mi hai dato un gatto bianco con te non gioco più

Allora, è inutile che insistete, non è nero. Volete dire che è nero? Dite che è nero.

Ma tanto non è nero. Se quello è nero, allora io certe estati sono Puff Daddy. Dice: il primo presidente degli stati uniti di colore. Di che colore? Nero? Ma proprio per niente. Se vogliamo dire che è nero, allora dobbiamo anche dire che è bianco. Perchè è mezzo nero e mezzo bianco. Se oggi dici che è nero, se mi fai il titolo di giornale dicendo che è nero, allora il giorno dopo voglio il titolo di giornale che mi dice che è bianco. Dice: eppure pensavamo che il mondo non fosse preparato ad un presidente degli stati uniti nero. E infatti, non è preparato. Infatti non è nero. Se dico che è nero devo dire anche che è bianco. Per esempio, per essere coerente: quante volte ho detto nero in sto pezzo? Devo dire anche «bianco» un certo numero di volte, sennò sono fazioso. E dunque: bianco bianco bianco bianco bianco bianco. 

Credo che basti.

 

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11 thoughts on “mi hai dato un gatto bianco con te non gioco più

  1. Se lasciamo da parte che stai parlando di Obama, direi che i colori utilizzati per le definizioni dei fenotipi non sono mai giuste. Neanche una Lituana è totalmente BIANCA, neanche un Congolese è NERO. Sono gradazioni diverse di un colore che va dal rosa pallido al marrone scuro.
    Il termine Black ha molte più accezioni nella storia inglese e statunitense. E’ black un pakistano come lo è un uomo del Togo, per capirsi.
    E comunque. Vuoi dire che gli fa comodo l’etichetta “Black”? Può essere. Ma è me pare molto italiana. Molto Molto. Alla CNN si parla di Afro-American, che non è solo politically correct, è più…preciso, se vogliamo.
    Detto ciò… be’ sì: come ogni politico sa su cosa fare leva nella retorica.

  2. truesmile:
    nella terminologia scientifica più comunemente utilizzata (senti come parlo bene) una lituana è una caucasica, che poi sarebbe dire che è bianca. Il congolese, invece è un nero. Ovvero fa parte del gruppo africano- afroamericano.

    Quello che non torna è perchè un caucasico più un nero fa un nero. Secondo me no, secondo me fa un meticcio.

    Poi se un giorno alla Casa Bianca ci va uno nero nero, come un watusso, o come un Denzel Washington, allora possiamo dire che ci è andato un nero.

    Secondo me, non succederà.

  3. Be’, un meticcio è comunque “black” nella retorica statunitense, in quanto non totalmente white, per non dire WASP.
    E tutto questo discorso di colori mi sa un po’ da definizioni rigide di appartenenza (una cosa il colore della pelle, una cosa che questa e l’essere Afro-americano corrispondano. QUando parliamo di Africa e America parliamo di Continenti. Va là, lo sappiamo che intendiamo 1 continente e 1 nazione. E comunque non colori della pelle. Cos’è un afro americano? uno che ha insieme africa e america. E cos’è l’America? una nazione che vede rimescolate un sacco di DNA…).
    Per esempio i figli di un afro-americano che se ne sta in europa sono ancora afro-americani?
    Te dirai: non ho mica cominciato io il discorso. E lì ti do ragione…
    Sui watussi…poco fotogenici per te?;)

  4. i soliti preconcetti: chi è più nero, chi è meno stronzo, chi ce l’ha più lungo
    diciamo che per adesso con Obama possiamo rispondere a certi quesiti.
    Poi si vedrà

  5. Però, se fossimo ancora ai tempi dello schiavismo, lui sarebbe “nero nero”, oppure un “bastardo”, quindi mi pare già tanto (oltre al fatto che è giovane: unite le due peculiarità e verrà fuori una specie di miracolo, per essere eletto presidente. Qui in Italia, per avere un presidente giovane, ci vorranno ancora qualche centinaio di anni).

