“ma guarda, maschio, single, vivi da solo, e le tue piante sono ancora vive”
(la mia prof di francese a domicilio, prima di controllare se ho fatto i compiti)
“ma guarda, maschio, single, vivi da solo, e le tue piante sono ancora vive”
(la mia prof di francese a domicilio, prima di controllare se ho fatto i compiti)
Si spiano ristoranti attraverso i vetri.
“questo posto, non lo so”
“e questo?”
“mmm… non lo so”
“ho capito: vuoi sapere se hanno il menu vegetariano ma sei timida e ti vergogni ad entrare e guardare”
“no, cioè…Sì”
(dodici ore dopo)
“come fai a leggere ste cose? penso ancora alla storia del menu. come fai.”
“non lo so, succede”
E invece sai cosa, è un problema delicatissimo leggere ste cose. Soprattutto quando degli altri leggi soprattutto le debolezze.
E’ un gioco di equilibri delicatissimo tra quello che intuisci ed esprimi, e quello che invece è meglio di No – perché se lo vedi non è detto che poi lo devi per forza raccontare. Si fanno errori spessissimo. Ecco cosa. Ma si parlava di un menu vegetariano, quindi va bene.
Questo è il vestitino nuovo, e sono molto gradite le opinioni. Ho il sospetto che qualcuno possa vedere tutto sto popo di template in times new roman: spero di No. Epperò se vi succede ditelo qui sotto, e indicate con quale browser. Quelle palline nere nella colonna di destra mi irritano molto ma non so come fare ad eliminarle, ho paura di spallare tutto. Vivremo con le palline nere, per adesso. Comunque signor WordPress, come ti è venuto in mente nell’editor di scrittura di non includere il “justified”? Sono cose che al giorno d’oggi, non si può.
update: come fatto notare nei commenti, il “justified” esiste e io sono un novello gnurante.
C'era sto cameriere ubriaco al bancone del bar, io che innocentissimo ordino una birra, lui che mi dice “questo bar è il posto migliore dove perdere la verginità”. Perché lo dici a me barista? Ma lo sai che oramai ho perfino un pelo di barba biondissimo che pare bianco? C'erano le bacucche che guardavano, c'erano. C'era che si parlava di ipotetici sosia di Gaddafi, e per strada questo francese cinquantenne che solo poco prima mi aveva perculato intimandomi di pagare un migliaio di euro per un secchio di ghiaccio, ora mi sorrideva e mi parlava della localizzazione dei vitigni dell'Aglianico, in francese.
Io che mi lancio in certe discussioni per le strade di Brussèlle, io armato delle mie quatr lezioni di francaise e del fatto che sto leggendo questo allora mi inerpico mi inerpico ma poi non arrivo a nulla. La strada è illuminata da luce lampionosa e di vetrine che apriranno dopo due giorni. Lì vicino c'è una libreria bellissima ma lo scoprirò solo il pomeriggio dopo, c'è pure ospite Munoz Molina di cui aspetta che ci penso, non ho letto nulla.
Molto tempo dopo volevo tornare a casa ma non c'erano taxi e non c'erano biciclette e non c'era niente, allora mi ritrovo in un altro luogo e questo etiope davanti all'orinatoio piscia e contemporaneamente rulla una sigaretta – con una sola mano e la lingua quindi – e contemporaneamente lui etiope spiega a me come si dice Sole in spagnolo. Etiope: perché? Perché Sole? E perché poi improvvisamente mi interesso a te che non ti avevo notata prima, per il tuo accento tremendo, per il fatto che non sai dire Shit senza farlo sembrare un Seat – siedi – ci provi e non ci riesci. Ma è troppo tardi porcamiseria, la notte ad un certo punto deve finire nonostante le milioni di domande che avrei da fare. Prenoto adesso l'aereo così non mi tormento su cosa fare a capodanno.
