che il signore li abbia in gloria

Questo viaggio ha inizio nella fornitissima libreria dell’Aereoporto di Brindisi, dove il sottoscritto prende in mano un libro ancora non letto di Amélie Nothomb, autrice belga, e invece di portarselo via come avrebbe fatto negli anni passati, decide di lasciarlo al suo posto. Questo smacco al Belgio verrà poi pagato nel seguito di questa storia. Una troupe televisiva intanto cerca qualcuno da intervistare riguardo ai disguidi aerei del giorno prima, io dico che No, non ho niente di cui lamentarmi (ancora non sapevo).             

Che poi, questa storia comincia in realtà a Barcellona, dove l’aereo che mi avrebbe riportato a Parigi (e da lì in treno fino in Paese Basso) va a scontrarsi con un muletto porta bagagli. Niente aereo Myair quindi (Sì, diciamolo, Myair, che poi se vogliono querelano). Al suo posto, si presenta un anonimo aeroplanino tutto bianco, che poi si scopre essere aeroplanino moldavo. E munito di personale di bordo anch’esso moldavo. Il personale di bordo (Myair, se non è vero querelami) è costituito da uomini vestiti alla bavarese e chiaramente incinti, una palla sferica al di sotto della camicia. L’aereo, sgarrupatissimo, non riesce neanche a trasmettere le comunicazioni attraverso gli altoparlanti, che la voce va e viene. Tranquillità e fatalismo nei sedili sgarrupati, traducendo a caso le pubblicità moldave per ingannare la paura. Al posto delle solite pizzette e coca cole, vengono distribuiti bicchieri di plastica e acqua direttamente dalla bottiglia, ovviamente aggratis. Robe d’altri tempi, o anche – se vogliamo – robe da sequestro di ostaggi in banca.          

Arriviamo a Parigi con due ore di ritardo, io che smadonno dentro di me – ho un treno per il Paese Basso che non devo perdere – ma poi gli smadonnamenti diventano inutili quando non vedo arrivare il mio bagaglio, e capisco che non solo il treno è palesemente perso, ma pure il bagaglio è anch’esso perso; il mio autcontrollo invece No, nonostante mi trovi nel mezzo dell’Europa privo di ricambio di mutande. La signora dell’ufficio bagagli arringa la folla inferocita, squittendo in francese. Io mi avvicino e le chiedo qualcosa in inglese, lei strabuzza gli occhi e vomita parole a caso. Non parla inglese. Io vorrei prenderla per le orecchie come il manubrio di una motocicletta e urlarle che Cazzo, non si può lavorare in un aereoporto internazionale, e non sapere l’inglese. Sta cosa mi irrita, lo ammetto, e vorrei davvero tenerla per le orecchie, così per fare, e recitarle il Sabato del Villaggio nell’italiano arcaico di Leopardi tanto per fare, perchè se lei si ostina a dire Oui Oui allora perchè io non posso dirle che «I fanciulli gridando/su la piazzuola in frotta,/e qua e là saltando,/ fanno un lieto romore;/e intanto riede alla sua parca mensa,/fischiando, il zappatore »?   

Lascio perdere, e mi precipito scapicollandomi alla stazione dei treni. Nella metro che porta in stazione, un fisarmonicista suona La vie en Rose e a me viene da ridere, nonostante un termolìo della palpebra che vorrebbe dirmi qualcosa di diverso.

In stazione mi fanno notare che il mio biglietto per il Paese Basso, a quell’ora, posso anche usarlo per fare un aeroplanino. Ne compro un altro, allora,  dico io. Niente treni a quest’ora, mi dicono. Niente treni!?! Niente, mi dice la Maria Maddalena della biglietteria, e tra l’altro, se ne vuoi uno fino a Bruxelles dimmelo ora, che io chiudo fra quattro minuti, altrimenti Taci Per Sempre. Aspetta, fammi pensare, dico io. Tre, dice lei. Tre cosa? Tre minuti. Dammi sto cazzo di biglietto. Tra parentesi, un’ora e ventitre di viaggio per modici novanta euro.  

