solo due cose

Solo due cose da aggiungere sui cellulari ultramoderni, come per esempio l’iPhone ma non necessariamente soltanto l’iPhone.

Mi si dice che ognuno i suoi soldi li spende come vuole. Questo è vero. Il punto è che le persone non spendono i soldi “come vogliono”, ma solo come vuole la pubblicitá. Voglio dire, cosa puoi fare con un iPhone che ti manca su un telefono normale? Puoi sfogliare le fotografie con il touch pad invece dei tasti, per fare un esempio. Lo so che c’è altro, ma è per fare un esempio. Non è che stai a casa tua e prima di sapere dell’esistenza dell’iPhone cominci a pensare “Oh, madonna vorrei sfogliare le foto con le dita invece di premere i pulsantini! Oh madonna, ne ho assoluto bisogno! Come posso andare avanti con questi miseri pulsantini?!? ”     

No.

Funziona che vedi la pubblicitá, e mentre affermi che la pubblicitá su di te non fa nessun effetto, in quel momento ti accorgi che hai proprio bisogno di sfogliare le foto con il touch pad invece dei pulsantini. La pubblicitá ti ha creato il bisogno che fino a cinque minuti prima non avevi. La pubblicitá ti fa vedere tante bellissime cose e improvvisamente ti accorgi che ne hai bisogno. Lo dico tranquillamente, non sono un extraterrestre, succede anche a me se cammino per negozi, è un impulso che devo spesso impegnarmi di frenare.          

E allora sapete cosa? Il benessere piú o meno tocca tutti, in questa parte di mondo. E allora avendoci soldi in tasca – e qualche soldo ce lo abbiamo tutti – davanti a tutte ste proposte, davanti a tutto sto superfluo hai due scelte: comprare o non comprare. E se decidi di comprare, hai fatto la scelta piú facile. Comprare è troppo facile. Io ci casco, a volte, e me ne rendo conto. Molto piú difficile e fermarsi e dire: non ne ho bisogno, non lo compro. Tutto attorno è costruito appositamente per farti credere a bisogni che invece non hai, ma se tu lasci perdere e passi avanti, hai vinto. È una cosa da niente che non cambia quasi niente, ma l’hai vinta.          

Non bisogna mai perdere di vista il tamarrone con la cinta e il fibbione di D&G. Noi in fondo siamo lui, ma con qualche sovrastruttura di contorno. Noi siamo lui, ma non lo sappiamo.

update: le ridicole petizioni per avere le tariffe piu’ convenienti.

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9 thoughts on “solo due cose

  1. Lise:
    il limite e’ blando, pero’ e’ chiaro che del terzo paio di mutande hai bisogno. Se poi te le vai a comprare dopo che ti hanno massacrato con la pubblicita’ dell’Emporio Armani e’ diverso.

    Mi sono comprato un paio di pantaloni spendendo tre volte piu’ del necessario, ma sono uscito di casa con l’idea che li volevo cosi’, e non avevo brand in mente, e pubblicita’ nemmeno ne vedo vivendo senza tv e lavorando nel bel mezzo del bosco.

  2. io sui capi d’abbigliamento e sulla tecnologia sono assolutamente essenziale, ho lo stesso telefono da anni.

    ma di fronte a pubblicità di birre, o patatine di ogni tipo, cedo miseramente.

    basta essere consapevoli della forza della pubblicità, credo.

  3. E’ vero. E quel che è peggio e che siamo diventati molto astuti : facciamo finta di sentire davvero il bisogno di cui tu parli! Infatti, io sono la prima a sbavare davanti ad un paio di scarpe nuove. Vuoi che non dica di averne bisogno? Macchè.

  4. sai che non so se soccombo alla pubblicità? cioè, al contrario tuo io vivo immersa nel mondo patinato. milano: tappezzata di pubblicità di ogni genere. il mio lavoro: vive di pubblicità. troppo facile per me che lavoro grazie al tamarrone della cintura di cui sopra sputarci su. in fin dei conti, il brand dei tuoi pantaloni in qualche modo è arrivato a te. e in quel caso, fosse anche perché lo hai visto indosso ad un altro è una sotto forma di pubblicità pure quella. che uno sia famoso o meno fa un po’ da testimonial a ciò che indossa o usa insomma. non credere, lavoro per un marchio molto famoso; ho sempre sognato di lavorare nella moda; tuttavia anche se sguazzassi nel benessere non spenderei mai cifre folli per qualsiasi ammennicolo che porti stampigliato un nome…
    scusa, mi sono dilungata, solo che credo che il discorso che fai sia giusto quanto parziale…

  5. Hurg quel giorno -come quelli precedenti- si avvicinò al fiume. Faceva un caldo che solo il Grande Spirito sapeva. “Sarà mica colpa di tutte queste grigliate di gazzella che ci facciamo ogni sera” hurgava fra sè e sè. “Forse il fuoco contribuisce anch’esso a riscaldare questa terra piatta poggiata sul dorso della Dea Tartaruga”. Come sempre unì i palmi delle mani a conca e raccogliendo l’acqua cominciò a bere. Horgh lo raggiunse, come suo solito, dopo poco. Anche lui si piegò verso le acque melmose, solo che invece di utilizzare le mani scimmiesche tirò fuori una piccola forma di argilla, che riempì in fretta e tornò alla grotta horghando la solita canzone. Hurg lo seguì con lo sguardo, incredulo a ciò che aveva visto. Horgh quella sera pasteggiava la gazzella con dell’ottima fanghiglia che aveva opportunamente conservato, osservandone alla luce dei falò i tenui riflessi paglierini e spapillandone il bouquet di frutta di bosco e dittero ematofago, peraltro senza recarsi di notte alla fonte col rischio di incontrare ancora le iene.
    Il femore -un tempo saltellante- della gazzella, saltellò stavolta sull’occipite di Horgh, che spirò horghismando e chiedendosi perchè il suo amico avesse potuto fare questo.
    Il giorno dopo, Hurgando di cordoglio per la prematura scomparsa di un membro così giovane e stimato padre di diverse famiglie, Hurg sistemò le sue nuove scodelle in argilla su un sasso piatto nei pressi del fiume. Dopo che il sole si era immerso sette volte nell’oceano, Hurg possedeva diversi quarti di gazzella, alcune femmine, 5 conchiglie e un cinturone in pelle di crotalo.
    Aveva appena finito di contare il suo incasso quando la sua attenzione fu catturata da una noce di cocco che cadde dall’albero e prima di fermarsi saltellò 4-5 volte sul terreno erboso, sbattè contro un ramo secco e si fermò rotolando ai suoi piedi…

    E’ andata così. Senz’altro.

    Effe

  6. anche io guardo le vetrine dicendomi che è superfluo molto di quello che vedo,poi mi piglia un attacco di fegato davanti ai negozi di libri e musica,perchè per un superfluo packet o’sigarets,i soldi li ho,ma per un nuovo saggio di anatomia strutturale,devo continuare a credere in babbo natale.. tutto ciò per dire che ,magari costasse caro solo il superfluo

  7. mah..secondo me una persona per essere felice abbisogna di ciò che le piace,quindi che sia un libro,un cd,una maglietta di marca o una crema,alla fine è buona cosa che se lo compri.e se devi spendere,spendi!che vuol dire,ognuno ha le proprie priorità.dal tamarrone all’intellettuale.

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