facebook, il manifesto

Premesso che un iscrizione a Facebook non è da escludersi, ma solo in un ipotetico futuro, se mai Facebook dovesse diventare indispensabile alla mia vita su questo pianeta.     

Premesso che parlare di Facebook non è cosa da poco, perchè significa parlare di comunicazione e di quello che sta diventando oggi la comunicazione, e di come tutto questo influenzi la nostra concezione di comunicazione (per noi che esistevamo anche prima di Facebook) senza contare che questo sarà più o meno il modello di riferimento per quelli che verranno dopo di noi (perchè non sapranno com’era la vita prima del social networking).        

Dichiaro che la mia opposizione a Facebook è dettata dai seguenti motivi:

Se non ci fosse, non ci sarebbe assolutamente bisogno di inventarlo.         
FB non aggiunge niente a quello che già c’era. Vuoi comunicare con qualcuno in particolare? Vuoi comunicare col mondo? Oppure solo con una ristretta cerchia di amici? Bene, hai la mail, Skype, Messenger, i blog (privati, o pubblici), gli spazi web gratuiti, i siti per caricare fotografie e video, siano essi privati o pubblici. Te li scelgli tu, come piacciono a te. La differenza è che con FB è tutto integrato in una sola cosa. Che poi vuol dire, in altre parole: ci sono molti più vincoli. Ma soprattutto: è un bisogno che ti è stato proposto. Non ne avevi bisogno, poi te lo hanno proposto ed hai pensato: cacchio, ne ho proprio bisogno! Lo voglio! Come i telefoni zeppi di optional che poi alla fine non usi. Non ne avevi bisogno, ma poi lo hai comprato lo stesso perchè era troppo bello. E adesso con FB i vostri dati sono tutti lì, non più sparpagliati nella marea di internet, ma belli incasellati e pronti per la consultazione. Contenti voi.        

Io di amici ne ho al massimo, ma proprio volendo stare larghi, una quindicina.           
Con FB invece si raggiungono le centinaia, se ci si lascia andare a considerare “amici” anche vecchie conoscenze, colleghi e il fratello della fidanzata della zia morta vent’anni fa in Lussemburgo. Una cosa bella di FB è che pure non essendo iscritto, posso vedere chi sono gli amici delle persone che conosco. Ed io so benissimo che alcuni fra quelli che vedo non sono nemmeno lontani conoscenti. Alcuni proprio si odiano. Il numero di “amici”, poi,  è una delle prime informazioni che ti danno, e sta sempre lì in evidenza.. Tizio ha tanti amici, mentre Caio qualcuno di meno, ma promette bene. Nasce il sospetto che per il Facebokkiano diventi una gara ad accumularne sempre di più. Nella mia vita normale non mi sono mai posto il problema di pensare quanti amici ho – tranne in questo momento – o quante persone conosco. È irrilevante. È qualcosa che fa parte dei telefilm americani, dove si parla della ragazza pon pon “popolare” confrontata con la “sfigata” che sta sempre nell’angolo che ha solo due altre amiche sfigate come lei.       

Ma che fine hai fatto? E come stai? E dove stai? Ma pensa te.      
E poi niente più. Voglio dire, puoi pure ritrovare il vecchio amico che non sentivi da dieci anni – questo lo concedo, può succedere, che bello – ma quanti degli amici ritrovati ti eri impegnato a cercare? Chi cerca trova: tu hai cercato? Li hai aggiunti ai tuoi amici perchè FB ti ha fatto nascere il bisogno di «cercare amici perduti» o davvero ci avevi provato in passato, di ristabilire un contatto con loro, e non ci eri riuscito? E quando li hai trovati, hai poi ristabilito un rapporto con loro oppure ci scambi frasi smozzicate in chat? Li hai poi chiamati al telefono, questi amici ritrovati? E adesso vi sentite come prima o è stata solo una carrambata di una sera? E se è stato solo un momento – ma magari No – però adesso questi mezzi sconosciuti verranno a spulciare ogni giorno nelle tue cose, e allora quello che scriverai, le fotografie che metterai, saranno influenzate da questo sbirciare, che per alcuni è anche compulsivo.             