Nel treno scopro la superiorità delle Ferrovie dell Stato italiane che almeno hanno inventato quei portelloni a scorrimento per i cessi. In questo treno da novanta euro per ottanta minuti di viaggio (quasi un euro al minuto, se ci pensi) le porte si chiudono all’interno, così poi succede che se c’hai uno zaino sulle spalle, puoi anche pisciare, ma poi ti devi rassegnare a trascorrere il resto della tua vita incastrato lì dentro.           

A Bruxelles ci sono meno nove gradi, e una volta giunto lì chiamo amico compare che pratica la sua avvocatura da quelle parti.Gli spiego la cosa nel metodo più scarno possibile. Sono ostaggio di forze avverse in paesi stranieri, gli dico, e non so dove andare. Lui, gentilissimo, mi dice che mi verrà a prendere volentieri in stazione. Io che mi porto una sfiga addosso che ormai credo sia diventata visibile pure ai passanti, scopro in seguito che l’ho chiamato nel mezzo di una litigata con la sua ragazza. Io non so cosa dire, penso solo ai meno nove gradi di Bruxelles. Gli dico che evidentemente è colpa mia, di sta nuvola di cacca che mi segue dal Salento. Ho visto per la prima volta la sede della Commissione Europea, comunque. Spero che emanino regole condivise sulla portellatura dei cessi di treno, perlomeno, in futuro.              

Sono riuscito ad arrivare a casa verso le due del pomeriggio, oggi, dopo un viaggio di ventisei ore. C’era il sole. Ho sbagliato pure l’ultimo treno, estasiato dal sole, quando ero a due chilometri da casa. Alla fine tutto sto casino, è vero che palle, ma c’era comunque il sole. Amelie Nothomb la comprerò sempre, prometto. Mi portavo appresso invece “Brothers” di Yu Hua e l’ultimo di Paolo Villaggio. Ed il Corriere, che a comprarlo all’esterno non solo costa il doppio, ma macchia pure le mani. E poi non penserò che i musicisti da metropolitana danno fastidio. Anzi, certe volte fanno pure ridere, senza motivo.

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19 thoughts on “che il signore li abbia in gloria

  1. wow che odissea! bravo bravo Raf! vedi che i paesani alla fine servono sempre, per noi terronei? e io ch epensavo di prendere un myair per parigi dovendo andare a Gand in febbraio… brrr: meglio un pulman di rumene che, passando per Cracovia, mi porti nel paese basso… ti abbraccio (ah: leggerò, tanquillo!).

  2. non vorrei far tremolare l’altra palpebra, però vorrei dire che non si sale né si circola sui treni con lo zaino sulle spalle. lo si stacca dalle scapole e lo si porta a mano.

  3. Secondo me il transito in Belgio è stata una vendetta occulta della Nothomb perché non hai comprato il suo libro. Stupori e tremori e incazzature si sono abbattuti su di te.

  4. i francesi sono così: non pensano di imparare le lingue straniere, sono gli altri che devono imparare la loro, son passati centocinquant’anni e sono ancora imperialisti come Napoleone (che poi con Sarkò io ci ravvedo certe somiglianze). dov’è che ti devo spedire i miei vestitini smessi?

  5. ma alla fin fine, grazie al tuo intervento di rafè ex machina il tuo cumpare si è riappacificato con la sua consorte?
    e guarda che sto ancora aspettando il seguito del cuggino rasta.

  6. Lise:
    interessato in particolare alle calze. Ma ho il 45/46, io.

    Annuzza:
    Sì, lui diceva di Sì. ma io non ci ho creduto.

    Dito:
    ma figurati, non te la prendere.

  7. no avevo già scritto ma dice che era in manutenzione, ti volevo chiedere se le chiavi di ricerca sono quelle che i tuoi amici users scrivono nella barra qua in alto, e shinystat te le comunica…
    cioè se io scrivo buco culo peloso raffaele tette figa cazzo pompini antonella clerici borra poi queste parole vengono come un risultato di ricerca ? ma sai che figata ?
    però poi non riesci a discernere se una cosa è seria o no…. e poi perchè cercarla su splinder ?

  8. no anonimo, le chiavi sono quelle che scrivi sul motore come per esempio google, e poi google ti porta qui. Significa che qualcuno cercava buco peloso, lo scrive su google, e google gli propone me.

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