seduto alla mia scrivania

Seduto alla mia scrivania – la scrivania che mi hanno assegnato al lavoro – guardo fuori la finestra un enorme pavone che mette il becco nel prato e un galletto con la coda rizzata che lo segue poco distante. Il pavone – mi viene da pensare – è proprio un uccello anni 80. Quelle piume, quei disegni. Avrebbe bisogno di un restyling ma è solo un uccello, purtroppo per lui.   

Al lavoro – perchè adesso abbiamo cominciato con sto benedetto lavoro – condivido la stanza con altri personaggi che perlopiù non ricordo come si chiamano, ché i primi giorni sono di assestamento e nelle prime ore già ti dicono tanti nomi che li dimentichi praticamente all’istante. Nella mia stanza c’è il fratello di James Blunt che se non è il fratello allora è il cugino, e un capetto con gli occhi a mandorla con un cervello da sette chili e mezzo che è sempre contento e lavora anche mentre mangia. C’è pure un italiano coetaneo e gentilissimo che se non fosse stato per lui, adesso non potrei usare neanche la posta sul computer. Per fargli percepire la mia gratitudine l’ho riaccompagnato a casa in macchina per evitargli la biciclettata di quindici chilometri nel freddo della madonna.   

Posso bere tanto caffè e tante tazze di the quante ne voglio, al lavoro, e nessuno protesterà mai perchè pare che sia un mio diritto. Ho pure una sedia comodissima che scivola con le rotelle. Se poi vogliamo parlare del lavoro, cosa dire del lavoro. Cosa dire. Qualche ora fa avevo un umore nerissimo che avrei voluto mollare tutto per vendere frittelle per strada, poi mi sono calmato. Poi di nuovo mi hanno infilato in una riunione che ho capito il 3% di quello che hanno detto ma non se ne è accorto nessuno, ché io sono bravo a sfoderare le facce interessate e concrete senza alcun fondamento. Poi all’uscita volevo di nuovo scappare piangendo col pavone sotto braccio. Poi però sono rimasto.     

Il destino degli indecisi in fondo è questo: se non sai scegliere un lavoro, è il lavoro che sceglie te, e a quel punto c’è solo da stringere i denti e tenere botta. Con l’espressione “tenere botta”  si capisce bene che io – seppure tanto terrone – ho vissuto tanti anni al nord. E questa ultima digressione è solo un artifizio stilistico per cambiare argomento all’improvviso ed evitare di cadere in considerazioni lacrimevoli. Fregati.  

17 pensieri su “seduto alla mia scrivania

  1. sapessi quante volte ho pianto e m’è venuto da scappare… mi mancava solo il pavone da mettere sotto braccio e ti assicuro che non è roba da poco. che poi è tanto bellino il pavone. (anche “tanto bellino” è una disgressione di una che da tanti anni è al nord. tiè.)

  2. Che tu scelga il lavoro o che il lavoro scelga te non importa se ritieni che questo ti darà soddisfazioni.
    La questione è tutta lì…
    Ovviamente, sono cose un po’ trite e ritrite, e sentirsi dire da uno sconosciuto una cosa simile vale quel che vale, in più non so nulla di te personalmente quindi sono osservazioni che lasciano il tempo che trovano.
    In pratica ho detto tutto sommato quello che farei io, ritenendo che giunti ad una certa cosa, non è poi così importante il come, se in cambio questa cosa ci da qualcosa di valore sufficiente a mantenere l’equilibrio o portare in positivo il bilancio (con bilancio non intendo economico, ma psicologico. O meglio, con portare in positivo il bilancio volevo dire far star bene, sentire di essere realizzati o sulla buona strada per combinare qualcosa di buono)
    Anche se devo ammettere che l’idea di scappare con il pavone sottobraccio tenta, e non poco…

  3. Che ti vorrei scrivere uan frase degna di una studentessa di Scienze Politiche emigrata da Bisceglie, una di quelle che parlano di vita, cambiamenti, ituoisogni, ituoidesideeeeeri, scioèscioè iddeshtino lodeciditu.
    Ma mi viene troppo da ridere.

    Che cominciare le frasi con “Che” fa così scrittura giovane e referenziale.

    Che, un saluto.

  4. Beh, tanti vorrebbero poter dire che se non ti scegli il lavoro, è il lavoro che sceglie te…c’è n’è di gente senza lavoro sai?
    In ogni caso fatti forza, vedrai che ti sentirai a tuo agio non appena avrai capito dove ti trovi…
    PENSIERILAIT

  5. tranquillo, io dopo 2 settimane inizio a capire qualcosa. per il resto del tempo, sfodero anche io una faccia coinvolta e assertiva.

    ieri però è scattato l’allarme antincendio ed è stato bellissimo.

  6. “Il destino degli indecisi in fondo è questo: se non sai scegliere un lavoro, è il lavoro che sceglie te, e a quel punto c’è solo da stringere i denti e tenere botta.”

    hai raccontato con perfezione millimetrica la mia vita. e mi hai fatto anche scendere la lacrimuccia. solo che io non ho un pavone da mettere sotto il braccio.

  7. ecco, io di te con il pavone sottobraccio ci farei un biglietto da visita, una cartolina curriculum, la tua pagina pubblicitaria (che poi si capisce così perché non ho mai sfondato in pubblicità). troppo anni ’80?

  8. Sapessi quante volte avrei voluto piangere io, all’inizio, e quante vorrei ancora! Coraggio, pensa al pavone. Lui se ne sta lì anche se è un sacco anni’80 e non è altro che una gallina con le pime troppo lunghe.

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