Registriamo un ulteriore cambiamento.

Se prima per ogni decisione complicata trascorrevo giorni, ma anche mesi, a ragionare, nel tentativo ambiziosissimo di prendere una decisione di cui fossi convinto completamente – riuscendoci quasi mai, devo dire, o restando convinto solo temporaneamente – ora prendo decisioni senza esserne convinto.

Molto punk, molto irresponsabile.

Ma tutto questo deriva dalla consapevolezza che tanto una decisione convinta non la prenderò mai: e il tempo che passa ad attendere di convincermi è vita. Sono mesi o anni di vita. Quindi si fa e poi ci si pente – forse.

Si fa.

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La rivincita di quelli che andavano male a scuola

Ve lo ricordate quel compagno di scuola che veniva promosso col minimo dei voti? Quello che piuttosto che capire i concetti si limitava a ripeterli a memoria? Che durante conversazioni vagamente intellettuali faceva la faccia della mucca che guarda il treno che passa? Che ad un certo punto non ha trovato facilmente lavoro e ha dato la colpa al sistema corrotto piuttosto che sospettare della propria mediocrita’?

Lo abbiamo avuto tutti un compagno/a cosi’. Hai perso i contatti con lui/lei? Ecco, ora vai a cercarlo su FB. Sulla sua timeline molto probabilmente troverai simpatie grillo-leghiste. Questa correlazione e’ stata notata da molti e confermata. Provate anche voi.

Certo, ci sono pure le persone normali, tra i grilloleghisti. Ma e’ ormai innegabile che una grossa fetta del consenso derivi da un senso di frustrazione per la propria sfortunata condizione, a volte invidia, a volte senso di inferiorita’, che infatti poi sfociano nella voglia di rivincita verso chi (spesso grazie al duro lavoro) si trova in una posizione migliore. Proprio il verbo ora abusato ‘rosicare’ rivela i sentimenti provati fino ad ora (dal Treccani “rodersi per la gelosia o l’invidia”). Non arrivano a concepire le differenze ideologiche prive di interesse materiale – e’ un processo di astrazione a cui non sono abituati; se ne fossero capaci, forse, avrebbero ottenuto successi nello studio e nel lavoro.

Ecco perche’ se un politico grillo-leghista sbaglia un congiuntivo non perde consenso. Non perche’ appare ‘vicino al popolo’ ma perche’ RAPPRESENTA QUELLA PARTE di popolo che si e’ sentito inadeguato tante (molte?) volte nella propria vita. Fallendo un esame, un colloquio, arrossendo con un microfono in mano, eccetera. Il politico che sbaglia il congiuntivo rappresenta la rivalsa contro chi invece ce l’ha fatta. E infatti l’identificazione e’ totale: non a caso moltissimi sostenitori grillo-leghisti modificano le loro foto profilo con i colori e gli slogan dei partiti con i loro eroi sgrammaticati. E’ una reinterpretazione del tifoso ultras che proietta le vittorie della sua squadra di calcio su se stesso, compensando una vita povera di soddisfazioni. E appena la sua squadra/fazione politica vince qualcosa, gli altri secondo lui ‘rosicano’. Appena il politico sgrammaticato viene accusato di ignoranza, loro la prendono sul personale, come se fossero stati attaccati loro stessi.

Come ha detto Paolo Virzi’, i cinquestelle sono ‘la rivincita di quelli che andavano male a scuola’. E questo concetto lo si puo’ anche allargare: la rivincita di chi non ha fatto.

Non sono solo teorie: ora stanno scendendo nella pratica. Secondo le leggi grilline proposte, se uno non ha mai lavorato, o ha lavorato solo in nero, deve avere diritto a 800 euro di pensione; una cifra simile a quella di tanti che hanno lavorato per 40 anni. Se uno ha studiato e ha preso un voto molto alto, quel voto alto deve valere quanto un voto basso.

Ah, la deputata che ha proposto la legge, Maria Pallini, sul suo profilo LinkedIn scrive della sua “LUREA Magistrale” (proprio cosi’, “lurea”) e nella sezione in cui avrebbe dovuto includere i risultati, ha scritto semplicemente “buoni”

Il sogno resta quello di uscire dal lavoro ed entrare in un bar, e nel bar trovarci gente che conosci abbastanza da scambiare due parole.

Non è sogno irrealizzabile in termini assoluti, perché alle volte succede.

Quello che vorresti è che accadesse sempre, soprattutto quando lo desideri tantissimo, soprattutto quando non hai pianificato niente per la serata. Vorresti che accadesse senza passare attraverso le complicanze di organizzare un bicchiere infrasettimanale tra persone con una carriera avviata. Fare la vita dei disoccupati, insomma, appena dopo aver finito di lavorare.

