Se ti uccidono dei ragazzi in guerra, proprio quel momento in cui te li hanno uccisi é l’ultimo momento in cui ti puoi mettere a discutere ma che é sta guerra, ma andiamocene, ma no restiamo, ma no rivalutiamo, ma no vanno riscritte le regole ma no ma no facciamo una legge che, un decreto che. Proprio in quel momento devi importi di non fare e dire nulla – non per rispetto, eh, che in fondo sono pagati tanto proprio perché si portano il rischio di morire – ma perché se hai deciso che li mandi, li mandi e basta. Se poi muoiono non cambia nulla (che, non lo sapevi?). Se tu li mandi in guerra, poi siccome muoiono dici “meglio farli tornare” allora quel’é il criterio con cui li hai mandati? Vi mando ma mi raccomando non morite? Secondo me é giusto mandarvi ma se morite allora non é piu’ giusto? E se ti dicono che in guerra c’é il rischio di morire, cosa fai: ti tappi le orecchie e urli baa baa baaaa? É lo stesso discorso di una Luana qualsiasi che agonizza e che mi finisce sui giornali: é proprio quello il momento in cui non devi dire o fare nulla. Niente leggi, decreti, niente promesse che le cose cambieranno eccetera eccetera. Non avevi una legge per salvarla? Pazienza, dovevi pensarci prima. Per esempio adesso non ci sono Luane in agonia? Bene, é il momento per fare sta benedetta legge sulle Luane. Al prossimo terremoto, per fare un esempio, fai la legge per decidere che cosa fare di quei soldati che rischiano la vita.
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comunicazione di servizio
questo blogghe andrà in onda in formato ridotto per le prossime due settimane, causa salento
nemmeno il punto, che sono tutto già in formato vacanza
e va bene così, senza parole
(Chi lo sa – e del resto alla merda non c’è ma fine – magari all’interno c’è pure un capitoletto dedicato a quella volta che..)
avrei voluto dirlo io
Mi hanno preceduto.
dicono i giornali
Dicono i giornali che 72 infermieri sarebbero stati arrestati perchè sti poveri cristiani avrebbero – e ci sono le prove – comprato il diploma di infermiere. Invece di mettersi da bravi a scuola a studiare, avrebbero comprato sto diploma e cominciato direttamente a lavorare. E tutta sta immensa truffa, che andava avanti dal 1975 (alcuni sono pure andati in pensione, nel frattempo) l’avrebbero scoperta solo perchè un medico un giorno si sarebbe esasperato per l’eccessiva deficienza di un suo infermiere, che forse si era messo a disegnare nature morte con il bisturi sulle panze dei malati. Ora, a parte questo caso singolo di luciditá da parte del medico – che dovrebbe rappresentare la normalitá – di tutti gli altri 71 nessuno se ne è accorto. Questo significa che oggi in teoria potreste prendere un magazziniere dell’esselunga, pettinarlo, lavargli la faccia, vestirlo di camice bianco e infilarlo in una corsia di ospedale, e ci sarebbe una probabilitá pari a 1/72=0,013888 che qualcuno lì nell’ospedale, vedendolo giocare a un due tre stella coi comatosi della rianimazione, si accorga del misfatto. E ovviamente, davanti a tutto sto sfacelo dello 0,013888, la soluzione migliore che viene in mente a quei grossi capoccioni dei procuratori, non è quella di bruciare gli ospedali dove questi lavoravano, nè tantomeno riconvertire quei geniacci dei primari in telefonatori sottopagati da callcenter. No, quelli giustamente se la prendono coi i finti infermieri (dovranno ripagare gli stipendi intascati! urlano con la bava alla bocca) escludendo dalla vendetta solo quelli che hanno cominciato a fottere la sanittá italiana nei lontani anni 70, chè il reato ormai è in prescrizione, quando invece proprio a quelli dovrebbe essere assegnato un premio per averci fatto capire come stanno veramente le cose.
comunque sì
Comunque Sì, confermo, bello il Paese Basso. I cigni che si sciacquano la faccia ai lati delle strade, non so se mi spiego. Peccato solo non averci una bicicletta.
L’altro giorno in preda alla disperazione di strade chiuse alle auto e parcheggi da quattro euro all’ora, volevo entrare in un negozio di biciclette per portare via la prima che mi davano. Ma poi invece No, ho trovato parcheggio in posto buio e lontano. Però già mi immaginavo pereso al ritorno dal centro, incapace di ritrovare la strada, che qua le strade hanno nomi confortabilissimi tipo Oudwijkerdwarsstraat o Bolksbeekstraat. Poi invece scopro di trovarmi in Begoniastraat, giusto all’angolo con Acaciastraat, che uno pensa Che Culo, oppure pensa che esista davvero da qualche parte un dio pietoso degli inabili come me, per aiutarli quando si perdono nella pioggia e c’hanno intenzione di svaligiare un negozio di biciclette col coltello fra i denti.