La modernità e i video dei telefonini cambiano la percezione delle cose. Cambiano gli equilibri. Quindi Sì certo, un leggero sconvolgimento mi ha preso davanti alle immagini del Muammar sanguinante.
Ma se devo metterlo sul piatto di una bilancia, da una parte ci metto il Muammar sanguinante, dall'altra ci metto le quattro o cinque o sei ragazze che ho incontrato oggi per strada, belle eleganti e portatrici di uno sguardo probabilmente intelligente, accompagnate però ad omini insipidi oggettivamente brutti, spesso nani, spesso obesi. Ecco: questi quattro cinque o sei incontri di sto pomeriggio, complessivamente, mi hanno provocato uno sconvolgimento leggermente superiore. Questi signorimiei sono i tempi moderni, e voi potete pure fare finta di No, invece è proprio così.

Questo è un argomento pochissimo interessante e riservato ad un pubblico ristrettissimo – cioè quei pochi che come me hanno vissuto in Paese Basso per un periodo della loro vita. La scorsa settimana sono di nuovo passato dal Paese Basso per andare in aeroporto. E di nuovo sono stato assalito da uno sconforto tutto particolare e architettonico che solamente il Paese Basso è in grado di scatenarmi addosso.
In Paese Basso hanno davvero pianificato le città. Hanno deciso quale forma devono avere le strade (l'italiano poco esperto resterà ammirato dall'abbondanza di piste ciclabili e penserà solo a quelle), hanno deciso come devono essere strutturate le periferie, quali mattoni utilizzare per costruire le case, quali infissi debbano avere le case, quali colori e quale forma.
Hanno deciso che in alcune zone della città si deve vivere e basta, in altre si deve comprare la merce. Hanno pianificato e quindi è tutto efficientissimo, tu vai in un posto e trovi tutto: il supermercato la farmacia la posta e quello che duplica le chiavi. Tutto racchiuso in pochi metri quadrati. Come nei centri commerciali, solo che sti agglomerati li trovi proprio dentro la città. Solo che negli altri Paesi oltre al centro commerciale ti capiterà pure di incontrare in centro una macelleria random, un orologiaio random, un rivenditore di marmitte random.
In Paese Basso No: il risultato finale della pianificazione è che è tutto efficientissimo ma pure tutto uguale. Ovunque c'è la stesso paesaggio senza sorprese. Ci sono pochissime eccezioni, per il resto è lo stesso paesaggio che si ripete, come nei videogiochi dove moltiplicano i frame. Come gli spettatori immobili sugli spalti nelle partite di Mila e Shiro: una ripetizione all'infinito per riempire lo spazio.
Se hanno deciso che una zona è residenziale, tu potrai muoverti per chilometri in linea retta senza mai trovare un bar. Devi tenere pure conto che i bar, in generale, non esistono. Le case per gli studenti hanno la stessa identica struttura ovunque. Sono stato in una casa di studenti lontana cento chilometri dal mio buco, e lì non ho dovuto chiedere dove fosse il bagno: lo sapevo già. Era ovviamente nel posto più pratico e logico e conveniente della casa.
Mentre pisciavo avevo addosso una percezione concreta di comunismo reale. Ecco, in questo senso si può capire perché qui a Brussèlle, a due passi da casa, quando ho trovato un fioraio posizionato alla cazzo nel contesto architettonico, isolato all'angolo di una strada come in tutte le città che hanno un minimo di anima, m'è venuto davvero da abbracciarlo.
Due giorni in Salento, a viaggiare sempre sullo stesso volo poi conosci alcuni passeggeri di vista, quasi ti saluti – ma poi non ti saluti.
Per esempio una famiglia composta da lui barbaro altissimo, lei salentina bassissima, prole biondastra parlante barbaro (il più piccolo No: è poppante, quindi poppa), lei e lui che si parlano in inglese, poi però comunicano con la prole in barbaro oppure in italiano.
