la vostra crisi

La vostra crisi non la paghiamo noi, dicono gli oppositori della crisi. Soprattutto quelli piu’ giovani. Dicono voi avete fatto il danno, voi ve la siete goduta, voi la pagate.

Io di economia non ne capisco niente e alzo le mani. Se e’ colpa delle banche io non lo so – alzo le mani.

Però cari ragazzi sappiate che pure voi avete vissuto a debito. Ci sono posti di lavoro dei vostri padri che non sarebbero esistiti, se non avessimo vissuto a debito. Ci sono scuole che non avreste mai visto, se non avessimo vissuto a debito – e voi ci siete entrati. Alcuni si sono pure laureati – e non sarebbe stato possibile, se non avessimo vissuto a debito. Come come? Avete pagato la retta universitaria? Certo, ma quella era solo una parte: sarebbe stata molto più alta se non avessimo vissuto tutti quanti a debito. Io e voi. La sfiga è che siamo arrivati tardi e tocca cominciare a pagare noi. Come quando al bar tutti scappano e lo scemo rimane seduto, tocca pagare a lui. Anche se hanno mangiato tutti e non solo lui. Ecco questo volevo dire, sapevàtelo, che ci abbiamo mangiato tutti.

l’uomo

L’uomo si e’ evoluto per migliaia di anni in gruppi piccolissimi di persone : o non c’era nessuno, o erano pochissimi. E da pochissimi, andavano alla scoperta di montagne e foreste, si conoscevano perfettamente: odori forme e sapori.

L’uomo non si e’ evoluto per andare nello spazio, cosi’ quando ce lo mandano nello spazio – siccome lo spazio non e’ per lui – allora si allegeriscono le ossa, si perdono i capelli, si diventa stitici (non lo dicono ai documentari, ma credo sia cosi’, causa assenza di gravita’).

Ma allora, se l’uomo si evoluto in un certo modo e poi quando viene sottoposto a cambiamenti drastici e repentini (non graduali, non accompagnati da una evoluzione voglio dire) quello si modifica drasticamente, allora io, risultato finale di un’ evoluzione di migliaia di anni di vita in piccolissimi gruppi, dove ci si conosceva tutti per forma colori e sapori, io, che pure i miei antenati piu’ prossimi vivevano in casette di campagna dove ci si conosceva tutti dalla nascita alla morte e si facevano appassire i pomodori appesi alle pareti per l’inverno, io, in questo momemento storico di bulimia di umani attorno, di turbinio di facce e accenti e sopracciglia e tagli di occhi e aliti e nuche e mignoli e caviglie e scarpe e storie e attitudini, io in questa bulimia che mi ritrovo, in che senso sto cambiando? Se gli astronauti nello spazio diventano stitici perche’ non e’ normale stare nello spazio, se il sub sotto cento metri di acqua rischia l’embolia perche’ non e’ normale stare sotto cento metri di acqua, io in questa bulimia che non e’ normale viverla, sta bulimia, in cosa sto cambiando?

mi piacciono

mi piacciono le ragazze la mattina alla fermata dell’autobus, o che attraversano le strisce pedonali – c’è questa freschezza irripetibile tra le 7.30 e le 9.30 della mattina, ovattata di sonno epperò freschissima, e con il freddo che stringe le spalle, la loro bellezza fatta da tutte queste cose messe assieme (il freddo, la freschezza, la sonnolenza, il cielo grigioso, la fretta, il non poterle osservare a lungo perché fuggi nel traffico, il fatto che pensino ad altro e comunque non a te).

Questa bellezza è totalmente irraggiungibile perché comunque vada la perdi: se continui nel traffico la perdi, se rimani fermo la perdi (perché se ne vanno) se scendi dalla macchina e loro si innamorano perdutamente di te, anche in quel caso la perdi, infatti non sarebbe più la bellezza di prima, qualcosa fra tutte le componenti che la costituisce andrebbe comunque persa (la fretta? la sonnolenza? il cielo grigioso? la freschezza? il non guardarsi in faccia?) e quindi quello che ti rimane – porcalamiseria – è una delle bellezze più irragiungibili eppure quotidiane che ti trovi a subire.

non mi spiego la fortuna recente

Non mi spiego la fortuna recente nello scovare film almeno decenti da vedere.

