quelle che seguono

Quelle che seguono sono considerazioni di una banalità forse sconcertante.

I soldi non fanno la felicità, ma d’altra parte senza soldi la felicità è più lontana.

E fin qui ci siamo.

Epperò la mancanza di soldi ha un vantaggio: ti mette davanti ad una mancanza tangibile, a cui sono associate altre mancanze tangibili: probabilmente non c’è un lavoro, e quindi non c’è una casa confortevole, e quindi non ci sono le cose che vorresti nel frigorifero, non ci sono ipotesi di viaggi etc.

Puoi dare a queste mancanze la colpa di eventuale pomeriggio di insoddisfazione che ti salta addosso all’improvviso. Quando tutte queste mancanze non sono più mancanze (hai il lavoro, hai la casa, nel frigorifero ci metti quello che vuoi, quanto ne vuoi) allora quel pomeriggio di insoddisfazione è tutto tuo. Non puoi dare la colpa a niente. E’ una produzione purissima e indiscutibile di te stesso.

Non puoi dire “ah, ma se riuscissi a fare quel viaggio che ora non posso fare, sono sicuro che sarei meno triste”. Quel viaggio lo puoi fare. Fallo. Ma non lo fai, perché ora lo sai: non è quello il punto.

Sono considerazioni di una banalità forse sconcertante perché si può rifare lo stesso (banale) ragionamento sostituendo i soldi con un amore, con un’aspirazione.

Benedette mancanze. Benedette attese.

perché camminare #1


Se non mi si fosse ristretto il tubo tra la vita e le parole sulla tastiera, dovrei raccontare delle cose concrete che mi succedono. Come per esempio i miei quasi 100 km a camminare nel golfo di Trieste, completati tra ottobre e novembre, fatti tutti con Lei. E invece non viene naturale farlo. Allora per stimolarmi la voglia di scriverne, decido di scriverne per convincervi a farlo.

Fatelo.

Innanzitutto di cosa si parla. Si tratta di camminare da città a città, per 4 ,5, 6 ore al giorno. Dormire in un hotel. E il giorno dopo ripartire. Il tutto da ripetere per qualche giorno.

Ah, come il camminodisantiago?

No. Nessun percorso che si trova sulle guide. Anzi, il percorso potrebbe addirittura essere brutto, scomodo, difficile da giustificare. In alcuni punti purtroppo potresti ritrovarti a camminare al bordo di una superstrada, o lungo una terribile zona industriale, in un giorno di pioggia senza tregua – come infatti ci è successo arrivando a Trieste. Però la bruttezza inaspettata condivide qualcosa con la bellezza inaspettata: sono cioè proprio inaspettate. Non sai cosa trovi dietro l’angolo, dopo il prossimo chilometro. Un bidone della spazzatura, una collina verde, un topo morto, un bar di drogati. L’inaspettato ha davvero il sapore della vita per quella che è davvero, piuttosto che la vita come te la programmi. Cioè – e lo sapete, mica ve lo devo dire io – sono molto più vita la collina e il topo morto di quanto non lo siano una foto sotto la Torre di Pisa.

Ah, tipo trekking?

No. Niente montagne o percorsi sterrati. Strade di paese, periferie. Centri di città. L’attrazione di questi percorsi non la riesco a spiegare: però credo che sia la voglia di calpestare le strade d’Italia, per me che non vivo in Italia, e di misurare ogni metro di Italia, e farmi sorprendere dalla bellezza e dal calore dell’Italia insignificante.

E quindi perché camminare?

<CONTINUA>

Registriamo un ulteriore cambiamento.

Se prima per ogni decisione complicata trascorrevo giorni, ma anche mesi, a ragionare, nel tentativo ambiziosissimo di prendere una decisione di cui fossi convinto completamente – riuscendoci quasi mai, devo dire, o restando convinto solo temporaneamente – ora prendo decisioni senza esserne convinto.

Molto punk, molto irresponsabile.

