caccole fresche

Un mio amico radiologo – mentre col mestolo di legno sta girando nel pentolino il condimento per il cous cous – mi racconta che nell’ospedale dove lavora talvolta si presentano dei signori con i vibratori infilati su per il culo, e che però questi signori dichiarano ai medici di avere soltanto “mal di pancia” ma non dicono nulla del vibratore che gli è sfuggito su per il buchetto del sedere. Quando poi vengono portati a fare le radiografie, e già sanno che il profilo del vibratore non potrà sfuggire ai raggi X, quelli non dicono niente, dicono solo che hanno mal di pancia: Signor dottore, ho un dolorino proprio qui, non sa che fastidio. Allora il dottore, con lo sguardo accigliato, scruta la pellicola radiografica in controluce dove si può osservare la sagoma inconfutabile, a forma di missile spaziale, dell’oggettino del desiderio. Il dottore affermerà serio e professionale: Vede, dal profilo di questa marcata radiopacità, che anche lei potrà notare verso la zona pelvica, mi sento di poter affermare – senza ombra di dubbio – che ci troviamo davanti ad un classico caso di VibratoreInfilatoSuPerIlCulo.

(Oh, Dottore, davvero? Ma non mi dica!)

Così pure io, in questi momenti che mi sorprendo a parlare con i libri invece di leggerli, o che mi scopro a sbuffare insoddisfazioni alle pareti della mia stanza, so benissimo qual è il nome delle caccole cerebrali che ne sono la causa, ma faccio finta di non saperlo affatto. Tanto nessun dottore può farmi la radiografia alla capoccia.

Una mia amica volata in Africa a raccogliere gli stronzi delle zebre per motivi scientifici, mi scrive che ha incontrato – durante uno dei suoi giri da scienziata – un leone tramortito da un avvelenamento, e che ha potuto così esaudire il suo sogno, che era quello di fare micio micio ad un leone vero.

Io che sbuffo alle pareti della mia stanza e che mi impiastriccio i pensieri con supposizioni e ipotesi da scemo quale sono, vorrei tanto fare micio micio alle mie caccole cerebrali, e qualche volta lo faccio pure, intrepido, ma è chiaro che non serve a nulla. Allora continuo a sbuffare roteando su me stesso come se stessi irrigando un prato inglese dove l’erba cresce a forza di pensieri scocciati.

(Oh, Rafeli, davvero? Ma non mi dica!)

19 pensieri su “caccole fresche

  1. Ma io ci credo alla storia dei vibratori…e penso anche che i radiologhi sono abituati a trovarci anche altro…lavoro fortunato quello del radiologo…sai le risate!

  2. Una caccola cerebrale alla volta Rafeli.
    Una alla volta.
    E le caccole poi non sono molto sensibili al micio micio. In genere si formano nostro malgrado ed essendo, appunto, caccole, vanno tolte.
    Una alla volta.
    Mario

  3. Bello, bello bello il tuo “E ti vengo a cercare”.
    Ho un sacco di cose da fare oggi e non riesco a staccarmi dal tuo libro e leggerlo d’un fiato. Son già a metà e mi sta piacendo molto. Divertente e struggente al tempo stesso. Davvero bravo!

    Se rientrerà nella “rosa” dei trenta, sicuramente sarà uno dei tre prescelti… Ciao!

  4. Un vibratore???? Esagerato!!! magari quel mal di pancia era sintomi di una trmenda stipsi e quello che all’apparenza poteva apparire come un vibratore era una supposta gigante!
    No eh?

  5. ieri finalmente ho stampato il racconto (ergo finalmente ho comprato la cartuccia). oggi ho lavorato, ma mi sa che stasera inizio la lettura.
    che lavoro è andare a raccoglier cacche in africa? che si deve fare per cominciare?
    (grazie per le tue caccole cerebrali, graditissime)

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