anche questa domenica

Anche questa domenica sei rimasto a letto un po’ piu’ tardi visto che anni fa le dicesti: guarda che un ipotetico figlio non significhera’ dividersi le fatiche esattamente a meta’. Lei non soltanto rispose per me va bene ma addirittura mantenne la promessa, e quindi adesso quando la nana si sveglia alle 7 la maggior parte delle volte non tocca a te.

Le hai raggiunte verso le nove e mezza, fuori dalla finestra finalmente una domenica mattina con il sole a Brusselle; lei dopo averti detto buongiorno ha detto ora posso andare finalmente in bagno, te la lascio cinque minuti. Anzi qualche minuto in piu’, forse riesco addirittura una doccia. Dopo bagno e doccia, dopo il rito della nana che ti ruba frammenti di colazione, dopo un caffe’ tiepido perche’ farne uno nuovo non ne avevi voglia, dopo aver giocato con lei sul pavimento giochi faticosissimi, si e’ calmato tutto.

Quando la nana e’ andata a dormire, sua madre distrutta e docciata sul divano cercando una posizione comoda per dormire anche lei – giustamente, del resto glielo avevi chiesto tu di riposarsi adesso che il tornado era in camera sua. Solo che come al solito ti sei trovato ad un bivio: restare a fare da guardia a due ragazze che dormono nell’immobilita’ casalinga leggendo compulsivamente notizie e accartocciandoti su te stesso, consapevole che tra un paio d’ore il tuo umore sarebbe peggiorato forse irremediabilmente, oppure uscire a ricordarsi come e’ fatto il sole, a fare qualsiasi cosa, non avendo niente in programma da volere o dovere fare.

Sei uscito.

Se a Brusselle arriva il sole ad aprile diventa il posto piu’ bello del mondo. Le persone ti sembrano piu’ belle di quelle che passeggiavano due settimane prima nella stessa strada – ma sono sempre loro, giusto? – ora che gli alberi sono fioriti di fiori rosa densi e rotondi. In bicicletta vai a trovare uno dei pochi amici che oltre a dirti dai poi ci vediamo su WhatsApp poi si fa vedere veramente, uno di quelli che veramente ti chiama per capire se sei a casa visto che sta passando proprio in quel momento. Non ha figli – non puoi evitare di constatare – e passa pochissimo tempo con la sua compagna. Ecco perche’ lo vedi. Gli altri sono quasi tutti rinchiusi su WhatsApp. Hanno perso la chiave, non riescono ad evadere.

Al ritorno per strada conti gli esercizi commerciali falliti e quelli non ancora falliti ma impolverati. Affitti da pagare ogni mese. Noie impossibili da immaginare di quelli che non possono piu’ lavorarci. Arrivi ad un mercato ortofrutticolo in piazza. Siccome non ti serve nulla, ti aggiri tra i banconi per osservare i colori dei frutti e spiare le persone. Compri cose a caso, non necessarie e non autosufficienti per un pranzo. Mezzo chilo di albicocche dure fuori stagione. Un radicchio rosso. Una ragazza alta in tenuta da corsa, ancora mezza sudata, acquista mele e verdura e ti ricorda che a quest’ora al paesello i ragazzi si imbellettano per la passeggiata al mare sforzandosi in questo gioco del sembrare ricchi tanto in voga nella province del Sud.

Tornato a casa decidi di cucinare qualcosa col radicchio rosso consapevole che pero’ in teoria il radicchio piacerebbe solo a te. Solo che poi le tue femmine si avvicinano una dopo l’altra, e infine siete tutti seduti a tavola come negli stereotipi della domenica in famiglia. Un secondo dopo aver finito di pranzare la nana vuole andare in giardino, vuole correre sul prato, parlare in bambinesco trilingue alle galline, esige la tua attenzione, l’attenzione di sua madre. La luce e’ perfetta e vorresti fare una di quelle fotografie perfette dove loro sono bellissime e tu non ci sei perche’ scatti la foto  – ma visto che lo pianifichi, non ti riesce. C’e’ da gestire un eccesso di energia della nana, la prima idea sarebbe di portarla al parco vicino casa per farla stancare e poi provare a farla dormire. Ci provi.

Sulle panchine del parchetto i genitori osservano i pupi con espressione spenta. Quell’espressione l’avevi notata anni fa e avevi concluso con anni di anticipo che essere genitori doveva probabilmente essere un rompimento di cazzo indicibile (nel senso che non lo dice nessuno). Osservare quelle facce compulsivamente e le manifestazioni di rompimento di cazzo di quelli che ci sono passati prima di te ti aveva permesso di prendere le misure, di avere una visione realistica e non edulcorata della situazione: quando poi e’ toccato a te, ti aspettavi le peggio cose, e siccome eri preparato e pessimista, non ti sei mai ritrovato spaventato o sopraffatto o sorpreso. Piuttosto hai constatato la cruda realta’, senza alcun rimorso. Eri ben consapevole delle conseguenze ed anzi continui a stupirti di quelli che si ritrovano meravigliati dal rompimento di cazzo, perche’ non se lo aspettavano: e’ un lato positivo dell’essere ansioso, quello di immaginare e calcolare lo scenario peggiore in ogni situazione. A quelli che non se lo aspettavano, non glielo puoi mica dire.

Tornato a casa dopo un minimo sindacale di aiuto casalingo, ti sei abbandonato alla banalita’ del divano con un vino rosato e arachidi e la partita in tv. Piu’ tardi nel buio della camera da letto hai continuato a leggere Barack Obama fino ad ore tardissime, e quando succede ti sforzi di non spiare l’orario per poter credere – il giorno dopo – di aver dormito abbastanza.

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