 

Ho visto Win Win (tradotto in italiano: mosse vincenti, diosanto) scritto e diretto da Tom McCarthy già autore di The Visitor ("L'ospite inatteso", diosanto). I film di McCarty, ne vale la pena. Ho cercato allora "The Station Agent" in giro per il webbe, non l'ho trovato, ho trovato invece Nothing Personal e cazzarola è stata una bella scoperta.

 

Ho visto tutto il film, poi ho visto il trailer del film, e mi sono accorto che nel trailer hanno messo quasi tutte le scene che secondo me erano le più belle. Applausi al montatore del trailer.

 

Per esempio.

 

Scena delle dita mignole che si sfiorano. Non dovrebbero, ma si sfiorano. Dita mignole, santiddio.

 

Ancora prima: scena di lei che fa finta di piegare l'erba soffiando con la bocca, quando invece è il soffio del vento e poi gli dice: è per te. Lui le dice: molto bello. E poi aggiunge: adesso però ferma tutto. Non posso, risponde lei. Non importa, risponde lui, non possiamo competere con la perfezione. E lei si gira e lo guarda con occhi diversi.

 

Lei è un'attrice del Paese Basso (quindi non tutto è da buttare del Pb?) e si chiama Lotte Verbeek. Voglio un'amica che si chiama Lotte, subito. Colpo di finezza della regista, fare indossare a Lotte un paio di cuffie per la musica dello stesso colore dei suoi occhi (anche questo nel trailer: riapplausi al montatore). 

 

cose, 19 sei, duemilaeundici

Del Film Metroland (1997, regia di Philip Saville) oltre alla fotografia anni 70 e all'imperdibile scena di 4 ragazzi inglesi che giocano a cricket a Parigi impugnando una baguette al posto della mazza, mi piace tantissimo il personaggio di Marion, interpretato da Emily Watson (che non è Emma Watson). I dialoghi sono perfetti, quello che dice è perfetto, quando non dice nulla è perfetto perché in quel momento non deve dire nulla, e quando non dice nulla Emily Watson è bravissima a non dire nulla. Ovviamente Marion è il prodotto di una mente maschile – sia il soggetto che la sceneggiatura – e questo diminuisce di molto le probabilità che ci siano Marion sparse per il mondo.

Poi.

 

C'è gente che disegna i visi partendo dal naso, oppure dalla bocca. Da bambino disegnavo paperino partendo dalla punta del becco. Ho cominciato ad arredare questa casa partendo da un cuscino, quello nella foto, e sta venendo fuori qualcosa eccessivamente sixties. 

facciamo che

Facciamo che io metto l'idea e chi legge ci mette la pratica, e diventiamo ricchi sfondati.

 

L'oggetto da inventare – anzi No, da costruire, ché inventare l'ho già inventato io tipo due settimane fa – servirà a misurare l'insoddisfazione individuale.

 

Lo chiameremo per il momento insoddisfattòmetro, con l'accento sulla o.

 

Servirà a misurare l'insoddisfazione ma pure a discriminare tra l'insoddisfazione “Che E' Colpa Dell'Ambiente Circostante” (CECDAC) da un altro tipo di insoddisfazione molto più pericolosa, ovvero l'insoddisfazione “Che E' Colpa Della Tua Testa” (CECDTT).

 

Praticamente questo strumento funziona così: quando si è in CECDAC sta zitto. Appena si straborda nella CECDTT comincia a urlare fortissimo. Tu a quel punto capisci che sono solo problemi della tua testa, ti tranquillizzi, e pensi ad altro. 

ricostruzione giorno 1

Sulla mensola alle mie spalle ci sono le ciabattine che mettevi quando eri qui. Adesso che sei andata via e hai detto non ritornerai più, devo fare attenzione a non guardarle. Se mi succede di aprire l'armadio dove so che ci sono, mantengo la testa ruotata in posizione innaturale, per non guardarle. Non riesco neanche a prenderle e nasconderle in una busta.

 

Ti avevo detto tante volte, un giorno ti sveglierai e non mi vorrai più. Succederà all'improvviso. Poi mi mordevo le labbra sperando di sbagliare, immaginandomi un giorno lontanissimo in cui mi avresti detto: hai visto che ti sbagliavi scemo? E invece.

 

Ma adesso che forma devo dare, a questo dolore?