Ma tutto questo deriva dalla consapevolezza che tanto una decisione convinta non la prenderò mai: e il tempo che passa ad attendere di convincermi è vita. Sono mesi o anni di vita. Quindi si fa e poi ci si pente – forse.

Si fa.

La rivincita di quelli che andavano male a scuola

Ve lo ricordate quel compagno di scuola che veniva promosso col minimo dei voti? Quello che piuttosto che capire i concetti si limitava a ripeterli a memoria? Che durante conversazioni vagamente intellettuali faceva la faccia della mucca che guarda il treno che passa? Che ad un certo punto non ha trovato facilmente lavoro e ha dato la colpa al sistema corrotto piuttosto che sospettare della propria mediocrita’?

Lo abbiamo avuto tutti un compagno/a cosi’. Hai perso i contatti con lui/lei? Ecco, ora vai a cercarlo su FB. Sulla sua timeline molto probabilmente troverai simpatie grillo-leghiste. Questa correlazione e’ stata notata da molti e confermata. Provate anche voi.

Certo, ci sono pure le persone normali, tra i grilloleghisti. Ma e’ ormai innegabile che una grossa fetta del consenso derivi da un senso di frustrazione per la propria sfortunata condizione, a volte invidia, a volte senso di inferiorita’, che infatti poi sfociano nella voglia di rivincita verso chi (spesso grazie al duro lavoro) si trova in una posizione migliore. Proprio il verbo ora abusato ‘rosicare’ rivela i sentimenti provati fino ad ora (dal Treccani “rodersi per la gelosia o l’invidia”). Non arrivano a concepire le differenze ideologiche prive di interesse materiale – e’ un processo di astrazione a cui non sono abituati; se ne fossero capaci, forse, avrebbero ottenuto successi nello studio e nel lavoro.

Ecco perche’ se un politico grillo-leghista sbaglia un congiuntivo non perde consenso. Non perche’ appare ‘vicino al popolo’ ma perche’ RAPPRESENTA QUELLA PARTE di popolo che si e’ sentito inadeguato tante (molte?) volte nella propria vita. Fallendo un esame, un colloquio, arrossendo con un microfono in mano, eccetera. Il politico che sbaglia il congiuntivo rappresenta la rivalsa contro chi invece ce l’ha fatta. E infatti l’identificazione e’ totale: non a caso moltissimi sostenitori grillo-leghisti modificano le loro foto profilo con i colori e gli slogan dei partiti con i loro eroi sgrammaticati. E’ una reinterpretazione del tifoso ultras che proietta le vittorie della sua squadra di calcio su se stesso, compensando una vita povera di soddisfazioni. E appena la sua squadra/fazione politica vince qualcosa, gli altri secondo lui ‘rosicano’. Appena il politico sgrammaticato viene accusato di ignoranza, loro la prendono sul personale, come se fossero stati attaccati loro stessi.

Come ha detto Paolo Virzi’, i cinquestelle sono ‘la rivincita di quelli che andavano male a scuola’. E questo concetto lo si puo’ anche allargare: la rivincita di chi non ha fatto.

Non sono solo teorie: ora stanno scendendo nella pratica. Secondo le leggi grilline proposte, se uno non ha mai lavorato, o ha lavorato solo in nero, deve avere diritto a 800 euro di pensione; una cifra simile a quella di tanti che hanno lavorato per 40 anni. Se uno ha studiato e ha preso un voto molto alto, quel voto alto deve valere quanto un voto basso.

Ah, la deputata che ha proposto la legge, Maria Pallini, sul suo profilo LinkedIn scrive della sua “LUREA Magistrale” (proprio cosi’, “lurea”) e nella sezione in cui avrebbe dovuto includere i risultati, ha scritto semplicemente “buoni”

Il sogno resta quello di uscire dal lavoro ed entrare in un bar, e nel bar trovarci gente che conosci abbastanza da scambiare due parole.

