nella nuova casa

Sono nella nuova casa. Ci sono tante (ma tante) cose da raccontare. Non adesso. Ho una finestra lunga cinque metri e una pianta enorme con le foglie enormi a forma di cuore ritagliato. Il giovane proprietario della camera – di cui già detto qui sotto – la chiama la sua “green girl”. Mi ha lasciato un bigliettino nella camera, mi ha scritto: prenditi cura della mia green girl, perfavore. C’è un piccolo annaffiatoio bianco che potrebbe essere stato di Cappuccetto Rosso, in un tempo lontano. Ho anche un televisore e le pareti della camera sono alternativamente bianche e arancioni. Una bianca e una arancione, una bianca e una arancione. I prossimi sei mesi saranno fra queste mura bianche e arancioni, per la mia casa numero… numero? Non me lo ricordo più.

e poi ritorno veloce al paese basso

Un natale fulmineo al paesello e poi ritorno veloce al Paese Basso. Eccomi qui, per la prima volta un capodanno da trascorrere in un posto che non è il mio paesello. Un capodanno che non me lo consumo in solitudine – come avevo creduto di fare – perchè la signorina è venutà qui con me, e meno male che ha insistito per venire che io con sta storia che il capodanno da solo "tanto non me ne frega niente di stare da solo", mica ero capace di convincermene per davvero. Mi aiuta a sistemare le cose nella Umile Dimora, la signorina, e si vede che c’era bisogno di lei in questo umile luogo, io che un pugno di caramelle le getto sul tavolino senza pensarci e lei invece le raggruppa tutte in una ciotolina che tu poi a vederle così, signorina ciotolina e caramelle sistemate nella ciotolina, ti sembra già di stare più a casa. Ti sembra che se dici casa non dici una bestemmia. 

La mia Umile Dimora è la casa che avrò per i prossimi due mesi tutta per me, per la prima volta una casa tutta per me, e nelle prossime puntate verrà descritta nei particolari che tanto non mancheranno le occasioni. La signorina che si lamenta sempre che le cose che ho fatto fino ad ora lei non c’era. E se anche c’era, io queste cose le avevo già fatte prima quando lei non c’era. Io che dico c’hai ragione. Però oggi che siamo in una casa tutta nuova che nessuno di noi ci aveva vissuto in precedenza, nel momento in cui mi dirigo verso il bagno per una pipì istigata dal freddo, le chiedo premuroso se per caso vuole venire anche lei, visto che la prima pipì in una casa nuova è comunque un momento da ricordare, una di quelle cose importanti che poi la seconda la terza la quarta volta non ti importa più. Però quando si tratta della prima volta, vuoi mettere la prima volta? Lei mi risponde – ridendo, devo specificare che risponde ridendo sennò si perde l’atmosfera e tutto il contesto non viene reso per bene dalla mia scrittura contorta – mi risponde che questi sono Primati del Cazzo che non le interessano. Io dico Vabbè fai come credi e lei continua a ridere nell’altra camera mentre il primato è già svanito e non c’è più nulla da fare.  

L’augurio per il mio nuovo anno non lo so fare. Quest’anno trascorso ha portato tante sorprese, ha tutti fiocchettini al posto giusto che non avrei mai potuto chiedere di meglio. Per i Palloni Wilson che passano da qui, l’augurio non è per cose troppo grosse che tanto quelle non si avverano e se anche si avverano non è certo perchè le ha augurate il sottoscritto. Per l’anno che arriva, si augura di trascorrere almeno un paio di mattine di quelle che esci di casa col freddo sul naso e sei contento, un paio di libri che non li vuoi chiudere per andare a dormire e la voglia e la forza di desiderare qualcosa di bello. Io come vedete non mi sono allargato, voi cercate di starci dentro.

Buon anno.

e l'avevo pure proposto io

E l’avevo pure proposto io, di andare a fare un giro fino in spiaggia, che io da bravo mediterronico dovevo vederlo per forza sto benedetto mare del nord, e poi poter pensare di aver spaccato l’europa in solitaria da parte a parte, vuoi mettere? Che poi arrivare in bicicletta fino alla spiaggia del mare del nord, succede che ti senti sopraffare dalla natura, dai cavalli che galoppano nei prati e dai torrenti di acqua verde che ci sono per davvero e non è che dico così tanto per impressionare gli impressionabili. E la spiaggia sconfinata e piatta che ti pare di essere, che ne so, a Malibu, anche se a Malibu non ci sei mai stato però hai visto tante puntate di Baywatch, e se trovi una spiaggia più chilometrica e più piatta di quella del tuo paesello – che comunque resta imbattibile sul colore dell’acqua – allora ti viene da pensare alle coste americane di quando David Hassellhoff era ancora una persona normale.

E comunque – senza girarci attorno –  nel silenzio che ti avvolge mentre pedali fra le dune di sabbia, cominci a pensare Ah la Natura, Ah i Cavalli liberi nei prati, Ah i torrenti di acqua verde, Ah gli Uccelli nel cielo. Poi nel silenzio più assoluto ovviamente succede che ti scivola via un piede dal pedale della bicicletta – e non sai perchè o percome – ti incastri nel telaio e fai un volo lento e rumoroso, tanto lento e tanto rumoroso che la ragazza che ti precede sullo stesso percorso fa in tempo a sentire i tuoi grugniti e una bestemmia in puro dialetto salentino – a cento metri dal mare del nord! – e a voltarsi per vederti lottare contro l’inevitabile, cincischiare un paio di secondi con il busto tutto davanti al manubrio e poi finalmente accartocciare sulla striscia di asfalto fra le dune di sabbia del mare del nord, che tu (e qui sta la morale della favola) giustamente se proprio devi fare una figura di merda ti piace scegliere le location più suggestive. E tu neanche hai posato il culo per terra che già ti viene da ridere.

in diretta dal bosco

Il nonnetto è una persona simpatica, la sera dopo cena stappa bottiglie di rosso coi suoi amichetti dal baffo bianco. Ho chiesto al nonnetto indicazioni per trovare una copisteria – avevo bisogno di fare un paio di fotocopie – e lui mi ha risposto che non sapeva proprio dirmi un posto “che avrebbe potuto offrire questo servizio”. Del resto siamo nel mezzo della foresta, e non dico per scherzo, qui siamo proprio nel mezzo di una foresta (google map), e nel paesello vicino i negozi sembrano sempre chiusi. 

