sonnecchianti parole tanto per dire qualcosa

Lo casse dello stereo della macchina mandano fuori un ritmo in levare.
La macchina procede lenta sulla stradina che costeggia la costa.
La stradina che costeggia la costa è incorniciata da schizzi verdi di fichi d’india.
I nostri piedi, nella macchina che procede lenta, sono incrostati di quella sabbia testarda che pure se insisti, quella rimane lì.
Le guance sono bruciate dal sole.
La macchina la guida il Cuggino, è la macchina del babbo, e lui ci tiene a mantenerla pulita. Dietro siedono l’amico Frollo e la consorte sua straniera, che sta iniziando a masticare l’italiano.

– Chi è questo che canta nello stereo? –
– Giuliano Palma.-
– Ah…-
– … –
– Ed è italiano? –
– No, è giapponese. –
– Giapponese? –
– … –
– Ah, be’ –
– …-
– Sicuramente, per il nome che c’ha, deve avere origini italiane.-
– Ma infatti.-
– Sicuro.-

Guardo fuori dal finestrino, guardo la mia faccia col naso rosso nello specchietto retrovisore. Certe volte ho come l’impressione, quando percorro queste strade bruciate dal sole, di essere stato catapultato in Messico. Questo lo scrive uno che in Messico non c’è mai stato, e pure volendo immaginarlo, il Messico, non saprei come immaginarlo. L’unica cosa che mi viene in mente, se penso al Messico, sono quei due tipi col cappello largo largo della pubblicità del The, quando uno dice all’altro: Mira il ditooo!

L’altra sera il pappagallo di mio Zio, poco prima che ci sedessimo a tavola per la cena, ci ha detto: Buon Appetito.

In giro mi dicono: sembri davvero un tedesco.
Io dico: cazzo, con questa pelle magrebina? Ma come tedesco?
Mi dicono: massì, sei così alto. Gli occhi chiari. Sembri proprio un tedesco.
Vorrei dire: Ecco perché mi sembra di stare in Messico. Tutti così bassi. Così scuri.

Mio fratello il Piccolo ( D.Pennac All rights reserved) si ostina a lasciare le sue mutande sul pavimento del bagno. Io faccio finta di non incazzarmi ma poi mi incazzo lo stesso. Ogni giorno trovo le sue mutande. Ogni giorno. Per terra.
Ci mettiamo a discutere della differenza tra territorio privato ( la propria stanza) e territorio comune (il bagno) e di come uno può fare tutto quello che vuole, nel territorio privato, pure tenerci un pinguino gay che fa da appendiabiti col becco, ma che nel territorio comune ci sono delle regole da rispettare, e lui che studia da giurisprudente dovrebbe saperlo, e che se queste regole non le rispetti, poi succede che il fratello grande si incazza.
Ho appeso le sue mutande a tre metri d’altezza,nel salone, come protesta simbolica. I soffitti delle case antiche da queste parti sono costruiti a volte molto alte. Lui non capisce questa protesta simbolica e minaccia di incendiarmi il letto. Io un po’ ci credo, che con i baffi che si è scolpito sulla faccia due giorni fa, c’ha davvero l’aspetto di un narcotrafficante sudamericano.

Mentre dallo stereo della macchina esce il ritmo in levare di Giuliano Palma, dico alla combriccola:

– Questo qui suona da queste parti, tra un paio di giorni.-
– Questo qui Chi?- mi chiede il Frollo, come al solito fuori dal mondo.
– Quello che senti cantare in questo momento.-
– Il giapponese?-
– Lui.-
– Giancarlo Paletta? –
– Quello.-
– Andiamo a sentirlo?-
– Andiamo.-

Quindi stasera siamo lì, al concerto in levare dei BlueBeaters e di Giuliano Palma. Sullo stesso palco ieri c’era il Cuggino Bassista, con un pubblico enorme che pareva di stare a Woodstock. A fine concerto il signore Iddio ha mandato dal cielo un acquazzone che ha inzuppato tutti, ed ha smorzato le sbronze estive dei ragazzetti zompanti.
Io, col mio solito Culo d’Agosto, ho trovato parcheggio di fianco al palco, e sono tornato a casa asciutto.

14 pensieri su “sonnecchianti parole tanto per dire qualcosa

  1. lunafragola, bhè dai, il palma non è male, fa dei remake di vecchie canzoni, sicuramente ti sarà capitato di sentire “wonderful life” nella sua versione…
    com’era rafeli?

  2. cazz, è una vita che voglio andare a vedere giuliano palma ma mi sfugge sempre..chissà quando ricapiterà dalle mie parti..bravo rafeli, continua a farmi sorridere:)

  3. il concerto è stato emozionante, con il Giluliano che si metteva la mano sulla crapa pelata per i 15000 che stavano sotto il palco.
    Ho detto 15000.

    Questa è musica leggera, musica pop, e capisco che spesso e a molti non piaccia. C’è la gioia sottointesa nella semplicità delle canzoni.

    E poi è qualcosa che si abbina all’ambiente. Se tu prendi 15000 persone zompanti, abbronzate con la bottiglia di rosato in mano, non è che puoi proporre le menate depressivogene degli Afterhours. Per dire.

    Qua c’è l’esigenza di muovere il culo.

    Comunque Si, è stato bello, questo lo si è capito.

  4. … per dire … ovviamente ogni Riferimento a Scrittori , Righe , Animali ed Artisti , non necessariamente in questo ordine è puramente casuale , vero ?!

  5. Suggerisci al Piccolo il mio metodo, togliere contemporaneamente mutande e pantaloni. Le prime resteranno nel loro involucro naturale (i pantaloni) senza lasciare traccia…forse..

  6. ma c’è un significato altamente simbolico nell’abbandonare le mutande in bagno. Un freudiano sentimento di indipendenza genitale, o qualcosa del genere..
    (viva giuliano palma che fa l’olio, i datteri e majorca)

  7. si vabbé, io c’ero, ma poi sono andato a mangiarmi la pizza alla trattoria. Che pizza non ce n’era e mi sono mangiato le patatine fritte. Erano l’una circa e ancora non si sapeva se suonava qualcuno.

    Poi quello mi rompeva i coglioni con sauwa! sauwa! sauwa! prova! insomma me ne sono andato.

    Peccato rafè… ormai diventi sempre più virtuale. se ti vedo per strada a) nn ti saluto b) non so che dirti 🙂

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