sistemarsi agitarsi mettersi dritti sulla sedia

Sono seduto davanti ad un enorme fotografia di Bono degli U2, che giovanissimo e coi capelli orrendi punta il dito verso di me come per dire “Hey tu”.

Allora sollevo il bicchiere di Guinness nera con la schiuma spumosa e compatta e gli dico: “Alla tua, BBono”. Non mi risponde, è solo una fotografia. Faccio un sorso piccolo e lo faccio apposta ad alzare troppo il bicchiere così mi sporco il muso di schiuma spumosa e compatta, e così dopo posso tirare fuori la lingua e leccarlo, sto muso sporco di schiuma spumosa che c’ho.

Il tempo libero cosa faccio.

Con lo zainetto sulle spalle cammino per le strade di sta città con l’unico obiettivo di stancare le gambe, e di solito alla fine ci riesco. Voglio stancare le gambe per provare a stancare i pensieri, ma i pensieri non si stancano, si stancano solo le gambe, i pensieri al massimo si accartocciano.

Pazienza.

Poi quando le gambe sono stanche e i pensieri sono accartocciati a sufficienza (e si sono anche moltiplicati, perché nel frattempo si sono aggiunti i pensieri gambe stanche gambe stanche oppure fare pipì fare pipì) e quando le guance si sono indurite per il freddo che fa, allora entro dove capita, chiedo una birra e mi siedo dove c’è abbastanza luce per leggere. Oggi è stato il turno di un Irish pub, con le foto di Bono e tutto il resto, che fanno tanto Irish e tanto Pub. Apro il libro con la luce di una candela sul tavolo e a piccoli intervalli spio le facce dei presenti. Il libro di questi giorni è (prendere appunti)  L’Amante di Abraham Yehoshua, scrittore israeliano. Ho scoperto che tutti gli scrittori ebrei sono più o meno di mio gradimento. I miei amici ebrei, invece, sono molto meno simpatici. Funziona sempre così, la simpatia è una coincidenza, un incidente, un evento fortuito. Per quanto mi riguarda, poi, l’aggettivo simpatico ha pure un non so che di dispregiativo, ma se approfondisco sto tema poi non ne esco più e allora lasciamo perdere.   

Comunque.

A star seduto su alti sgabelli di pub, con la candela sul tavolo e un libro aperto davanti, e se poi quel libro è capace di farmi sorridere un po’, allora succede che quasi quasi mi innamoro di me stesso, ché davvero sono un amore con la luce della candela e l’aura misteriosa di quello che legge ma chissà cosa legge, seduto sullo sgabello col muso schiumato e spumoso.

Ma spostando l’attenzione dal mio ombelico a tutto il mondo circostante.

Oltre al vetro del pub vedo una macchina ferma al ciglio della strada, in un posto dove non si può parcheggiare. C’è una ragazza – dentro – che resta ferma al buio. Dopo qualche minuto dall’altro lato della strada arriva un’altra ragazza – bionda e saltellante – e si dirige verso la macchina. La tipa che sta dentro accende la luce e allora le si vede la faccia.

Ecco, c’è questo momento quando in macchina sta per entrare qualcuno che ti fa piacere, che in quel momento – poco prima che la persona che ti fa piacere sia entrata – che chi sta già dentro si sistema meglio sul sedile, si tira su’, si agita, si muove, ride, si sistema. Quel momento. Si capisce quale momento intendo? Il momento del poco prima. Quel momento. Si capisce? Insomma, quello.

Ecco, mi piace questa cosa, questo momento, questa metafora, questo passare del torpore che c’è prima al SistemarsiAgitarsi che c’è dopo. Mi piace pensare pure che a volte non si vede l’ora di SistemarsiAgitarsi per qualcuno che forse arriva e forse No. Il sentimento del SistemarsiAgitarsi, si capisce? Quel sentimento lì, ecco cosa voglio dire.

Mi sa che non si capisce.
Faccio basta che è tardi.

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17 thoughts on “sistemarsi agitarsi mettersi dritti sulla sedia

  1. ma che bel post.. 🙂 ultimamente anche io sto attuando la teoria del ” stancare le gambe per stancare i pensieri “..non serve a molto, l’altra sera avevo le gambe a pezzi e la testa che scoppiava..argh..

  2. Un analizzatore dei frammenti di vita. Meraviglioso.
    Mi viene da sezionare ogni piccolo movimento che facciamo per trovarci un significato… e non più viverlo passivamente.
    Grazie a te.

  3. Sai cosa penso? Che pensare a qualcuno che guarda “il grande Lebowskij” e pensa a te, mi fa sorridere….non capisco molto l’attinenza ma mi fa sorridere.

    E’ per momenti come quelli che descrivi che si vive, così la penso, per quei piccoli momenti in cui ha un senso prepararsi, si si proprio così, si vive per i momenti per i quali vale la pena prepararsi…Mo me lo segno…

  4. In effetti, e non scherzo dico sul serio, di uno che fa un po’ lo scemo a impiastricciarsi la faccia di schiuma di birra e che poi se ne sta buono buono a leggere il suo libro e a guardarsi intorno ci si può proprio innamorare!
    A volte capita. Succede che ti metti lì e cominci a chiederti… “Chissà che starà leggendo..” e poi inizi a fissare quella sua gestualità strana e seguendo il suo sguardo rincorri il filo dei suoi pensieri e magari guardando fuori dalla stessa vetrina questo fatto del “sistemarsi agitarsi” lo vedi anche tu…

    Te l’ho mai detto che mi piace un sacco come scrivi? un po’ “giovane holden” hai presente? non so se ti ci ritrovi, ma a me sembra così…

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