Non è sogno irrealizzabile in termini assoluti, perché alle volte succede.

Quello che vorresti è che accadesse sempre, soprattutto quando lo desideri tantissimo, soprattutto quando non hai pianificato niente per la serata. Vorresti che accadesse senza passare attraverso le complicanze di organizzare un bicchiere infrasettimanale tra persone con una carriera avviata. Fare la vita dei disoccupati, insomma, appena dopo aver finito di lavorare.

E saresti disposto anche a stare a sentire discorsi del cazzo – i discorsi da bar, appunto – e poi vorresti che a fare discorsi del cazzo fossero personaggi eccentrici, felliniani. Mentre lo desideri ti rendi conto che questo desiderio è una compensazione della vita lavorativa, trascorsa tra gente che ha passato la vita a migliorarsi (tipo te stesso) e gente che invece ti irrita perché non rispetta le aspettative minime per scaldare la sedia.

Ma fuori dal posto di lavoro le regole salterebbero: niente obiettivi da raggiungere, quindi va benissimo lo scemo di paese che racconta scemenze al bancone. E’ scenografico. E’ rilassante. Lui non ha niente da perdere; tu non hai niente da guadagnare.

Fare la vita dei disoccupati, ad ascoltare discorsi del cazzo, a pensare quanto è invecchiato chi ti versa la birra, a fare ragionamenti piccoli, a chiedersi se il pane di ieri è buono pure oggi.

vi danno fastidio

Vi danno fastidio gli intellettuali, vi danno fastidio i moralisti (e quindi la morale), vi danno fastidio i buonisti (e quindi la bonta’), vi danno fastidio gli scrittori, vi da fastidio l’immunologia, la chemoterapia, i piani a lungo termine, i trattati internazionali.

Ma non per diversa ideologia: vi danno fastidio perche’ non li capite. Per essere compresa pienamente, ognuna di queste cose richiede studio, oppurre richiede la capacita’ di analizzare il complesso, richiede familiarita’ con le astrazioni. Il limite non e’ necessariamente intellettuale: a volte e’ semplicemente prigrizia.

Allora capite solo la tassa sulle buste di plastica, i negri sulle barche, la restituzione di qualche euro di stipendio.

Tutti argomenti che possono essere giudicati sommariamente, anche in caso di moderata lobotomia: Si oppure No, Maggiore o Minore. Un rassicurante sistema binario dove gia’ i concetti di insieme o sottoinsieme generano frustrazioni. Ed in questo clima da seconda elementare, affonda tutto.

Si può anche assecondare il timore istintivo nei confronti delle razze diverse – ma pure lo schifo, perché gli istinti sono istinti – e a volte la gente ha istinti terribili. Uno può anche dire che nei quartieri pieni di immigrati si sta male. Che ci sono più reati. Che tanto i numeri dicono quello. Uno può avere paura delle altre religioni e dirlo apertamente.

Ma spingiamoci oltre e diciamo che uno può perfino credere – in modo totalmente antistorico e anacronistico – che le migrazioni debbano essere totalmente bloccate, e non accogliere mai nessuno. Perché historia magistra vitae per chi ha studiato, per gli altri invece stocazzo.

Ma quando uno sfrutta degli esseri umani in mare per ottenere dei vantaggi, allora si traccia una linea per terra e si deve decidere: o da una parte, o dall’altra.

Usare delle persone per il proprio vantaggio e’ come il rapinatore che punta la pistola all’ostaggio. Come il terrorista che danneggia innocenti nel nome di un’idea. Quando uno arriva addirittura vantarsene, di questo gesto disumano – come fosse un merito – per riscuotere applausi, allora questa persona e’ una diarrea. Quando uno specula sulla pelle di altre persone per ottenere consenso, sfruttando i limiti intellettuali o culturali o emotivi di chi non riesce ad elaborare giudizi più sofisticati della semplice dicotomia ‘immigrato si-immigrato no’, questa persona e’ una diarrea.