dal tacco col mare tutto attorno

In macchina avevo l’aria confezionata sparata a mille, per novecento chilometri, e quando questi questi novecento chilometri sono finiti, ho aperto la portiera e mi sono ritrovato nel Salento, con l’aria del Salento sulla faccia, col caldo del Salento sulla faccia, con le cicale in stereofonia del Salento nelle orecchie.

E anche con l’umidità del Salento sulla pelle, con questa umidità al centoventi per cento, che i pesci sono usciti dall’acquario e nuotano in circolo – beati – sul soffitto della mia stanza.

Il mio pappagallo Silvano è sembrato contento di rivedermi – per quanto può essere contento un pappagallo che se c’ha le palle girate è capace di amputarti un dito- e dalle sbarre mi ha ripetuto l’unica parola che gli è riuscito di imparare in questi due anni. E cioè: Silvano. (§iLvàanöh).

Lo ha detto due volte, poi alla terza ho aperto la gabbia e l’ho premiato portandolo a farsi la doccia nel lavandino della cucina. Silvano lo lascerei sempre fuori dalla sua gabbia, se non fosse per le piccole bombe di Hiroshima che spesso gli cadono giù dal culo, o per la sua capacità di bucare col becco qualsiasi punto del corpo umano.

Adesso sono qui sprofondato in una di quelle poltrone gonfiabili di plastica trasparente, e mi sforzo di non chiudere gli occhi. Sono andato a far visita al mare, e col mare ci siamo salutati. Ci siamo detti: Non mi Sembri Cambiato, lo Sai? Neanche Tu, Sei Sempre lo Stesso. Poi in uno slancio di estività ho perso l’equilibrio sugli scogli e mi sono maciullato il pollicione del piede, che adesso continua a sgorgare sangue. Continuo a ripetermi: sono caduto come un vero milanese. Che i turisti del nord, quando vengono qui al mare, se vanno in spiaggia sopravvivono, se però vengono sugli scogli finisce sempre che scivolano e tornano a casa con le spine dei ricci infilzate nei polpacci. Come un vero milanese, continuo a ripetere a tutti. E mia madre mi guarda storto e dice: milanese?

Poi quando sono andato nell’altra del mie due famiglie, le mie due sorelline si sono avvicinate sgambettando e col sorriso piantato sulla faccia, che erano bellissime. Una di loro mi ha detto, convintissima : " Oggi ho volato!" Ed io : " Ma cosa dici?" E lei: " Si Si, ho volato!" .
Due anni e qualcosa. Ho Pensato: brave, mi piacete.

Tutto il resto, in questo luogo che io continuo a chiamare Casa, ha il sapore del film già visto. E quindi è un sapore un po’ rancido e un po’ stantio, con un retrogusto dolciastro. Ma come i film già visti, non ci si fa problema a rivederli ancora una volta, e ancora una volta.

Perché succede come quando passano Ghost per l’ennesima volta alla tivvù, che pure se non vorresti ti siedi lì e dieci minuti di film li guardi lo stesso. E pure se lo sai come va a finire, non puoi fare a meno si sperare, con la speranza dei pinoli, che alla fine Patrick Swayze non sia morto per davvero, o che se pure è morto per davvero, possa risorgere, e che possa tornare dalla migliore versione di Demi Moore che io ricordi.

E quindi, con gli occhi di chi ha già visto, mi siedo qui, e guardo.

29 pensieri su “dal tacco col mare tutto attorno

  1. e guarda, guarda ancora e ancora..ancora..come quando scendo a casa io, e me li guardo tutti, quanto sono belli, tutti quanti lì, che sono felici quando mi vedono metter piede in casa, varcare quella soglia è per loro varcare la porta del paradiso..vabbè. Son momenti, nulla più. Goditi il mare, quello resta per sempre.
    signora0

  2. ho cominciato a scoprire quel pezzo di terra quando sono andata via, con tanta voglia di scapparne. adesso ne parlo sempre e me lo porto dietro come pezzo della mia identità: tanta voglia di tornarci, e per fortuna lo farò tra breve, anche se ci resterò poco.