Nel mio piccolo, ho trascorso solo qualche giorno a Utrecht, ma ho già le mie abitudini. Trovo spesso posto a sedere in un pub zeppo di freak brava gente. Non so spiegarmi bene, un luogo affollato di gente assurda ma con luce a sufficienza da potersi sedere in un angolo a leggere un libro con una Guinness davanti. Due giorni fa è entrato un tizio abbracciato ad un albero di Natale, per dire. Un albero di Natale vero, ma senza le palle. Poi ci sono sempre due o tre tizi con il braccio rotto, e vai a capire perchè, e un enorme personaggio che beve tantissimo scrutando tutti in cagnesco e portando in fuori le labbra umide. Poi all’improvviso dice qualcosa o scoppia a ridere. Quindi ritorna allo sguardo cagnesco.
Poi cos’altro.
Ah, la spiegazione data dal comico Luttazzi per le parole pronunciate l’altro giorno: ne vogliamo parlare? Se ne vogliamo parlare, dobbiamo prima focalizzare la nostra attenzione sul quel particolare gesto che viene compiuto – specialmente fra ragazzi – quando uno dei ragazzi spara una balla molto eclatante. Tipo mio zio va sulla Luna. Quel gesto dove uno dei presenti da’ uno spinta con la mano sulla testa dell’amico che ha appena sparato la balla, piegando lateralmente la testa dell’amico che viene anche fisicamente spostato di qualche passo. Di solito a questo si accompagna la frase: Ma Va Va. Oppure: MaSsì, Ma ceeerto. Oppure: MA come Nooo. Avete presente? Ecco, allora possiamo riportare la giustificazione del Luttazzi:
…”l’ho inserito in un quadretto grottesco che attinge alla tradizione satirica (quella di Rabelais), che in Italia va dal Ruzante a Dario Fo. Nel monologo su Ferrara, da una parte mostravo gli eccessi sessuali e dall’altra gli eccessi della guerra: dal Napalm a Falluja alle torture di Abu Ghraib. Come diceva Lenny Bruce, non è il sesso ad essere pornografico, bensì la guerra…”
Tradizione Satirica. Rabelais. Ruzante. Dario Fo. Il latinorum di don Abbondio. Bene. Allora. Tutti insieme. Mano sulla testa. Spintone. In coro: Ma Va Va, Ma sì, certo certo.
freddo
Nonnetto mi lascia una enorme R di cioccolata sul cuscino del letto e mi spiega che l’ha portata Santa Claus, perchè Santa Claus in Olanda arriva agli inizi di dicembre. Nonnetto mi lascia la R di cioccolata e perciò figuriamoci se mi posso arrabbiare con nonnetto. Insomma, figuriamoci. Però nonnetto stasera esce di casa con la sua signora e mi lascia da solo nel bosco senza wireless. Nel bosco, in una casa buia, con la compagnia di un enorme gatto nero con un occhio solo.
Scrivo queste righe in auto ciucciando il segnale in una stradina deserta poco lontano dal bosco. Sono molto orgoglioso di questa mia trovata della automobile utilizzata come frigorifero supplementare, le vivande si conservano bene. Solo che fa un freddo cane se ti metti a scrivere righe nel frigorifero, perciò mi sa che adesso chiudo tutto e vado a nanna.
torno subito
Mi assento per un paio di giorni dall’Italia, volo al Nord a discutere di cose che hanno a che fare con un lavoretto, che se tutto fila liscio, se tutto va bene, forse, chissà. La tradizione vuole che il sottoscritto non trascorra l’inverno in questo Paese, e questo succede già da un paio di anni. Come gli uccelli migratori con la differenza che io generalmente tendo a volare dove fa più freddo, e ogni anno che passa vado sempre più su. Comunque tutto questo potrebbe accadere – si ripete – soltanto se tutto fila liscio, se tutto va bene, forse, chissà, tocchiamoci qui, tocchiamoci là.
carne macinata
Carne macinata in offerta al supermercato e tanta voglia di polpette. Telefoni alla Madre giù al paesello e le chiedi Spiegami come si fanno le polpette, cara Madre. Lei ti dice che serve la carne, che serve il pan grattato, che servono le uova, che serve magari un po’ di latte e altre cose. Io dico subito Ferma Lì, che tutte ste cose non le ho, che adesso vedo cosa esce con quello che ho in casa.