 

Posso uscire e conoscere migliaia di persone – come faccio – credendo che serva a qualcosa. C'è una tipa distesa sotto l'albero di Natale in questa casa che non conosco. Quello al mio fianco – che non conosco – mi da di gomito e la indica con il mento. La guardo e penso soltanto: Preferisco Lei. In questa festa comincio a parlare con una che avevo visto una volta, anche lei si ricordava di me, mi distraggo per quattro minuti poi mi dico improvvisamente Preferisco Lei. Fuori l'asfalto è bagnato perché ha piovuto poco, mi invitano fuori sul terrazzo per una sigaretta e io ci vado, parlo di democrazia e di balene e di calcio e di capodanni poi però basta un soffio di vento più forte che al'improvviso non sento più nessuna parola, vedo solo gente che dondola per il freddo che fa – mentre io mi chiedo: va bene, ma adesso che forma devo dare a questo dolore?

 

Non lo so.

 

Mi avvolgo la sciarpa attorno al collo. Sono riuscito a chiacchierare e scherzare con molte persone mai viste prima, e la gente dopo mi cerca. Quindi non sembro uno zombie. La padrona di casa mi vede che vado via e lancia un No col punto esclamativo, e sembra sincera. Devi rimanere mi dice, adesso sarà più bello. Riesco a scherzare per cambiare discorso e sono credibile, c'è gente che ride. Mi sforzo di non farlo ma lo penso lo stesso, Preferisco Lei.

 

E mi viene da mettere tutto su di una bilancia, sai? Anche se non serve a niente. Ci metto che sono giovane e alto, ho gli occhi verdi e buone prospettive di carriera. Ho una discreta cultura, parlo bene e sono abbastanza educato. Di sicuro sono pulito e onesto. A volte distratto, ma mai cattivo. I miei difetti li conosco benissimo tanto che potrei scrivere un manuale per l'uso di me stesso. Mi interesso di letteratura, cinema e musica. Ho girato l'Europa e ho storie da raccontare. E sono creativo, e conosco benissimo le cose che ti fanno ridere, e le cose che ti piacciono, e forse nessuno le conosce come me. Ma non basta. Non basta e non basta. La bilancia pende ancora dall'altra parte. Non basta.

 

Quale forma devo dare?

 

Potrei scappare via, oppure ascoltare la tua voce fredda. E rendermi conto di quanto è fredda. E pensare che se il calore non ce lo metti tu, allora io ne devo mettere il doppio per farlo bastare per tutti e due. Anche se non serve a nulla lo faccio lo stesso, perché è l'unica forma che riesco a dare, in questo momento.

Volevasi segnalare

Quanto mi piace l’Italia di Yara, la ragazzina scomparsa una settimana fa. Mi piace il suo cellulare con soli dieci numeri in rubrica: un mondo piccolo di affetti seminati in profondità, perché voler bene richiede tempo e troppi amici significa nessun amico. Mi piace la sobrietà dei suoi genitori che non fanno appelli, non si affacciano ai talk show e respingono la fiaccolata proposta dal parroco: il dolore è una cosa seria, metterlo in piazza non significa condividerlo, ma svenderlo. E mi piace il contegno del suo paese, Brembate, dove nessuno rompe la consegna del silenzio. Ogni tanto spunta un microfono sotto qualche naso infreddolito, ma la reazione è sempre un diniego, un passo che accelera.

 

Viva Yara – Il Buongiorno di M. Gramellini

 

Io da terrone conoscitore di quelle terre peri-avetranesi dove la televisione è una delle manifestazioni del Signore, approvo tantissimo.

Monicelli

La pelle d'oca m'e' salita dalle scapole sul collo e poi sulle guance. La giustezza del gesto, nonostante tutto. Che normalizza la vita – che fa parte pure della vita, in quanto siamo esseri molto pensanti e possiamo scegliere se andare avanti oppure No.

 

Non va solo detto che era un grandissimo, uno dei miei preferiti di sempre. Molto di quello di cui parlate oggi – e mi ci metto pure io -, e le storture che evidenziate oggi col ditino alzato, e i cambiamenti rivoluzionari che credete di portare a termine, e i difetti che credete di aver scoperto, a tutto questo lui c'era gia' arrivato 50 anni prima. L'italiano e' uno che mediamente se la fa addosso e cerca costantemente un posto al sole –  questo ho imparato, e scoprendo che e' cosi' da sempre ho imparato pure a non innervosirmi.  