E saresti disposto anche a stare a sentire discorsi del cazzo – i discorsi da bar, appunto – e poi vorresti che a fare discorsi del cazzo fossero personaggi eccentrici, felliniani. Mentre lo desideri ti rendi conto che questo desiderio è una compensazione della vita lavorativa, trascorsa tra gente che ha passato la vita a migliorarsi (tipo te stesso) e gente che invece ti irrita perché non rispetta le aspettative minime per scaldare la sedia.

Ma fuori dal posto di lavoro le regole salterebbero: niente obiettivi da raggiungere, quindi va benissimo lo scemo di paese che racconta scemenze al bancone. E’ scenografico. E’ rilassante. Lui non ha niente da perdere; tu non hai niente da guadagnare.

Fare la vita dei disoccupati, ad ascoltare discorsi del cazzo, a pensare quanto è invecchiato chi ti versa la birra, a fare ragionamenti piccoli, a chiedersi se il pane di ieri è buono pure oggi.

vi danno fastidio

Vi danno fastidio gli intellettuali, vi danno fastidio i moralisti (e quindi la morale), vi danno fastidio i buonisti (e quindi la bonta’), vi danno fastidio gli scrittori, vi da fastidio l’immunologia, la chemoterapia, i piani a lungo termine, i trattati internazionali.

Ma non per diversa ideologia: vi danno fastidio perche’ non li capite. Per essere compresa pienamente, ognuna di queste cose richiede studio, oppurre richiede la capacita’ di analizzare il complesso, richiede familiarita’ con le astrazioni. Il limite non e’ necessariamente intellettuale: a volte e’ semplicemente prigrizia.

Allora capite solo la tassa sulle buste di plastica, i negri sulle barche, la restituzione di qualche euro di stipendio.

Tutti argomenti che possono essere giudicati sommariamente, anche in caso di moderata lobotomia: Si oppure No, Maggiore o Minore. Un rassicurante sistema binario dove gia’ i concetti di insieme o sottoinsieme generano frustrazioni. Ed in questo clima da seconda elementare, affonda tutto.

Si può anche assecondare il timore istintivo nei confronti delle razze diverse – ma pure lo schifo, perché gli istinti sono istinti – e a volte la gente ha istinti terribili. Uno può anche dire che nei quartieri pieni di immigrati si sta male. Che ci sono più reati. Che tanto i numeri dicono quello. Uno può avere paura delle altre religioni e dirlo apertamente.

Ma spingiamoci oltre e diciamo che uno può perfino credere – in modo totalmente antistorico e anacronistico – che le migrazioni debbano essere totalmente bloccate, e non accogliere mai nessuno. Perché historia magistra vitae per chi ha studiato, per gli altri invece stocazzo.

Ma quando uno sfrutta degli esseri umani in mare per ottenere dei vantaggi, allora si traccia una linea per terra e si deve decidere: o da una parte, o dall’altra.

Usare delle persone per il proprio vantaggio e’ come il rapinatore che punta la pistola all’ostaggio. Come il terrorista che danneggia innocenti nel nome di un’idea. Quando uno arriva addirittura vantarsene, di questo gesto disumano – come fosse un merito – per riscuotere applausi, allora questa persona e’ una diarrea. Quando uno specula sulla pelle di altre persone per ottenere consenso, sfruttando i limiti intellettuali o culturali o emotivi di chi non riesce ad elaborare giudizi più sofisticati della semplice dicotomia ‘immigrato si-immigrato no’, questa persona e’ una diarrea.

Non sono i politici sempre uguali. Sono gli italiani, sempre uguali.
Non sono i politici il problema. Sono gli italiani, il problema.

Hanno un politico ottuagenario, puttaniere e pregiudicato. Aveva portato l’Italia sull’orlo della bancarotta solo qualche anno fa, lo spread era altissimo, aveva ridicolizzato l’immagine degli italiani all’estero. E’ stato via poco tempo, poi è tornato: cresce nei sondaggi e ora lo danno al 16%.

Hanno un razzista separatista che diceva: ai giovani del mezzogiorno non va di fare un cazzo. Dice di volere difendere l’Europa cristiana ma predica valori contrari al vangelo. Si candida al Sud e lo applaudono. Gli operai lo votano, senza capire cosa vuol dire “flat-tax”. I sondaggi lo danno in crescita, ora al 13%.

Hanno i partiti del governo uscente. In 5 anni l’economia e’ cresciuta, la disoccupazione e’ calata, hanno approvato leggi sui diritti civili nonostante le ingerenze vaticane, difeso l’obbligo vaccinale. Pero’ siccome il leader del partito principale e’ antipatico e sbruffone, il gradimento cala nei sondaggi. Perché gli italiani votano per simpatia o per rabbia, raramente per ragionamenti razionali. Infatti quando hanno sostituito il capo del governo, mettendo al posto del leader del partito principale un altro ma meno sbruffone e con la faccia più simpatica (dello stesso partito, con lo stesso governo, con lo stesso programma) quest’ultimo e’ cresciuto tantissimo nei sondaggi, solo perché simpatico e garbato.

