quelle che seguono

Quelle che seguono sono considerazioni di una banalità forse sconcertante.

I soldi non fanno la felicità, ma d’altra parte senza soldi la felicità è più lontana.

E fin qui ci siamo.

Epperò la mancanza di soldi ha un vantaggio: ti mette davanti ad una mancanza tangibile, a cui sono associate altre mancanze tangibili: probabilmente non c’è un lavoro, e quindi non c’è una casa confortevole, e quindi non ci sono le cose che vorresti nel frigorifero, non ci sono ipotesi di viaggi etc.

Puoi dare a queste mancanze la colpa di eventuale pomeriggio di insoddisfazione che ti salta addosso all’improvviso. Quando tutte queste mancanze non sono più mancanze (hai il lavoro, hai la casa, nel frigorifero ci metti quello che vuoi, quanto ne vuoi) allora quel pomeriggio di insoddisfazione è tutto tuo. Non puoi dare la colpa a niente. E’ una produzione purissima e indiscutibile di te stesso.

Non puoi dire “ah, ma se riuscissi a fare quel viaggio che ora non posso fare, sono sicuro che sarei meno triste”. Quel viaggio lo puoi fare. Fallo. Ma non lo fai, perché ora lo sai: non è quello il punto.

Sono considerazioni di una banalità forse sconcertante perché si può rifare lo stesso (banale) ragionamento sostituendo i soldi con un amore, con un’aspirazione.

Benedette mancanze. Benedette attese.

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volevasi segnalare

Samuele Bersani racconta un incontro con una ragazza a Bologna.

Certe persone – quando gli succedono certe cose – hanno lo sguardo e il tono di voce di chi gli e’ crollato qualcosa addosso, e non possono farci nulla, sono sotto le macerie e basta. E non hanno bisogno di spiegare quanto sia bello eccetera eccetera, si limitano ad elencare i fatti oggettivi e scarni, poi tutto il resto viene fuori comunque.

E poi cazzarola tutto questo a Bologna.

uno degli effetti

Uno degli effetti dei picchi di stress e della privazione di sonno e’ il mio dimenticare – talvolta – i nomi delle persone. Di amici, colleghi o personaggi pubblici. Soltanto i nomi dimentico: per il resto ricordo perfettamente il viso, gli eventi, i tic, le imperfezioni epidermiche e le macchie sui denti, ricordo i dettagli più’ insignificanti, ma dimentico il nome.

Dovevo prendere un bus che mi avrebbe portato in aeroporto, oggi, e improvvisamente mentre chiudevo la valigia mi e’ venuta in mente la faccia di Calderoli, ma senza ricordare il nome Calderoli. Non mi sono chiesto il motivo di tale immagine mefistofelica in una situazione del genere, del me stesso che chiude una valigia mentre  Brusselle fuori finalmente splende di sole. Ho una passione per il nonsense, e ste cose le accolgo come un regalo.

Mi sono detto, fin quando non mi verrà  in mente il nome Calderoli – cioè fino a quando non mi verrà’ in mente il nome di quello li’ – non uscirò a prendere il bus, e rischierò  di perdere il mio aereo. Il nome poi e’ arrivato – del resto sono quello che ricorda senza motivo i nomi del’intero cast di Beverly Hills 90210 – e mi trovo adesso a Monaco di Baviera, un luogo dove la voce della signorina della metro e’ rimasta uguale a quella che ascoltavo ai tempi dell’Erasmus, e che per connessioni neurologiche imperscrutabili resta collegata all’odore di una crema giallina che usavano nella mensa universitaria, cosi’ che l’odore mi tornava al naso ad ogni Bitte Zuruck Bleiben ascoltato nella U-Bahn.

Ora, se uno fosse come me e ricordasse chi era Ian Ziering, rimarrebbe stupito dal sapere che l’anno prossimo quello compirà  cinquant’anni.

(e googlare non vale)

volevasi segnalare

La voglia di tornare in Italia fa su e giu’ come un’altalena. Questo da sempre. Oggi la voglia e’ andata su ascoltando una puntata di Melog con frequenti spezzoni audio di commedia all’italiana degli anni  50, 60 e 70 (mangiando nel frattempo un panino e osservano oltre il vetro un barbaro con felpa adidas acetata su camicia a righe), poi e’ andata giu’ leggendo l’ennesima compilation di piagnistei organizzata dai geniacci di Repubblica.it.