Ho fatto partire una marcia nuziale che non partiva, ho fatto giocare due bambine con un cane, mi hanno fatto ricordare eventi lontanissimi nel tempo, mi sono bagnato di pioggia bevendo Negroni, ho parlato di giornalismo sorseggiando cappuccini, ho scoperto che ai matrimoni c'è un 5 % di femmine che esagera con il vestito (io mi stupisco dell'accompagnatore: va bene approfittarne di certa umanità, ma condividerci anche l'esistenza?), ci sono le stradine antiche di Lecce zeppe di gente che tu ignorante credevi fossero solo ad agosto.
E sabato sono a Londra.
A Brussèlle c'è Mr. Pinguino. A Brussèlle ci sono io che comincio le lezioni di francese. La signorina maestra viene a trovarmi di domenica pomeriggio così che sono costretto a pulire seriamente la casa. Ci sono io troppo sensibile a film come il cileno The Maid (titolo originale “La nana”, titolo francese "La nana", titolo italiano invece tremendo: “Affetti & Dispetti”). Ci sono le mie nuove palline del sale e del pepe:
La prossima volta che mi dicono che non sembro italiano, e soprattutto non sembro italiano terronico come invece sono tantissimo, devo mostrare la mappa di cui sotto e puntare il dito sul Salento, che come potete notare è più chiaro del resto (si nota pure una differenza cromatica con la Puglia del Nord, ma io già me ne ero accorto che da quelle parti sono più scuri bassi e tarchiati). In verità nel tacco convivono due tipologie di uomo salentinus: uno longilineo e a volte pure chiaro – che la leggenda vuole di origine normanna – l'altro à la Giuliano Sangiorgi, che io da sempre identifico con la influenza nefasta dei baresi nella genetica locale, in attesa di riscontri scientifici che un giorno sono sicuro giungeranno a fugare ogni dubbio.

Nelle cuffie ho Coso che si chiede È Questa La Vita Che Sognavo Da Bambino? e io non lo so cosa rispondere perché non mi ricordo, ma ricapitoliamo.
L'altro ieri sera ceno in questo ristorante di quasi lusso per cose di lavoro, solo che poi non si parla di lavoro, ci sono invece io che osservo il mio antipasto striminzito e buonissimo e penso che con quello che costa fino all'altro ieri ci mangiavo tre giorni. Ci sono camerieri che ti mettono in mano il menù alla pagina che ti serve in quel preciso momento. Io voglio continuare con tutte le mie forze a stupirmi di questo.
Il giorno dopo alla stessa ora mi trovavo al concerto dei Cloud Control, gruppo australiano di quelli che in disco non lo sai se ti piacciono, ma dal vivo sicuramente Sì. Ci sei tu macedone che non ti conosco, però dopo tre minuti che ti conosco finisce che conosco pure la tua compagna di scuola che non vedevi da anni, te la trovi lì per caso, e poi il suo uomo, e d'improvviso c'ho la cumpa macedone, mentre il posto dove danno il concerto mi piace tantissimo, e Brussèlle si conferma il place to be in questo momento storico.
Domani io giuro che è vero, mi pagano per andare a fare la caccia al tesoro in un giardino zoologico. Però devo scappare via prima perché verso sera ho da ritirare il primo premio di un concorsino letterario indetto dalla libreria che se state a Brussèlle, sapete qual'è, e dove cercherò di bullarmi il più possibile anche perché io di solito a ste cose o vinco oppure mi incazzo. I pochi lettori brussellesi sono invitati a farmi da claque.
E poi la notizia di sta cosa mi arriva mentre telefono in Australia. Solo che di sti tempi sono talmente in modalità trottola che manco lo so, di chiamare in Australia, tanto che devo chiedere a chi mi parla Ma Sei In Australia Vero? Non è che fa figo dire che in una giornata ho parlato con tre continenti diversi, è che appunto È Questa La Vita Che Sognavo Da Bambino? Non lo so, ma non è il momento di farsi domande.
