il mio sfavillante ingresso # parte seconda

E in tutta questa vita assurda da pupazzo promozionale trascorsa in piedi da solo in un negozio deserto della provincia bolognese, l’evento che rende l’assurdità – se possibile – ancora più assurda, è una voce di donna che di tanto in tanto si spande fra gli scaffali, e che dice:
girare a destra, quindi mantenere la destra, alla fine della strada girare a destra

Qualche secondo di silenzio, e poi di nuovo:

girare a destra, quindi mantenere la destra, alla fine della strada girare a destra

Al bancone espositivo dei navigatori satellitari ci sono tre o quattro navigatori che vengono lasciati sempre e comunque accesi, e fra questi ce ne sono un paio che continuano a litigare. Il più logorroico fra i due continua a dichiarare: “girare a destra, quindi mantenere la destra, alla fine della strada girare a destra” mentre un altro, più timido, rimane zitto quasi tutto il tempo; solo di tanto in tanto si azzarda a contraddire il suo compagno affermando “girare a sinistra fra ottocento metri”.

E poi ci sono questi bambini trichechi pallidi, che entrano nel negozio trascinando certi nonni decrepiti e con la faccia abbronzata tagliata da rughe definitive (siamo in campagna, del resto). Questi bambini trichechi con la panza infantile e un pallore che tende al grigio, che si portano dietro il loro nonnetto verso il reparto videogiochi – reparto videogiochi molto più grande della zona aspirapolvere o degli impianti stereo, per intenderci – e qui rovistano fra le centinaia di confezioni di videogiochi, ne scelgono uno o due, e quindi trascinano il nonno alla cassa; e il nonno paga mogio queste cifre spropositate per i giochi del tricheco. Quindi vanno via, ed io da pupazzo mi immagino il bimbo tricheco che riposiziona il nonno nel luogo dove lo ha prelevato, lo ringrazia per la cifra spropositata appena sborsata, e quindi si rinchiude di fretta in casa per smanettare col nuovo gioco per i giorni seguenti, anche per rinvigorire il suo pallore intaccato da mezza mattinata trascorsa all’esterno. E poi mi immagino il nonnetto che ha solo la vaga idea di aver fatto qualcosa di gradito per il nipote pallido, ma non capisce esattamente cosa, non avendo bene chiara nella sua testa rugosa il concetto di videogioco.  

E poi un figlio alto quasi come me, che tenta di giocare con una Playstation da esposizione spenta incollata al muro. Il padre si avvicina alle spalle del ragazzone che preme pulsanti invano sull’aggeggio; il padre si toglie le occhiali che ha in faccia, osserva con occhio aggrottato il figlio che smanetta con un oggetto morto che non risponde. E i due restano così per due minuti buoni, il figlio a premere pulsanti che non danno risposta, e il padre alle sue spalle a spiare con l’occhio di chi è abituato ad averci gli occhiali in faccia, e le mani tenute dietro la schiena, l’aria condizionata che gli asciuga qualche goccia di sudore sulla fronte.

12 pensieri su “il mio sfavillante ingresso # parte seconda

  1. A me pure, epperò devo dire che ti dona poeticità questo nuovo lavoro, vedi che a qualcosa serve, oltre che ad aiutarti a pagare l’affitto?

  2. Dopo il dentista, la scrivania ingombra e il cellulare che vibra da mezz’ora e si sposta in un isterico e insensato balletto sulla mensola, ci mancavano solo il bambino tricheco, il nonno abbinato e il padre – figlio uniti da un aggeggio morto.
    Che dolor
    Mario

  3. ma dura ancora tanto questo lavoro o è solo per qualche giorno?
    spero per la 2° , se no ci tocca fare una colletta per pagarti l’analista.
    Magdalia

  4. se uno finisce il post con la tristezza non ha che da rileggersi il pezzo dei navigatori satellitari: a me mi ha fatto sganasciare, a me mi.
    :-)))

  5. oddìo oddìo mìo..che tristezza il bambino tricheco pallido e il nonno magari rinchiuso nel congelatore fino a prossimo uso…oddìo oddìo mio
    Misqui

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