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Quindi, ricetta.
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Prendete della carne macinata, mischiatela a del pane grattugiato. Poi aggiungete dell’olio. Poi siccome la cosa vi parrà povera, metteteci anche della cipolla tritata. Poi del pepe. Poi costruite delle palline tempestate di pois di cipolla tagliata troppo grossa. Le palline non saprete come cucinarle, allora vi verrà l’idea di digitare Ricetta Polpette Carne Macinata sul computer. Google risponderà che dovrete prima tenerle sulla padella con dell’olio, e una volta “dorate” le dovrete passare in forno a 160 gradi. Voi seguirete le istruzioni, e comincerete ad avere dei piccoli pezzi di carne bruciata e sgretolata, che nel forno si allargheranno fino a spaccarsi in tante parti deformi e untuose, come tanti piccoli cervelli fritti di animale sconosciuto. La ricetta potrà dirsi conclusa. A questo punto prenderete la teglia contenente i piccoli esserini marroni e li butterete nella spazzatura oppure (e qui arriva il tragico) farete come me ed oserete addirittura metterli in bocca e masticare. Faranno schifo – è vero – ma come si dice, quello che non ti uccide ti fortifica.
no guardi dottore, i cani sono più intelligenti delle persone, lo sa?
Signoramia, sicuro che lo sappiamo. Certe volte gli manca solo la parola. Certe altre volte, gli manca il senso della realtà.
le colpe dei rapper ricadranno sui vostri figli
in nuova zelanda – invece – per sciommiottare sti caz*o di rapper, i ragazzini si presentano a scuola con le pantofole ai piedi.
nonostante il surriscaldamento globale del pianeta
Quelle felpe col cappuccio che vanno tanto di moda, di quelle felpe che tutti ne possediamo almeno una, quelle felpe col cappuccio che prima c’era il cappuccio e finiva lì, adesso invece il cappuccio si porta sopra la testa. Questo si chiama stile gangsta, ed in mancanza di catenazzi al collo, incisivi dorati e fuori strada ripieni di dollari questo rimane il modo più semplice per scimmiottare i rapper dell’ultima ora.
riposiamo in pace #2
E’ vero che il 61% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno, però è la seconda volta che incontro esseri umani adulti sull’autobus che scelgono con calma la suoneria per il cellulare provandole tutte, una dopo l’altra col volume al massimo, tornando indietro e andando avanti nella lista per non perdere le caratteristiche peculiari di ciascun drin drin che il telefono può offrire.
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Ho mal di testa, la televisione non la sopporto più ma non trovo il guizzo per spegnerla, la lascio accesa a volume zero. Sullo schermo c’è Di Caprio che bacia una signorina sulla bocca e poi dice cose che col volume a zero non posso capire.
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Un giorno quando avrò dei soldi da spendere – riflettevo – non farò niente di che. In fondo io non ho mai fatto niente di che. Pensavo: quando un giorno avrò dei soldi da spendere, non resisterò alla tentazione di farmi una pizza per cena ogni sera. Il mio stomaco gradualmente si allargherà, mi abituerò a pizze sempre più grandi e più farcite e la panza diventerà via via più grande. Quindi inizierò a non apprezzare più la possibilità di avere una pizza ogni sera. Allora lascerò cadere il cartone della pizza dalla poltrona con qualche trancio ancora all’interno. Perchè mi immagino che ste pizzone le mangerò in poltrona appoggiandomi sulla panza. Una brutta immagine. E poi certamente rutterò. Qualcuno mi farà una domanda, ed io invece di rispondere rutterò.
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Faccio spesso di questi pensieri dove un’immagine segue velocemente l’altra e il punto finale è la visione di me stesso più brutto e strafottente. Uno potrebbe chiamarlo pessimismo. E’ una sorta di processo di autoconvincimento dove io tento di convincermi che sto tanto bene così e non c’è motivo di cambiare.
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Certe volte mi viene in mente di chiudere sto blogghe e riaprilo da un’altra parte sotto un altro nome, completamente anonimo. Farmi chiamare – che so – Popeye, o Giacomino80. Una cosa che nessuno riesca ad arrivare a me.
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Se interessa, ultimamente sui treni regionali trovate il Corriere gratis sui sedili. Potete leggerlo e portarlo via, nessuno dice niente.
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Qualcosa come Popeye, FacoceroGiallo, Erminio. Un nome così.
