeno una, quelle felpe col cappuccio che prima c’era il cappuccio e finiva lì, adesso invece il cappuccio si porta sopra la testa. Questo si chiama stile gangsta, ed in mancanza di catenazzi al collo, incisivi dorati e fuori strada ripieni di dollari questo rimane il modo più semplice per scimmiottare i rapper dell’ultima ora.

riposiamo in pace #2

E’ vero che il 61% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno, però è la seconda volta che  incontro esseri umani adulti sull’autobus che scelgono con calma la suoneria per il cellulare provandole tutte, una dopo l’altra col volume al massimo, tornando indietro e andando avanti nella lista per non perdere le caratteristiche peculiari di ciascun drin drin che il telefono può offrire.

Ho mal di testa, la televisione non la sopporto più ma non trovo il guizzo per spegnerla, la lascio accesa a volume zero. Sullo schermo c’è Di Caprio che bacia una signorina sulla bocca e poi dice cose che col volume a zero non posso capire.  

Un giorno quando avrò dei soldi da spendere – riflettevo – non farò niente di che. In fondo io non ho mai fatto niente di che. Pensavo: quando un giorno avrò dei soldi da spendere, non resisterò alla tentazione di farmi una pizza per cena ogni sera.  Il mio stomaco gradualmente si allargherà, mi abituerò a pizze sempre più grandi e più farcite e la panza diventerà via via più grande. Quindi inizierò a non apprezzare più la possibilità di avere una pizza ogni sera. Allora lascerò cadere il cartone della pizza dalla poltrona con qualche trancio ancora all’interno. Perchè mi immagino che ste pizzone le mangerò in poltrona appoggiandomi sulla panza. Una brutta immagine. E poi certamente rutterò. Qualcuno mi farà una domanda, ed io invece di rispondere rutterò. 

Faccio spesso di questi pensieri dove un’immagine segue velocemente l’altra e il punto finale è la visione di me stesso più brutto e strafottente. Uno potrebbe chiamarlo pessimismo. E’ una sorta di processo di autoconvincimento dove io tento di convincermi che sto tanto bene così e non c’è motivo di cambiare. 

Certe volte mi viene in mente di chiudere sto blogghe e riaprilo da un’altra parte sotto un altro nome, completamente anonimo. Farmi chiamare – che so – Popeye, o Giacomino80. Una cosa che nessuno riesca ad arrivare a me.

Se interessa, ultimamente sui treni regionali trovate il Corriere gratis sui sedili. Potete leggerlo e portarlo via, nessuno dice niente.

Qualcosa come Popeye, FacoceroGiallo, Erminio. Un nome così.

Trovo il guizzo e spengo la tivù.

riposiamo in pace

Il 61% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno.  Ne resta un 39% fra cui sono inclusi quelli che leggono solo per motivi di studio. E quindi siamo già a meno del 39 %. Poi ci saranno quelli che leggono per motivi contingenti, tipo la partoriente che si informa sui metodi di respirazione durante le doglie o i 100 e uno tecniche di decorare le torte alla crema. Poi ci sono quelli che leggono i libri con la faccia di Scamarcio sulla copertina e i libri di Maurizio Costanzo. Quindi facendo i conti siamo a molto meno del 39 %.  Una percentuale così bassa ti fa sentire parte di una setta segreta, di un moto carbonaro. Sono un carbonaro. Sono un cristiano prima maniera che si rifugia nella catacomba. Nessuno faccia la spia, shhhh!!!

bingo bongo

Questo pezzo degli Elio – già ne hanno parlato in molti ed io arrivo in ritardo – mi riempie di gratitudine nei confronti di chi lo ha scritto. Le città moderne sono piene di individui che, piuttosto che essere niente, preferiscono essere qualcosina, come essere bonghisti. Prendi un niente e mettici un bongo in mano: hai fatto il bonghista. Tutti siamo liberi di fare quello che vogliamo, tutti possiamo esprimerci come meglio crediamo. Poi ci sono quelli che esprimersi vogliono farlo al centro. In mezzo. Come in mezzo alla folla che segue i concerti, in mezzo ai prati dove i ragazzi prendono il sole, in mezzo alle piazze dove si passeggia o si sorseggia la birra. In Salento tutte le sere di estate si formano gruppi spontanei di ragazzi e adulti che ballano e cantano la pizzica al suono lieve dei tamburelli coi sonagli e degli organetti. Queste si chiamano “ronde”. Poi però arrivano i bonghisti che si mettono in mezzo – con tutto lo spazio che c’è – e coprono la musica coi loro bonghi. Un bongo fa Bong Bong riesce a coprire da solo dieci tamburelli. Prendi un niente, mettici in mano un bongo e aggiungici un poliziotto che ti invita a non fare casino, ed hai ottenuto un martire della repressione del regime fascista. (qui il testo)


