Non si azzardino a definirla una Vittoria Dell’Italia. Questo è tutto merito di Sorrentino, bravissimo e non da ora. Poi al limite è merito di chi ha lavorato con Sorrentino, il quale non dimentichiamolo era non solo regista, ma pure autore di soggetto e sceneggiatura, in pratica un film tutto suo. Poi al limite, molto ma molto dopo, di quelli che lo hanno visto e apprezzato.

Vuoi dire gli italiani, dunque?

Mica tanto. La Grande Bellezza ha incassato in Italia soltanto 7 milioni di euro dalla sua uscita. A vederlo ci è andato un italiano ogni tanti. In pratica, ventesimo tra i film del 2013. In pratica, la metà di quanto ha incassato Il Principe Abusivo.

Definirla una vittoria dell’Italia significherebbe negare cos’è l’Italia. L’Italia è altro, molto lontana dall’occhio e dalla sensibilità di Sorrentino.

E comunque, se continueranno a citarlo in futuro come l’ultimo che ce l’ha fatta, avrò una scusa per ricordare e mettere in pratica la frase di Jep Gambardella di cui qualche mese fa.

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4 thoughts on “

  1. E non è vero che tutti l’hanno capito. A Molti moltissimi non è piaciuto ma perché non ci si sforza di entrare in un film e intimistico com’è diventa difficile poi apprezzare . Io l ho gustato dalla prima all’ultima scena. Ah , e per ultima intendo quella bellissima ripresa dal Tevere per tutti i titoli di coda , davanti alla quale erano già tutti coi cappotti addosso. Insopportabile rendezvous

  2. Non è un film riuscito, no. E’ un film esteticamente bellissimo, che procede con una cifra da videoclip e questa sceneggiatura aforistica. Tutto bene. Godi di questa bellezza, appunto, dall’inizio a (quasi) la fine. Servillo immenso e il declino di una nazione e le macchiette dei salotti romani e tutto il resto. Sorrentino ha una mano da genio assoluto: nessun dubbio (In This must be the place, altro film ridondante e se possibile ancor più “bello”, ci sono delle inquadrature che son fra le più memorabili di sempre, che citano a piene mani Wenders ma superano il maestro tedesco). Ok. Operazione portata a termine con successo pieno, totale. Però: che bisogno aveva di metterci quel finale involontariamente grottesco? Da primo Tornatore. Lui che torna al paese a ritrovare le radici e, quindi, l’ispirazione. Quel finale rovina tutto. E’ anche girato in maniera diversa da tutto il resto. Più kitsch. Volete che vi dica una cosa? Gli americani questo hanno apprezzato soprattutto: il finale. Il topos dell’homecoming. Avranno colto il vuoto pneumatico di tutto ciò che propala da Madre Chiesa? Non credo (neppure gli italiani, ovviamente, quei pochi). Tre stelle, non una di più.

    • Quel finale come la scena dei fenicotteri sul balcone la vedo come un vezzo onirico. E come tale, ognuno ci vede quello che vuole. E’ effettivamente girata in modo diverso come dici. Ma non rovina tutto. Ci vedi il ritorno alle origini, io c’ho visto la bellezza incontaminata dei primi anni di un uomo, a contrasto con il burdello di feste e prostitute d’alto bordo nella vita adulta. Come dire, un uomo ferito che ricorda quando la bellezza era autentica. Un ricordo non rovinato dagli anni o dal presente, anche se poi il vedovo viene a raccontare a Jep che quella pensava ancora a lui. Cinicamente, un tema universale per portare a casa la pagnotta: in altre parole, se gli spettatori non avessero capito il resto, quantomeno avrebbero capito questo tema.

      • Nel libro di Sorrentino ‘Hanno tutti ragione’ emergono con evidenza molti dei topoi che si intuiscono nel film. Uno tra tutti è proprio l’unica donna amata irrimediabilmente perduta e rimpianta. Un ricordo del passato che però si pone come l’unico momento di realtà veramente vissuto. L’animo del protagonista sembra rimasto lì e assistere come da lontano e indifferente al proprio presente. Quindi quella scena finale nel suo essere un po’ pop un po’ semplice, non sofisticata e priva di cuore come il mondo del Jep maturo, potrebbe essere considerata come il fondamento del personaggio e del film.

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