il rumore dei chicchi di mais e di tutto il resto

Ci sono cose che accadono come i pop corn.

Quando i chicchi di mais sono nella pentola sul fuoco, all’inizio non si sente niente. Poi mentre stai pensando : ma non succede niente? ecco che si sente Pam! e poi subito dopo ParaPam! e poi magari qualche secondo di silenzio Parpapapapaprpapam! Il primo che scoppia chiama tutti gli altri, e dopo il primo scoppiano a grappoli, scoppiano uno sull’altro e contemporaneamente, così che non si capisce più niente.

Prarpapapapapam!

E ci sono ,dicevo, delle cose che succedono allo stesso modo dei pop corn che scoppiano nella pentola. Che poi sarebbe come dire che succedono come i birilli che cadono al bowling, che se prendi quello davanti si urtano uno con l’altro e cadono tutti.

Tipo le feste di laurea.

Che alla prima che ti invitano dici: vabbè. Poi dopo ne esce un’altra. E poi un’altra ancora. E poi ti distrai un attimo e ti arrivano altri tre inviti. Poi si laureano tutti come fosse un’infezione altamente trasmissibile. Che se devi dare gli auguri al laureato barra laureata di turno, fai attenzione a non avvicinarti troppo per non rischiare di rimanere infetto pure tu, di questa malattia gravissima della laurea che ti trasforma da studente spensierato a disoccupato sfigato.

Tipo i capelli bianchi.

Uno si sveglia la mattina e si vede il capello bianco e si fa la risata. Ah ah ah, ma guarda che strano, che c’ho il capello bianco. Poi invece ne spuntano altri e poi altri. Non se ne accorgono nemmeno e dopo qualche mese si svegliano la mattina e sono diventati dei George Clooney con la panza. E magari sono pure laureati.

Tipo i matrimoni degli amici.

Ma di questo cosa dire? Per adesso non ci sono in mezzo, a questa storia degli amici che si sposano. Per adesso. Ma già li vedo i miei amici del paesello, fidanzati da dieci anni, che stanno a guardarsi e a vedere chi c’ha il coraggio di  sposarsi per primo. E il primo che lo fa tira tutti gli altri nella  mischia, e cadono tutti nell’imbuto, e non ci escono più.

Tipo quando ti innamori e non vorresti.

E allora ti dici: macchè, non mi sono innamorato. Figurati se mi sono innamorato IO che non mi innamoro mai. Non è possibile, non è vero. Fidati, io mi conosco, io queste cose non le faccio. E poi sei lì che li vedi belli chiari, i sintomi del tuo innamoramento che non vorresti. La prima ansia che ti fa preoccupare. La prima volta che guardi il telefono per vedere se per caso ha chiamato. Questo è il primo pop corn che fa PUM! e tu vorresti non avere sentito e allora fai finta di nulla.

Poi dopo ti arriva un messaggio sul telefono, e quando capisci che non è di lei, il messaggio neanche lo leggi, e butti il telefono su letto. E questo è il secondo PUM! che fa ancora più rumore.

A quel punto è meglio arrendersi e sedersi calmi ad ascoltare tutto il resto. Tutto il resto, ovviamente, suona più o meno così:

Paprapapapam! Pum!

Papaparam!

Pum! 

 

28 pensieri su “il rumore dei chicchi di mais e di tutto il resto

  1. per esperienza dopo il primo pum del primo sms ti ritrovi all’ultimo senza capire come sia successo e sull’ultimo sei lì che stai scegliendo le fedi nuziali… il mistero di come uno decida di sposarsi è ancora più insondabile di quello dell’esplosione dei pop corn 🙂

  2. hi hi hi…il periodo delle feste di laurea l’ho passato, sono in pieno periodo di matrimoni diffusi tipo malattia di stagione…. quanto all’amore…madò dio ce ne liberi e scampi…non me lo ricordo neanche più

    parapam pam pam

  3. il rumore dipende certamente dal tipo di pentola.

    ENERY:
    al telefono cosa?

    ERBASALVIA:
    sta a casa sua, ed io a casa mia.

    REGINADELCONATO:
    ma Pum è più bello da vedere scritto. C’hai ragione tu, ma io sono un esteta delle parole.

    Pum!

  4. Com’è tenero, il Rafaeli innamorato.

    Comunque, lo scoppiettio degli amici laureati è già finito (ne manca giusto qualcuno, ma sai, ci sono sempre quei chicchi di mais che restano lì, chiusi e duri fino alla fine).

    Quanto agli amici sposati, sono già al quarto pam. E forse ho smesso di aspettare con ansia il mio.

    E tu scrivi veramente troppo bene.

  5. ieri proponevamo un flash mob politico.
    sai cos’è un flash mob?
    intanto è un gesto creativo
    http://www.flashmobitalia.info/index.php

    è quando un sacco di persone che non si conoscono si trovano tutte assieme e, ad un segnale, fanno tutti la stessa cosa.
    Di solito è un gesto non-sense tipo fare cip cip oppure cercare di spostare un palazzo.