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Trovo il guizzo e spengo la tivù.
riposiamo in pace
Il 61% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno. Ne resta un 39% fra cui sono inclusi quelli che leggono solo per motivi di studio. E quindi siamo già a meno del 39 %. Poi ci saranno quelli che leggono per motivi contingenti, tipo la partoriente che si informa sui metodi di respirazione durante le doglie o i 100 e uno tecniche di decorare le torte alla crema. Poi ci sono quelli che leggono i libri con la faccia di Scamarcio sulla copertina e i libri di Maurizio Costanzo. Quindi facendo i conti siamo a molto meno del 39 %. Una percentuale così bassa ti fa sentire parte di una setta segreta, di un moto carbonaro. Sono un carbonaro. Sono un cristiano prima maniera che si rifugia nella catacomba. Nessuno faccia la spia, shhhh!!!
bingo bongo
Questo pezzo degli Elio – già ne hanno parlato in molti ed io arrivo in ritardo – mi riempie di gratitudine nei confronti di chi lo ha scritto. Le città moderne sono piene di individui che, piuttosto che essere niente, preferiscono essere qualcosina, come essere bonghisti. Prendi un niente e mettici un bongo in mano: hai fatto il bonghista. Tutti siamo liberi di fare quello che vogliamo, tutti possiamo esprimerci come meglio crediamo. Poi ci sono quelli che esprimersi vogliono farlo al centro. In mezzo. Come in mezzo alla folla che segue i concerti, in mezzo ai prati dove i ragazzi prendono il sole, in mezzo alle piazze dove si passeggia o si sorseggia la birra. In Salento tutte le sere di estate si formano gruppi spontanei di ragazzi e adulti che ballano e cantano la pizzica al suono lieve dei tamburelli coi sonagli e degli organetti. Queste si chiamano “ronde”. Poi però arrivano i bonghisti che si mettono in mezzo – con tutto lo spazio che c’è – e coprono la musica coi loro bonghi. Un bongo fa Bong Bong riesce a coprire da solo dieci tamburelli. Prendi un niente, mettici in mano un bongo e aggiungici un poliziotto che ti invita a non fare casino, ed hai ottenuto un martire della repressione del regime fascista. (qui il testo)
quant'è carino, gli manca solo la parola
Voi proprietari che portate il vostro animale al veterinario. Voi che invece di riferire al medico quello che ci sarebbe veramente da riferire (poca pipì, tanta pupù, vomiti e rigurgiti eccetera eccetera) raccontate le mirabolanti peripezie del vostro quadrupede, queste cose fantastiche e simpaticissime che il vostro quadrupede è capace di fare. Queste gesta epiche che siete davvero convinti che soltanto il vostro animaletto possa compiere. Dottore, è in-cre-di-bi-le! Se vede il guinzaglio, capisce subito che si va a fare la passeggiata, e allora scodinzola! Dottore! Lo sa? Il mio gatto si strofina ai miei piedi con la coda tutta rizzata verso l’alto e fa le fusa! Dovrebbe sentire, dottore, come fa! Ora le faccio vedere, dottore, ora le faccio vedere!
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Con questa innocenza da bambini seienni che recitano la poesia imparata a scuola, venite a raccontare ste cose a persone che sti aneddoti li ascoltano ogni giorno e che hanno sviluppato una capacità di fare Ooohh! ad ogni cosa vi viene in mente. E più vi viene fatto Ooohh! più voi vi eccitate e continuate a parlare e parlare. Proprio come ai bambini che recitano la poesia, gli viene detto Bravo in ogni caso, se la recitano bene o se la recitano con le strofe a casaccio.
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Ecco, voi proprietari, ste cose dovreste cercare di evitarle. Se il vostro quadrupede fosse in grado – che ne so – di andare in scooter impennando su di una ruota o di cucinare un piatto di tagliatelle al ragù, allora Sì, forse sarebbe il caso di raccontale in giro. Per il resto, se il gatto miagola, è normale. Se gioca con le palline, è normale. Se il cane riconosce il rumore della vostra auto, è normale. Se abbaia agli sconosciuti, è normale. Rassegnatevi. Piuttosto, avete controllato, la pipì e la pupù? No? Ecco, appunto.
il magone
Il magone e la tristezza in questi giorni sono alimentati soprattutto da una consapevolezza raggiunta, dall’aver compreso che tutto lo StudiareStudiare fin qui fatto servirà davvero a poco, nel futuro prossimo. Tutto lo StudiareStudiare che tu lo avevi fatto perchè ti avevano detto Studia! E’ importante! – nei primi momenti – per poi accorgerti – in un secondo momento – che sta cosa alla fine dei conti ti piaceva pure.