Affezionato a certi ricordi, non mi va di barattarli con nulla.     
Ho pochi amici, alcuni li raggiungo con la voce via internet, mentre alcune persone – che ci sono cresciuto insieme – non le vedo quasi mai. Ci rivediamo una volta all’anno, oppure meno, e ogni volta, quando succede di reincontrarsi sono sinceramente felice di avvicinarmi a loro, di incrociare il loro lo sguardo, della pacca sulla spalla che ricevo, di quella che do,  dell’odore che riconosco e che riporta immagini agli occhi, della mezza ruga che scopro sulla faccia, e di tutto quello che è stato e che ho cristallizzato da qualche parte nella testa. Mi piace il reincontrarsi, mi ricorda la trama di Due di Due, mi pare giusto che le cose vadano così, e se proprio non è giusto – se anche potrebbe andare diversamente – mi piace che nella mia vita vada proprio così, che ci siano questi momenti. Mi piace ascoltare il racconto dei cambiamenti, riconoscere le espressioni facciali mutate nel tempo ma che in un certo senso sono sempre quelle. Mi piace poi dirsi Ciao che tanto prima o poi ci si rivede, e invece già lo sai che passeranno mesi ma anche anni, però comunque la prossima volta sarà bello uguale. Magari si può cancellare tutto questo tenendosi in contatto continuo (con relativo aggiornamento fotografico) e nessuno garantisce che sia sbagliato – fatelo pure, voi Facebookkiani – ma io ste cose voglio tenermele così come sono, e voglio sapere che negli anni potrà essere ancora così.              

Il tempo che porta via.           
Ore e ore. Va bene, tu invece lo sbirci solo una volta al mese. Però si dice in giro che FB porti via molto tempo, e che scateni un atteggiamento compulsivo trascinando verso la dipendenza. Se ho tempo, scrivo. O corro, o leggo. O studio. Soprattutto leggo. Mi manca solo diventare dipendente di un giochino succhia tempo.      

Siamo soli.            
Questo è un concetto filosofico: noi siamo soli, e saperlo fa un po’ male. È una cosapevolezza che si cerca di tappare con le pezze che si hanno a disposizione. La socialità compulsiva, le amicizie morbose – una volta era ciondolare al bar – adesso i messaggini, il social networking, il chatta chatta. Per alcuni queste sono solo delle pezze. Sono solo un rimandare il momento della consapevolezza, oppure per lenire il dolore di questa consapevolezza. Sono molte meno ore da soli con noi stessi, le ore che non va di sopportare. Gli amichetti virtuali, il plin plin dei messaggi che arrivano in chat, tutto questo aggrapparsi ostinatamente agli altri, sono analgesici che funzionano finchè ci credi. Io cosa posso farci, non ci credo. Non ci riesco. Cosa posso farci.           

+961% solo nel 2008, ma si sgonfierà.          
Però intanto siete stati i cerini di questa fiammata. E siete pronti per fare i cerini della prossima che prima o poi arriverà.  

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30 thoughts on “facebook, il manifesto

  1. Post da standing ovation, bravo Rafeli. E che dire, che concordo con tutto. E che il punto “Siamo soli” mi ha fatto venire un po’ i brividi, perchè è proprio così.

    Lisa

  2. quante energie cerebrali bruciate per accanirti su un fenomeno effimero… (molti dati poi sono quelli sensazionalistici dei giornali: “Da dipendenza!”, e tu di solito prendi con le pinze le notizie che leggi in giro)

    ma noi ti si vuole bene così, pesante come un vecchino con la pipa che borbotta ^_^

  3. orsù, pure tu metti sul web la tua vita!
    lo so, lo so, non tutta-tutta la tua vita, ma va che alla fine anche su FB uno mette le cose che vuole mettere..
    pure tu alla fine parli con persone mai viste e/o sentite.., e va che su FB se vuoi puoi anche essere amico dei tuoi amici intimi e basta, giusto per condividere ancora di più emozioni, avventure e chiacchiere..
    sarà un fenomeno effimero, sarà una cosa che rimarrà nel tempo, chissà, e in fondo..chissene.
    ora come ora lo uso, sto in contatto coi miei amici che magari vedo anche di sera.. non ha creato in me malattia/dipendenza o quant’altro..
    e sarà un caso strano, ma tra i miei amici se ne parla, ma ben poco.. a dir la verità ultimamente sei tu che su ogni post parli di faccialibro.. mah.
    stammi bene
    Ste