In palestra forse pensano che ho la techno nelle orecchie, ho invece Gianni Togni e Little by Little degli Oasis di cui so pure le parole, e penso seriamente che se avessi una figlia femmina come dico io, potrei morire di amore stecchito sul colpo, quindi meglio di No.
Va bene: tre approcci gay nel giro di un mese. L'ultimo mi ferma per strada e mi chiede se sono Jean Paul Gaultier, o suo figlio, o qualcosa del genere.
Quelli di sopra fanno una videochiamata ad un'amante e ovviamente connettono il pc alle casse così che tutto il palazzo possa sentire in una bella domenica mattina – ma soprattutto io, ché ci vivo appena sotto.
Non mi hanno mai voluto così bene su un posto di lavoro come adesso. Però io provengo da una terra cattolica romana che ha influenzato la mia psiche – dunque anche nel bello devo vederci per forza la sofferenza o l'espiazione. Dunque adesso penso che non devo deludere nessuno. Dunque ora penso che il cataclisma sia appena dietro l'angolo.
Si pone il problema Feisbùk ad uso locale. Resto ancora oggi delle idee espresse tempo fa: non potrei utilizzare lo strumento per mantenere rapporti con amici lontani. Però come la mettiamo se ti permette di sapere cosa avviene a duecento metri da casa? E se addirittura resta l'unico metodo? La soluzione potrebbe essere un profilo a nome farlocco chiuso a tutti quelli che non vivono nell'arco di dieci chilometri da me.
Onestamente, a cosa è servito l'11 settembre? A capire quanto 10 anni siano un cazzo di niente. 10 anni fa io ero già adulto cazzarola. E voi ricorderete gli aerei di linea, ma io ricordo pure il giorno di quell'aereo da turismo (poco tempo l'11 settembre) che si schiantò sul Pirellone a Milano. Lei era nell'altra stanza, mi raccontava che era tornata, io avevo messo per un secondo in pausa il sollievo ed ero corso verso la televisione dove si parlava già di attentato. Poi si scoprì che non era niente. Anche con lei, due giorni dopo, si scoprì che poi in realtà non era niente.
Credo di essere diventato adulto qualche minuto fa, quando ho finito la bottiglia di olio, e già ne avevo un'altra pronta da aprire, acquistata molto molto tempo prima.

Oggi c'è il sole anche a brussèlle. Vado a correre con una maglietta sgualcita che tanto si stirerà con il sudore. Nel parco c'é un padre che insegna alla figlia ad andare in bicicletta. Barcolla dietro di lei tenendole il sellino. Dopo averli superati correndo, ti sei guardato indietro, hai guardato lo stupore ed il sorriso a bocca aperta sulla faccia della bambina, perché stava andando da sola.
Che culo ho avuto a nascere dove sono nato. Ci penso quando è agosto. Ci penso per esempio adesso che sono tornato a Brussèlle e comunque ho molta voglia di restare qui.
Penso che culo ho avuto a nascere in un posto così bello, che non è la stessa cosa del più famoso “visitare” un posto bello. È che gli amici li incontro fra gli scogli, oppure nuotando nel mare: un momento prima spio i pesci che ho sotto la pancia, due bracciate più tardi dico Ehi ciao cosa ci fai qui? Tu turista sei meravigliato dalla bellezza, ed io godo pure della tua meraviglia.
Ma fattelo dire, turista, le tue sensazioni non saranno mai come le mie. Perchè alla percezione pura di bellezza si aggiunge pure quella di appartenenza. Di appartenenza alla bellezza. Potrei parlarti del mio sapere dove mettere i piedi tra le rocce ma non basta – ti parrebbe un dettaglio da nulla – il mio uscire di casa e non tornarci per oltre dieci ore, nutrendomi di niente, anzi nutrendomi di caldo e birra e olive, e il mio diventare in poco tempo ancora più magro e abbronzato e selvatico, e la mia assenza totale di aspettative. Tu turista sei appunto turista, e di conseguenza per definizione hai delle aspettative: tu devi fare qualcosa. Io posso permettermi questa esistenza selvatica dove mi nutro solo di olive e birra e semplicemente vado, ché tanto anche da solo poi qualcuno con cui parlare lo trovo.
