push Up and Down (ma soprattutto Down)

La ragazza di mio fratello il Piccolo (D. Pennac all rights reserved) lavora saltuariamente come ragazza immagine in discoteca. L’altra sera mi chiama e mi dice:

– Stasera sono a Bologna per lavoro, se vuoi ti dico in quale discoteca e fai un salto a vedermi, ok?

Siccome sto inaugurando la mia new wave  esistenziale in cui mi sforzo – per quanto possibile – di essere open minded e disponibile anche verso le cose che hanno poco a che fare con me, e siccome la ragazza in questione è davvero una persona simpatica e alla mano, col sorriso spontaneo sulla faccia che tanto raramente si trova sulle facce di quelle tipe che hanno la fortuna di essere nate col fisico allungato da finaliste di Miss Italia, decido che affanculo il nuovo libricino di Sellerio Editore che ho preso in prestito in biblioteca, stasera vado in discoteca e non se ne parla più. E poi, in questo periodo di Pupe e Secchioni, cosa c’è di più alternativo dell’andare a trovare una che è contemporaneamente bona e (udite udite) intelligente?

(termini come new wave e open minded sono il frutto di questi giorni di studio serrato condotto solo ed esclusivamente in english language, e chiedo scusa di ciò, I know it doesn’t sounds cool at all.)

Mi presento sulla porta della discoteca con Tizio ( che non mi permette di scrivere il suo nome sul blogghe) e sulla porta della discoteca ci troviamo il fiume di gente. Mi aveva detto lei: quando sei sulla porta devi chiamare il responsabile della discoteca, ti lascio il numero, e devi dire che sei mio cugino, così lui ti farà entrare. Ho chiesto: ma come tuo cugino? Mi ha spiegato: massai, in questo lavoro non bisogna far intendere di avere “amici” o “fidanzati” perché è controproducente. Ho pensato: ci sono molte cose che non so del mondo in cui vivo, e chissà se vivrò abbastanza da capirne almeno la metà.

Allora chiamo il responsabile e quello ci fa entrare immediatamente, nonostante il fatto che davanti all’ingresso “Liste e Tavoli” ci siano circa centocinquanta persone ferme ad aspettare. Saliamo su di una passerella vellutata che si innalza materialmente (e moralmente) sulle capocce ingelatinate delle persone comuni – quelle che la cugina cubista non ce l’hanno – e siamo subito dentro. Ricordo che anche l’ultima volta che ero venuto in questo posto ero entrato aggratis, e fu la volta che successe questo casino qua.

Non ho voglia di parlare male delle discoteche italiane, ancora una volta. E allora non lo faccio. E quindi posso pure dire il nome del posto (il “Ruvido”, via Maserati, Bologna ) con la coscienza a posto, e la certezza che nessuno potrà querelarmi (e poi comunque questo blogghe ha la credibilità di un fagiolo borlotto tarlato, quindi la querela non avrebbe alcun senso).

Stando così le cose:

– Non dirò che secondo me lì dentro c’erano solo un dieci percento di persone che si divertivano e il resto sembrava più che altro sopravvivere.
– Non dirò che i push up non erano premuti soltanto sulle mammelle delle presenti, ma c’era come un enorme push up invisibile a sorreggere le aspettative dei paganti .   
– Non dirò che bisogna smetterla di dire in giro che in discoteca si balla, perché è una bugia, semplicemente non c’è spazio per farlo, se ti va bene al massimo riesci a tremare, ma sappiamo tutti che è difficile tremare a tempo di house.
– Bisogna smetterla di dire che nelle discoteche italiane si flirta, chè alla porta vedi arrivare le coppiette tenute per mano che pagano il biglietto di ingresso – ingresso Uomo, ingresso Donna, ridotto Uomo, omaggio Donna – e poi entrano dentro tutte contente (cara stasera fatti bella che ti porto in discoteca a sussurrarti parole d’amore nell’orecchio ). Nonostante ciò due ragazzi toscani, arrapati quanto basta, hanno fermato me e Tizio domandando dov’è che stava la “Fiha”.

