cinque minuti di fastidio

I fatti di Rosarno stanno scavando un solco incancellabile (spero) in quel luogo comune che vede i meridionali come un popolo accogliente e solidale. La miseria invece aumenta il coefficiente di razzismo, e questo e’ un dato di fatto. La miseria e l’ignoranza. Ma non mi va di parlare di questo. Mi va invece di condividere qui il fastidio mattutino provato leggendo la recensione di un libro ambientato nel (mio?) Salento, e che parla (e ci mancherebbe altro) di taranta. Esiste un genere letterario in Italia, sapete, che si chiama (lo decido io adesso) "minestrone incasinato di parole evocative ma neanche tanto". La regola principale di questo genere letterario e’ mettere assieme tante parole che suonano bene ma che sono slegate dalla realta’ o da qualsiasi senso compiuto. Un esempio e’ il preambolo di questa recensione letta stamattina (si parla del Salento):

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10 thoughts on “cinque minuti di fastidio

  1. eppoi, comunque, lo fai trapelare anche tu, in qualche vecchio post che non ricordo esattamente: i salentini non sono aperti come sembrano (e lo ribadisci pure, ora che ci penso, in questo post parlando di rosarno, che non è in salento ma in meridione comunque), sono duri e aspri.

    mi ricordo di una tua descrizione del vecchio salentino medio in coda in posta…

  2. I salentini sarebbero pure aperti, ma hanno poche persone a cui aprirsi (e’ forse la zona con meno immigrati d’Italia). Ne ho conosciuti che pulivano merde di cavallo o portavano a mangiare le capre, non certo operai con contratto regoolare come nel Nord Italia. Ma questa e’ conseguenza della miseria. Poi se sbarcano i clandestini si fanno in quattro per aiutarli, eppero’ va detto che questo succede molto raramente.

  3. La Calabria non è il Salento, come il Salento non è la Puglia, come il Sud generico non è l’Italia e nemmeno il nord. Cavolo hai ragione sulle cagate romanzate del salento però non puoi fare parallelismi osceni o anche semplici inferenze con i casini di rosarno, dal momento che sai perfettamente da chi sono orchestrati, con che modalità e con quali intenzioni. No no non è giusto, perdonami. E negli anni novanta non so dove tu fossi, ma quello che accadeva sulla costa adriatica del salento, non era tanto raro come tu lo definisci. Era realtà quotidiana.

  4. Quello che succedeva negli anni 90 me lo ricordo, ma quei disperati poi non sono rimasti, sono andati via quasi tutti. Gli extracomunitari che lavorano oggi in Puglia lo fanno a condizioni molto peggiori e sono considerati molto piu’ in basso di quelli che si trovano al Nord. Pure nel mio paesello ci sono i "negri" che vivono sotto i teloni di plastica e pisciano per strada, venuti a raccogliere angurie, e fino ad ora non hanno mai fatto male a nessuno, ma comunque visti come bestie da soma. 

  5. E tu continui a leggere queste "recensioni" (leggi: ***** ehm… diciamo fellatio)??? A me viene la colite al solo sentire parole come "ancestrale", "passione", "morsi"… lasciamo stare va’. Ci sarebbe da scrivere un reportage di 1000 pagine. Ché tu poi non conosci i poeti salentini. Le loro runioni, i loro reading. I poeti viventi, intendo. Ce n’è anche di molto bravi, ma perlopiù è tutto uno sfavillio di terra rossa e venti e balli e tamburrelli. Ba’.

  6. Mi arrendo. stavo per scrivere che per radunare tutti gli stereotipi letterari mancano solo il sole  e la passione. 

    Poi rileggo e vedo che ci sono tutti e due. Manco uno ne ha lasciato fuori, manco uno!

    marco

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