  6. De sexu angelorum

    La tradizione cattolica ci ha abituato a considerare gli angeli come degli esseri spirituali dalle sembianze antropomorfe intermedi tra l’uomo e Dio. Essa ritiene che gli angeli, come gli uomini, siano stati fatti “ad immagine e somiglianza di Dio”, ma che siano dotati di una natura sostanzialmente diversa ed inferiore rispetto a quella divina.

    Questa tendenza a credere nell’esistenza di una gerarchia di sostanze spirituali nel cosmo è tipica delle religioni alienanti, che tendono a rispecchiare nel campo dell’ideologia religiosa le ben più concrete gerarchie presenti nella società e nel sistema di rapporti sociali di produzione.

    E’ evidente che questa “teologia delle gerarchie spirituali” si è andata affermando in ambito cristiano quando una parte della Chiesa ha assunto le caratteristiche di una istituzione strutturata gerarchicamente.

    Le antiche comunità gnostiche, eredi della più genuina tradizione esseno-cristiana, che non hanno voluto integrarsi nella complessa macchina istituzionale rappresentata dalla Grande Chiesa, hanno mantenuto per secoli pressoché intatto un sistema teologico in cui gli uomini, gli angeli e il Padre di Verità non sono tre realtà distinte, ma tre gradi di coscienza della realtà divina dotati di una loro dinamica e della possibilità di convertirsi l’uno nell’altro.

    E’ evidente, quindi, che mentre la teologia politica cattolica è una ideologia del compromesso sociale, la teologia politica gnostica presenta un carattere estremamente rivoluzionario e sovvertitore nei confronti di qualsiasi ordine sociale di tipo gerarchico.

    Il problema della natura degli angeli assume un importanza centrale nel pensiero della Gnosi Cristiana, al punto che in Pistis Sophia è lo stesso Gesù a tenere un discorso chiarificatore sulla natura degli angeli e delle altre realtà divine intermedie:

    Allorché Andrea finì di parlare, lo spirito del salvatore si agitò, ed egli esclamò: “Fino a quando vi debbo sopportare? Fino a quando mi debbo intrattenere con voi? Tuttora non avete compreso e siete ignoranti. Non sapete, dunque, e non capite che voi, tutti gli angeli, tutti gli arcangeli, gli dèi, i signori, tutti gli arconti, tutti i grandi invisibili, tutti quelli [del luogo] di mezzo, quelli dell’intero luogo della destra, tutti i grandi delle emanazioni della luce e tutta la loro gloria, [non capite] che tutti voi insieme provenite da un’unica e identica pasta, che tutti voi provenite dalla stessa miscela?” (Pistis Sophia, Libro II, 100, 3)

    Anche nel Codex Manichaicus Coloniensis, l’angelo più che una figura intermedia tra Dio e l’uomo è un alter ego dello pneuma umano, anzi è la facoltà che guida l’uomo nella penetrazione dei profondi misteri della Gnosi e nella riscoperta di quel tanto di luce divina che si cela nel cuore di ogni essere umano. Non è un caso che parecchie volte l’angelo che guida Mani verso la Conoscenza sia chiamato “congiunto” (syzygos) e/o gemello dell’Apostolo.

    Ora, nella teologia gnostica, come in tutte le dottrine dualiste, la facoltà conoscitiva, in quanto attitudine attiva, viene considerata un attributo virile. Non è un caso che nel Vangelo di Tomaso anche alle donne, rappresentate nel testo da Maria Maddalena, è riconosciuta la possibilità di “farsi uomini”, cioè di acquisire la conoscenza dei sacri misteri, e di giungere alla salvezza:

    Simon Pietro disse loro: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita”. Gesù disse: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei Cieli” (Vangelo di Tomaso, loghion 114)

    Lo Gnostico, che nel procedere verso la conoscenza di sé arriva ad un grado di coscienza tale da riuscire a liberarsi dai vincoli del mondo materiale, anche se non ancora da quelli del molteplice, e si fa “angelo”, diventa il più virile degli esseri.