    Io propongo di organizzare tanti flash mob nelle città e sui confini.
    Troviamoci ai confini o davanti alle ambasciate lunedì di pasquetta alle 18 e, oltrepassando le soglie, chiediamo asilo politico.
    Basta che ci siano 10 persone pre ogni città!
    qualche mese fa eravamo in 500 solo a padova.
    dai pensiamoci!

    fosca

  6. Mi stupisce che tu non ti rintenga ancora entrato nel club di quelli che sentono (parapum) i matrimoni scoppiare l’uno dopo l’altro…..in effetti tra gli amici comuni solo una coppia ha fatto PUM….g.ed Ag. ricordi?, a casa mia invece sono partiti i parapum, mio cugino alisandro e poi cugini vari di sara e secondi cugini miei….patapum, pah, strataparapum….a dire la verità alcune fratellanze interne alla famiglia acquisita pensano già alla prole….eh quanti sordi…..per fortuna l’essere un emigrato qualcuno me lo fa perdere di SPOSALIZIO…..good luck!
    R.

  7. nooooooooooooo!!!!!

    son rimasta esterrefatta, tipo 13-14 secondi di fila senza fiatare con lo sguardo appiccicato al monitor….tu hai letto IL DIO DELLE PICCOLE COSE di Roy? è il mio libro preferito….e nessuno lo conosce. Ogni qualvolta è capitato di nominarlo non ho mai trovato nessuno che lo conoscesse…che bello leggerlo qui!

    ho deciso: ti linko.
    non chiedermi perchè, non c’è un perchè, sono fatti miei.

  8. FOSCA:
    ma io a pasquetta sono giù nel salento, e quale confine ci trovo, lì? Casco in mare? Figurati le ambasciate, poi.

    R#15: si è vero un matrimonio c’è, ma è uno solo. Qui intendo quando c’è il filotto.
    Un matrimonio da solo non fa mica Patapum.

    SIGNORA0:
    grazie, ma i libri mi capitano per caso tra le mani, non c’è volontarietà. La signorina Roy non si decide a scriverne un altro, purtroppo. E allora siamo qui che ci rigiriamo tra le mani sempre lo stesso.

  9. Hai ragione però quasi quasi mi veniva il dubbio che non ne fossi al corrente, era un modo come un altro per testare quanto lo sapessi.
    M adi la verità su queste pagine un pò di acchiappanza ci scappa ognettantu?
    Io sarò in quel del salento solo da sabato a martedì, da buon lavoratore precario, quindi ce lo dobbiamo organizzare il pokerino notturno no? anche perchè a quel punto facciamo le 5 del mattino e io me ne vado direttamente sullo scoglio poi…fatti vivo!

    R.

  10. I miei pop corn sono tutti già laureati, stanno iniziando ad accasarsi e io mi sento come uno di quei chicchi rimasti sul fondo della pentola.
    Prima o poi, però, faro Pum anche io. Oh se mi sentirete!

    Chatoù

  11. ai miei tempi per rimorchiare si cominciava a esercitarsi per poter suonare la chitarra che le faceva cadere tutte ai tuoi piedi e chi sapeva suonare la chitarra non moriva mai di fame.
    oggi si apre un blog.
    un po’ t’invidio che’ anch’io ho la pretesa di scrivere mentre non ho mai imparato a suonare la chitarra, chissa’ quante avrei potuto sedurne. ormai.
    mi piacciono le cose che scrivi ma se posso permettermi di darti un suggerimento ti direi di provare a usare meno similitudini, forse mi sbaglio – non ho letto tutto – ma ho l’impressione che tu ne faccia un uso eccessivo. ciao e complimenti.

    ravu

  12. Eppure a qualcuno piacciono anche quelli che restano sul fondo della pentola.
    Quelli che hanno la faccia un po annerita, le chiappette raggrinzite dal calore, ma che poi hanno quello strano gusto in bocca.

    Io sono nella fase lauree. Mi guardo intorno con aria sospettosa per la fase successiva: matrimoni. Urp, inquietante.

  13. letta mai la poesia, mi pare di Lorca, “il poeta parla al telefono con l’amore”?
    ecco, il poeta sarei io e sono rimasta col telefono in mano, dall’altra parte c’è il tututu.
    Sintetico e poco poetico.
    Pam!

  14. a me piacciono da matti i pop corn….anche quelli anneriti che non scoppiano e ti rimangono tra i denti…. di pum e parapam ne ho avuti tanti nella mia vita….sono passate le feste di laurea e i matrimoni…anche le comunioni dei figli degli amici e parenti….siamo già alle seconde lauree e ai secondi matrimoni( dei figli intendo)…..ma un pum e parapum ogni tanto, ancora avviene nella mia vita….molti sono subito anneriti, che tu dici…era meglio se non scoppiavano…altri, invece, sono belli gonfi e bianchi….ecco….non bisogna mai pensare che finiscano i pop corn….qualcuno continuerà a saltare e, quando ti colpirà, sarà un bel giorno…perchè non te li aspetti più….. anch’io ho letto Arundati Roy….. e spero di leggerla ancora…..

  15. questo post è splen – di – do.
    ecco.
    (e di arundhati roy, leggi anche la fine delle illusioni, della guanda. che è un saggio, ma merita e commuove, come il dio delle piccole cose, forse pure qualcosina in più, a mio modestissimo parere.)

    calvin

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