Adesso invece comprendi che non ti servirà a nulla, o che ti servirà a poco. E tu – che studiare ti piace – ogni tanto ti rimetti seduto e addirittura apri i libri e prendi appunti, sottolinei le cose importanti, giri le pagine. Lo fai perchè una cosa hai fatto negli ultimi anni, quello sei abituato a fare, e lo fai. Solo che ogni volta l’impeto di mettersi a sedere davanti ai libri è più lieve, ogni volta più leggero, perchè ti guardi attorno e capisci che è tutta una bufala, sta cosa dello StudiareStudiare. Tu che per anni sei andato a dormire presto e hai evitato le notti per strada e il mischiarsi fra gli studenti impazziti per la libertà da fuori sede, per conderti poi saltuarie follie e ubriacature da metterci la crocetta sul calendario. Ti è venuto di fare così, però adesso ti sembra che abbiano sempre avuto ragione loro, quelli che stavano lì tutte le notti a cincinnare sotto i portici con i bicchierozzi di doppio malto in mano. E comunque tu volevi sempre tornarci prima, a casa, ché se proprio dovevi far tardi preferivi leggere qualche ora fra le lenzuola. Tu, ti capita ancora – qualche volta – di sederti a studiare, ma è una cosa che pian piano si spegne, anche se tu non vorresti. Come fosse una relazione che si spegne gocciolando, la lasci andare via, tu gli dici Ti Voglio Bene e lei ti risponde Fanculo.
dall'archivio magnetico

l'ultima generazione di puri
Io ad averci il computer nuovo, finisce che comincio a ragionare in termini di gigabyte e memoria della scheda video. Che uno dice Evvabè è Normale, sei nel 2007. Io però, a ragionare in termini di gigabyte e microprocessori, succede che all’improvviso mi torna in mente quel mio vicino di casa di quando ero pischello, che nella tromba delle scale ingoiava forzatamente e ripetutamente aria nella pancia e poi era capace di recitare – ruttando senza sosta – intere quartine delle poesie imparate a scuola. Io succede che a parlare di wireless e gigahertz mi ritornano in mente queste scene di quando ero pischello e i computer non erano così importanti, e per carità – sia chiaro – non è che voglio mettermi a fare scenate amarcord in tema Ragazzo della Via Gluck (La dove ceeèra leeèrba ora ceeeeeè, una città – ha haaa) perché io stavo bene a quei tempi quando la tecnologia informatica era ancora dietro l’angolo, e sto bene pure adesso che mi collego in video dal tavolo della cucina con gli amici lontani. Stavo bene prima, sto bene adesso, sia chiaro. Viene solo da pensare – al sottoscritto – a quel ragazzino che ingoiava aria e che poi la riemetteva sotto forma di poesia Leopardiana, sti passatempi che uno se li doveva proprio inventare, che c’era proprio bisogno di passarlo – sto tempo – nei pomeriggi sprovvisti di messenger e chatta chatta.
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E viene da pensare – e sta cosa me la rimugino da tempo – che noi siamo l’ultima generazione di puri.
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Noi siamo l’ultima generazione di puri che sappiamo ancora com’era prima, ce lo ricordiamo bene tutto il cambiamento, e adesso che ci hanno messo nel futuro noi nel futuro ci troviamo pure bene, ma se andiamo a guardare nei cassetti c’abbiamo nascoste le foto del compleanno che non erano digitali, e che però adesso siamo capaci di salvarle sull’hard disk. Noi siamo l’ultima generazione di una specie di Matrix che ci ricordiamo di quando non c’avevamo il cavo infilato nella nuca e le canzoni le si registrava dalla radio se lo speaker smetteva di parlare sulla musica. Noi siamo gli ultimi, poi dopo di noi ci sarà solo chatta chatta e tivùfonini.
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( e queèlla casa in mezzo allèrba ormaaai, dove saraà – ha – ha)
finalmente
finalmente il computer nuovo, lì che mi attende lucido e con le pellicole da staccare sul tavolo. E succedeva che mi chiedevano: Cosa ti è successo? Mi sembri più paziente, da qualche tempo a questa parte. E succedeva di pensare, come risposta: Paziente? Pa-zien-te? Vorrei vedervi voi, a vivere una vita a 256 mb di Ram. Vorrei vedervi voi, mi succedeva di pensare, a vivere con 256 mb di Ram.