seduto con il culo sullo scoglio a picco sul mare

Seduto con il culo sullo scoglio a picco sul mare, osservo le persone che sguazzano nell’acqua verde e blu, con Billigiò seduto poco più avanti anche lui posato con il culo sullo scoglio del mare. Billigiò che si è comprato i sandali nuovi di gomma a due euro e novanta, di quelli di plastica trasparente a rete e con la cinghietta laterale che ti fasciano tutto il piede, che quando eri un  bambino pinolo la Madre comprava per te ogni estate per non farti andare a piedi scalzi nella campagna, adesso che li rivedi li vuoi comprare anche tu uguali uguali, ché dopo tanti anni non sono più inguardabili come ti parevano alla fine degli anni ottanta, o magari sono ancora inguardabili, però forse raggiungono un livello tale di semplicità che ti sembrano – con i loro due euro e novanta di prezzo – la risposta silente più efficace alle magliette di Fabrizio Corona. Che uno potrebbe dire Cosa Te Ne Frega di Fabrizio Corona, Vivi e Lascia Vivere, uno potrebbe dire così ed averci pure ragione, solo che gli effetti collaterali di un Fabrizio Corona certe volte neanche te li immagini.

Seduto sugli scogli con il culo a guardare le persone che nuotano nel mare verde e blu, ci mettiamo a discutere su quanto sembrano invecchiate le persone che vediamo nuotare nel mare, che queste sono persone conosciute da tanto tempo, e che da sempre si buttano nel mare dallo stesso scoglio, e che ogni giorno di ogni estate le trovi sempre qui sullo stesso scoglio. Ogni anno appena le incontri stringi la mano e chiedi Ciao Come Va e poi chiudi subito il discorso, tanto non ti ricordi nemmeno come si chiama, il proprietario della mano.  

Che poi, tornando al discorso di prima Billigiò non vuole che io mi compri i sandaletti di plastica uguali ai suoi, ché vuole averci l’esclusiva sul sandaletto di plastica trasparente, e in linea di massima sarei pure d’accordo con la sua presa di posizione individualista e orgogliosa, solo mi brucia un po’non averci pensato prima io, ai sandaletti di plastica come i suoi.

Le mie sorelline treenni saltano coi piedi sghembi e laterali sulla veranda, poi mi vengono vicino e si puliscono la bocca con il dorso della mano. Mi spiegano che così fa Pippi Calzelunghe. Sul divano trovo il Dvd di Pippi Calzelunghe e comprendo anche il perché delle treccine laterali sulla testolina delle mie sorelline. 

Che poi, tornando al discorso di prima, se un essere umano nasce e cresce e si accoppia e si riproduce sempre nello stesso luogo, è comprensibile che arrivi ad invecchiare prima. E’ inutile girarci attorno a sta cosa, è così e basta. Viaggiare significa aprire nuovi capitoli di vita, rimanere fermi significa vivere solo un capitolo, e un capitolo finisce prima di tanti capitoli, è inutile girarci attorno a sta cosa. E’ proprio una cosa matematica. Eppoi a vivere e crescere sempre nello stesso luogo significa che le persone che ti circondano e che vedi da sempre, alla fine non sono più persone, ma diventano solo la sommatoria di tutti i giudizi e i pregiudizi che ti sei fatto su di loro. Non sono più persone, ma solo un pacco enorme di pregiudizi attaccati al piede come la palla del carcerato.  

Io giuro che avevo intenzione di scrivere solo dei sandaletti di plastica, comunque.

19 pensieri su “seduto con il culo sullo scoglio a picco sul mare

  1. questa seconda cosa che hai scritto mi fa pensare che chi rimane sempre nello stesso posto diventa un po’ come le case, il palazzo del comune, i giardinetti: sono sempre lì e fanno parte dell’arredo urbano. come in nuovo cinema paradiso, che il protagonista tornava al paese dopo tantissimi anni e le persone erano tutte uguali a prima, solo più invecchiate, ma non era cambiato niente

  2. oh rafaeli come la pensiamo uguali!!
    questa cosa dei luoghi e dell’invecchiare e dei capitoli nuovi.. è così vera..
    non che ci sia niente di male nel restare per sempre nel posto in cui si è nati. vivere con le stesse persone che si amano tanto, ma che l’abitudine rende scontate.
    non che andare via renda per forza più felici, però quante porte spalanca?

  3. Quei sandaletti sono gli stessi che volevo ri-comprare per fare la bustina del the nelle acque maltesi la prossima settimana.
    Sono leggerissimi ed evitano il contatto con quegli scogli viscidi(e che personalmente schifo).
    Dici che billigiò si incazza?
    😛

  4. Li ho comprati ai saldi, i sandaletti di plastica che ho sempre avuto sin da quando ho poggiato i piedini in terra…
    Anche quest’anno, bellissimi, rossi!!
    Che soddisfazione!
    Io penso che si possono aprire un sacco di capitoli anche se si rimane dove si è, se si ha il coraggio di cambiare qualcosa, ogni tanto.
    Magdalia

  5. E madonna mia!Che uno può anche viaggiare in lungo e largo e rimanere a vivere,riprodursi,invecchiare e morire nello stesso posto!Non è mica detto che si rimanga con la mente chiusa!Anche perchè poi viaggiare è un conto,trasferirsi è un altro!Alla fine,tutto il mondo è paese,azzo!

  6. capitoli diversi si possono vivere anche nello stesso posto…viaggiando saranno solo capitoli con diverse ambientazioni.
    Angela

    ah…i sandaletti per me sono ancora inguardabili!! 🙂

  7. dipende sempre dal capitolo e soprattutto dal libro..

    ..e comunque mia mamma mi comprava quei sandaletti un anno si e uno no..nell’anno no usavo quelli blu, di mio fratello, dell’anno prima!

  8. anch’io come qualcuno più sopra, ho sempre avuto solo sandaletti già usati da mia sorella più grande. E’ per questo che dovrei andare in analisi per una ventina d’anni, eggià.

  9. A me vengono in mente i piedi tatuati dal sole con la forma fantasma del sandaletto di plastica che mi accompagnava fino all’inizio della scuola.
    Ma da quanti anni esistono???
    🙂

  10. A me i piedi sudati impastati di polvere fina, ingiovabili, e l’odio di rimetterseli subito dopo il bagno con la sabbia a fare cartavetro sulla pelle.

    Desideri frustrati di buttare le seppiette e a volte anche i piedi.

  11. Mi hai fatto ricordare che le persone non si conoscono in quanto tali, ma in quanto “relazioni”. Io conosco qualcuno attraverso la relazione che mi lega a lui (o a lei, claro); la sua persona rimane a me inaccessibile, sconosciuta. Non male il post! M.

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