due giorni in salento

Due giorni in Salento, torno abbronzato e dopo aver incontrato 1) coppia amici di cui lei appena gravida con pancia che ancora non si vede, o forse si vede, o forse è solo stitichezza 2) conoscente maschio che cammina mano nella mano con ragazza col pancione, 3) altra conoscente femmina che tiene in braccio una bambina che non parla, ma quasi, mi informa che è sua. Seduto in spiaggia da solo osservo madri e padri che chiedono ai figli di uscire dall’acqua ma quelli se ne fottono e non escono, si girano proprio dal’altra parte, penso che io al massimo una volta potrei chiederlo, e poi vengo lì a passi pesanti e ti prendo per il naso – però mentre lo penso mi dico che non è possibile nessuno di loro lo faccia, forse è una cosa che ti prende quando sei madre/padre che lasci tuo figlio prenderti per scemo, e quindi io dalla mia condizione di non prolificato, non lo so. Ho visto un Ipad dal vivo, in aereo.

fine settimana

Fine settimana lungo nel lombardo veneto che comincerebbe fra qualche ora, se il vulcano non sbadiglia. Sto mese parto sempre. Su Italians si parla del problema di fare amicizia a Milano e nel NordItalia, e che se saluti qualcuno per strada quello si spaventa. Devo provarci sti giorni per vedere se e’ vero. Di Santoro che si prende i miliardazzi e scappa via ho letto sto articolo qui e ho poi ripensato a quelli che applaudivano Luttazzi con la storia del buco del culo.

La gente abbaia come i cani dietro al cancello

Allora, se in Cile il cardinale Bertone dice che non esistono relazioni fra celibato e pedofilia, ma che invece ci sono studiosi che affermano che esiste “una relazione fra omosessualita’ e pedofilia” cosa succede? Succede che si incazzano tutti.

Io santa miseria ci sono cose che mi provocano certi fastidi tremendi, certi pruriti cerebrali che non riesco a sostenere. Io mi chiedo se davvero si puo’ andare avanti cosi’, ignorando i fatti. C’e’ gente in giro che ragiona ancora come quelli del sole attorno alla terra. La gente se ne fotte, la gente ha gia’ le risposte.

In questo caso tutte ste reazioni di capoccioni che dicono che il Bertone dice il falso, che il Bertone dice che gli omosessuali sono tutti pedofili – anche se poi non l’ha detto (caso esemplare di straw man fallacy, per capirci), io tutti sti capoccioni mi chiedo come fanno ad essere cosi’ bravi, che io cosi’ bravo non lo sono.

Io ascolto il Bertone dire ste cose, e allora mi metto a fare una ricerca sulle pubblicazioni scientifiche sull’argomento. Se sei iscritto o lavori per una facolta’ medico-scientifica ti puoi leggere gli articoli interi, ma anche senza, qualcosa esce fuori. E insomma, in venti minuti di ricerca all’universita’ esce fuori che Bertone ha ragione. Esistono studi che hanno provato questo. Fra i pedofili esiste una percentuale piu’ alta di omosessuali che nell’intera popolazione. In termini tecnici si dice che A e B sono correlati positivamente. O qualcosa del genere. Per dire, e’ anche scientificamente provato che nascere maschi e fratelli minori aumenta la probabilita’ di essere omosessuali. Ma io non urlo in giro che hanno detto che mio fratello e’ ricchione. Si tratta di statistiche sottoposte alla valutazione della comunita’ scientifica internazionale. Significa che i capoccioni in giro per il mondo leggono, e se ci sono errori, lo fanno sapere. Ma ne esistono tante, di correlazioni provate. Poi uno si puo’ mettere a contestare il metodo, ma io che ste cose le ho pure parzialmente studiate (i metodi, voglio dire, gli studi di popolazione, le tecniche di rilevazione etc etc etc) io mi sento di alzare le mani e lasciare fare agli altri. Fate vobis, ecco. Cazzi vobis. Pero’ la gente se ne fotte. La gente ha gia’ la risposta. La gente abbaia come i cani dietro al cancello prima ancora di sapere chi c’e’ dall’altra parte.