  3. è difficile, vedere cambiato qualcosa che rimane immutabile nel ricordo, a me succede quando vedo il paese di mia madre…..appunto come un film già visto……però ci sono particolari che la prima volta non c’erano

  4. ah, rafeli… volevi farmi piangere? ci sei riuscito.
    io poi, che le spine di ricci le prendevo sotto i piedi, già da salentina… doveva essere presagio della mia vita da milanese. porca miseria… e adesso aspetto l’11 agosto. e guardo pure io.

  5. anche io quando torno a casa in Liguria caracollo con andatura milanese sugli scogli, rimpiangendo i piedi palmati di quando l’estate la passavo al mare e l’odore della macchia mediterranea e le cicale che adesso sento solo part time un we al mese

  6. Io l’alluce me lo sono maciullato la sera della finale dei mondiali, sbattendo forte contro la lastra di cemento sconnessa di un marciapiede.
    Poi due sere fa mi sono messa un paio di scarpe che mi hanno fatto venire una vescica sul mignolino.
    Poi ieri sera in autobus un tizio mi è zompato di peso, col tacco, sullo stesso piede.

    Meglio che stia lontana dagli scogli del Salento.

  7. a me di milanese resta solo l’abbronzatura, anzi, l’imbiancatura latticina. per fortuna non ho dimenticato come si sta sugli scogli del mio bellissimo ionio.:-)

  8. Un momento. Dopo una mitica estate nel Salento tra i miei amici più fraterni si è diffusa l’abitudine di urlarci addosso: §iLvàanoh!!!
    Dal nome (e modo di parlare) del nostro padrone di casa sulla costa frastagliatissima di Mancaversa (sulla quale, per la cronaca, non mi sono mai smaciullata).
    Forse il tuo pappagallo sta cercando di dirmi qualcosa!

    Chatoù

  9. Dice il saggio:
    ama gli scogli nonchè il sapere, per gli abissi immensi sui quali si affacciano.

    E se ti capita di inciampare e di ferirti, sii felice: vuol dire che ti stavi affacciando.

    Dico io:
    domani lascia cadere una piccola pietra nell’acqua del mare ed esprimi un desiderio. In Puglia si avverano.

    Fiorella

  10. da quello che vedo i bloggher che hanno a che fare con il salento sono molti più di quanto pensassi (di quanto pensavo? di quanto pensassi)

    un giorno di agosto si potrebbe andare tutti assieme a staccare le patelle dagli scogli.

  11. …e a ballare la pizzica ci vai?!?!? he he
    anche io ho voglia di mare…
    ma non delle spine dei ricci. quelle no.
    saluta il tuo pollicione,spero si rimetta presto

  12. Eh si io sto ancora in fase conto alla rovescia, mancano ancora dieci giorni all’alba e per definire la mia attesa Vi informo che ho già comprato da ebay l’arenicola (verme ottimo per insediare Mormore, Orate e Saraghi dalla spiaggia) e che adesso mi toccherà conservarmele nel frigo con il loro odore poco inebriante, per poi fargli fare 6 ore di treno e non voglio immaginare i miei vicini di posto….e poi che gioia sarà riabbracciare amici parenti, nipoti e quant’altro, l’unica cosa per cui è bello stare fuori è per godersi queste cose al proprio ritorno….ce bellu!

  13. Ah tesoro, ti leggo da un pò e mi piacevi anche, ma poi…improvvisamente ho iniziato a sentire quel puzzo..quel puzzo tipico di chi va al nord gongolando e strepitando va dicendo che la sua terra è lì, è meravigliosa ma non ci tornerebbe mai perchè per carità per carità, che desolazione…ma andate a c…voi milanesi, bolognesi, veronesi che venite a impestare il nostro mare e vedete la nostra terra come una meta mitologica e nulla più. E tu, caro rafeli, che intelligente mi sembri, quel marcio di cui parli, non lo senti sotto i portici di Bologna?

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