E’ che siamo tutti abituati a crisi circoscritte

E’ che siamo tutti abituati a crisi circoscritte temporalmente. Attacchi terroristici, terremoti, lutti. Qualcosa che succede in modo traumatico, e poi lentamente le conseguenze dell’evento sbiadiscono.

I cervelli e i media non sono abituati a reazioni calibrate sul lungo termine. E quindi, davanti al rischio di contagio i cervelli funzionano come sempre: la consapevolezza del rischio di contagio e’ il trauma iniziale, ed al trauma iniziale seguono immediatamente reazioni emotive anche esagerate. Poi gia’ dopo qualche giorno si comincia a dire: vabbe’ dai, e’ ora di tornare alla normalita’.

Ma questo ‘tornare alla normalita’’ ha senso quando l’evento traumatico e’ circoscritto nel tempo come il terremoto, l’attacco terroristico. Il rischio di contagio durante un’epidemia non segue lo stesso sviluppo: dopo una decina di giorni dal ‘trauma’ i rischi sono identici al primo giorno, se non aumentati. Quindi gli inviti al ‘ritorno alla normalita’ in questi giorni semplicemente non hanno supporto fattuale e razionale. Si passa in pochi giorni dal troppo al troppo poco. Non esiste logica nel chiudere le scuole una settimana a causa del rischio di contagio e discutere di riaprirle due settimane piu’ tardi perche’ ‘e’ ora di tornare alla normalita’’.  Viene chiamata voglia di  ritorno alla normalita’ quando in realta’ – a parte le difficolta’ logistiche ed economiche dei blocchi – il desiderio e’ quello di ignorare i fatti perche’ i fatti sono preoccupanti. Stessa dinamica che si osserva nella ricezione dei messaggi sul global warning.

Un pensiero su “E’ che siamo tutti abituati a crisi circoscritte

  1. Sei stato il primo blog che ho letto e seguito. Non mancavo di venire a vedere se c’era un nuovo post ogni volta che di straforo mi collegavo a internet, che era ancora attaccato alla linea telefonica in modo che se eri in rete non potevi telefonare. Non so come io sia arrivata da te, ma sono stata per un po’ lettrice e partecipatrice della vita che condividevi con il tuo pubblico, e da lì mi perdevo per blog come in una ragnatela, con la fretta di chiudere perché se no poi la bolletta sarebbe stata troppo salata e i miei avrebbero brontolato. Poi chissà perché, la vita, il lavoro, i figli che sono man mano arrivati… Mi ero dimenticata completamente di te, fino a stasera quando una in televisione ha detto, con aria compiaciuta finto modesta, di avere un blog. Allora ho ripensato a te e ti sono venuta a cercare. Ho trovato questo pensiero a cui proprio oggi pensavo anch’io (toh, guarda, sembra tutto passato nella percezione di tanta gente, ma possibile che non si rendano conto che non è finito nulla?), e improvvisamente è tutto come allora, senza che quasi niente lo sia davvero. Però sono contenta di averti ancora trovato qui, con le piccole cose e con la stessa mela verde di allora.

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