Mi piacciono i supermercati il sabato sera, con le luci al neon che abbruttiscono le persone, e queste persone di forme diverse, età diverse e stili diversi tutti però concentrati nello stesso posto, non come in una festa dove più o meno ci si assomiglia, ma proprio tutti diversi, e questo abbrutimento dovuto alle luci al neon e alla stanchezza; mi piace imbattermi nella folla tra gli scaffali in certe bellezze improvvise che restano bellezze nonostante tutto, mi piace lo stridente contrasto fra la figura dell’umano che incontro e l’azione che sta compiendo in quel momento: coppie di punk stagionati coi capelli tinti che scelgono il filetto di pollo, donna elegantissima che sceglie la sabbia per il piscio del gatto.

Mi piace che la mia lezione di francese si trasformi in una chiacchierata fra amici, come è ormai da mesi con la mia professoressa: io che le racconto della mia nausea dovuta alle birre di ieri e al pollo fritto turco di questo pomeriggio, lei che mi racconta i metodi naturali di sua mamma per queste nausee, di quando lei era bambina in Marocco, e allora voglio provare pure io questo metodo materno marocchino dello stritolare il timo secco tra i palmi delle mani, masticarlo e mandarlo giù con un bicchiere d’acqua.

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