  4. Ottimo post, come sempre.
    Mi soffermo su due punti. Primo, trovo interessante FB – e le dinamiche che in esso si creano – in quanto esso è la dimostrazione di come il web sia diventato l’esatto contrario di quello che inizialmente si pensava dovesse diventare: una diretta estensione del mondo reale, non un mondo alternativo virtuale.
    Non concordo invece col tuo primo punto: da quando il bisogno dell’utente è stato un criterio decisivo per la diffusione di un nuovo prodotto? La storia dei prodotti mediali è costellata dal successo di bisogni totalmente imposti, ultimo in ordine di tempo la fotocamera nel telefonino.

  5. Jun:
    il perche’ parlarne, l’ho messo nella premessa.

    Ste:
    la differenza fondamentale e’ che qui si lanciano parole da un mittente sconosciuto (tu sai chi sono? conosci la mia faccia?) a destinatari sconosciuti (chi sei tu? conosco la tua faccia?). In mezzo ci sono solo le cose da dire. Se ti pare poco.

    dawebowman:
    e infatti, niente telecamera nel telefonino, da queste parti.

  6. Si quello che dici lo capisco, ma scusa eh.. qualche anno fa è ‘esplosa’ la mania dei blog, chiunque apriva un blog, e giù a parlare di ‘sto benedetto blog..
    a quanto pare, anche tu hai cavalcato l’onda e ne hai aperto uno, con soddisfazione tua -spero- e nostra -mia di sicuro ché adoro leggerti-.
    Ora, è tempo di FB.
    Io non vedo dove sta il problema..chi ne abusa, se ne stuferà; chi lo usa proporzionatamente con altri interessi.. lo terrà lì in un angolino per passarci del tempo.
    Io la penso così, poi tu sei libero di sentirti oppresso da questo ‘bisogno di FB’, lo posso anche capire, perchè è tutta italiana ‘sta mania di considerare chi non usa le cose che usano tutti dei poveracci.
    Non so se si capisce cosa volevo dire, altrimenti scusami ma è ora di pranzo e ho sinceramente tanta fame.
    Ciao,
    Ste

  7. Sul fatto che la parola amici sia esagerata hai ragione. Andava benissimo la parola “facce”.
    Io ho 50 facce e mi sembrano una folla.
    F.

  8. Uff… perchè non ci teniamo stretti al senso letterale delle parole per una volta??? Cosa significa FACEBOOK: libro di volti e quello è. Niente più e niente di meno. (maledetto chi ha deciso di scrivere friends invece di faces… perchè non fa altro che istigare i puntigliosi come te che cavalcano quell’onda lì…) Perciò chi ne vuole ne fare un uso inappropriato, cavoli suoi, chi ne vuole fare uso di tanto in tanto, ok, chi non ne vuole fare proprio uso, benissimo, è libero di tenersene fuori. Nessuno lo escluderà mai per questo e i suoi amici gli continueranno a volere un mondo di bene uguale! D’altronde questa moda feisbucchiana sarà pure un po’ infantile tanto da farmi venire in mente a volte i vecchi ALBUM di FIGURINE DELLA PANINI, ma non credo sia così deleteria se usata in modo non maniacale…
    E poi Raaaffaele, mo lasciatelo dire con la bruta schietteza che tu ben conosci… stai diventando davvero un po’ troppo obsoleto… se fai un giro per il web, vedrai che ci sono valanghe di manifesti simili al tuo.
    On arrette?
    Silvia

  9. Evidentemente ci sarà un perchè. Dopotutto conosco Raffaele abbastanza e ci terrei abbastanza ad ampliare le sue vedute. Lo faccio solo con le persone che mi sono care, non con gli sconosciuti. Avrei molto più gusto a farlo di persona ma ben venga il blog quando le distanze fisiche sono considerevoli…
    Comunque mi faccio subito da parte, perchè in fondo hai ragione tu, inizio ad esserepedante anch’io!
    Adios

  10. Silvia:
    per “tenerci stretti al senso letterale delle parole” va detto che, se ci sono “valanghe di manifesti” simili al mio, allora non sono obsoleto, ma piuttosto il contrario. Puoi mettere qui qualche link per favore?

