Allora manteniamo la calma.
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Allora.
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Calma.
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Allora.
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Allora: mo’ tra due giorni finalmente cachiamo sto benedetto Scritto di quest’esame che si sta portando via la mia salute e la mia estate. Queste giornate afose che trascorro passeggiando nella mia stanza avanti e indietro a declamare – con le mani in movimento così che mi paro un Dario Fo sotto i riflettori – a declamare tutti i possibili motivi della Diarrea, tutti i Perché e i Percome di questo simpaticissimo argomento che si chiama Diarrea. Queste giornate afose che ho anche un mio pubblico mentre parlo di queste cose, e il mio pubblico mentre vado avanti e indietro nella stanza è composto da tre papere di terracotta, l’ombelico di carta del poster di American Beauty, e un cavallino di legno alto trenta centimetri.
Nessuno, tra il mio pubblico, che fa una cazzo di domanda, nessuno che mi da’ un po’ di soddisfazione.
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Poi.
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Lunedì prendo l’aereoplanino e volo in Germania. Durata del viaggio: un giorno e mezzo. Motivo del viaggio: incontro con il Grande Capo del centro di ricerca di questa importantissima multinazionale famosissima, presso la quale – se tutto va bene – andrò a raccogliere materiale per la mia tesi.
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Allora.
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Manteniamo la calma.
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Ho detto: la mia Tesi.
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L’ho detto.
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Il Grande Capo mi ha detto: Dai, ti invitiamo per un meeting che stiamo organizzando e tu ci spieghi il tuo Progetto. Io ci ho risposto: Ma certo che Vengo, Come No, solo che con sta storia dell’Esame, che c’ho da declamare la Diarrea e le Polmoniti Virali tutto il santo giorno finchè non si fa notte, non c’ho tempo per prepararmi una pippa di discorso, una cacchio di pippa di Progetto da presentare Come si Deve. E allora mi sa che mi dovrò presentare lì da loro senza un cacchio di niente preparato; e allora, come si dice in questi casi, Andrò A Braccio, che poi sarebbe come dire che Andrò ad Improvvisare, che poi sarebbe come dire che Andrò a Cazzo.
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In pratica.
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A Cazzo.
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Manteniamo la Calma.
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Nella Mega Sede della Mega Multinazionale famosissima in tutto il mondo – che non posso dire il nome ma di sicuro la conoscete – quellì lì, il grande Capo e i suoi aiutanti, mi sa che non hanno capito bene con chi hanno a che fare. Mi sa che non hanno capito che in realtà hanno a che fare con uno studentello e non con uno scienziato in odore di Nobel. Mi Scrivono: Dai, presentati qui il giorno 27, portaci le carte di imbarco dell’aereoplanino e ti verrano rimborsate le spese di viaggio. Io penso: ma perché ? Mi scrivono: per arrivare da noi prendi un taxi ( un taxi? penso ancora: questi non sanno con chi hanno a che fare) e vieni presso il nostro Zentrum, e lì troverai la nostra Security (la Security ? Oh Madonna!) che ti condurrà al nostro ufficio.
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Allora penso: come cazzo mi vesto, per andare nel Mega Ufficio della Mega Multinazionale, a farmi prendere dalla Security, a sparare Cazzate davanti ad un gruppo- loro sì – di scienziati con le palle che non gli stanno nei pantaloni per quanto sono grosse? Come mi vesto? Ed eccomi qui che riesumo una camicia usata solo una volta ad un matrimonio, col colletto di granito e piccoli bottoncini praticamente ovunque. La riesumo e la indosso davanti allo specchio. E sono qui che mi dico: se proprio devo sparare cazzate, cerco almeno di avere l’aspetto del Sommo Pirla, in modo da farla completa, la figura di merda. E la camicia, a quanto vedo nello specchio, in questo mi aiuta abbastanza.
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Poi.
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Dopo essermi fatto prendere a calci in culo da tutta la compagnia di Cervelloni, prenderò l’aereo e tornerò a Bologna, e mentre volerò sull’Austria, ripeterò ancora nella mente tutti i Perché e i Percome della Diarrea, delle Polmoniti e delle Anemie, perché appena scendo dall’aereo devo filare dritto dritto in Facoltà a fare l’ Orale dell’esame di cui sopra.
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Incrociando le dita e stringendo il culo.
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E infine, se tutto va bene – e spero che vada bene –vorrò godere delle piccole cose, anzi delle piccolissime cose. Tipo alzarsi dai libri in un orario che i supermercati sono ancora aperti, e allora ce la fai a comprare il benedetto detersivo per la lavatrice, e tornare a casa che non è già buio.
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E poi magari – pensa che goduria –caricare la lavatrice.
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E infine, se tutto va bene – e spero che vada bene – potrò finalmente girare la chiave, mettere in moto, e ricominciare a vivere.