caro ragazzo

Tu forse credi che io non ti pensi. Invece ti penso.

Tu, caro ragazzo che mentre io ero in Salento a dire Buon Natale ti avvicinavi alla mia auto parcheggiata in Belgio e ci staccavi entrambe le targhe. Tu, caro rubatore di targhe.

Ti penso, sai?

Quella notte, al freddo, mentre cercavo una stazione di polizia vagando senza targhe – avendo paura di ogni auto alle mie spalle, vedendomi gia’ in galera senza riuscire a spiegare nulla in francese – in quei momenti ti pensavo, ma erano pensieri violenti che non preferisco mettere da parte. Pero’ questo non vuol dire che non io non ti pensi. Ti vedo. Non ti immagino, ti vedo proprio. Secondo me sei basso e sorridente. Quella sera non sapevi cosa fare e mi hai staccato le targhe. Secondo me ridevi coi tuoi amici. Forse c’erano amici con te, che ti hanno pure aiutato, ma io penso a te, precisamente a te, che’ sei tu quello che gli e’ venuta l’idea.

Fossi stato li’ mentre lo facevi, sarei saltato fuori e sarebbe stata violenza. Di quella che scatta improvvisa, si sviluppa e si esaurisce, molto molto prima di fornire qualsiasi spiegazione. Da fartelo capire molto dopo, che ero io il proprietario della macchina.

Mi hai lasciato anche una stellina natalizia sull’antenna. Ed io ti penso. Mentre pedalo 10 chilometri nella neve per andare al lavoro, ti penso. Arrivo sfinito che non ci sono abituato, con il freddo tutto al centro degli occhi – unico punto scoperto – e le gambe molli. Quando spiego a tutti: mi e’ successa sta cosa, e gia’, che ridere. Eh, eh, eh, faccio con gli altri. E poi penso a te. E non ti auguro violenza ne’ malattie – questo era solo il primissimo pensiero – ma ti auguro fastidi incomprensibili, che ti facciano snervare come mi sono trovato io, snervato e stanco nella notte belga che non sapevo dove andare. Ti auguro di perdere le valigie nel tuo viaggio piu’ bello, e di perdere l’unica copia delle chiavi di casa. Che si rompano le tubature del bagno mentre sei in vacanza – e hai perso le valigie – e quando torni vedi l’acqua che esce da sotto la porta ma tu, caro ragazzo, non puoi aprire, che’ hai perso le chiavi, da qualche parte nell’altro lato del mondo. Con affetto.

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5 thoughts on “caro ragazzo

  1. Ciao Raffaele! E’ da un po’ che volevo farmi vivo. Conosciuto fratello minore. Prima o poi becco anche lui, pensavo. E invece te n’eri già partito e stavi smadonnando per le targhe rubate. Dai, succede di molto peggio nella vita, dai. Spero di poterti dare prima o poi qualche buona nuova. Intanto ti abbraccio.

    l.

  2. potesse andare a sbattere contro il muro di cari ragazzi che mi hanno fatto borse, portafogli e cellulari negli ultimi dieci anni e che continuano a farlo. per la macchina sarei in grado di spaccare tutto davvero. sti cari ragazzi..tu stai lì a chiederti il perchè delle cose e intanto già l’epistemologia genetica miete i suoi frutti e ti fotte. wow, happy 2010! 

  3. Pingback: rafeli blog – il diario delle piccole cose

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