quant'è carino, gli manca solo la parola

Voi proprietari che portate il vostro animale al veterinario. Voi che invece di riferire al medico quello che ci sarebbe veramente da riferire (poca pipì, tanta pupù, vomiti e rigurgiti eccetera eccetera) raccontate le mirabolanti peripezie del vostro quadrupede, queste cose fantastiche e simpaticissime che il vostro quadrupede è capace di fare. Queste gesta epiche che siete davvero convinti che soltanto il vostro animaletto possa compiere. Dottore, è in-cre-di-bi-le! Se vede il guinzaglio, capisce subito che si va a fare la passeggiata, e allora scodinzola! Dottore! Lo sa? Il mio gatto si strofina ai miei piedi con la coda tutta rizzata verso l’alto e fa le fusa! Dovrebbe sentire, dottore, come fa! Ora le faccio vedere, dottore, ora le faccio vedere!

Con questa innocenza da bambini seienni che recitano la poesia imparata a scuola, venite a raccontare ste cose a persone che sti aneddoti li ascoltano ogni giorno e che hanno sviluppato una capacità di fare Ooohh! ad ogni cosa vi viene in mente. E più vi viene fatto Ooohh! più voi vi eccitate e continuate a parlare e parlare. Proprio come ai bambini che recitano la poesia, gli viene detto Bravo in ogni caso, se la recitano bene o se la recitano con le strofe a casaccio.  

Ecco, voi proprietari, ste cose dovreste cercare di evitarle. Se il vostro quadrupede fosse in grado – che ne so – di andare in scooter impennando su di una ruota o di cucinare un piatto di tagliatelle al ragù, allora Sì, forse sarebbe il caso di raccontale in giro. Per il resto, se il gatto miagola, è normale. Se gioca con le palline, è normale. Se il cane riconosce il rumore della vostra auto, è normale. Se abbaia agli sconosciuti, è normale. Rassegnatevi. Piuttosto, avete controllato, la pipì e la pupù? No? Ecco, appunto.

il magone

Il magone e la tristezza in questi giorni sono alimentati soprattutto da una consapevolezza raggiunta, dall’aver compreso che tutto lo StudiareStudiare fin qui fatto servirà davvero a poco, nel futuro prossimo. Tutto lo StudiareStudiare che tu lo avevi fatto perchè ti avevano detto Studia! E’ importante! – nei primi momenti – per poi accorgerti – in un secondo momento – che sta cosa alla fine dei conti ti piaceva pure.

Adesso invece comprendi che non ti servirà a nulla, o che ti servirà a poco. E tu – che studiare ti piace – ogni tanto ti rimetti seduto e addirittura apri i libri e prendi appunti, sottolinei le cose importanti, giri le pagine. Lo fai perchè una cosa hai fatto negli ultimi anni, quello sei abituato a fare, e lo fai. Solo che ogni volta l’impeto di mettersi a sedere davanti ai libri è più lieve, ogni volta più leggero, perchè ti guardi attorno e capisci che è tutta una bufala, sta cosa dello StudiareStudiare. Tu che per anni sei andato a dormire presto e hai evitato le notti per strada e il mischiarsi fra gli studenti impazziti per la libertà da fuori sede, per conderti poi saltuarie follie e ubriacature da metterci la crocetta sul calendario. Ti è venuto di fare così, però adesso ti sembra che abbiano sempre avuto ragione loro, quelli che stavano lì tutte le notti a cincinnare sotto i portici con i bicchierozzi di doppio malto in mano. E comunque tu volevi sempre tornarci prima, a casa, ché se proprio dovevi far tardi preferivi leggere qualche ora fra le lenzuola. Tu, ti capita ancora – qualche volta – di sederti a studiare, ma è una cosa che pian piano si spegne, anche se tu non vorresti. Come fosse una relazione che si spegne gocciolando, la lasci andare via, tu gli dici Ti Voglio Bene e lei ti risponde Fanculo.

