Tra le piccole cose da annotare in questo periodo.

Una sciarpa lavata a tua insaputa, e che ti torna indietro con un profumo diverso. L’accettazione sincera del fatto che “a volte sei in testa/a volte resti indietro. La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso”.  Questa cosa di avere a volte in casa della roba cucinata il giorno prima. Il tizio che vende polli arrosto rotondi nel mercatino di quartiere del venerdì.

Il fatto di avere un mercatino sotto casa il venerdì. Con la mortadella e il polpo marinato e la scamorza affumicata. Che lo ripeti sempre col dito indice alzato, vivessi a Liverpool, non ce l’avresti. Non sei mai stato a Liverpool, ovviamente, ma non per questo smetterai di dire così.

Quella volta che sei riuscito a svegliarti col buio per andare a correre. Ok poi tre giorni dopo – per altre ragioni – ti sei ammalato e non l’hai fatto più, però una volta l’hai fatto, e sei stato abbastanza furbo da scattare una foto a futura memoria, per ricordarti che è possibile.

L’esserti svegliato troppo presto stamattina – prima delle cinque – senza motivo, essere devastato di stanchezza ma senza nervosismo.  Il tantissimo vento che hai preso in faccia.

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