ma davvero

Ma davvero dei bravi ragazzi, sti ragazzi che c’ho in casa. Ti lavano la padella e ti chiedono Ma Dimmi Un Po’ l’Italia? E io che di solito non ho voglia di vedere facce, ad averli intorno al tavolo c’ho piacere a parlare, un po’ di piacere mi viene in superficie, e parlo.     

Ma Dimmi Un Po’ L’Italia, ti chiedono, e prima o poi finiamo sempre a parlare di mafia, che alla fine si parte dalla monnezza per arrivare ai calcestruzzi c’è sempre qualcosa da dire da lasciarli a bocca a perta, e se Roberto Saviano è in ascolto sappia che le sue vendite impenneranno anche nel duemilaeotto in Olanda sarà anche per merito mio.        

Il ragazzo lungo che vive al piano di sopra, e la sua ragazza lunga, entrambi alti e biondi e ossuti, di questa delicatezza complessiva che li prenderesti per uno spot dei jeans, ste gambe lunghissime che ti paiono tre metri di tessuto blu che foderano culetti nordici impercettibili. Io poi non mi rendo conto che loro in fondo sono lunghi proprio come me, io che a immaginarmi dall’esterno mi immagino sempre più basso e piccolo, e invece sono tra i più alti della casa. Nel frattempo la coinquilina lesbica consuma un budino col suo amore catamarano, affondate entrambe nel divano, e la rima non la volevo fare ma è venuta così.       

(io sorseggiavo piano/un vino sudamericano…va bene, la smetto)          

Oggi c’era il sole alle otto di sera, e mi hanno chiesto se ero contento che fra qualche mese avrei avuto il sole anche alle dieci e mezza di sera, e io non sapevo che rispondere, ché qui non si tratta di essere contenti oppure No, ché la felicità è solo un ipotesi scritta a matita su di un pezzo di carta, un pezzetto di carta appallottolato nella tasca dei pantaloni, e se vogliamo dirla tutta qui c’è solo da essere pronti, e per quanto mi riguarda sono pronto – mi sento mediamente pronto – e le ipotesi per confermarle poi c’abbiamo tutta la vita davanti.

12 pensieri su “ma davvero

  1. Felicitàààààà-ààààà-ààààà t’ho persa ieri e oggi ti ritrovo giààààà… appallottolata nella vaschetta del bucato perché la mamma ha lavato i pantaloni senza guardare cosa c’era in tasca…

    (Me lo ricordo il sole alle dieci e mezza, quando vivevo alla Germania)

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