Vai a capire.   

La fotocopiatrice la trovo in un supermercato (ovvio) mentre sono alla ricerca di cibo, attività che accompagna le altre mie occupazioni attuali, ovvero la ricerca di una camera in affitto in centro città e lo studio di carte chino sul bordo del letto, con una enorme finestra alle spalle che da’ sulla foresta, e la foresta che accompagna il mio studio facendo Uuuuuuhh per il vento e Scrshhhhh per la pioggia. 

Ora, il cibo. 

Al supermercato finisco per acquistare cose abominevoli che andrebbero cotte al microonde prima di essere consumate e che io invece ingurgito così come sono. Oppure costruisco dei panini al salame, dei panini al prosciutto e anche certi panini con dentro un ibrido fra prosciutto e salame che ha un nome che l’ho già dimenticato. Ho anche fatto tre sorsi veloci di un succo di arancia iperconcentrato – di quelli che vanno diluiti con acqua in proporzione 1:10 – in seguito ai quali ho vissuto qualche secondo di smarrimento mistico e mi è parso di vedere Spank di Hello Spank . Ero a conoscenza dei succhi di frutta concentrati – certo che sì – però mi sono confuso al momento dell’incontro inaspettato con la macchina fotocopiatrice vicino al reparto ortofrutta. 

Dopo il lauto pasto, devo nascondere le cartacce per non farle scovare al nonnetto che viene a rifarmi il letto in camera. La mia condizione di terrone in trasferta mi carica di sensi di colpa supplementari e quindi non potrei MAI gettare tutto fuori dall’auto. Questo non lo farei mai neanche in Italia, sia chiaro, però qui c’è sto pensiero martellante nella testa che ti dice di non farlo, di non farlo, di non farlo, come se avessi paura di dimenticare il fatto che NON devo farlo.

Trovo una scatola verde sul ritorno a casa che assomiglia tanto ad un bidone della spazzatura e ci butto tutto dentro. Subito dopo mi accorgo – e ti pareva – che ho gettato cartacce e plastiche sporche di ibrido salame prosciutto nel cestino adibito alle cacche dei cani. E c’era pure il disegnino del cane che si sforza per farla, porca miseria. Ma porca miseria, che sensi di colpa.  

e dunque, Paese Basso

Ma facendo un passo indietro, in questo viaggio c’è stata prima la Germania. Ringrazio l’amica Purci per l’ospitalità ed il risotto ai funghi. Il mondo te lo immagini piccolo, ma è ancora più piccolo di quello che credi se trovi una tua compaesana sulla strada per il Paese Basso, appena tornata dal cinema crucco dove mandavano un film ambientato nel salento – proprio nel tuo paesello sperduto! – e poi vieni avvertito telefonicamente del concerto di tuo cuggino bassista a Bruxelles. Cioè, capiamoci, Bruxelles, praticamente dietro l’angolo.  

Cosa dire della Germania che non sia stato già detto su ste pagine di blogghe? Diciamo solo che per l’intera giornata di ieri sui giornali crucchi e alla radio si parlava principalmente di Conferenza del Clima a Bali e delle possibili sanzioni economiche all’Iran. Nelle stesse ore, i giornali online italiani avevano in prima pagina la notizia che la figlia di Gianfranco Fini e di una valletta della televisione è finalmente nata e sta tanto bene, ed editoriali sul tunisino Azouz della strage di Erba che si vanta al telefono della notorietà raggiunta dopo lo sgozzamento di moglie e figlio.

Che uno pensa, i veli pietosi dovrebbero venderli in confezioni da dieci come per i fazzoletti per soffiarsi il naso.

Il Paese Basso è verde e accogliente come te lo aspettavi. Ci sono pecore sazie che si addormentano nei prati attorno alle strade. Il sole si fa vedere solo per qualche secondo, ma quando sbuca fuori dalle nuvole allora sono frustate di colori che ti sbattono addosso. Il mio B&B è una casetta infilata all’interno di un bosco fitto con alberi altissimi e montagne di foglie marce. Il padrone di casa è un nonnetto simpatico che ride e prova a dire “Buongiorno” ma non gli viene bene.  

Il pavimento del bagno è riscaldato, e ti verrebbe da passeggiarci dentro per ore a piedi scalzi, non fosse che puoi fare solo un passo avanti e uno indietro. Ieri sera avevo un appuntamento per vedere una camera in affitto, ma la padrona di casa mi telefona disperata per dirmi che ha saputo che sua zia si è ammalata, che lo ha saputo solo mezzora prima e che dobbiamo rimandare l’incontro. Cerco di utilizzare il tempo a disposizione per procacciarmi del cibo economico, e finisco per cenare con le mani una insalata di pollo in macchina. Compro anche del pane nordico e del salame, li tengo nascosti in auto che in questi casi funge da frigorifero, per evitare che il nonnetto se ne accorga, lui che vuole vendermi il pranzo della casa e io che di fronte a queste offerte faccio finta di essere puro spirito, slegato da queste necessità terrene come il cibo. Scapperò di casa quando non mi vede e andrò a mangiare nei boschi.