la italiano è una lingua molto bellissima

La ragazzina seduta con me solleva la tazza di milchcaffee e se la porta alle labbra. Invece io osservo attentamente l’epidermide immacolata delle sue mani, degli avambracci e delle sue guance, ché soprattutto quelle – le guance – paiono appena adesso scartate da una confezione regalo con dentro la finta pagliuzza di plastica. Manda giù un sorso piccolissimo di milchcaffee e poi rimette la tazza al suo posto. Le stavo dicendo qualcosa ma ho dimenticato. Cosa le stavo dicendo? Mboh, non ricordo. Comunque, la frase che adesso mi si staglia luminosa nella testa è:

Fossi tuo padre, col cazzo che ti farei andare in giro con uno come me
.

La mia entrata a gamba tesa nella vita sociale di Colonia (vita sociale coloniese? coloniale? colonistica? coloniata?) prende la forma di una signorina ventunenne con gli avambracci e le guance vellutate. Anzi, due. Voglio dire, non sono due le guance (è ovvio che sono due) ma sono due le signorine. Tedesche. Ventunenni. Non tutte e due assieme, sia chiaro, una alla volta. Coi vestitini delicati di studentesse crucche ventunenni. Con gli stivaletti dall’interno lanoso e con le palline che dondolano sulle caviglie mentre camminano.

Ventunenni. Le palline. Gli stivali.

Le palline, non potete aver presente, in Italia non si usano.

In teoria dovremmo fare conversazione tedesco-italiano. In teoria. In pratica dicono che non si sentono ancora in grado – di parlare italiano – e allora finisce che parlo quasi sempre io. Col mio tedeschingleseitaliano gesticolando e sbuffando e sudando raggiungo con fatica inaudita dei concetti semplicissimi e poi mi affloscio sul tavolino, stremato. Se capiscono, va bene. Se non capiscono, sono contente lo stesso. Poco fa ero con l’Amburghina ( in quanto proveniente da Hamburg, ndr) e le chiedo: hai capito?

– Si, ho capito.
– Ma va’, non è possibile.
– Davvero, ho capito!
– Ma va’ che non è possibile.

E poi – siccome senza figure di merda non sono io – succede che passeggiando per strada con la Crucchina (perché autoctona di Colonia, matricola, vive ancora con i genitori, ndr) con le mani in tasca faccio lo splendido e le chiedo, con tono di voce premuroso:

– Allora, dimmi, Crucchina: lavori al mercatino di Natale anche la prossima settimana?
– Chi, io? Mai lavorato al mercatino di Natale.
– Annò?
– No, mai lavorato al mercatino di Natale, davvero.
– No? Maddai.

E poi resto zitto, sperando che il rumore del traffico possa coprire le urla dei miei neuroni che si mandano affanculo l’uno con l’altro. Non era la Crucchina che lavora al mercato di Natale. Era l’altra, l’Amburghina. Che figura di merda.

Poi loro sono sempre contente. Dicono sempre di Sì. Dev’essere qualcosa che insegnano a scuola, chi lo sa. Chiedo: andiamo a vedere il centro storico? Andiamo, mi risponde l’Amburghina. Oppure: Sai? Non ho ancora visto il Reno da vicino. E lei: vieni, ti ci porto io a vedere il fiume! E mi porta. Andiamo a bere una cosa lì? Andiamo. Facciamo? Facciamo. Camminiamo? Camminiamo. Magari se un giorno le chiedessi di prendere la macchina e andare – per dire – ad Amsterdam, possibilissimo che quella mi dice di Sì. Solo che io c’ho da fare, non posso mica andare ad Amsterdam. Non posso. Però magari un giorno glielo chiedo lo stesso. Tanto per fare.

– Amburghina, andiamo ad Amsterdam?
– Va bene, andiamo ad Amsterdam.
– Eh, non si può.
– Non si può?
– Non si può, mi dispiace, sono impegnato.
– Va bene, fa niente.

Poi a fine serata sono sempre io che le mando a casa. A un certo punto me ne esco col mio magnanimo splendore e sospiro: Eh, si è fatto tardi, forse devi andare a casa. E loro annuiscono, acconsentono, sono d’accordo. Sono sempre d’accordo. L’altra sera accompagnavo la Crucchina alla fermata del bus (dopo la figura di merda) e le guardavo la camicetta di bambina che indossava. Ci sono certe camicette di bambina che uno dice: vabbè. Ci sono certi golfini di bambina a zero percentuale di infeltrimento che uno dice: vabbè. Il fatto è che ci sono pure certi accoppiamenti camicetta-golfino che uno dice: è troppo. Anzi – per essere precisi – uno dice, mentre la Crucchina sale sull’autobus:

– Allora buonanotte!
– Grazie di tutto ci sentiamo uno di questi giorni!
– Si certo. Adesso vai a casa?
– Si vado a casa. Tu?
– Pure io.

E fila subbbito a casa, svergognata, che se fossi tuo padre col cazzo che ti farei accompagnare alla fermata dell’autobus da uno come me.

18 pensieri su “la italiano è una lingua molto bellissima

  1. ah beata gioventù
    che si perde tuttavia
    chi vuol esser lieto lieto sia
    del doman non v’è certezza

    forse è questo?
    io le palline le ho presente, invece. ma dev’essere che sono più vecchia. in italia a moda siamo sempre stati avanti, infatti

  2. sembra una bella e dolce storiella “crucchina”, ora manca la parte nella quale la bestia si rivela tale e la bella -ci pensa giusto un attimo di più- e dice : “mmh, va bene!”.

    ma tu sempre due devi averne?
    si vede che ci hai nel sangue la bigamia, capito Bigamo?

  3. io le palline ce le avevo ai miei stivali da babbo natale, ma poi le ho tagliate e bruciate. Che se non hai la gamba signorile fanno come la ceralacca e il piombino che pendono dall’insaccato di qualita’. Ma tu, Raffae’, non c’hai mai fatto caso, eri troppo intento a controllare che non ti rubassi qualche tarallino dalla dispensa o qualche succo di frutta dal frigo…

    ti abbraccio, minchione.

    (Non torni a casa a natale?)

  4. un post meraviglioso…
    ma io non sono d’accordo, così, per principio…

    certo però che se tu riuscissi a raggiungere, a mò di sacro graal, il segreto del golfino a zero infeltrimento…
    io forse…forse…
    vabbè non è il caso di sbilanciarsi

    fosca

  5. ma se le palline agli stivali lanosi sono così conosciute anche in Italia, perchè poi tutte vanno in giro con gli stivaloni sado maso lucidati col grasso di balena?

    eh?

  6. e sì, qualcuno lo diceva già, troppo bravo ragazzo.. la cosa non convince..
    soprattutto con tutta l’invettiva che hai quando interpreti il papà presunto.. perchè non ce le manderesti con uno come te?

  7. Ma te l’immagini tu una panterona con gli stivaletti con le palline? Bisogna essere delle creature celestiali con le guance di plastica e biondume vario per potersi permettere roba così, e siccome qui in penisola di celestiali ce ne son poche… ( ricordati però quello che diventano le Celestiali a 25 anni!! Ricordati cristiano Malgioglio! A lui starebbero bene gli stivaletti con le palline!!)
    Meravigliosa la figura di prodotto digestivo! Bacibaci

  8. Ohhh che bella la Deutschland…proprio bello questo blog.
    Comunque gli stivali con le palline ce li ho pure io, sarà che non sono nè Crucca nè Amburghina, però sono matricola e ho vent’anni perciò sono giustificata….forse!
    Buon 2007 🙂

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