    E’ vero che ognuno è libero di fare ciò che vuole con lo strumento e infatti non è in discussione in quanto scritto sopra. Le critiche sono più belle circostanziate, e nel merito.

    Criteo:
    tu come argomento ci vedi davvero solo FB?

  11. I bisogni non si creano, preesistono…

    Un abbraccio e ti lascio che sull’altro pannello del mio Mac ho Facebook aperto…

    Il cugino rasta…

  12. premetto che sono iscritto a facebook, e che non sono caduto ancora in nessuna dipendenza compulsiva solo perché mi connetto esclusivamente dall’ufficio e compatibilmente con gli impegni di lavoro. mi collegassi da casa, sicuramente ci perderei molto più tempo.
    segnalo a tutti un post di fatafosca
    http://buonafollia.splinder.com/post/18911888
    la quale ha sottoposto alcuni aspetti forse scontati, ma comunque inquietanti, che invitano a riflessioni che vanno oltre le questioni circa l’utilizzo (compulsivo in molti casi) del mezzo.

  13. Per dire, io ci sono iscritto, ma non ne faccio una questione di stato nè una ragione di vita.
    Ci pensi più tu a sto facebook di quanto ci pensi io, pensa te. Eh.

    Un altro Rafeli.

  14. Trovo molto intelligenti le tue osservazioni, forse perchè combaciano con le mie ^^?… No scherzo,ma anche no. Vorrei però vorrei dirti anche la mia : prima di iscriveremi a fb, sono stata letteralmente corteggiata per parecchio tempo affinchè lo facessi. Ma i motivi , gli stessi più o meno da te elencati, mi facevano desistere, anche nervosamente ,dal farlo. Poi, quando ho ceduto, mi son resa conto che l’utilizzo non ha turbato la mia quotidianità. Chissà che mi credevo io, invece! In itinere, ho realizzato che se lo si fa con assoluta serenità, senza compulsività, come per tutte le cose che abbracciano internet, in fondo, non si rischia proprio nulla di sè. Per fortuna( e per legge)questi social networking , danno sempre la possibilità di “trattenere” un po’ ….del tuo. Il contrario è sempre dovuto alla tua personale gestione del suddetto. Quindi, di cosa parliamo Rafeli? Di paura ?Di essere coinvolti e perdere tempo prezioso che altrimenti dedicheremmo, che so io, alla lettura? Io uso fb ,ma non ci penso proprio a non leggere come/quanto facevo prima. Di non studiare/lavorare? Ma figurati! E’ un giochino,succhia tempo? Solo se te lo vuoi far succhiare(O_o….oddio, vabè hai capito a cosa mi riferisco). E’ una curiosità,una cazzatina, è un momento . Un momento,esatto, lo dici pure te. E poi, tutto questo —-> (Ci rivediamo una volta all’anno, oppure meno, e ogni volta, quando succede di reincontrarsi sono sinceramente felice di avvicinarmi a loro, di incrociare il loro lo sguardo, della pacca sulla spalla che ricevo, di quella che do, dell’odore che riconosco e che riporta immagini agli occhi, della mezza ruga che scopro sulla faccia, e di tutto quello che è stato e che ho cristallizzato da qualche parte nella testa. Mi piace il reincontrarsi) lo si potrà fare comunque…..anche se una foto di facebook si è intervallata tra i due momenti.
    No?

