perché poi una cosa che ho capito

Perché poi una cosa che ho capito del vivere esperienze internazionali, è che in giro ci sono tante persone che si portano questa internazionalità come condizione di vita. Che internazionali non significa soltanto – per fare un esempio – essere nati in Italia e vivere in Paese Basso. No: è proprio una malattia che ti accompagna per la vita.

Ieri sera c’era sta festicciola qui vicino, per fare un esempio. Il festeggiato si proclamava tedesco, eppure era da una vita in Paese Basso. Ovviamente parlava anche un poco di francese, e sua moglie era messicana. Il loro pappagallo invece salutava in spagnolo. Poi c’erano due polacche, che però non arrivavano dalla Polonia, ma da Parigi. Infatti a tratti parlavano francese. Una di loro viveva a Londra. Ma ricordava con piacere gli inverni sulle montagne francesi. Poi c’erano quelli che venivano dalla Francia, ma che non erano francesi, erano marocchini. Non andate mai a mangiare nei ristoranti marocchini che non siano in Marocco, hanno detto. Poi c’era l’olandese che era cresciuta in Francia. Poi c’era quello appena arrivato, che ti hanno detto: quello è greco. Perfetto: una razza una faccia, hai pensato. Solo che era biondo con gli occhi azzurri, e invece del greco, parlava tedesco e olandese. Poi c’era il portoricano che suonava bene la chitarra. Poi c’era l’amica indiana che a parte il fatto di essere indiana, aveva fra tutti quelli il nome più facilmente pronunciabile in italiano. E poi c’erano quelli che non sapevi esattamente da dove venivano, ché non si può stare tutto il tempo a parlare con tutti.

Gli ambienti internazionali, uno che non ci è mai stato, come se li immagina? Oggi fanno parte del quotidiano, e non sono affatto come me li immaginavo. Forse sono io diverso dal me stesso che li immaginava, o forse bah. In ogni caso sono diversi. Soprattutto, non sono ambienti sofisticati. Non ci sono vezzi assurdi, non esistono snobismi. Si mangiano dolci buonissimi sui vassoi posati direttamente sul prato, mentre un cane fa finta di niente e allunga la lingua. Quando uno dei signori afferra il pezzo di torta al cioccolato e se lo porta alla bocca, prima che lo morda tu glielo dici – guarda che lo ha leccato il cane, quello – e lui ti risponde Pazienza, non importa, e se lo caccia tutto in bocca.

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4 thoughts on “perché poi una cosa che ho capito

  1. Dici che è pericoloso per il cane aver leccato un dolce al cioccolato?
    E quel barbaro risponde pazienza non importa?
    Roba da matti.

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