Mi attengo ai fatti, invece.
Se volete trascorrere una fantastica serata in questo posto (via Maserati, Bologna) posso dire che:

– Il listino prezzi al bar è di un minimalismo struggente: Analcolici 6 euro, Alcolici 8 euro, Acqua 3 euro.
– Di fianco all’ingresso c’è un cartello con una freccia che dice ( e giuro che è vero) : Ingresso parcheggio V.I.P. euro 5.

La ragazza di mio fratello invece non ha ballato. Le cubiste erano due tipe con la faccia scocciata che si muovevano su di un piedistallo. Lei mi ha spiegato che il suo ruolo era quello di restare in piedi nel privè (tra l’altro un buttafuori voleva farmi entrare con la forza in questo privè) e bere qualcosa. In pratica la pagano solo per esistere (così come le pagano il treno, l’albergo, il taxi dalla stazione, il camerino eccetera, tutto affinché lei esista nel privè per qualche ora). Per la prima volta mi sono ritrovato a parlare con una mia amica mentre un buttafuori in giacca nera e auricolare mi guardava storto, come per farmi intendere che quello che stavo facendo era sbagliato.

In tutto questo io e Tizio siamo andati a bere qualcosa per strada, dal camioncino dei panini col gestore napoletano. In tutto questo, nonostante i 12 euri necessari per l’ingresso (per chi non ha la cugina cubista) , nonostante gli 8 euri per un cocktail e i 5 euri per un parcheggio V.I.P. , nonostante le Mercedes e la Rolls Royce (si, quella) in bella mostra davanti alla porta del locale, nonostante i vestiti firmati delle “fihe”  presenti, se ti azzardavi a chiedere una sigaretta tutti ti dicevano che quella era l’ultima, e che non ne avevano, o che pure loro l’avevano scroccata a qualcun altro.

Il risultato è che la mattina dopo mi sono svegliato troppo tardi e non ho potuto vedere la ormai celeberrima Pulsatilla che mi passava sotto casa in bus per leggere il suo libretto ad alta voce.

20 pensieri su “push Up and Down (ma soprattutto Down)

  1. aagià..l’avevo sentita a radio deejay che diceva che avrebbe fatto sta cosa.. certo che bologna è una città proprio avanti per avere un’idea del genere..la trovo una bellissima idea..per il resto, puah, le discoteche le odio a parte quelle in cui si balla l’afro. perlomeno lì i raggi x per vedere come si è vestiti non te li fanno ( e poi la musica mi piace assai). buona settimana.

  2. Anch’io voglio un fratello Piccolo. Anzi, baratto mia sorella con Clara (con Therese no, lei crede agli oroscopi).

    E anch’io voglio essere pagata per esistere.

  3. io mi reputo molto open minded, ma capisco benissimo la nausea verso certi locali.
    sopratutto verso la gente, che a me viene voglia di prendere a craniate.
    bellissimo post, sto ancora sghignazzando.

  4. ma poi il buttafuori l’avete sodomizzato con l’hot dog del camioncino del napoletano almeno?

    ( a me non piacciono le mezze misure, piuttosto che la discoteca, il reve)

  5. estha occupava pochissimo spazio nel mondo.
    Il dio delle piccole cose.

    raf, uno che legge queste cose….
    raf.

    alle 18.58 di oggi, la meraviglia è capitata.

    (amelia)

  6. alla mia età sono il contrario di open minded, sto scivolando nella chiusura mentale come i bravi anziani fanno di solito. Odio le discoteche, il chiasso e la musica house. Non è musica, è rincoglionimento allo stato puro.E comunque non mi lascerebbero entrare proprio in quei posti lì, troppo out, si dice così?Però un hotdog dal napoletano me lo comprerei.

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