  15. Concordo soprattuto con la Ste, e mi sembra di poter dire che quello che più di tutti, qui, è stato colpito dagli aspetti negativi di Facebook, sia proprio Tu.
    Probabilmente infatti, non avendo avuto l’obbietività di provarlo, hai passato delle inutili ore a raccogliere quante più informazioni negative possibili a proposito, per poterne poi scrivere uno o più post critici, tanto per poterne parlare male.
    Mi sembra di percepire (e forse mi sbaglio) una contrarietà “gratuita” nei confronti di questo fenomeno, sia perchè appunto, non sei membro di questa community e quindi giudichi per sentito dire, sia e soprattutto, a mio avviso, perchè suona come una di quelle tante critiche che si fanno sui “Manifesti” di sinistra, a qualsiasi cosa raccolga un consenso di così ampia portata popolare, come a dire “se piace a Tutti evidentemente è una stronzata”, e tanto vale remarci contro, perchè fa sempre figo.
    Scusa se mi permetto tanta schiettezza, ma spero che tu la prenda come una critica costruttiva, anche se so benissimo che non sei tanto propenso a leggere le critiche in questo modo, quindi chiedo scusa in anticipo per la franchezza.

    Chiudo anche io facendo presente che sono membro di facebook da oltre un mese, e me ne sto stancando, come è normale che sia, ma non mi ha cambiato la vita in tutti questo tempo, e non me la cambierà smettere di “frequentarlo” quando me ne sarò definitivamente stancato. Avrò giocato per un pò ad un “giochino” (e scusa il gioco di parole), innocente e sicuramente meno pericoloso di quanto non lo fosse fare “la ruota della morte” con la tua barchetta come facevamo noi i primi giorni in cui Tuo padre te la prestava…(tu dirai, che c’entra la barca? e io ti risponderò che non lo so ma è il primo esempio che mi è venuto in mente).
    Saluti affettuosi, vado a vedere se qualche mio compagno delle medie mi ha ritrovato su FB.

    PENSIERILAIT

  16. assolutamente d’accordo.
    sono entrata in FB per cercare due persone:le ho trovate e FB adesso è una noia. Lo era anche prima…

  17. http://entin[..] Ogni tanto torno. Sono tornata. Sono tornata a casa mia,immersa nei miei ritmi invernali e adesso per davvero. Tuttavia, in pausa pranzo, scappo al mare per fare ancora qualche tuffo. Non vedevo l’ora che l’estate finisse e invece &eg [..]

  18. Pingback: volevasi segnalare « rafeli blog – il diario delle piccole cose

  19. Ciao Rafeli,
    seguo il tuo blog e ti leggo di tanto in tanto, ma credo di non aver mai commentato, o forse una volta. Spero di poter intervenire.
    Condivido i tuoi sette punti, soprattutto il secondo e il settimo. Tuttavia sono una facebookiana, o feisbucchiana. Perché questa incoerenza? Perché evidentemente le mie ragioni contro non sono ancora abbastanza forti rispetto a quelle pro. Il mio principio di base è che forse, come tutti gli strumenti messi a disposizione dalla rete e come tutte le pensate che l’uomo s’inventa per passare il tempo sulla terra, Facebook non è tutto buono o tutto cattivo. Per il momento quello che cerco di fare è un uso selettivo, mirato, dei prodotti che mi vengono offerti, in base a quello che mi interessa (vero, prima non ne avevo bisogno, ma mi viene da pensare che per secoli abbiamo fatto a meno anche del telefono e di parecchie altre cose che non ci impedivano di campare, poi l’hanno inventate e abbiamo detto: “Perché no? Vediamo come funziona e a cosa mi potrebbe servire”). Per esempio, mi interessa la condivisione di contenuti. Ho scoperto molte cose che mi interessavano in questo modo (articoli, blog, video, canzoni, …). Ho ragionato a lungo anche sull’uso di Twitter, strumento diverso eppure uguale nell’utilizzo compulsivo che spesso ne facciamo. Ma non so, tutta la faccenda è complessa, e già ampiamente dibattuta, per cui non credo di poter aggiungere contributi nuovi. Non ho letto nemmeno tutti i commenti a questo post, per cui non so se ripeto quello detto da altri (anche se fosse così, questa resterebbe comunque la mia attuale posizione). Pur trita e ritrita, però, la questione merita la sua attenzione, così come tu hai mostrato con questo post. Credo che dovremmo tutti ragionarci di più e schierarci meno.
    Un saluto,
    MR

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