"secondo Bertone pedofilia = omosessualita’" *
"Le parole di Tarcisio Bertone rappresentano l’ennesima espressione di uno sforzo metodico del Vaticano, quello teso all’equiparazione di omosessualità e pedofilia" *
"La chiesa anche qui emette schiocchi giudizi personali che dovrebbero esserele impoediti dall’autorità di cui è investita" *
"…inventa di sana pianta l’equazione pedofilia=omosessualità" *
"In quanto a Bertone, il quale evidenzia una chiara ostilità verso la comunità gay, smaccatamente fa piena mostra della propria omofobia che con questi ultimi accostamenti alla pedofilia sfociano nel disprezzo che nutre verso gli omosessuali" *
"..se un qualunque psichiatra o psicologo dicesse una stronzata simile in televisione lo caccerebbero all’istante, dovrebbe trovarsi un lavoro come cartomante…"*

democracy

In giro non piace il voto popolare di Sanremo, si chiedono come mai il voto popolare vota cosi’, se non c’é qualche trucco sotto, e se é mai democrazia questa. Si finisce per fare sociologia, e certe volte si va pure troppo in la’ con le analisi. Tornando a terra, uno che vota Sanremo é un essere umano che fisicamente resta di fronte alla televisione e decide autonomamente di prendere un telefono per inviare un sms di voto. Questo gesto stravolge tutti i concetti di democrazia. Cioe’, non é democrazia. Perche’ il risultato sara’ semplicemente la somma di tutti quelli che trovano normale e accettabile (magari pure divertente) prendere un telefono e votare quello che passa davanti al televisore. Se ci penso, non lo farei mai, ma non giudico chi lo fa. É anni luce lontano da me, e non conosco nessuno che lo abbia mai fatto (o forse non me lo hanno raccontato). Capiamoci, non é democrazia: é democrazia del telefonino. La sottopopolazione che vota non puo’ rappresentare tutti. Tu pensa per esempio ad un pacco di cereali, e alla scritta “per qualsiasi suggerimento sui nostri prodotti, scrivi qui…”. Tu adesso immagina uno che davvero lo fa – che manda davvero una lettera di richieste, voglio dire. Io, mai fatto, ma qualcuno lo fa, giusto? E adesso immagina quello che di lavoro riceve le lettere dei consumatori sui suggerimenti per migliorare la forma del cereale o i colori della scatola. Pure quell’uomo avra’ una visione di popolo che é distorta rispetto alla realta’. Lui seduto alla sua scrivania credera’ che il mondo é fatto di folli senza speranza. Ma non é cosi’. Allora di fianco ad uno Scanu ci devi mettere un telefonino, perche’ l’uno é figlio dell’altro.

Stasera sono in Italia, Roma e Perugia e poi Roma, e fra andata e ritorno si cerchera’ di accumulare nuovi dettagli per definire meglio la teoria dell’applauso.

gli applausi

Gli applausi all’aereo che atterra: se ne era già discusso in queste pagine tempo fa. Io dicevo che secondo me negli anni 90 sti applausi non li facevano, qualcuno diceva che invece Sì, li facevano. Va bene, non ricordo, ero troppo piccolo e prendevo pochi aerei. In ogni caso, se prendi un aereo che in Europa va da un Paese all’altro e nessuno di questi due è l’Italia, non c’è applauso. Questo ho visto. O forse perchè non era un low cost e quelli che prendono gli aerei costosi non si sporcano le mani ad applaudire? A me la cosa dell’applaudire comunque fa venire un po’ di orticaria, ché mi pare davvero il minimo, l’atterrare, e allora cosa applaudi cosa? – mi chiedo. Ché se applaudi vuol dire che ti pare una cosa sopra l’ordinario, no? Nella scala teorica ci sarebbe l’applauso, il silenzio, e il buuuu. Se atterriamo e va bene, tu applaudi. Quindi è qualcosa di straordinario. Se atterriamo con un po’ di sbalzi, che fai: non applaudi? E chi sei tu (hai le competenze tecniche, tu?) per credere che la botta all’atterraggio sia colpa del pilota e non invece del meteo? Sei pilota tu? No. E allora fermo con quelle mani.

senza titolo

L’altro giorno ad una festa c’era una che aveva adottato galline ovaiole. Credeva di ricevere le sue galline – e poterle mettere sul balcone assieme alla sua collezione di alberi di natale abbandonati per strada – ma ha ricevuto solo le uova. E pare ci sia pure il servizio webcam, che riprende senza sosta la tua gallina cosi’ tu puoi assicurarti che sta bene. Mi chiedo come si puliscano i parquet di legno. Voglio dire, a parte l’aspirapolvere, cosa bisogna fare? Leonardo di Caprio visita a sorpresa gli scavi di Pompei e il direttore per questo afferma "Pompei oggi dimostra di essere davvero viva". (Oggi, davvero). Mentre prima, con tutte quelle famigliole di pezzenti col pranzo a sacco, ci sentivamo di cacca.