torno

Torno dal lavoro, lancio la borsa sul pavimento e afferro una banana – era la tua colazione di stamattina – e scappo via. In strada incontro casualmente collega britannica mentre cammina assorta, mi avvicino facendo finta di spararla con la banana-pistola. Mangio la banana. Avverto i passanti di fare attenzione alla merd sul marciapiede, quelli mi rispondono merci. Dove vai? mi chiede. Dove vo?

C’è una festa appena dietro l’angolo: ci sono per davvero i Righeira che cantano vamosallaplaya e la strada bloccata da un tripudio di italiani che bevono Spritz e gente che balla sui tavoli e le pareti tappezzate di libri. Mi scopro a pronunciare tantissimi Ciao che pochissimi mesi fa non ci sarebbero stati. Andima si stupisce del mio tempismo nel decidere quando andare a pisciare dietro l’angolo come si faceva da ragazzini – e come tutt’ora si fa, del resto.

La mattina seguente infilo un paio di pantaloni e una giacca e  corro a comprare un gelato ed una banana. Schiaccio la merd della sera prima, ancora lì intatta dopo molte ore, entro in un minimarket indiano e provo in francese a spiegare il concetto di stracciatella.

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