Chi non ha la malattia della radio come il sottoscritto, non ha ascoltato Rocco Tanica degli Elii di notte scimmiottare i gruppi che suonano al concertone del Primo Maggio. Allora quando dovevo spiegare la mia opinione sull’ennesimo gruppo-da-primo-maggio che mi veniva proposto, alla domanda “ti piace questo nuovo-gruppo-da-primo-maggio?” in preda alla presunzione credevo che tutti conoscessero l’opinione degli Elii sull’argomento, e allora citavo quella (sono famosi gli Elii, giusto?) per poi rendermi conto immediatamente che era una citazione azzardata e che non veniva compresa: allora a quel punto rispondevo vago, cambiavo argomento.
Finalmente adesso ho la soluzione.

(ah, e sono 6 anni che non affrontavo l’argomento)

Mi piace l’ultimo pezzo di Neffa in cui pare di risentire Battiato in summer on a solitary beach, un pezzo che consiglio di ascoltare in cuffia senza guardare il video – che potrebbe distrarre dall’arrangiamento – e che ascolto di continuo da un paio di giorni perché ho arbitrariamente assegnato dei significati tutti miei alle strofe.

Questo è un argomento che se davvero ci tenessi all’audience e alla benevolenza di chi legge non dovrei toccare più. Qualche giorno fa si scriveva della scoperta di questa cantante Annalisa “occhi dispettosi” Scarrone, che come è stato fatto notare è pure laureata in Fisica, e dunque la inseriamo arbitrariamente in quella categoria di esseri superiori dove troviamo pure la quasi neuroscienziata e poliglotta Natalie Portman. Si diceva pure che le hanno scritto canzoni mediocri. Riformulo: non tutte mediocri, alcune sono accettabili. Ma di nuovo, a conferma di quanto si era scritto a proposito della produzione di musica struggente, quasi tutti i pezzi sono scritti da uomini, e sicuramente lo sono tutti i migliori, come per esempio.
Uccidetemi.

Ho dimenticato di scrivere due righe su Open

Ho dimenticato di scrivere due righe su Open, quella che viene chiamata l’autobiografia di Agassi, anche se poi non e’ chiaro quanto impatto abbia avuto “quello che lo ha aiutato a scriverla”.

Ci sono alcuni motivi per leggere sto libro.

Innanzitutto puoi non saperne nulla di tennis, puo’ non importarti nulla del tennis (generalmente cambio canale quando lo trovo in tv) eppure prende per la mano il lettore e non lo lascia più . Quando si arriva a raccontare un match, vuoi davvero sapere come e’ andato a finire. Merito della partecipazione emotiva con il protagonista, o ancora, di quello che lo ha aiutato a scriverlo.

E poi perché  e’ un libro che parla di altre cose, di amicizia innanzitutto, e poi di scelte sbagliate, e di come matura la consapevolezza delle proprie scelte sbagliate, di come si può  cambiare nel corso degli anni, di come sia bello averci da qualche parte scritta tutta la propria storia (noi bloggherre old school questo ultimo punto lo capiamo bene, e ci lisciamo le sopracciglia per la soddisfazione).

Se poi questi motivi non bastassero, uno si può  leggere le recensioni dei capoccioni che si sono scomodati a lodarlo.

questo simpatico oggettino

Questo simpatico oggettino ha risolto uno dei problemi della mia vita. Che detto così potrebbe sembrare eccessivamente grave ed esagerato, ma se lo spiego, forse No.

La scena da immaginare è questa: un corpo nel letto incastrato perfettamente tra i cuscini e la coperta. Ha trovato la posizione migliore possibile per leggere il libro che sta leggendo in quel momento. E’ soddisfattissimo della posizione, i muscoli sono rilassati, il libro piace, regna il silenzio, il mondo ha raggiunto la sua perfezione in questa ora imprecisata della notte. Si arriva a fine pagina.

Un braccio viene estratto per girare la pagina. La posizione perfetta è persa per sempre. Non la si ritroverà mai più (almeno fino alla sera dopo, durante la quale la scena si ripropone dall’inizio).