Che culo ho perfino oggi, che posso dire di tenere qualche dita di un piede ancora piantate lì, saldissime, mentre intanto infilo il naso nel resto del mondo.
C'è il sole che ti scova pure quando sei sotto l'acqua verde del mare –
e questo mare, ti ci immergi perché dopo ti senti tutto diverso – ecco Sì, un caffé in ghiaccio grazie – prendi tre birre, anzi prendine quattro è ancora presto: sono le tre, sono le quattro –
un estate fa si sceglieva il tuo nome e non esistevi, adesso invece tiri capelli ad umani adulti, rendiamoci conto – noi già ci conosciamo ma non ricordo il tuo nome, perché ti accompagni con un mostro? alla fine vi assomigliate tutte voi che vi accompagnate con mostri silenziosi passivi e in colletto di camicia – le linguine alle cozze qui e qui, grazie –
per favore regalami i tuoi boxer mi piacciono tantissimo dai dai dai – lei mi dice: ti conosco sin da quando eri bambino non ti ricordi di me? un giorno entrasti in casa mia inseguendo una capra! e porcamiseria è tutto vero – dev'esserci per forza un verso di qualche poesia che dice “m'innamoro dei sassi”: se non c'è, ci infilzo la bandiera sopra come gli americani sulla luna – no guarda, non sono io che sono scemo, la colpa è del rum e cola caldo, e di questa aria umida e guarda che bel cielo, è pure colpa sua, però ti devi fidare di me, perlomeno per una ventina di minuti – ma perché nessuno chiede mai un rum e cola light? –
se scendiamo sotto i trentuno gradi posso ricominciare ad indossare le scarpe – la voglia più impellente sarebbe quella di fare esercizio di romanticismo, ma seriamente eh, epperò la domanda è cosa fare quando manca la materia prima.
Faccio come abberlusconi che dice "solo 5 giorni di vacanza". Vale pure per il sottoscritto, solo che poi ci attacco il we di prima, e quello di dopo, e diventano di più. Quindi quasi dieci giorni di Salentu a partire da domani sera. Queste microvacanze estive mi fungono da spartiacque: al ritorno, non ci sono cazzi, devo imparare il Fransciese.
Per due volte nell'arco della stessa giornata mi sono preso un “you are funny”. La prima volta da una collega, si parlava di cose serie, solo che poi comincio a scherzare, mi muovo e poi innesco la mimica facciale più di quanto dovrei. La seconda volta era di sera, mi trovavo sulla terrazza di una casa all'ultimo piano che si vedeva tutta Brùsselle, ad un barbecue dove conoscevo pochissimi nomi.
Per la prima mezz'ora sono rimasto nell'angolo che non avevo voglia di parlare con nessuno, poi mi sono convinto che non era giusto e ho cominciato a parlare con tutti. Il fatto è che come lo traduci you are funny? La verità è che lo traduci con: “sei uno scemo”. Mi muovo dalla trasparenza alla scemenza senza tappe intermedie. Potrei anche esistere nella moderazione intermedia, ma mi viene male, e di solito sono falso. Di solito, però stanotte per esempio No.
Quando anni fa raccontavo che mi sentivo in un vicolo cieco e non sapevo cosa fare e come fare, alcuni non mi hanno preso sul serio. Ma io lo sapevo che non mi trovavo in una bella situazione, epperciò adesso mi sento abbastanza un miracolato.
Ho visto Aniene di Guzzanti, ho visto Vuoti a Rendere, film ceco che parla di come il sottoscritto vorrebbe diventare vecchio.
Scorgo da lontano oppure da vicino esseri femminili che paiono interessantissimi e allora mi chiedo: non fossi io a girarci lontano, non fossero loro che pensano ad altro, cosa succederebbe? Mi troverei in una situazione pregna di conseguenze a lunghissimo termine, ecco cosa succederebbe.