l'ultima generazione di puri

Io ad averci il computer nuovo, finisce che comincio a ragionare in termini di gigabyte e memoria della scheda video. Che uno dice Evvabè è Normale, sei nel 2007. Io però, a ragionare in termini di gigabyte e microprocessori, succede che all’improvviso mi torna in mente quel mio vicino di casa di quando ero pischello, che nella tromba delle scale ingoiava forzatamente e ripetutamente aria nella pancia e poi era capace di recitare –  ruttando senza sosta – intere quartine delle poesie imparate a scuola. Io succede che a parlare di wireless e gigahertz mi ritornano in mente queste scene di quando ero pischello e i computer non erano così importanti, e per carità – sia chiaro – non è che voglio mettermi a fare scenate amarcord in tema Ragazzo della Via Gluck (La dove ceeèra leeèrba ora ceeeeeè, una città – ha haaa) perché io stavo bene a quei tempi quando la tecnologia informatica era ancora dietro l’angolo, e sto bene pure adesso che mi collego in video dal tavolo della cucina con gli amici lontani. Stavo bene prima, sto bene adesso, sia chiaro. Viene solo da pensare – al sottoscritto – a quel ragazzino che ingoiava aria e che poi la riemetteva sotto forma di poesia Leopardiana, sti passatempi che uno se li doveva proprio inventare, che c’era proprio bisogno di passarlo – sto tempo – nei pomeriggi sprovvisti di messenger e chatta chatta. 

E viene da pensare – e sta cosa me la rimugino da tempo – che noi siamo l’ultima generazione di puri.   

Noi siamo l’ultima generazione di puri che sappiamo ancora com’era prima, ce lo ricordiamo bene tutto il cambiamento, e adesso che ci hanno messo nel futuro noi nel futuro ci troviamo pure bene, ma se andiamo a guardare nei cassetti c’abbiamo nascoste le foto del compleanno che non erano digitali, e che però adesso siamo capaci di salvarle sull’hard disk. Noi siamo l’ultima generazione di una specie di Matrix che ci ricordiamo di quando non c’avevamo il cavo infilato nella nuca e le canzoni le si registrava dalla radio se lo speaker smetteva di parlare sulla musica. Noi siamo gli ultimi, poi dopo di noi ci sarà  solo chatta chatta e tivùfonini.

( e queèlla casa in mezzo allèrba ormaaai, dove saraà – ha – ha)

finalmente

finalmente il computer nuovo, lì che mi attende lucido e con le pellicole da staccare sul tavolo. E succedeva che mi chiedevano: Cosa ti è successo? Mi sembri più paziente, da qualche tempo a questa parte. E succedeva di pensare, come risposta: Paziente? Pa-zien-te? Vorrei vedervi voi, a vivere una vita a 256 mb di Ram. Vorrei vedervi voi, mi succedeva di pensare, a vivere con 256 mb di Ram.

insomma io mi accontenterei

Insomma io mi accontenterei di un lavoretto qualunque – per il momento – che mi faccia guadagnare quei quattro soldi utili a comprare i biscotti per la colazione e la carta igienica. Un lavoretto a tempo parziale per poter continuare a fare il tirocinante a costo zero in clinica e che mi lasci il tempo di StudiareLeggerePonderare mentre porto avanti la ricerca di occupazioni più serie. Io mi accontenterei di quattro soldi, mica voglio la luna.    

Però sono laureato, e sta cosa è un problema mica da poco. Che io sono onesto, e nel mio curriculum ce lo scrivo, che sono laureato. Ma se continua così – se continua che mi propongo ogni giorno per i lavori più umili e degradanti e quelli neanche mi rispondono – se continua così allora confeziono un bel curriculum sgrammaticato dove dichiaro che ho preso la terza media coi punti della benzina, e vediamo se non va meglio.   

Secondo me, può solo andare meglio.    

Che io lo dico a tutti, la mia vita va bene così, se non fosse che c’ho una laurea. Voglio dire, ho la salute, in famiglia stanno tutti bene, ho cose e persone stupende attorno a me che non potrei desiderare di meglio. Però c’ho una laurea. Qui sta il problema. Averci la laurea significa averci tante aspettative di contorno che rovinano tutto. Se avessi tutto quello che ho – meno la laurea – sarebbe molto meglio, sarei un pirla qualunque come ce ne sono tanti. E invece sono laureato.   

