i giovani indigeni bolognesi

A Bologna i giovani indigeni bolognesi indossano l’abbronzatura farlocca prodotta dalla lampada abbronzante come fosse un oggetto. Come fosse una maglietta che si indossa, una borsetta al braccio, un paio di occhiali. In ogni caso, come se fosse un oggetto indispensabile. I giovani indigeni bolognesi sono tutti abbronzati.

Poi bastano tre giorni di pioggia e nuvole – come gli ultimi tre giorni di pioggia e nuvole – per farti apparire quella abbronzatura farlocca ancora più assurda, ancora più un oggetto da indossare. Il colore marroncino tenue della faccia è già assurdo di per sé (e forse agli occhi del terrone che riconosce a occhio una vera abbronzatura da sole estivo è quasi grottesca) ma appare ancora più fuori luogo se ti capita di incontrarla – la colorazione marroncina, intendo – sotto ad un portico del centro di Bologna, mentre dal cielo scende il diluvio universale e a causa dei nuvoloni neri c’è buio già alle tre di pomeriggio. Ti sembra ancora più borsetta al braccio, ancora più paio di occhiali, ancora più maglietta che si indossa.

Gli studenti – che non sono indigeni, ma che di solito sono “importati” da terre lontane quali la Calabbria e la Pujia – sono invece pallidi e sporchi. Ma soprattutto pallidi. Con poche eccezioni (a Giurisprudenza, ad esempio, c’è un notevole presenza di colorazioni marroncine dell’epidermide facciale anche fra gli “importati”). Il marroncino non passa inosservato tra la folla: ha il colletto bianco della camicia che farà risaltare la sua marroncinità, anche fra cento visi pallidi. Una distinzione netta, una ghettizzazione, come fra indiani e visi pallidi, come fra guelfi e ghibellini. Come fra guelfi e marroncini.

22 pensieri su “i giovani indigeni bolognesi

  1. C’è anche chi si abbronza per caso, facendo altro, magari su un tetto e in mezzo ad un campo, e il colore marroncino che sfuma e muore sul bordo della spallina della canottiera non ha nessun significato.
    Tutto è relativo.

  2. Ciao! io non ho un blog, ne seguo spesso uno solo, che è più un giornale di spettegolezzi ed attualità. QUindi rimango un pò colpito da questo ragionamento su chi si fa le lampade (io me le faccio – e sono molto più carino :-p), forse non l’ho capito a pieno, e forse mi piace come la pensi. Però, quello che più mi lascia colpito, sono i commenti al tuo articolo. Come ti senti quando leggi commenti che non condividi, o che lasciano capire che chi li scrive non ha capito un cazzo del tuo messaggio? Ciao 🙂

  3. Siccome sono uno di quelli che potrebbero non aver capito un tubo (è la stessa cosa) del post, mi intrometto. Non è importante capire subito il messaggio, l’importante è aprire la discussione. A volte dopo la discussione si ha la sensazione di aver capito meglio, altre volte no, ma alla fine l’importante è comunicare.
    A me sembra di aver capito, dal tono che usi, che tu sia rimasto piuttosto contrariato dal post e dai relativi commenti.
    Non devi prendertela, però. Tu sei libero di farti tutte le lampade che vuoi, e noi siamo liberi di dire che non ci piacciono le abbronzature posticce. E’ questo il bello. Tutto qui.

  4. anche “qua basciu a nui” è la stessa cosa: l’abbronzatura perfetta in pieno inverno sfoggiata al bar radical chic di turno, giusto per ostentare il weekend a cortina, o per far credere che ci sia stati per davvero. nausea. ciao!