Se gli sguardi e le intenzioni si incrociassero, ti rendi conto delle conseguenze a lunghissimo termine? E' come trovarsi sull'orlo di un burrone. Non è né bello né brutto (si spera bello però non sai mai) ma comunque è un burrone. Con potenziali conseguenze a lunghissimo termine.
Conosco Andima dal vivo, e mi annoto i suoi occhi allegri da italiano in gita – mai citazione fu più citazionata da me. Lui è persona con moltissime cose da dire, e di sti tempi e a ste latitudini, è cosa preziosa. Mi racconta anche di siliconi da spargere attorno al box della doccia prima che torni la sua ragazza.
Sei mesi fa ero altrove e non sapevo che sarei arrivato qui. Dove ho una vita smozzicata ma che comunque è una vita. Otto mesi fa mi immaginavo una vita in altri posti. Dunque è un esistenza piena di burroni. Da un momento all'altro ci cadi dentro e cambia tutto. Quello che ho – e quello che non ho – potrebbe cambiare da un momento all'altro. Potrei ritrovarmi fra tre mesi a parlare di siliconi da spargere sul box della doccia? Potrei, come No. Quando me ne rendo conto, inspiro l'aria che mi circonda, quest'aria provvisoria che mi circonda, e penso che va bene tutto.
Va davvero bene tutto.
Ma di cosa lo condivo questo mio periodo di adattamenti a questa nuova vita smozzicata? Me stesso che mi leggi fra chissà quanti anni, ricorderai certamente che questi giorni di annusamenti fra te e Brùsselle erano conditi dai The Pains of Being Pure at Heart. Finalmente è uscito il secondo alburm, ma tu in quei giorni hai consumato soprattutto il primo fino all'estremo. Poi quando hai dovuto scriverne un post, hai preferito mettere il video di un pezzo che non è né nel primo né nel secondo album, ma nel mezzo, singolo orfano di tutto. Lo hai scelto per il video, per quella scena di due secondi del piccione che insegue l'altro piccione.
Al piano di sopra vive un infermiere gay libanese – ne ho già scritto – che fino al 2001 per colpa di suo padre politico importante libanese non aveva mai indossato un paio di jeans (libanesi, a sto punto). Uno che dichiara che lui non mangia quando è da solo, che per la tristezza preferisce saltare il pasto, e te lo dice stringendoti la coscia e confermandoti (casomai non l'avessi capito) che sei tanto tanto sweet. Ha due amici libanesi probabilmente altrettanto gay, e un armadio umano francese e ciccioso lui certamente gayissimo.
L'unica volta che sono stato a casa loro l'ho salutato (l'armadio) e poi non ci ho parlato più. Un armadio di carne bianchiccia e le tempie sudate e i polpacci enormi. Sono sempre stupito dalla gente con i polpacci enormi, saranno le mie gambe magre che mi fanno sembrare alieni tutti gli altri. L'ho ascoltato raccontare le differenze regionali della lingua araba in Nord Africa, e sul fatto che tali differenze si acuiscono se si parla di cibo. Poi niente più. Mai più visto, mai più sentito. Per settimane.
Poi stamattina trovo un biglietto infilato sotto la porta. Dice:
“Ciao, sono il ragazzo francese che hai conosciuto a casa di <nome dell'infermiere>. Lascio la sua casa, vado a vivere con degli italiani. Quindi se vuoi, ci possiamo sentire. Ti lascio il mio numero.”
Ed io che, a proposito di francesi, speravo di svegliarmi invece nel 1976, e di trovare sotto la porta un biglietto di Aurore Clément com'era nel 1976 in Caro Michele di Monicelli – c'è solo una foto disponibile e non rende neanche l'idea.
Ultimamente se resto in casa c'è il sole, se esco piove.
Oggi sono uscito, ho presto tantissima acqua. Però ho visto un re (cit).