Che io, davvero, mi accontenterei di qualsiasi cosa, per il momento. Datemi un posto da spalatore di cacca part time, e io lo accetto. Così posso comprare il detersivo per i pavimenti al profumo di limone, per dire. Datemi un lavoro da staccatore di chewing um dai pavimenti delle strade italiane, ed io mica lo rifiuto, davvero. Un posto da dipendente comunale per andare a fare Sciò ai piccioni in piazza. Lo scacciatore di piccioni, io ci vado subito, mica mi formalizzo. Sciò Sciò Sciò! Sono bravo, no?   

Oggi poi.   

Oggi poi su internet fra le proposte di lavoro saltuario leggo l’annuncio di un tipo che – richiedendo massima serietà – cerca una ragazza per essere preso a calci e a pugni. Possibilità di lavoro continuativo, dice. Non scherzo, eccolo qui l’annuncio. Io che purtroppo non sono una ragazza propongo all’amica Xxxna di metterci in società, lei si impegna a sferrare i calci e io la proteggo da esuberanze dei folli come un body guard, e poi ci dividiamo la somma. Lei ovviamente rifiuta la proposta, mica è scema. Però, insomma, uno ci prova sempre.

e comunque

E comunque, in questa casa tanto grande e tanto bella noi non abbiamo uno schiaccianoci che sia uno – è vero – ma abbiamo invece una splendida macchinetta per il caffè degli anni 80, enorme e color panna, ma proprio enorme, e soprattutto non funzionante. Una macchinetta che davvero non ha mai prodotto un caffè da quando è arrivata, neanche uno, ed è pure arrivata tanto tempo fa; la portò a casa Billigiò assicurando che prima o poi l’avrebbe fatta funzionare ma ancora adesso è ferma lì che copre i suoi due metri quadrati di muro. Che uno potrebbe dire, vabbè non funziona però insomma, considera i lati positivi: è degli anni 80, è quasi vintage. Insomma, sopportala ancora un po’di tempo a coprire i due metri quadrati di muro di casa e vedrai che poi ti diventa completamente vintage, che per adesso è solo un vintage così e così, un vintage quasi quasi ma non proprio.     

Io di ste cose inutili portate in casa non mi posso proprio lamentare, io che solo una settimana fa ho tirato su dal bidone della spazzatura una splendida bilancia degli anni 70 in perfetto stato di conservazione – c’era soltanto da ripulire la semipalla di vetro che copre la lancetta dei chilogrammi – bilancia che adesso giace in un angolo del pavimento della mia camera, io che non mi peso mai che tanto non ingrasso e non dimagrisco, sono sempre lo stesso figurino da tanti anni.    

In generale, quanto a cose tirate su dal bidone della spazzatura, noi in questa casa non ci possiamo proprio lamentare, e raccontare tutte le cose che abbiamo tirato su dalla spazzatura nel corso degli anni adesso non c’ho tanta voglia, e questo sarebbe pure un argomento interessante se si considera che la sedia dove siedo adesso fu tirata su dal bidone circa sei anni fa. Potrei parlare di quella volta che i miei coinquilini ubriachi trascinarono a casa un enorme televisore rotto portandoselo in spalla come fosse una bara, ma questa forse la racconto un’altra volta. Potrei raccontare di quella volta che andai ad un compleanno di una sconosciuta israeliana amica di amici di amici, e trovando il bagno  occupato decisi giustamente di andare a far la pipì per la strada nascondendomi dietro ad un bidone, e potrei raccontare di come in quell’angolo quella sera scovai un paio di stampelle legate fra loro con un fiocco da regalo, e di come quella notte me le portai a casa, e del perché quelle stampelle ancora adesso sono qui da qualche parte, ma pure questa la racconto un’altra volta.

già, il V-day

Trascorso qualche giorno dal V-Day di Grillo, senza stare a dire IoSonoAFavore o IoSonoContro – che non mi sembra il caso e non mi pare neanche interessante – l’idea che mi sono fatto di questa grande manifestazione che tra l’altro ho incontrato per caso mentre scarpinavo per Bologna, è quella di un enorme massa di persone che si muovono eccitate seguendo un credo che potrebbe essere riassunto con qualcosa del tipo “Noi Siamo la Parte Migliore di Questo Paese di Merda” dove la voglia di essere parte migliore – e di raccontarla in giro, questa appartenenza, e di farla vedere – sembra sorpassare di molto la voglia di migliorarlo davvero, il suddetto paese di merda.

Questo in linea generale, e con le dovute eccezioni, sia chiaro.