chiamiamolo bilancio, questo, del 2011

Innanzitutto il sospetto è che il 2012 vada male. Il 2011 è cominciato nel fango e poi è virato in meglio, salito salito fino ad arrivare ad un livello tale che praticamente adesso mi trovo sulla sommità delle montagne russe, vedi il cielo ma sai che stai per volare giù.

Cosa ho imparato: Low Expectations. Lo sapevo ma non applicavo. Adesso applico.

Sono dimagrito di sei chili e ho muscoli più evidenti sotto pelle. Quando mi chiedono il motivo comincio con il citare Biografia della Fame di Amelie Nothomb, siccome non capiscono viro sul più generico: perché sto bene, ecco perché.


A proposito: quasi abolito il pane, abusato di riso basmati.

A proposito: bevuto tantissimo alcol. Sorpresomi a sorseggiare rum in situazioni inappropriate, tipo una volta mentre facevo i compiti di francese. Evviva le birre di Brussélle, evviva certe enoteche, evviva l’esperienza che porta a fermarti appena prima del disastro, evviva i taxi in ogni angolo che di notte ti portano a casa per massimo undici euro.

Soprattutto, e per i posteri: l’anno dello sbarco a Brussèlle. Quanto rimarrai, ti chiedono? Non posso dirlo, ma ogni volta vorrei che fosse per sempre. Pronuncio il per sempre e mi spavento.

Facciamo i conti: Lei è andata via oltre un anno fa. Già sapevo che si può sparire velocemente e quasi completamente dalla vita delle persone. Soprattutto dalla testa di un essere femminile. Non l’ho sostituita. E questa era un’altra delle cose che mi diceva: mi sostituirai facilmente, diceva. Invece No, mi rispondo. Senza rancore. Ma No.

Nel frattempo: sono passate da qui nuove epidermidi e pubi e capelli e labbra e vite raccontate e mani e messaggi sul telefono e collane dimenticate vicino alla finestra. Peraltro, anche persone interessanti.

La differenza? Che se all’alba una mano mi accarezza la fronte e una voce dice Sei Una Bella Persona, io non rispondo. Intanto penso: Cazzate, Non Ti Credo. Qualunque cosa diciate, non vi credo. Credo soltanto ai prossimi cinque minuti.

Comunque: ancora più in generale: conosciuto belle persone. Indice di borsa di fiducia nell’umanità in leggero rialzo.

Mi sono laureato per la seconda volta. Pochi giorni prima di scappare dal Paese Basso.

A proposito: sempre contentissimo di esserci scappato, dal Paese Basso. Però siccome tutto ha un senso e tutto è funzionale al risultato finale, oggi apprezzo quello che ho perché ho vissuto anche lì. In ogni caso tre anni e mezzo sono troppi.

Un’estate brevissima e selvatica.

Un nuovo lavoro dove mi vogliono molto bene, dove mi riempiono di privilegi e responsabilità. In alcuni momenti addirittura mi piace.

E di conseguenza: più soldi in tasca. Sorpresomi ad offrire due o tre cene nell’arco di una settimana. Sorpresomi a fissare il muro e pensare: potrei mantenere un figlio all’università. Abituatomi, dopo qualche mese, ché i soldi di fatto sono un concetto autolimitante: quando esistono non ci devi pensare, e allora pensi a tutto il resto.

Un anno in cui ho letto pochissimo. Ma ho parlato tantissimo di letteratura. Forse perché non avevo bisogno di farmi raccontare nulla, ché mi bastava osservare me stesso.

Cosa mi aspetto: niente, perché come si diceva, Low Expectations.

Cosa vorrei: mettere insieme qualcosa di solido. Non essere sempre l’unica persona di cui mi posso fidare. Far depositare i granelli di polvere di questa temporanea euforia e vedere alla fine cosa rimane.

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