che poi mica ti ci hanno costretto, no?

Allora fatemi capire – perchè forse sto diventando vecchio e non capisco – ma se ti metti a scarpinare in cima ad una montagna di ottomila metri, e lo sai benissimo che è molto pericoloso fare ste cose, e se poi all’improvviso scivoli e cadi in un crepaccio e muori, e se fai tutto questo sapendo che a casa ti aspettano moglie e tre figli in tenera etá, noi che stiamo qui a leggere la notizia come ti dobbiamo ricordare? Come un avventuriero? Come un eroe? O come un pirla? E i tuoi figli che adesso sono in tenera etá orfani di padre perchè tu te ne andavi a fare le scarpinate a ottomila metri, poi quando cresceranno come ti dovranno ricordare?  

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16 thoughts on “che poi mica ti ci hanno costretto, no?

  1. penso che ognuno sia libero di vivere la propria vita come meglio crede e la moglie certamente, come lui del resto, era al corrente dei rischi che correva l’intraprendere un’impresa simile… non spetta a noi giudicare le loro scelte… è una persona che è morta facendo ciò che amava fare… lei ha sposato un’alpinista e con lui ha deciso d’avere tre figli… chi siamo noi per giudicare le loro scelte?

  2. Diciamo che trovo molto più da pirla crepare per delirio di onnipotenza al volante.
    Diciamo che trovo molto più diseducativo abbandonare moglie/marito e figli per correre dietro al/la primo/a che passa per strada.
    E diciamo pure che non siamo nessuno per poter giudicare la sua vita e la sua morte.

  3. ma è come dire che se attraversi la strada e ti stirano sei uno stronzo. nient, né eroe né coglione, solo uno che poretto è morto, no? o chi ha figli di casa non dovrebbe uscire più?

  4. questa cosa del “chi siamo noi per giudicare” non regge: se fosse vero chi siamo noi per giudicare qualsiasi cosa? Si puo’ giudicare benissimo il suo comportamento e definirlo irresponsabile. Soprattutto se metti a rischio la tua vita (e non ti hanno costretto) lasciando tre bambini a crescere senza il padre.

    erbasalvia:
    attraversare la strada e’ molto molto molto meno pericoloso di andare sugli ottomila metri dell’Himalaya.

  5. non lo so, da un lato mi sento d’accordo con te sulla questione dei figli orfani, dall’altro il tono di giudizio che tu usi abbastanza spesso, molte volte lo trovo fastidioso.
    Sono combattuta.

  6. Anch’io trovo sinceramente fastidioso il tono di chi giudica una persona morta.. come se a te capitasse qualcosa lì in Olanda e la gente dicesse ‘Ma cosa è andato a fare fin laggiù? Perchè non poteva stare coi suoi in Italia bello beato?’.. capisci anche tu che non regge, tu hai le tue motivazioni personali/lavorative/sociali per star lì, e lui le aveva per fare quello che ha fatto. Sull’entrare nel merito per come lo ricorderanno i suoi figli poi…
    Lo so, è il tuo blog, hai tutto il diritto di dire quello che ti pare ecc. ecc. E di solito ti assicuro, leggo volentieri ciò che scrivi. Stavolta non son riuscita a starmene zitta.
    Sulla morte degli altri non si discute, non si parla, non si fanno chiacchiere. Punto.
    Ciao,
    Ste.

  7. Non credo che definire eroico pirla uno che rischia consapevolmente di morire per vincere una sfida con una montagna sia giudicare.
    Io parlerei di senso di responsabilità.
    Ci si nasce e non è un fardello leggero.

  8. Ste:
    sulla morte degli altri si parla eccome. Sta cosa che siccome sono morti si deve stravolgere la realtà. Non è morto mica per disgrazia. e’ andato consapevolmente incontro a sta cosa. Che poteva benissimo evitare.

  9. si potrebbe commentare perchè ce lo dicono e come.
    si potrebbe commentare l’effetto che ci fa.
    tu lo fai, a modo tuo, anche se non lo condivido.
    dei morti si può parlare, ma con le dovute cautele: non si può aprire di scatto la vita di un’altra persona, guardarci dentro un nanosecondo, e uscire a sentenziare. E se i suoi figli lo ricorderanno come un uomo che nonostante tutto rincorreva i suoi sogni? e se fosse finito ubriacone e picchiatore di moglie e figli se avesse abbandonato la montagna per loro? e se…?

    ho letto che è morto, mi è dispiaciuto come mi dispiace che muoia qualsiasi essere umano, soprattutto se consapevole di morire da solo, che nessuno può venire ad aiutarti.

    personalmente, non mi serve etichettarlo con niente.

  10. Il mio non voleva essere il solito discorso moralista/bigotto: dei morti non si parla perchè son santi, perchè son eroi. No no, ognuno è quello che è, la trapassata finale non cambia quello che hai fatto e quello che sei stato.
    Semplicemente l’alpinista di cui si parla non l’hanno ancora trovato, può darsi -remotissima possibilità – che mentre tu scrivevi fosse ancora vivo .. e non mi sembrava una cosa carina, dargli del pirla così.
    Ste

  11. un tempo chi si avventurava in imprese rischiose apriva la strada, che piaccia o no, alla collettività, ora invece chi lo fa appositamente solo con le sue gambe, lo fa per soddisfazione personale. Sapendo che il suo rischio potrebbe coinvolgere gli altri, e ce ne sono di morti tra i soccorritori, è un grande EGOISTA

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