Eppure, la frase molto contestata del vice primo ministro turco sulle “donne che non dovrebbero ridere in pubblico” se uno ci pensa, se uno fa attenzione alle immagini evocate, e se cancella proprio quella parte inopportuna sulle donne che non dovrebbero ridere in pubblico, se uno contestualizza e attualizza il concetto di castità, quella frase, se uno ci pensa bene, e’ bella.

«Dove sono le nostre ragazze, che arrossiscono, abbassano la testa e volgono lo sguardo lontano, quando guardiamo il loro viso, diventando un simbolo di castità? (…) La castità è molto importante. Non è solo una parola, si tratta di un ornamento [per le donne]. Una donna dovrebbe essere casta. Dovrebbe conoscere la differenza tra pubblico e privato. E non dovrebbe ridere in pubblico».

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9 thoughts on “

  1. Ti leggo da un po’ e questa tua riflessione l’ho trovata tratteggiata con dolcezza. La penso come te, da donna penso anch io che bisognerebbe tornare ad arrossire.

  2. Come la interpreti tu e fino all’ultima frase il pensiero ovviamente è bello…il problema è che quel “bel pensiero” ho paura che sia stato pensato ad hoc come premessa per poter arrivare a dire quella frase abominevole. E di conseguenza anche la premessa perde la sua bellezza…

  3. ah, l’ebbrezza del medioevo
    ah, l’allure del pensiero alternativo
    ah, l’abuso della subordinata ipotetica, quanti danni

  4. Potrebbe essere una bella frase se fosse contenuta in un libro, se fosse funzionale al racconto di una storia MA essendo stata detta da un vice primo ministro, è un messaggio politico. E dei peggiori se consideri il contesto in cui nasce e le persone a cui è rivolto. Non sta parlando a delle adolescenti svedesi (solo le ragazze devono arrossire?).

    La tua lettura di questa frase vuol essere romantica e rimandare a tempi passati, lontani, in cui cullare l’illusione che ci sia stato un “prima” più puto, ingenuo e genuino MA ci sono troppi ma con cui dover puntellare una simile frase che andare a sottolienare un eventuale messaggio romantico in una frase politica e – dico la parolaccia – sessista, è assurdo.

  5. Pingback: il 2014 | rafeli blog - il diario delle piccole cose

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