  5. Momama!!! Son sempre quello delle lampade…. Non credevo ci fossero tanti ragionamenti dietro un colorito in pieno inverno :-p Vorrei rispondere a pasqualechirivi, dicendo che è vero, l’importante è comunicare… ma i concetti devono (penso) avere della sostanza. Ora però comincio a credere di essere stato io a travisare il concetto del messaggio. Ora comincio a chiedermi se realmente non si volesse dire che è “sbagliato” farsi le lampade. Forse il messaggio era quello di puntare il dito contro chi indossa una bella camicia bianca (e magari stirata a puntino), o una bella cintura intonata alle scarpe….o una bella borsetta…. certo è più importante leggere un li bro,o ascoltare il telegiornale, ma se dopo aver letto un bel romanzo, punto il dito contro i marocchini, i cinesi,o i tunisini, solo perchè alcuni di loro rubano (come rubiamo anche noi)…. allora preferisco non sembrare uno zoticone, continuare a volermi bene e prendermi cura di me, e continuare a voler bene agli altri, e (nel possibile) continuare a prendermi cura degli altri.

  6. @anonimo9:tenendo conto che le lampade invecchiano la pelle, Non so quanto tu (e chi come te le fa) ti voglia bene nel fartele..

    Comunque noi donne siamo più fortunate: un pò di trucco e via il colorito autoptico,
    senza però danneggiare la pelle.
    Per molti, ma non per tutti 😉

  7. mi ricordo quanto mi piaceva, a bologna, essere parte del popolo dei fuorisede, che non si fa le lampade, che si veste un po’ straccione, che non va sui colli perchè non ha la macchina. adesso, nella città delle commesse stilose, sono tutte abbrozzantissima. e io, invece che sentirmi parte di un popolo mi sento solo pallida e stracciona.

  8. bhooo… quindi secondo voi farsi le lampade è diventato uno status simbol? Mi sembrate molto arrabbiati… (con la società?) con la melanina?non capsico..tutti che vi date ragione l’un l’altro.. per caso siete tutti amici? :-p no..nn rispondete…

  9. Qui di amici veri credo, e ripeto credo, che ne siano pochi, trovi strano che ci siano tante persone che credono che farsi le lampade possa essere una porcata? sempre ammesso che sia così?

  10. Caro amico, non prendertela. Il mio primo commento era solo la battuta di chi in vita sua ha letto moltissimi Tex Willer, nient’altro. Non credo che ci si debba preoccupare di dare necessariamente un senso anche ad una battuta. Altrimenti il “non sense” a cosa serve?
    Capisco che tu ti senta quasi isolato in mezzo a tanti visi pallidi, ma ti assicuro che nelle mie parole non c’era nessun intento moralistico nè alcuna intenzione di giudicare. Ci sono cose molto più serie di un’abbronzatura forzata per cui vale la pena infervorarsi. In questo caso credo che non ne valga proprio la pena, non so se sei d’accordo.
    Con simpatia.

  11. il fiero e orgoglioso uso della lampada da parte di ampi settori di popolazione rimane per me inspiegabile: conferisce un riconoscibilissimo colore cacca di nenato, opaco e finto che è ben diverso dal dorato di una pelle baciata, o anche bruciata, dal sole. ho dei pregiudizi, lo riconosco: quando incrocio un Lampadato penso subito di trovarmi di fronte all’ennesimo tamarro/a. e la cosa più strana è vedere queste trentenni-quarantenni con la pelle rovinatissima da anni di lampade eche continuano a farsele, e a sentirsi fighe. contente loro.

  12. Lascio un commento qui in ritardo di qualche anno, ma la discussione è troppo ghiotta.

    Da bolognese indigena, mi son fatta le lampade credo un paio di volte nella mia vita – ma le lampade non sono state l'unico distinguo superficiale che ho sentito fare tra fuorisede e bolognesi. Tipo "i bolognesi con il Woolrich", l'andare in locali diversi, le fuorisede che non si tagliano i peli delle ascelle e sono grasse.

    Li ho sempre trovati stupidi da ambo le parti. E ancor più stupida l'idea di far parte di un gruppo in base al seguire o meno una caratteristica,un po' come andar fieri di un'omologazione (qualunque sia, pallida o marroncina).

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