    Negli “Excerpta ex Theodoto” leggiamo che per i Valentiniani la scintilla divina degli angeli è per sua stessa natura “virile”, mentre la luce divina che anima gli Gnostici, fin tanto che non riuscirà a compiere la propria reintegrazione nel Pleroma resterà un seme femminile, che non potrà fare a meno della guida della luce divina virile di un angelo:

    I Valentiniani dicono che con le parole “Li fece a immagine di Dio, li fece maschio e femmina” (Gen. I,27) è indicata la migliore emissione di Sophia, della quale gli elementi maschili costituiscono l’elezione e i femminili la chiamata. E chiamano gli elementi maschili angelici, come femminili indicano loro stessi, seme superiore. Così anche riguardo ad Adamo, l’elemento maschile rimase in lui, ma tutto il seme femminile portato via da lui diventò Eva (Gen. 2,22), da cui derivano le femmine, come da quello i maschi. Gli elementi maschili si sono concentrati col logos, e quelli femminili, cambiati in maschili, si uniscono con gli angeli ed entrano nel Pleroma. Per questo è detto che la donna si cambia in uomo (Ev. Thom., loghion n° 114) e la chiesa di quaggiù in angeli (Ev. Matth. 22,30) (Excerpta ex Theodoto,21,1-3).

    Naturalmente, la “Chiesa” cui si fa riferimento qui ed in Ev. Matth. 22, 30 è la Chiesa della Luce, costituita dagli uomini pneumatici, e certo non la chiesa psichica…

    Nel loghion 114 del Vangelo di Tomaso, il Salvatore afferma, dunque, che tutte le anime pneumatiche, indipendentemente dal sesso del corpo in cui sono incarnate, hanno una natura “femminile” e tali resteranno fino al giorno in cui avranno bisogno della guida della luce divina virile di un angelo, ma l’Apostolo Mani ci ha spiegato che gli uomini pneumatici potranno fare a meno dell’angelo che guida ogni Eletto verso la Conoscenza, cioè del proprio “congiunto virile” (syzigos), solo quando raggiungeranno il cosiddetto Perinirvana, cioè lo Stato della Gnosi Assoluta di Dio, che nessun uomo pneumatico, per quanto progredito nella Conoscenza della natura dell’Abisso, potrà raggiungere fin tanto che è in vita. E’ qui che l’Antropologia Gnostica giunge a fondare quella che alcuni secoli più tardi in ambito “ortodosso” sarà chiamata Teologia Negativa.

    Per la Gnosi, le idee di Angelo, Conoscenza e Virilità sono quindi attributi tipici dello spirito divino dell’essere umano, che a un dato momento giunge ad un certo grado di autocoscienza.

    Nella teologia gnostica però l’angelo si distingue dall’uomo perché è uno spirito divino, che non è imprigionato dalle catene del mondo materiale e che si distingue da Dio per la determinatezza e la limitatezza legati al suo essere Eone, cioè spirito divino che partecipa della molteplicità.

    Qualche teologo potrebbe obiettare, che il limite, il molteplice e il materiale sono aspetti diversi di una stessa realtà. A questa obiezione si può rispondere che l’attributo principale del mondo sensibile è l’estensione e che si possono benissimo immaginare realtà molteplici (ad esempio i numeri), che si limitano e determinano a vicenda, ma che non partecipano dell’attributo dell’estensione, cioè non sono materiali. Lo stesso discorso vale per gli angeli e gli Eoni della teologia gnostica: questi spiriti divini non sono ancora Dio, perché in essi la sostanza divina non supera il grado della molteplicità degli stati di coscienza, ma non sono neanche esseri umani, perché non sono più imprigionati in quella realtà dotata di estensione che noi chiamiamo materia.

    In conclusione, possiamo dire che nella teologia gnostica l’angelo è l’Uomo che giunge ad una tale conoscenza di sè da riuscire a svincolare il proprio pneuma divino dai lacci del mondo materiale, ma che non è ancora in grado di sciogliere il proprio Io nell’assoluta unità del Tutto.

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