Hanno un ex presidente del Senato, siciliano, ex magistrato antimafia, che alla fine del suo mandato non voleva andare in pensione. Si e’ inventato che voleva mettersi a disposizione del Paese. Ma proprio mentre lo diceva, aveva la possibilità di candidarsi a presidente della sua Sicilia. Era perfetto: siciliano, antimafia, con esperienza, voleva mettersi al servizio del Paese. Pero’ correva il rischio di essere eletto e poi di lavorare per davvero. Ha preferito mettersi a capo di un partito senza speranza, che ha l’unico obiettivo di far perdere qualche seggio ai partiti di governo. Avrà una poltrona senza doversi prendere grosse responsabilità.

C’e’ il partito fondato da un comico. E’ riuscito a convincere gli italiani che se le cose vanno male non e’ colpa degli individui, ma “dei politici”. Il messaggio e’ efficacissimo perché de-responsabilizza e fa sentire migliori. Ha fatto credere agli italiani che loro – come popolo – sono migliori dei politici che li rappresentano e che loro stessi hanno votato. Poco importa se gli italiani sono gli impiegati degli uffici inefficienti, sono i furbetti del cartellino, sono i parcheggiatori in seconda fila, sono gli evasori fiscali, sono i cercatori di favori, sono la mafia, sono i posti di lavoro “grazie alle conoscenze”, sono i medici che visitano fuori dall’ospedale, sono i costruttori di case abusive, sono i baroni universitari, sono gli studenti che si fanno scrivere la tesi, sono i figli di papa’, sono il caffè senza scontrino, sono quelli che vendono il voto per dieci euro, sono gli ignoranti fieri di esserlo, sono i caporali nei campi, sono i costruttori di ponti che crollano, di scuole che crollano, sono il vigile urbano che fa finta di non vedere. Siamo un popolo che sprofonda perché non cerca di migliorarsi. Perché migliorarsi costa fatica.

Arriva il comico e dice: la colpa e’ dei politici, voi siete delle povere vittime immacolate. E loro ci credono. Parla di meritocrazia, e poi scelgono un capo che non e’ riuscito a prendersi una laurea in tre facoltà diverse, non sa parlare in italiano corretto e che prima della politica viveva con la paghetta del papa’. Raccontano tutto e il contrario di tutto. Ovviamente questo diventa il primo partito: non perché offre le ricette migliori, ma perché fa sentire gli italiani migliori.

ad un certo punto il trentenne muore

Ad un certo punto il trentenne muore di borghesia.

Muore ci cerimonie. Di cene passate a farsi i complimenti a vicenda con gli amici (che non sono davvero amici, anzi non lo sono quasi mai). Di foto delle vacanze. Di consigli sulle vacanze. Di consigli sulle tende da cambiare. Da accorciare. Di facciamo questo e quello già sapendo che non si farà nulla, e mentre lo dici e mentre lo ascolti sei concentratissimo a non far trasparire dall’espressione facciale che tanto lo sai – non se ne farà nulla – non mi interessa niente, e lo so che pure a te non interessa, lo diciamo tanto per dire e per traghettare questa conversazione altrove, perché se non parliamo di questo parleremmo del tempo che si e’ guastato, che e’ come non parlare di niente. Che e’ come ammettere di non aver niente di cui parlare. Voglio dire: lauree master e vite internazionali e parliamo del tempo? Piuttosto mi lancio dal balcone, piuttosto.

Muore di pulizia e ordine.

Muore anche perche’ si trova in un limbo tremendo: non sopporta la pulizia e l’ordine (riflesso diretto della pulizia e ordine mentale, quindi della morte) ma non sopporta neppure il casino, la cenere sul pavimento, i residui di patatine sul divano, i capelli lavati raramente, i semiadulti sdraiati nelle vite senza aspirazione e calzini spaiati come fossero matricole universitarie andati fuorisede per scappare a genitori oppressivi. Ne’ da una parte, ne’ dall’altra: nel limbo.

Intravedi da lontano (ma mica tanto lontano) il meccanismo perverso che porta certuni a farsi la decappottabile gialla per compensare nel mezzo del cammino della loro vita. Ci vedi un’attrattività nel ridicolo di questa soluzione, non fosse che e’ diventata stereotipo come il parlare del tempo.

Muore anche perché la bellezza del fare e condividere esperienze viene considerata improvvisamente una perdita di tempo – gli amici ci sono, ma sono presenze alla Patrick Swayze in Ghost. Non si può perdere tempo in cose inutili, tipo mandarsi affanculo in totale sincerità mentre si monta, chesso’, un tavolo, o si guarda una partita o si va a comprare un cacciavite, perché ci sono le vacanze da pianificare, vite sociali artificiali da innaffiare, le tende da accorciare, guerre civili domestiche da calmierare, inviti a cena da ricambiare.

Milioni di anni di evoluzione per giungere al vuoto pneumatico.