con la faccia vermiglia

Mica è poco che riesco ancora ad acciuffare i pesci con le mani.

Quando ieri mattina ho tirato su le mani dall’acqua con dentro il pescetto rincoglionito, dopo un quarto d’ora di appostamenti, il pensionato bicolore dietro di me (testa bianca e pelle nera) ha detto: Be’ ,caspita, complimenti! Ed io non ho neanche risposto, che un po’ mi sono immedesimato nella parte, un po’mi sono sentito una copia mal riuscita di Crocodile Dundee, anche se col pollicione del piede bucato.

Gli specchi di casa riflettono una versione di me stesso nettamente rosseggiante, infiammata, rubiconda. Tra un paio di giorni sarò croccante al punto giusto.

Gli specchi di casa riflettono un immagine di me che non è per niente male, se penso che c’ho la sensazione di essere vecchissimo –ultimamente – se penso che questo che scrivo è probabilmente il mio ultimo post da venticinquenne. Basta un po’ di rosso sulla faccia e qualche ora di sonno in più, ed ecco che passando davanti ad uno dei cinquemila specchi di questa casa, in mutande e piedi nudi sul marmo fresco del pavimento, mi dico, grattandomi la guancia, che Non è Per Niente Male, quello che vedo.

L’altra sera c’è stata una delle famosissime Cene A Casa di Mio Zio. Queste cene che poi in realtà sono delle feste, e dove gli invitati sono un numero variabile, perché i nipoti portano gli amici, gli amici portano le fidanzate e se qualcuno chiama al telefono gli viene detto "Dai Vieni Che Ti Aspettiamo". Queste cene che mia zia riesce a tirare fuori dalla cucina tonnellate di cibo, e il vino che ti fanno bere è quello che viene dall’uva dei campi che stanno tutto attorno. Queste tavolate sotto un enorme albero di gelso che inspiegabilmente si sviluppa orizzontale coi suoi rami e ti da’ l’impressione di un soffitto di foglie.
Queste situazioni dove poi qualcuno non si sa da dove tira fuori una fisarmonica, e anche un organetto, e poi qualcun’altro ci mette il coraggio necessario per cantare. In queste situazioni poi chi tira fuori lo strumento non è L’Ultimo dei Pirla , ma gente che è abituata a suonare sui palchi della penisola tutta e pure all’estero, col pubblico zompante e adorante dall’altra parte, ma che per l’occasione si mette volentieri a suonare pi’ l’amici.
L’altra sera non si sa come qualcuno è arrivato con una batteria intera, e allora perché non metterci pure due amplificatori, e quindi si è finiti per assistere ad un concerto vero e proprio, con il Cuggino che buttava assoli maltrattando le corde del basso mentre il cavallo lo spiava dal suo recinto, e non sembrava per niente infastidito da tutti sti Watt notturni.

Intanto sullo sfondo il fuoco continua ad arrostire la carne che riesce ad accontentare tutti, e non bastano le panze piene per far finire la serata, così come non basta smontare gli strumenti per far sì che tutti vadano via, che ancora ci sono da buttare giù alcuni litri di amaro coi cubetti di ghiaccio, mentre qualcuno fumacchia la sigaretta e qualcuno bestemmia, che spiando l’orologio si è accorto che Cazzo Si E’ Fatto Tardi.

Per far finire la serata serve che tutti siano tranquilli, e infatti tutti sono tranquilli e un po’ storditi dal vino di cui dicevo, con l’eccezione dei gatti che si azzuffano da qualche parte, litigando per gli avanzi della cena che gli sono stati offerti nei piatti di plastica.

Io torno a casa e addormentarsi in queste condizioni è facile, ma prima di farlo mi accorgo che sul comodino c’ho sto libro di poesie di Prevert che non ho mai letto. Sono anni che sta poggiato lì sul comodino, così che se venisse qualcuno che non mi conosce direbbe Ma Guarda Questo, che si legge le poesie di Prevert prima di addormentarsi.

Questo libro che è una edizione del ’71, mi accorgo solo in quel momento – e sono quasi le cinque del mattino – che Silvano si è sgranocchiato mezza copertina.

15 pensieri su “con la faccia vermiglia

  1. bene. io l’undici vengo al paesello, vidi ce poi fare: io voglio venire alle feste di tuo zio. a costo di spacciarmi per la fidanzata di silvano e mangiarmi l’altra metà copertina.

  2. quelle feste devono essere davvero stupende, da come le hai descritte.. te la stai passando proprio bene.. io della puglia ho visto gran pocoma di quel poco mi sono innamorata. fortunato 🙂

  3. quando la famiglia era tutta, secoli fa, ora siamo rimasti in pochi, c’erano Feste pure da me, non così belle e con la musica, ma comunque piacevolissime. Ti auguro tante feste cosìRafè……e grazie per avermi ricordato le mie

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